Calcio | Monte Cerignone e dintorni

Articoli marcati con tag ‘Calcio’

Paolo Rossi Superstar

 

Paolo Rossi, il gol è sollievo

«Lo 0-1 era nato da un mio errore: mi sentivo in colpa»

di Paolo Negri

FERRARA. Un'esultanza rabbiosa, per lui inusitata. Il coro acclamante della Ovest. Il peso del secondo gol personale in stagione. Insomma, una bella domenica per Paolo Rossi. Ma, per lui, soprattutto un sollievo. Il gol, intendiamo. Paolino l'ha vissuto quasi più con sollievo che con gioia. Questione di un senso di colpa che lui stesso ha spiegato nel dopo-partita: «Mi sentivo addosso la responsabilità per il gol segnato dallo Spezia – dice Paolo Rossi -. Ero stato io, infatti, a battere frettolosamente quella punizione da cui poi è nato il contropiede dei liguri». Oddio, colpevolizzarsi per questo ci sembra francamente

foto: Telestense

eccessivo. Non è che lo Spezia abbia preso palla e sia andato a fare gol. C'è stata un'azione, un errato disimpegno difensivo, l'occasione per Herzan col salvataggio di Belleri e da lì il corner per il colpo di testa vincente di Casoli. Insomma, dopo la punizione sprecata da Rossi, ne è passata di acqua… Ma lui non sente ragioni: «Ho sbagliato la scelta, era una situazione che andava gestita meglio. Confesso che per me sono stati minuti molto difficili. Mi sarebbe dispiaciuto rovinare la partita, avevo la sensazione di aver macchiato la prestazione della squadra. Il mio gol è stato bello ed importante. Sono contentissimo, ma per la squadra più che per me». Paolo Rossi sul match ha idee chiare: «La prova della Spal è stata fantastica, al cospetto di una squadra di qualità come lo Spezia, che alla fine arriverà in alto. La miglior Spal della stagione? Concordo, il primo tempo è stato sopra le righe. Li abbiamo surclassati, avremmo meritato due gol di vantaggio». Poi, Rossi regala un pensiero ai tifosi della Ovest: «Contare sul loro ritorno e sul loro appoggio è stato importantissimo. In campo il sostegno della Curva si sente tanto, e posso garantire che giocare così è tutta un'altra cosa».

8 Novembre 2010

tratto da: La Nuova Ferrara

Prima del risultato 2010

“Quando il calcio è azione, il tanto desiderato equilibrio consiste in una semplice verità lapalissiana: allargare il campo se si attacca e restringerlo se si difende. Certo, chi vuole riuscirci deve conoscere il gioco, convincere i giocatori e lavorare. Una volta fatto ciò, si continuerà a dipendere dalla tecnica, dal talento, dall'astuzia dei calciatori che fanno la differenza, i quali molte volte, a cose fatte, non sanno nemmeno spiegare come ci riescono”.

Jorge Valdano

 
Urbino, 14 e 15 Maggio 2010

"Il percorso della formazione tattica dai sei ai sedici anni
Dal "tutti contro tutti" alla specializzazione del ruolo"
 
www.primadelrisultato.org

Prima del risultato 2009

4° Convegno sul calcio giovanile

Col patrocinio del Comune e della Facoltà di Scienze Motorie dell'Università di Urbino

Dentro il gioco del calcio. Analisi tecnica, scientifica e relazionale.


URBINO 22-23 Maggio 2009

"Dobbiamo finalmente organizzare un diverso tipo di approccio alle problematiche contenute nella gestualità ed orientarci verso lo sviluppo di nuove linee risolutive per giungere ad una concreta revisione metodologica…"


Alfredo Calligaris
dal libro "Prima del risultato" di F. Accame


"…Quando “prendiamo in considerazione” un calciatore, dobbiamo sempre interpretarlo come un'unità significativa; egli non è un insieme di parti che si possono staccare, analizzare, allenare e poi ricomporre; egli è unico."

Franco Ferrari
La didattica del gioco del calcio – Tecnica e tattica secondo la Scuola di Coverciano


Il percorso dell'allenatore per diventare padrone del processo didattico passa attraverso la crescita dello stesso sotto molteplici aspetti. Competenze tecniche e capacità relazionali rappresentano sicuramente due punti cardine per chi riveste un ruolo di riferimento per le nuove generazioni. Il convegno vuole approfondire la metodologia di lavoro con i preadolescenti entrando nello specifico delle esercitazioni di campo, ma anche analizzando e motivando le modalità di un determinato approccio relazionale. Approccio che richiede sì conoscenze e competenze tecniche specifiche, ma anche e principalmente la necessità di trovare il “nostro miglior modo” di mettersi in relazione con il bambino e il gruppo. In aula verranno analizzati gli aspetti tecnico-tattici entrando nel dettaglio della scheda di allenamento e della progressione didattica volta al raggiungimento di un determinato apprendimento. In campo i diversi professionisti svolgeranno una seduta di allenamento con i bambini delle varie categorie in maniera tale da poter cogliere sia i contenuti proposti sia le diverse modalità con cui ogni allenatore si rapporta ai giovani calciatori. Con l'intervento sulla match analysis verranno analizzati e quantificati oggettivamente i parametri fisici e tecnici di principale rilevanza nel calcio giovanile.


PS: Grazie magnifico gestore! Il sito è funzionale e ha molte potenzialità!!!

Un buon risultato

Cattolica: calcio, i bambini danno il via alla nuova stagione

2 Settembre 2008 – fonte: Romagna Oggi

CATTOLICA – Una serata all'insegna del puro divertimento sportivo e dello stare insieme quella che si è svolta ieri, lunedì 1 settembre, allo Stadio Giorgio Calbi di Cattolica.

Circa 80 bambini, molti dei quali provenienti dal pesarese e dai borghi della Valconca, hanno dato il calcio d'inizio, accanto ai giocatori della prima squadra e agli allenatori, alla stagione 2008/09 del AC Cattolica Calcio.

Un appuntamento fortemente voluto dai dirigenti e dal responsabile tecnico del settore giovanile Fabio Lepri, che ha offerto subito alle famiglie la possibilità di verificare di persona la capacità organizzativa del club giallorosso.

Non sono voluti mancare all'evento il Primo cittadino Pietro Pazzaglini e il suo Vice nonché assessore allo sport Giuseppe Prioli, che hanno ringraziato i dirigenti del Cattolica per lo splendido lavoro fatto, augurando un grande ‘in bocca al lupo' ai ragazzi.

"Siamo felicissimi ed emozionati di vedere tanti bambini – hanno commentato i sei soci – non potevamo partire in modo migliore vista la grande partecipazione. Ringraziamo il Sindaco e il vice Sindaco per essere intervenuti, i genitori che hanno accompagnato i propri figli, e soprattutto i nostri allenatori e i giocatori della prima squadra. Grazie al buon lavoro fatto lo scorso anno, per questa stagione la scuola calcio passerà da due a cinque categorie: oltre ai piccoli amici e agli esordienti, infatti, alleneremo i giovanissimi, gli allievi e i pulcini".

"Siamo contenti delle adesioni alla serata perchè devo ammettere che non sapevamo a che cosa saremmo andati incontro… Invece già ieri sera abbiamo avuto numerose iscrizioni – aggiunge Fabio Lepri, responsabile tecnico del settore giovanile, affiancato da otto allenatori tutti laureati o laureandi in Scienze Motorie – il nostro obiettivo è arrivare ad avere cento bambini!".

Il prossimo appuntamento allo Stadio Calbi è per domani sera, mercoledì 3 settembre alle ore 20.30, per il primo impegno in Coppa Italia della prima squadra contro il Torconca.

Grazie Jorge, grazie Richi, grazie “parcheggio”

… Ovunque rimbalza un pallone, lì c'è un uono in nuce che si impegna con tutta l'anima. Corrono, e con la stessa espressione del viso suggeriscono una realtà….

 

Il calcio offre diritti a tutti; egoisti e generosi, coraggiosi e codardi, esibizionisti, furbi, tipi volgari, violenti o malinconici. Anche grassi e magri, ci mancherebbe altro… Il bambino fa i suoi paragoni e, senza saperlo, comincia a comprendere se stesso. E non è finita: c'è un'estetica di gioco trasmessa dai più grandi; ci sono dei compagni che danno un senso alla parola"solidarietà"; nemici che attraverso un regolamento si civilizzano o magari compiacciono il selvaggio che c'è in loro; e c'è pure un pò di ingiustizia, tanto per cominciare ad abituarsi da piccoli. Non sto parlando di un'aula di matematica, ma di un campetto di calcio precario inventato da qualche parte, con linee immaginarie e porte rasoterra delimitate da camicie sudate. Rimbalza il pallone, si scontrano due eserciti sbrindellati ai quali nessuno dice niente, ma non si tratta di un lavoretto ingenuo: stanno imparando a vivere. Gli edifici attaccano senza pietà quella esile scuola di tante materie; il televisore è il pallone di questo nuovo secolo: quadrato, stupido, seduttore. Fa concorrenza alla vita, pretende di sostituirla mettendo una sedia al posto della strada.

 

Il sogno di Futbolandia, Jorge Valdano – Piccola Biblioteca Oscar Mondadori

 

Due giorni fa ricevo un libro in regalo, ne inizio la lettura e come mi capita solo quando qualche cosa mi appassiona mi ci "butto di testa". Già lette 170 pagine e tale è il coinvolgimento che decido anche di saltare qua e la per scoprire altre emozioni. Mi imbatto nelle righe riportate sopra. Sono il calcio che quelli della mia età ricordano con nostalgia. Sono calcio e vita. Sono bei ricordi e la speranza che non tutto sia veramente perduto dentro quella scatola vuota che è il televisore. 

L'importante è partecipare

Con il patrocinio del comune di Urbino e della Facoltà di Scienze Motorie

prima del risultato

2° convegno sul calcio giovanile

Urbino – 5 Maggio 2007

In collaborazione con Aiac Pesaro – Aiac Marche – Figc Pesaro – Figc Marche

Un calcio alla depressione

di Antonio Menna 

E’ la metà di giugno, in piena febbre da mondiali di calcio. Bandiere tricolori invadono i balconi, le piazze, le strade. Al Foro Italico di Roma c’è un processo per illecito sportivo alle maggiori società italiane, ma si guarda più alla Germania che alle aule giudiziarie. E’ un giugno caldo e festoso quando Gianluca Pessotto, ex terzino della Juventus e della nazionale, da pochi mesi fuori dall’attività agonistica e dirigente accompagnatore della squadra torinese, sale sul terrazzo della sede societaria, lascia chiavi e cellulare a terra, prende un rosario, scavalca l’abbaino e si lascia cadere giù. Ricoverato d’urgenza alle Molinette, lotta tra la vita e la morte per settimane, mentre al suo capezzale si ritrovano atleti e dirigenti. Tutti a rendere omaggio all’ex calciatore. E’ il momento del dolore; accorrono in ospedale tifosi e giocatori, familiari e amici. Negli stadi dove si festeggia la conquista della coppa del Mondo è immancabile il coro per Pessotto, che intanto sta meglio, fa progressi e alla fine se la cava. Intanto nessuno accenna a chiedersi perché. Sull’improvvisa, inattesa, imprevedibile depressione di Pessotto, caduto, dopo qualche settimana dalla chiusura della carriera, nel buco nero della malattia oscura, nessuno parla. Com’è possibile che una patologia violenta e subdola come la depressione compaia, all’improvviso, senza avvisaglie, in un atleta sano, che mai aveva avuto segnali premonitori di disagio psichico? E’ possibile, certo. Può capitare a chiunque. Ma a lui perché è successo? Nessuno parla di questo. Ufficialmente l’intenzione è di quelle importanti: non violare la privacy del terzino juventino. «Le motivazioni sono affari suoi, noi vogliamo solo stargli vicino», con queste dichiarazioni si stronca sul nascere qualunque riflessione sul fatto. Giusto, giustissimo. Le motivazioni sono affari suoi perché si preferisce, subito, pensare a motivazioni personali. La fine della carriera, dissapori familiari, eccetera. E se ci fosse qualcosa d’altro? Qualcuno potrebbe provare a interrogarsi, fuor di pettegolezzo, e con discrezione ma nessuno lo fa. Si potrebbe lanciare un occhio su un dramma che è sì personale ma che potrebbe riguardare il sistema sportivo, potrebbe riguardare tutti. Oltre i cori, oltre gli incoraggiamenti, sul gesto di Pessotto, come su quello di Marco Pantani, ucciso da una overdose di farmaci e cocaina, come su quello di Agostino Di Bartolomei, centrocampista della Roma, suicida qualche anno fa con un colpo di pistola alla tempia, ci si potrebbe fare, con equilibrio ma in maniera approfondita, tralasciando le risposte pruriginose e andando a guardare in fondo al pozzo, una domanda che nessuno si fa. Perché?

Magari, domandando domandando, si incontra il Samyr. Il principio è quello della S-adenosil-L-metionina, indicata in breve come ademetionina. Appartiene al gruppo dei principi attivi neurologici. Il brevetto è di tre imprese farmaceutiche: la Bioresearch con sede a Milano, la Knoll di Muggiò (Milano) e la multinazionale Abbott con sede a Latina. Si trova in commercio sotto forma di compresse e di flebo. Il nome commerciale è Samyr. E’ ufficialmente un antidepressivo, in realtà è un farmaco controverso. Le indicazioni terapeutiche approvate dal ministero della Sanità hanno subìto delle variazioni negli anni. La motivazione ufficiale è che, a seguito di nuove conoscenze scientifiche e nuove sperimentazioni, c’è stata una evoluzione rispetto alla tipologia di quel principio attivo e quindi si è dovuta modificare la sua destinazione clinica. In realtà, in una prima fase, risultava più utile offrire al mercato un farmaco tuttofare: per il fegato e per la mente, per gli arti e per i dolori, per l’umore e per l’artrite. Più malattie, più diffusione. Negli anni Ottanta, infatti, le indicazioni terapeutiche del Samyr erano abbastanza ampie e riguardavano innanzitutto le sindromi depressive ma anche gli stati epatici (malattie del fegato), le artrosi primarie e le lombosciatalgie. Un ventaglio così ampio che non poteva reggere a lungo. Sono partite ispezioni e richieste dal ministero della Salute; in seguito a queste le tre imprese titolari del brevetto hanno provveduto ad effettuare un aggiornamento della documentazione sperimentale e clinica. Così dal 1993 il Samyr diventa esclusivamente un farmaco contro la depressione clinica. Un antidepressivo, dunque. Acquistabile solo con ricetta medica. 25 euro per una confezione di 20 compresse da 400 milligrammi. Non mutuabile. Il Samyr è stato utilizzato massicciamente da 23 calciatori della Juventus per almeno quattro anni. Il dato risulta sia dalle dichiarazioni che i calciatori hanno fatto quando sono stati sorteggiati per il controllo antidoping (è capitato 43 volte in quattro anni) sia dagli accertamenti compiuti dagli inquirenti a Torino nel corso delle indagini a carico della Juventus e del suo medico sportivo Riccardo Agricola. Tra il 1994 e il 1998 risultano acquistate dalla Juventus 290 confezioni di Samyr 200 in fiale e 98 confezioni di Samyr 200 in compresse. Tra i farmaci in giacenza nel laboratorio juventino, durante un blitz della Finanza, sono state rinvenute 20 confezioni di Samyr compresse. La domanda ritorna legittima: che cosa ci faceva un antidepressivo nello spogliatoio della Juventus? Perché un medicinale che si vende solo su prescrizione veniva somministrato a ventitrè giocatori in buona salute? Pochi, timidi, tentativi di risposta a questa domanda sono arrivati nel corso del processo che il procuratore di Torino Raffaele Guariniello ha aperto il 31 gennaio del 2002 contro lo stato maggiore della società juventina, in particolare il medico Agricola, il dirigente Antonio Giraudo e il farmacista Michele Rossano. Un processo che si è concluso in primo grado con una condanna e in appello con un’assoluzione (l' uso di farmaci è «un fenomeno certamente deprecabile sotto il profilo sportivo», ma in ogni caso non costituisce reato, nemmeno dal punto di vista della somministrazione pericolosa: questa la motivazione della sentenza di assoluzione). Un processo che, al di là del dato giudiziario, ha consegnato una verità incontrovertibile: gli spogliatoi della Juventus, negli anni Novanta, erano pieni di farmaci: 281 specialità («una dotazione pari a quella di un piccolo ospedale», venne sottolineato in aula). Medicinali per il cuore come il Neoton, per la circolazione come l’Esafosfina, corticosteroidi come il Bentelan, farmaci per la depressione come il Samyr. Farmaci importanti somministrati a calciatori sani.

Gli atti del processo di Torino consegnano uno scenario sconcertante. L'8 gennaio 1995 Ciro Ferrara rivela all'antidoping di aver assunto Epargriseovit, Neoton e Voltaren. Il 15 gennaio '95 dichiara Epargriseovit ed Esafosfina, più Voltaren e Samyr. Il 26 febbraio Esafosfina e Voltaren. Il 12 marzo '95 Neoton e Voltaren. Fra l'8 marzo e il 9 aprile 1995 Fabrizio Ravanelli viene sorteggiato quattro volte, e sempre dichiara di aver preso il Neoton, una volta anche il Samyr. L’antidepressivo è stato somministrato sistematicamente a calciatori come Birindelli, Conte, Del Piero, Ferrara, Peruzzi, Ravanelli, Tacchinardi. E Pessotto, naturalmente. Calciatori che, sfilando davanti al giudice Casalbore di Torino, hanno candidamente ammesso di prendere di tutto. Birindelli: «Facevo delle flebo con un prodotto di cui non ricordo il nome…». Tacchinardi: «Prendevamo delle pastiglie in un sacchetto. A volte mi capitava di mandarle giù tutte insieme. Erano pastiglie di colore e dimensioni diverse…». Pessotto: «Io mi sentivo un po’ stanco e chiedevo, parlando col dottore, che mi facesse queste flebo…». Conte: «Quando giocavamo tre partite alla settimana prendevo il Samyr, facevamo una flebo…”. Vialli: «Mi capitava prima della partita di ricevere una puntura di Voltaren… Facevo iniezioni di Samyr…». Torricelli: «Facevo iniezioni per via intramuscolare, o per via venosa, di Samyr. Assumevo anche creatina…». Ravanelli: «Qualche volta ho fatto anche uso di Samyr… Mi veniva somministrato nei momenti di stanchezza, tramite punture o nella flebo…». Peruzzi: «Facevamo le punture di Samyr nello spogliatoio prima della partita…». Amoruso: «C’erano delle bustine che contenevano la creatina, e chi voleva la richiedeva e veniva preparata… Vedevo le scatole di Samyr nello spogliatoio». Il medico sociale della Juve si è difeso dicendo che il Samyr veniva usato perché svolgeva funzione antiossidante. Il Samyr inoltre, secondo i medici bianconeri, potrebbe essere stato utilizzato contro l’affaticamento. In realtà tutte e due le versioni vengono smontate dai due periti nominati dal giudice Casalbore, l'ematologo Giuseppe D'Onofrio e il professor Eugenio Mueller. «Dalle documentazioni processuali – si legge nella perizia del professor Mueller, direttore del dipartimento tossicologia dell’Università di Milano – appare evidente che a un numero considerevole di calciatori è stato somministrato per via sistemica del Samyr sebbene in nessuno di essi fossero riscontrabili manifestazioni depressive». «Dagli atti processuali – continua l’esperto – si rileva che il Samyr è stato anche somministrato sia per fleboclisi nei tempi immediatamente precedenti la partita sia nei periodi antecedenti la stessa in assenza di partecipazione ad incontri calcistici infrasettimanali. Nel corso del dibattimento, lo staff medico della Juventus ha presentato il ruolo terapeutico del Samyr in maniera contraddittoria, anche dagli studiosi periti di parte. Il Samyr è stato dapprima descritto come uno di quei farmaci dotati di scarsa ed incerta attività farmacologica perché costituiti da sostanze naturali endogene. Poi è stato descritto come un medicamento atto alla terapia di affezioni epatiche». «Quindi – conclude Mueller – anche nel caso di un supposto uso in campo epatologico del Samyr, le prescrizioni sono da considerarsi off-label».

La perizia del professor Mueller continua impietosa: «Durante il dibattimento, da alcuni studiosi, è stato affermato che il Samyr non può essere attivo sul neurochimismo dei calciatori della Juventus in quanto essi, come individui sani, non hanno un ridotto turnover dei neuromediatori. In realtà, va considerato che gli atleti sani, allenati a specifiche prestazioni, hanno un adattamento biofisiologico non solo muscolare ma, anche, cerebrale, per cui l’azione del Samyr si deve confrontare con un neurochimismo profondamente modificato». Il risultato è che il sistema psichico «risulta profondamente attivato dall’adattamento alla prestazione, per cui nei soggetti sani atleti è postulabile che l’allenamento e le prestazioni e la contemporanea somministrazione del Samyr possa indurre una attivazione delle reazioni neurofisiologiche». D’altra parte, «gli studi più recenti, attuati con valutazioni di mappatura elettroencefalografica, hanno dimostrato che il trattamento con Samyr induce delle significative modificazioni dell’attività elettrica cerebrale sia nei giovani adulti sani, sia negli anziani sani, indicando che l’attivazione dei processi transmetilativi produce effetti neurofisiologici anche in condizioni di normalità». La somministrazione di un antidepressivo in un paziente sano, peraltro in ottime condizioni atletiche, insomma, è ben lontana dall’essere innocua: al contrario, può attivare processi cerebrali negativi. Eppure è una pratica diffusissima nello sport e in particolare nel calcio. E non solo in casa Juve. Alcuni esperti sostengono che gli antidepressivi vengono utilizzati come “coprenti”: hanno cioè la capacità di non far emergere dagli esami antidoping l’uso di sostanze proibite come gli steroidi. Per questo se ne farebbe un uso abbondante in tutti gli sport che ricorrono a farmaci proibiti, in particolare per gli sport di grande fatica muscolare. In primis, calcio, ciclismo e alcune discipline dell’atletica leggera. Voci di dentro degli ambienti sportivi parlano di uso massiccio di antidepressivi cosiddetti serotoninergici negli spogliatoi. Farmaci come il Prozac, il Sereupin, il Seroxat vengono somministrati, a compresse, in maniera squilibrata, poco prima delle gare. Sia perché inducono all’iperattività e placano gli stati ansiosi, sia perché appunto avrebbero la “capacità” di coprire agli esami del sangue e dell’urina l’uso di altre sostanze proibite.

«Ogni sport ha la sua personale “farmacia” – osserva Fabio Grieco, medico sportivo – ma, nel caso degli anabolizzanti facciamo riferimento a sostanze che, per le loro caratteristiche, attraversano quasi tutti i settori. Si tratta di farmaci che incrementano la massa muscolare e, di conseguenza, la forza motoria. Il danno che provoca questo tipo di doping è notevole, perché viene utilizzato per ottenere prestazioni di lunga durata; l’equilibrio fisiologico dell’atleta viene così messo a rischio in profondità, spesso al limite stesso della propria vita». Gli anabolizzanti vengono individuati dai controlli antidoping, quindi ci vogliono sostanze coprenti. Farmaci consentiti che hanno la capacità di schermare l’organismo e di dare l’idea a chi controlla che eventuali alterazioni dipendono da queste assunzioni e non dalle sostanze proibite. Il risultato è devastante: dipendenza farmacologica, crisi cardiovascolari, tumori. «In prospettiva – conclude Grieco – viene stravolto qualsiasi tipo di programmazione naturale dell’organismo». Nel caso degli antidepressivi, poi, esiste un danno in più. «Quelli di nuova generazione – spiega Fausto Tiraboschi, psichiatra – non danno dipendenza e hanno bassi effetti collaterali. Bisogna però fare attenzione alla somministrazione. Vanno assunti con giudizio. E’ fondamentale scalare l’assunzione e il distacco. Un’altalena nella somministrazione degli antidepressivi, con brusche impennate sia nell’assunzione che nel distacco, può dare un solo grande, devastante, effetto: far cadere in depressioni ancora maggiori di quelle che vorrebbero curare». Gianluca Pessotto è stato uno dei calciatori della Juventus che assumeva dosi massicce di Samyr. Prima e dopo le partite. Per anni. Un farmaco per la mente usato sul corpo sano degli atleti, assunto e sospeso bruscamente. Da quanto tempo Pessotto non usava più il Samyr? Quanto può aver pesato nella sua improvvisa depressione l’assunzione di questo farmaco durante l’attività agonistica? E quanto può aver indotto la sua depressione, l’improvvisa sospensione del farmaco in concomitanza con la fine della vita agonistica? Interrogativi che restano sospesi perché di queste cose nessuno vuole parlare. Perché il tentativo di suicidio del terzino juventino è un fatto personale. Perché la depressione è un fatto personale. Perché tutti chiedono rispetto per la privacy. Perché non si deve dire nulla. Perché il silenzio paga. Anche se a volte può uccidere.

4 Ottobre 2006 - www.indiscreto.it

Una partita importante

Più di un anno fa vi informai sulle vicende che riguardavano la vita della scuola calcio nella nostra vallata. C’erano dubbi sulla possibilità di continuare a dare un servizio sportivo di qualità legato a particolari eventi e circostanze in atto. Ora vorrei aggiornarvi un po’ sull’accaduto e azzardare ipotesi su ciò che, quasi inevitabilmente, accadrà.
Riprendiamo le “immagini” delle puntate precedenti per comprendere meglio l’articolo di oggi.


Dopo l’estate (2005) che sancì la fine della SS Montefeltro, che per cinque anni fu il riferimento sportivo a indirizzo calcistico di base per più di duecento bambini delle valli del Foglia e del Conca, la continuità del servizio venne garantita, per la valle del Conca, da una nuova società sportiva, l’ADS Valconca, con presidente e dirigenti nuovi. Di queste persone bisognerebbe fare nome e cognome, ma non mi va di infierire, perché agonizzano già da tempo. Voglio solamente mettere in luce che, dopo un anno di attività, sono riusciti nell’impresa di distruggere il lavoro di anni, mettendo a repentaglio la possibilità di mantenere in vita,  per il prossimo futuro e non solo, il servizio di cui scrivo.


Chi, come me, ha vissuto in prima persona le vicende di cui sopra, non può non denunciare continuamente con tutti i mezzi disponibili l’ignoranza, la presunzione, le manie di questi personaggi. Tra l’altro, loro stanno da tempo “pisciando” su me e collaboratori senza farsi troppi scrupoli. Ma il loro “piscio” acido di vesciche indurite e prostate sfasciate non sarà che buon concime per noi. Mentre per loro sarà solo un momentaneo sollievo dalle proprie paure genitali, fino a quando la luce dei fatti li “sputtanerà” ulteriormente per lungo periodo. Ma so bene che spesso questo genere di persone sopravvive alla peggior “merda” di elefante, perché questo sono. Poteva bastare il verbo sopravvivere, ma “merda di elefante” è più simpatico. Si perché loro sopravvivranno arrancando in altre situazioni, mentre noi vivremo rifiorendo ad ogni primavera.


Ora puntualizzo il fatto che l’articolo è rivolto principalmente a due persone, perché i dirigenti di contorno non possono essere compresi nello schifo descritto, anche se non mi è piaciuto e non mi piace la loro presenza fantasma e il loro silenzio consenziente all’interlocutore del momento.


Non voglio entrare nello specifico di ciò che è successo perché sarebbe un lavoro lungo, volevo solamente sfogarmi un po’ e alzare della polvere.

La morte dell’Ottantadue

da www.indiscreto.it

Cos'è che non va in una Coppa del Mondo conquistata con merito, aiutando la fortuna quelle volte in cui si è presentata e resistendo alla sfortuna quelle pochissime volte in cui ha provato a mettersi fra il quarto titolo e L'Italia? Risposta facile: noi, non andiamo. Ma fino a ieri sera non capivamo il perché, visto che la Nazionale di Lippi non è fondata sul blocco di un club ben preciso, né tantomeno ha una caratterizzazione geografica tale da renderla estranea in alcuna zona d'Italia. Di più: Lippi ha usato così tante soluzioni tattiche nella sua carriera, a livello di lavagna ma anche durante le partite, da non essere nemmeno targato ideologicamente: sembra la preistoria quando si discuteva di gioco a zona o gioco a uomo, ma erano quindici anni fa, diciamo fino alla fine della fase propulsiva del sacchismo, ed in ogni caso Lippi non ci ha mai tenuto ad essere il guru di questa o quella corrente. Insomma, una Nazionale con gli uomini chiave ad altissimo rischio (Buffon per la vicenda scommesse, Cannavaro per le intercettazioni, Pirlo per la forma ed il superlavoro nel Milan, Zambrotta, Nesta e Totti per infortuni e convalescenza, Vieri per l'assenza) si è meritata anche la parte di tabellone facile in cui è capitata, visto che se la Francia avesse fatto la Francia da subito, fin dalla partita con la Svizzera, la sfida fra l'Italia e la squadra di Domenech si sarebbe giocata nei quarti. E allora? Quando abbiamo sentito Marco Tardelli dirsi orgoglioso di avere vinto anche un Mondiale come commentatore, a parte il pensare 'come si può dire una cosa simile?' abbiamo avuto una folgorazione: l'Ottantadue. L'Ottantadue, ecco cosa non va. Luogo dell'anima ancora prima che ricordo calcistico, emblema dell'infanzia e dell'adolescenza perdute o mai vissute di molti di noi, oltre che ricordo scaldacuore quando siamo in coda sulla tangenziale o dobbiamo fare quelle cose da quarantenni tipo correre cinque chilometri al giorno, telefonare a persone rivoltanti solo per pubbliche relazioni o farsi mostrare la casa, con quel soppalco carinissimo e quel divano di design, da un amico orgoglioso del suo ruolo sociale e del suo essere quarantenne. Il Duemilasei ha cancellato l'Ottantadue, uccidendo questo felliniano vitellone di ventiquattro anni e facendoci osservare come marziani centinaia di migliaia di persone felici per una vittoria da cui non trarranno nessun beneficio se non un improbabilissimo aumento del Pil. La nostra copertina di Linus ce la terremo in ogni caso, ma da oggi sarà derisa da chi potrà dire che in fondo Cannavaro ha vinto più di Collovati e Totti più di Antognoni, domandandoci anche se siamo sicuri che l'Argentina di Maradona o il Brasile di Zico fossero davvero più forti di Australia e Ucraina. Ai nostri eroi questo successo toglierà qualche ospitata televisiva e qualche altra marchetta, ma a noi ha tolto molto di più: l'unicità di un sentimento e di un ricordo, mai banalizzato nemmeno dalle tante noiose e superficiali rievocazioni a colpi di 'Il Brasile non si accontentò del pareggio' (e pazienza se l'azione del tre a due era partita da un nostro calcio d'angolo…). La gioia per i successi dei fratelli maggiori è diversa dalla soddisfazione per i successi dei figli: senza fratelli e senza figli, è bastato il rigore di Grosso per farcelo capire. Senza fare filosofia da Bignami (l'unica che conosciamo, fra l'altro), c'è tutta la differenza fra quello che potresti fare e quello che non hai fatto, in ultima analisi fra vita e morte. Poche cose, per non dire nessuna, come il Mondiale sono in grado di tracciare i confini di un'epoca: per questo oggi una generazione di italiani ha qualche motivo di malinconia in più ed il ridicolo 'una volta era tutto meglio' non c'entra. Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani: fra ventiquattro anni anche Grosso farà lo stesso effetto. Forse…

Stefano Olivari

Il calcio sopravvive

"In molti hanno tentato di controllare il calcio, cioè di incanalarne l'assurdità intrinseca, comperando vagonate di giocatori di gran nome senza badare a spese, trafficando con gli scambi di piedi, massaggiando arbitraggi e designazioni e nello sport anche i tentativi di truffare vanno puniti con assoluta severità. (…) Poi, il dio del calcio si ribella e ci regala partite come questa Germania Italia che ci riconciliano con il gioco, non con i truffatori. Inventa terzini e riserve grandi "goleador", riesuma campioni sonnecchianti come Zidane, spinge una squadra come l'Italia che dopo la partita con l'Australia era stata descritta come un residuato bellico e le mette a disposizione la chance di vincere con merito un campionato del Mondo. Perché il calcio è più forte dei delinquenti che lo vogliono manipolare, dei sensali di cavalli che lo vogliono soltanto mungere, dei buffoni che vogliono usare squadre di club come poster elettorali. E fino a quando ci sarà la certezza di vedere schifezze come Usa Italia e poco dopo partite deliziose come Germania Italia ci potranno provare in tanti, ma non riusciranno ad ammazzarlo. Non è diventato il gioco che il mondo pratica più di ogni altro, perché lo vogliono le tv o gli sponsors. I soldi sono venuti dopo e stanno tentando di soffocarlo, come l'afa di Dortmund, ma il bambino scalcia ancora ed è vivo."

Vittorio Zucconi

"Poo – po po po – po po – poo" "Poo – po po po – po po – poo"

"Poo – po po po – po po – poo" "Poo – po po po – po po – poo"

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E finalmente: "FORZA ITALIA!"

Affanculo va.

Riccardo Gambuti

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