Monte Cerignone e dintorni - Part 3

Non se ne viene fuori …parola di commercialista

L'articolo che segue non credo sia stato scritto da un "comunista" (lo lascia trasparire una scarsa obiettività di giudizio sull'ex ministro Visco: in merito alla finanziaria dell'ultimo governo Prodi si parla di vizi ideologici quando invece i dati di fatto e la contingenza, dovrebbero far pensare, piuttosto, che gli allora ministro e viceministro dell'Economia si trovavano praticamente di fronte agli stessi problemi cui si è trovato di fronte Tremonti qualche anno più tardi ovvero cercare di recuperare denaro per continuare ad alimentare un sistema marcio) pertanto l'analisi dell'operato dell'attuale governo è senz'altro "lucida" e affatto viziata da sentimenti partigiani o ideologismi (eventualmente lo sarebbe in senso opposto). Difficile, del resto, trovare un commercialista talmente idiota da lasciarsi condizionare da qualche stupida ideologia!

Lotta all’evasione poca, recupero di gettito tanto
di Enrico Zanetti
fonte: Eutekne.info
martedì 06 settembre 2011

Perché la lotta all’evasione fiscale non è stata fatta prima e ci si sveglia oggi? È questa la legittima domanda che molti cittadini pongono quando sentono proclami come quelli uditi in questi giorni. La risposta è nelle pieghe di una storia che ben conoscono coloro che, come i commercialisti, seguono da anni le vicende del Fisco italiano dal privilegiato punto di osservazione di chi è nei fatti il crocevia del rapporto tra Fisco e contribuente. Una risposta che, peraltro, induce a sua volta a chiedersi se la domanda iniziale, per quanto legittima, non sia forse mal posta. Perché, che ci si sia realmente svegliati, è tutto da vedere. Fino al 1993, il “rilassamento” dello Stato era dovuto al fatto che, tanto, c’era il deus ex machina rappresentato dal debito pubblico: tentazione irresistibile per chi ragiona pensando alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni. Dal 1994 al 1996, finita l’era della incoscienza più totale, alla semi-quadratura del cerchio dei conti pubblici contribuiva in modo significativo una crescita economica “drogata” dalle cosiddette svalutazioni competitive della moneta. Dal 1997, venuto meno anche questo jolly, con la fissazione definitiva dei cambi in vista dell’introduzione dell’euro, si rende necessario, finalmente, avviare una seria riflessione sul rapporto tra fisco e contribuente. Una riflessione che sfocia in alcuni provvedimenti oggettivamente importanti: la riforma del sistema delle sanzioni pecuniarie, ma anche l’introduzione del ravvedimento operoso; l’entrata in vigore degli studi di settore, ma anche il riconoscimento del diritto del contribuente di compensare debiti e crediti tributari. L’azione di efficientamento prosegue fino al 2000, con la riforma del sistema delle sanzioni penali, ma anche con l’introduzione dello Statuto del contribuente. Insomma, una sorta di promessa di primavera del Fisco, portata avanti con equilibrio da Vincenzo Visco, il cui diritto a rivendicare meriti per quegli anni deve però considerarsi completamente azzerato da quell’autentico atto di arroganza e follia legislativa unilaterale che fu l’introduzione dell’IRAP. Nel 2001 Visco cede la mano a Tremonti, il quale, seppur con una breve parentesi di Siniscalco, tira le fila fino al 2006. Sono gli anni del giustificazionismo, ma forse sarebbe meglio dire del vuoto pneumatico: prima (2002-2003) i mille e uno condoni fiscali che riportano la credibilità del sistema fiscale ai minimi storici; poi la legge delega per la grande riforma (2003), lasciata inspiegabilmente inattuata, salvo la parte riferita al reddito delle società di capitali; infine (2004-2005) l’inizio di sistematiche violazioni allo Statuto del contribuente sotto la crescente necessità di fare in qualche modo cassa. Nel biennio 2006-2007 torna Visco. La lotta all’evasione fiscale viene messa definitivamente al centro dell’attenzione, ma è un’attenzione negativa, ideologica e con la bava alla bocca: vengono varate norme ad categoriam (la tracciabilità a 100 euro solo per i liberi professionisti), viene quasi fatto saltare un intero settore economico (quello immobiliare), vengono inserite presunzioni di evasione e di elusione di ogni tipo e genere, viene nei fatti irriso, dal suo stesso “padre”, lo Statuto del contribuente. In pratica, la lotta all’evasione fiscale, da battaglia comune di tutti i cittadini per l’equità sociale tra i medesimi, viene definitivamente trasformata in battaglia tra categorie di cittadini, da parte di uno Stato che non vuole smagrire e combatte l’evasione solo per avere di più da tutti, invece che per far pagare tutti meno. Dal 2008, dopo il ritorno di Visco, è la volta del ritorno di Tremonti. L’inizio è di chi vuol tornare a suonare la sua musica, nel bene (eliminazione di alcune norme di oggettivo accanimento introdotte dal precedente Governo) e nel male (un nuovo scudo fiscale). Già dal 2009, però, la presa di coscienza che la festa è definitivamente finita e che solo un diluvio di maggiori entrate può farla continuare, porta a una radicale inversione di rotta, prudentemente tenuta sotto traccia. È l’inizio di quella che già abbiamo avuto modo di definire “fase Dottor Jekyll e Mister Hyde”. Tra il 2009 e il 2010 vengono introdotte una serie di norme a senso unico pro Fisco che potenziano la riscossione e l’accertamento come nemmeno il Visco “incattivito” del 2006-2007 aveva anche solo pensato di fare, con tanto di tentativo finale di addomesticamento pro Fisco della giustizia tributaria, denunciato senza mezzi termini dai suoi vertici istituzionali e sindacali: pazzesco. Verso la fine del primo trimestre 2011, con le elezioni amministrative alle porte, il colpo di teatro: la denuncia indignata del rischio di una deriva di oppressione fiscale, da parte dello stesso Ministro che ha avallato l’introduzione delle norme che rendono questa deriva un pericolo tutt’altro che infondato. Il resto è cronaca di queste settimane. Questo non si può fare, quello non si vuole fare, non resta che provare con un “dagli agli evasori” e sperare, contro ogni logica, che l’Unione Europea e i mercati ce la mandino buona. Norme anti-evasione realmente significative da mettere non ce ne sono, perché, tra il Visco del 2006-2007 e il Tremonti del 2009-2010, si è già fatto di tutto e di più. Non resta allora che puntare sugli effetti speciali di grande impatto emotivo (dichiarazioni on line, società di comodo e tintinnar di manette) e avviare una campagna mediatica con cui, tra l’altro, precostituirsi una legittimazione popolare, per quando le norme introdotte con furba discrezione in precedenza cominceranno a produrre i loro effetti (gli accertamenti esecutivi, ad esempio, divengono operativi dal prossimo 1° ottobre, mentre la giustizia tributaria è ancora in mezzo al guado). Il tutto, presumibilmente, in attesa di future scadenze elettorali, quando sarà di nuovo tempo di denunciare il rischio quanto mai reale di derive di oppressione fiscale e incrociare le dita. In definitiva, dunque, la risposta è che la lotta all’evasione fiscale non è mai stata fatta prima (e continua a non essere fatta oggi), perché allo Stato non interessa affatto ripristinare l’equità sociale tra i cittadini. Di contro, però, allo Stato interessa moltissimo aumentare il gettito e bisogna dare atto, sempre sia un merito, che, a partire dal 2006, questo obiettivo viene perseguito da entrambi i principali schieramenti politici con una determinazione feroce. Chi per fanatismo ideologico, chi per cinica disperazione. Uno degli ultimi emendamenti alla manovra promette ora che gli incassi derivanti dalla lotta all’evasione saranno destinati alla riduzione della pressione fiscale. Non, però, da subito e non per intero: solo dal 2015 e solo, eccezionale, al netto della parte necessaria per contenere deficit e indebitamento. Non vale nemmeno la pena commentare. Volteremo mai pagina?

L’ultimo giro di chiave

Ho chiuso la porta che mi è venuta dietro veemente quasi a volermi cacciar fuori con rabbia e risentimento. Per questo, una volta battuta, non ho potuto fare a meno di accarezzarla come in un assurdo tentativo di placarne l'ira. E subito dopo ho dato l'ultimo giro di chiave senza pensarci due volte, senza portare a compimento nessuna delle cerimonie che m'ero poc'anzi prefigurato. Fuori piovigginava e tirava vento.

Nei giorni e nelle ore precedenti non ero mai stato pervaso né dal rimpianto né dalla tristezza. Pregustavo, anzi, quel sapore di libertà di cui, ormai da anni, avevo perso il ricordo. Solo in quel momento, per un attimo, mi si è stretto un nodo alla gola. Una sorta di senso di colpa per aver tradito quella figlia cui non ho mai potuto né saputo dare la dovuta attenzione. E così quella stessa "creatura" ora mi sbatteva fuori piena di odio e rancore.

Spero soltanto che i nuovi genitori sappiano trattarla con tutto il riguardo che merita.

Oriente e Occidente in scena a Mons Cerignonis

Messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella città di Costantinopoli venuti da Vinegia con mercatantia, li qual erano nobili e savi sanza fallo. Dissono fra loro e ordinorono di volere passare lo Gran Mare per guadagnare, e andarono comperando molte gioie per portare, e partironsi in su una nave di Costantinopoli e andarono in Soldania.

“Il Milione”

 

Venerdì 8 die di Luglio iniziano le feste, si aprono le porte di Mons Cerignonis, con canti e balli nelle piazze e nelle taberne. Giovani delle Contrade amene si disputano, la sera, la partecipazione al Palio del dì di festa grande.

Sabato 9 die di Luglio scendono i cortei dallo castello et dame cavalieri assistono alli giochi, alle danze di deliziose donzelle e ai voli di falchi e di bandiere. Lauti banchetti, fresche bevande e caffè speziati li attendono nelle hostarie, lontano ma vicino è l’Orientale mondo.

Domenica 10 die di Luglio si disputa lo Palio dell’Uovo: tra squilli di trombe e rulli di tamburi gare di forza e destrezza. E strade e piazze vive di musica e di canti, e ancora magiche creature, bestie raminghe, predicatori, giocolieri et buffoni et genti venute di lontano. La sera tarda un magico spettacolo e Fuochi d’artificio a salutar le genti!

 

Mons Cerignonis 2011


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Memoria e oblio

Come tutti sanno anch’io ho un giornalino come le mie sorelle Ada, Luisa e Virginia. Loro, tutte le sere stanno a scrivere e scrivere per ore intere. Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, mentre io, niente, non so come riempire le pagine del mio giornalino…allora, ogni tanto copio da quello di mia sorella Ada, e non solo da lei. Questa volta ho copiato un articolo che ho trovato su una rivista, firmato da un certo Ascanio Celestini. Inizia così:
“Noi Italiani abbiamo uno strano rapporto con la memoria perché facciamo fatica a relazionarci con l’oblio. Ci dimentichiamo della seconda guerra mondiale e poi, d’un tratto, piazziamo una giornata della memoria a fine gennaio e la imponiamo a tutti. Poi qualcuno ci dice che quella giornata ricorda solo un pezzo della storia e così ci tocca mettere anche il giorno per ricordare le foibe… Come se fossero due squadre di calcio avversarie. Alla nostra memoria sta accadendo quello che succede per le notizie sui giornali. Il presidente del Consiglio organizza feste con giovani donne e per giorni parliamo solo di quello, il terremoto giapponese danneggia una centrale nucleare e diventa il primo argomento del bar, gli americani ci dicono di aver ucciso il più pericoloso terrorista del mondo e per una settimana non si parla d’altro. L’oblio sovrasta la memoria e la costringe a trasformarsi in una serie scoppiettante di notizie esplosive fatte di celebrazioni e santificazioni, di terrore mondiale e giustizia planetaria (vedi Bingel 20 marzo 2011).
Per qualcuno questa memoria corta come le micce brucia velocemente, ma almeno deve fare un bel botto
.”
Io non capisco molto di tutto questo, però non capisco nemmeno come abbiamo fatto a dimenticarci degli orrori della guerra, o come abbiamo fatto a  dimenticarci che la nostra Repubblica è nata da un referendum. Io non ci capisco niente davvero, non so  cosa vuol dire memoria e cosa vuol dire oblio. Chiedo a voi di spiegarmi il loro significato e di giudicare se ho fatto bene o no a copiare questo articolo.
Però una cosa la so, poiché la miccia è corta se continuiamo così, il botto avverrà tra le nostre mani…
Dico questo perché a me è successo. Il destino e la disgrazia ci mettono sempre la coda. Tempo fa avevo nascosto nel caminetto della sala, dei petardi e lì li ho dimenticati, ah, la memoria, e al ritorno a casa dal matrimonio di mia sorella Virginia con l’avvocato Maralli, mio padre ha avuto la brillante idea di riscaldare la casa, eravamo a dicembre, accendendo il caminetto, e… BOOOOOM. 

Me ne frego

Me ne frego di aver difeso le macerie dell'acqua pubblica perché qui da noi, quando si tratta di servizi primari e monopoli naturali, privato diventa sinonimo di lanzichenecco: un esempio su tutti, le Ferrovie dello Stato.
Me ne frego se il nucleare, come sostiene anche Veronesi, salverà il mondo: in Italia non si farà. Se questo fosse un Paese serio, si comincerebbe a sviluppare una nuova politica energetica domani stesso. Invece non andrà così ma, per quest'oggi, me ne frego.
Me ne frego se il mio voto non servirà perché "tanto Berlusconi non andrà in galera": non sono uno sprovveduto, non ci ho mai minimamente sperato e non ci crederei neanche se lo vedessi. Mi accontento di sapere che le fatiche di Minzolini sono risultate vane.
Oggi me ne frego e quel mio amico, quel nostro amico, che ha contribuito alla raccolta di un milione e quattrocentomila firme per i referendum sull'acqua sarebbe d'accordo e, facendo la linguaccia, se ne batterebbe le balle di gusto.

Nucleare, a chi conviene?

Facciamo un “breve” riepilogo:

- solo ieri, a 5 giorni dal voto, la Consulta ha approvato il nuovo testo del referendum sul nucleare riformulato dalla Cassazione (mi chiedo come faranno ad essere pronte le schede per domenica prossima). Ditemi voi se non è una vergogna.

- i tg pubblici, quelli che noi cittadini paghiamo di tasca nostra, boicottano, disinformando o omettendo e sàbotano, “sbagliando” persino le date. Nelle reti pubbliche la pubblicità è ridotta ai minimi termini.

- il governo legifera ad hoc per impedire al popolo di esprimere il proprio parere (quello stesso governo che fino a ieri non faceva altro che ripetere di essere l’unico legittimo rappresentante del popolo stesso).

- presso questo link una lista (non proprio breve però) in cui sono riportati alcuni degli incidenti avvenuti nel mondo a partire dagli anni ’50 fino alla data di redazione della lista stessa (luglio 2008) e l’Italia, che negli anni ’60, in quanto a nuclearizzazione, era terza soltanto dopo USA e Gran Bratagna, non ne è affatto esente.
. E’ lecito nonché doveroso chiedersi quante vittime avranno silenziosamente mietuto, tali incidenti, nel corso dell’ultimo mezzo secolo.
. E’ lecito domandarsi quale sia la probabilità che un incidente più o meno grave possa accadere a due passi da casa nostra quando in Europa, se non vado errato sono presenti i 3/5 di tutte le centrali nucleari sparse in giro per il mondo.
. E’ lecito domandarsi dove e come vengono o verranno smaltiti i residui radioattivi prodotti da tali centrali. Pensare alle famose carrette affondate al largo di Napoli dovrebbe essere sufficiente per farci smettere di mangiare pesce per il resto della vita ma soprattutto ad aprirci gli occhi su come anche i paesi più “perbene” smaltiscono tali scorie.

- il nucleare non conviene a meno che non sia supportato da denaro pubblico. Gli Stati Uniti sono anni che non investono più in tale settore perché lo stato là non tira fuori un quattrino, in tal senso non esiste, i soldi li devono tirare fuori tutti quanti i privati, gli investitori. Questo dato, da solo, la dice lunga su come andrà invece a finire in Italia. Tra i costi del nucleare dovrebbero tra l’altro, essere calcolate le cosidette esternalità ovvero tutti quei costi non direttamente imputabili alla produzione di energia ma che tuttavia esistono (smaltimento scorie, risarcimento vittime in caso di incidente, danni all’ambiente etc etc etc). A conti fatti, il nucleare non conviene a meno che tutti questi costi “invisibili” non sia il cittadino a sobbarcarseli ovvero non sia lo stato a finanziarli. Provo ad immaginare, poi, considerato come viene amministrata la cosa pubblica in Italia, come potrebbero essere gestite le scorie nucleari. Basta pensare nuovamente alle carrette affondate nel Mediterraneo o ancor prima (e sarà anche un luogo comune ma è verità) alla munnezza di Napoli.

- un incidente grave presso una sola centrale nucleare causa danni incalcolabili che coinvolgono l’intero pianeta. Lo ha dimostrato Chernobyl e lo sta dimostrando Fukushima.

In definitiva la domanda è questa: agli italiani, o meglio, ai normali cittadini di questo pianeta, conviene sobbarcarsi rischi e spese di una centrale nucleare? La risposta è semplice ed è NO.

A chi conviene allora? Come dice ogni notte Marzullo fatevi questa banale domanda e provate a darvi una risposta.

Tempo di referendum: “divulgare”, la parola d’ordine

Sono passati quasi tre mesi dal giorno in cui in Giappone è scoppiata la terza bomba atomica. Questa volta non per colpa dei soliti Americani, almeno non in apparenza perché poi magari sono proprio costoro, i maggiori azionisti della società che gestiva le centrali nucleari giapponesi, e ne gestisce decine in tutto il mondo, chi lo sa. Ma questo poco conta, infondo.

Comunque sia, a tre mesi di distanza, si sta cominciando ad ammettere che il nocciolo di ben tre reattori è fuso o parzialmente fuso. E a distanza di tre mesi le falle che riversano quotidianamente scorie radioattive nell'oceano sono sempre aperte. Pensare che i giapponesi si erano dati tre mesi di tempo per chiuderle e nove mesi per riuscire a raffreddare completamente i reattori, ammesso che sia possibile farlo. Per bonificare la zona ci vorranno invece decenni. I danni in termini di vite umane sono e saranno incalcolabili. Nel vero senso della parola.

E la radioattività riversata nell'oceano contaminerà pesci, plancton, tonni che vengono esportati in tutto il mondo. Le vittime indirette, inconsapevoli e "silenziose" di questo incidente saranno migliaia nel corso dei prossimi venti o trent'anni. Un olocausto silenzioso che ucciderà senza suscitare particolare clamore.

Ebbene, tutto ciò rappresenta i rischi che bisogna conoscere e accettare quando si decide di costruire una centrale nucleare.
Rappresenta tuttavia solo una minima parte di tutto quello che c'è da sapere.
E l'avv. Giannino A. (vedi commento relativo), ad esempio, credo potrebbe illustrarci il resto visto che sembra saperla lunga in merito all'argomento.

Comunque, per farla breve, esprimo il mio pensiero e chi mi ama (o lo ama) mi segua e diffonda il più possibile questa voce perché è necessario divulgarla e farlo alla svelta: il gioco non vale la candela.

Se uno solo o pochi mostri del genere possono contaminare irrimediabilmente, per migliaia di anni, l'intero ambiente terrestre, devono essere estinti nel minor tempo possibile. Se è vero che non avere centrali nucleari nel territorio italiano non diminuisce il rischio cui anche noi italiani siamo, nolenti, sottoposti, è pur vero che questo deve essere un punto di partenza per un movimento che deve espandersi a macchia d'olio, a livello mondiale. Bisogna cominciare a liberare il mondo dall'immondizia e bisogna farlo alla svelta.
Altrimenti siamo destinati a soccombere, Tutti quanti.

E anche se sulla questione ci sarebbe da disquisire per ore intere, per adesso mi fermo qui.

Grecia al lastrico, costretta a vendere le proprie cazzo di isolacce.

Questo sarà, probabilmente, il post più breve che abbia mai scritto: iene chi le compra! Possano, un giorno, trovarsi nella stessa merda.

Anche se so perfettamente che ciò non accadrà mai.

E dicendolo il mio pensiero corre inevitabilmente all'Italia e al Mondo intero dove da sempre, furbi e potenti, perpetrano ogni sorta di crimine e frode nei confronti dei più sprovveduti, nei confronti dell'umanità.

…tempo e "fiato" sprecati, lo so.

L’eredità, trasmissione infame?

Raramente, nonostante tutto, mi accanisco contro questo schifo di trasmissioni che vanno in onda in TV in quanto do per scontato che siano un insulto e una presa per il culo per noi poveri deficienti costretti a pagare il canone RAI. Pertanto non sto nemmeno ad elencare tutto ciò che mi fa schifo e se non fosse per qualche bella concorrente che ogni tanto rapisce la mia attenzione (avrete notato, a proposito, che il più delle volte se non è una bella ragazza o un bel ragazzo, colui o colei che arriva in fondo è se non altro simpatico/a) probabilmente consumerei il mio pasto semplicemente immerso, come dice Guccini (se non sbaglio), nei pensieri miei.

Tuttavia devo dire che spesso mi capita, durante la ghigliottina (e se fate finta di non avere mai sentito parlare della ghigliottina vi sputo in un occhio) di mettermi a pensare alla parola che si lega con tutte le altre.
Ebbene, questa sera le cinque parole della ghigliottina erano queste:

- quarto

- nascita

- titolo

- animo

- miseria

Alla terza avevo già indovinato pensando a “nobiltà”. Poi, arrivato all’ultima, comincio a ripensarci e mi rendo conto che con alcune delle parole date avrebbe forse legato meglio la parola “nobile”.
A voce alta esclamo: “vuoi vedere che stasera a questo qua lo inculano perché non si capisce se ci sta meglio nobile o nobiltà?”.

Poi il colpo di scena. Carlo Conti, che forse è anche un bravo ragazzo ma quanto a fantasia e simpatia ne ha quasi meno del sottoscritto, svela la parola messa nero su bianco dal concorrente. Tale parola è “stato”. Comincio a fare i miei carloconti e mi rendo carliconto che quella è la parola esatta perché quella è la parola che lega meglio di tutte.

Il concorrente, inizialmente ci crede il giusto ma poi, dopo aver fatto la solita manfrina insieme a Conti di accostare la sua pensata alle altre parole, ecco che comincia ad illudersi. La moglie, tra il pubblico, non sta più nei panni.

Devo precisare che il concorrente, stasera, guarda caso, non aveva mai dimezzato. Centomila euro tondi tondi se li stava dunque già pregustando.

Pensate, l’unica parola che non era riuscito a collegare ma che in un qualche modo gli suonava comunque bene, era “quarto”.
Ecco allora che Carlo Conti interviene in suo aiuto e gli fa presente che “Quarto Stato” è un famoso quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo perciò a quel punto anche il concorrente si ricorda di tale dipinto e improvvisamente comincia a sognare.

Ma come dicevo, c’è il colpo di scena, la parola esatta non è “stato” bensì “nobiltà”.

Mi alzo indignato e mi dirigo verso il pc. Mi siedo e ripenso ai fatti. Quello che penso è, “testualmente”: “avevo detto che lo inculavano e l’hanno inculato, è strano eh? Devo essere un profeta!” Ma so benissio di non esserlo e ad un tratto infatti mi si accende la lampadina: come faceva Carlo Conti, che l’italiano lo ha imparato facendo televisione e che di arte ne sa praticamente quanto me a ricordarsi così perfettamente il nome dell’autore di tale dipinto (peraltro non particolarmente facile)? Sfido chiunque di voi, che avrete capito certamente di quale quadro stiamo parlando, a ricordarsi, tuttavia, dell’autore.

Ecco dunque che realizzo il possibile imbroglio. E’ strano che Conti fosse così preparato a dare spiegazioni su tale liaison della parola individuata dal concorrente quando questa non era affatto esatta, non vi pare? Qui ci sono i presupposti perché le iene ne facciano un caso e aprano un’inchiesta!

Discorrendo con Ambrogio

Io sono un ragazzino e rimarrò tale per sempre, ed è per questo che non  capisco e non capirò mai quello che i grandi dicono. Discutono ogni giorno di politica, di quello che è giusto di quello che è sbagliato ma non arrivano mai ad una soluzione, e sai perché? Perche guardano sempre e solo avanti e non si voltano mai indietro. Suvvia, è così difficile capire che è l’uomo la disgrazia di questo mondo?  Il mi babbo mi diceva che non bisogna confondere le idee con gli uomini, le idee in fondo “possono” essere tutte buone, ma molte volte gli uomini no. E’ vero quello che dice Bingel, finiamola con la storiella dei terroristi e dei salvatori dell’umanità, dei buoni e dei cattivi, ci confondono solo le idee e noi bambini abbiamo bisogno di risposte. Io voglio sapere qual è e da che parte sta la verità, la giustizia, il diritto. Voglio saper perché al mondo c’è ancora gente che soffre, che non ha diritti e nemmeno una vita da vivere, voglio sapere perché ci sono persone spregevoli che sono osannate per convenienza, perché si bacia la mano ad un dittatore come Gheddafi o come si possa stringerla sorridendo ad un macellaio come Pinochet. Voglio sapere perché chi ha in mano tutto il potere si schiera, come dici tu, prima dalla parte dei dittatori e poi da quella dei rivoltosi, perché la guerra la si fa alla Libia o all’Iraq e non alla Cina e perché in mezzo a ogni guerra ci sono sempre gli stessi paesi. Ma come si può confondere l’innocente dall’assassino? Pensa che un giorno ho detto ad Ambrogio, il giovane di studio dell’avvocato Maralli che poi è vecchio e rimbambito, che da grande piacerebbe anche a me diventare un avvocato, per andare a difendere in tribunale i birbanti, quelli buoni si intende, diventati cattivi per disgrazia, farei gran discorsi urlando e strillando per far star zitti gli avversari e per far trionfare la giustizia contro la prepotenza delle classi sfruttatrici. Però pensandoci bene credo che il mondo non cambierebbe di una virgola, perciò ho deciso che non voglio più farmi ne fare domande, come tutti i bambini voglio sorridere e canticchiare perchè la risposta io la conosco già. 

Vai al minuto 5,02 di questo filmato e …

http://www.youtube.com/watch?v=F0FqPQvVJPk

…e lascia che tutti i discorsi li porti via il vento.

 

P.S. Grazie a R.G.

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