Monte Cerignone e dintorni - Part 2

Piove sul bagnato

D'accordo, è piovuta tanta di quell'acqua da pregiudicare persino l'efficienza dei pluviometri: pare più di mezzo metro in tre ore. E, anche se tutti ne sono a conoscenza, è bene ricordare che l'unità di misura delle precipitazioni è il millimetro.
D'accordo che una città costruita sui fiumi è destinata prima o poi ad allagarsi, anzi ad affondare.
E siamo d'accordo, con queste scuole non si sa mai come agire, però una volta ricordo che si chiudevano senza far storie e i genitori rimanevano a casa coi propri figli, tanto con un alluvione in corso, dove stracazzo volevi andare?
Però lo tsunami, no. Almeno quello risparmiatecelo. Sentire il terzo sindaco in tre settimane chiamare fatalmente in causa non meglio precisati tsunami di quartiere fa venir voglia di inserire nel codice penale il reato di stronzata aggravata dal ruolo di responsabilità: dopo cercheremo di risalire alle cause, individuare i colpevoli, l'iter giudiziario e tutto il resto ma per prima cosa ti fai subito sei mesi di galera, che un primo cittadino deve fare poco il furbo e adoperare le parole giuste. Da un grande potere derivano grandi responsabilità, diceva Ben, lo zio dell'Uomo Ragno.

Ecco, mentre accadeva tutto ciò, il piazzista che rappresenta, a mio avviso, degnamente questo Paese in cancrena, l'uomo che se il reato di stronzata fosse già in vigore guarderebbe non da oggi il suo Milan di mutanti dalle segrete di Regina Coeli, ha approfittato di una conferenza stampa al forum dei G20 (presto G19) per pronunciare testuali parole: "(…) la vita in Italia è la vita di un paese benestante, in tutte le occasioni questo si dimostra: …i ristoranti sono pieni, sugli aerei a fatica si trovano posti, i posti di vacanza nei ponti sono assolutamente iper-prenotati… ecco, non credo che voi vi accorgiate, andando a vivere in Italia di un qualcosa che possa assomigliare ad una forte crisi".
Questa incallita Wanna Marchi delle istituzioni si è espressa proprio in questo modo: "assolutamente iper-prenotati".
E dai, basta. E' ora di farla finita. Lo vedi che non sai più cosa dire? Le barzellette non funzionano più, peraltro il repertorio è esaurito. Sei stato bravo, bisogna riconoscerlo: diciassette anni di ininterrotte cazzate promozionali sono roba da Guinness della perseveranza. Chiunque sia stato a nominarti principe dei prestanomi -la mafia, la massoneria, l'Opus Dei, i raeliani o so'n cazzo chi- ha avuto la vista lunga ma ora, lo dico per il tuo bene, togliti dai coglioni. Su su da bravo, sparisci e porta via con te sia la claque personale, sia quelli che ti fischiano: ecco l'unico tsunami da invocare, da gustarsi con gli amici su youtube ma senza farsi troppe illusioni, tanto questo Paese, in mano agli italiani, è spacciato comunque.

Che giornata. Mi sa che ha ragione quel cronista, quel volpone di lungo corso: "non abbiamo alternative allo sfascio, e lo sfascio non ha alternative". Magari sono pessimista. Probabilmente esagero. Se però poi leggo che per "The Guardian" e Shimon Peres l'attacco all'Iran da parte delle "forze del Bene" è imminente, mi dite come faccio a non essere pessimista? Anzi, ipermegapessimista?


Lo sciopero della TV

Oggi, non so perché m'è venuta quest'idea. Visto che ormai esistono giornate dedicate praticamente a qualsiasi cosa, io credo che celebrarne una dove tutti insieme si decide di spegnere la TV per un giorno intero (fosse per me farei anche una "tre giorni" o una settimana o addirittura un mese), potrebbe essere oltre che una sfida al sistema (shock to the system), una gran bella iniziativa. La potremmo chiamare "giornata della TV spenta" e sarebbe uno sciopero non tanto di coloro che la TV la fanno, ma di coloro invece che la TV la guardano. Perché con tutta l'immondizia che ci viene somministrata oggigiorno, ad ogni livello, gli unici che hanno veramente diritto di scioperare sono i telespettatori. Cercando frettolosamente con Google, i primi risultati mi  pare non abbiano portato alla luce nulla di già esistente pertanto direi di cominciare ad immaginarci una "tre giorni" (ma sarebbe bello se fosse "per sempre"), possibilmente d'inverno, dove tutti quanti spegnerebbero la TV ed uscirebbero di casa per ritrovarsi (da mattina a sera) da qualche parte a fare cose interattive di qualsiasi tipo evitando di starsene passivamente seduti sul divano a fare zapping o trastullarsi col telecomando in mano sorbendosi le minchiate menzognere del TG1 (e compagnia bella) o le moderne carrambate della De Filippi.
Sarebbe meraviglioso.
Si potrebbero inoltre contattare quei pazzi di RADIO2 (Caterpillar) per sostenere l'iniziativa ed ottenere qualche notiza dal mondo. Oppure ci si potrebbe semplicemente aggiornare tramite Internet con una sorta di giornalismo partecipativo (per esempio un rappresentante per ogni provincia o qualcosa del genere …lo troveremo almeno uno studente di giornalismo coi controcoglioni per provincia!)
Ecco, mi chiedo se sia possibile organizzare una cosa del genere attraverso il semplice PASSAPOROLA, magari avvalendoci di Facebook.
Potremmo anche montare un sito in un paio di giorni (o settimane) e usarlo come punto di riferimento. Ritengo che la cosa potrebbe assumere le proporzioni di una protesta dalle capacità devastanti, senza black bloc, tuttavia, che rompano i coglioni (e se qualcuno prova a fregarci dovremo star ben in guardia a non permetterglielo). Dovrà essere quindi qualcosa di pacifico ma anche estremamente potente come lo furono a loro tempo, ad esempio, le proteste guidate dal Mahatma Ghandi. Ok, ora forse l'ho sparata un po' troppo grossa e posso già immaginare che qualcuno, dall'alto della propria pigrizia, mi starà già tacciando per pazzo delirante o visionario. Ma io intanto il sasso l'ho lanciato, se qualcuno ha qualche ulteriore idea non esiti a farsi avanti.

Ma chi cazzo sono sti black bloc?!

Chi trae vantaggio dall'operato dei Black Bloc? Questa è la solita domanda da porsi nel cercare di capire chi sia questa gente. E' strano che sbuchino fuori improvvisamente e riescano a dileguarsi nel nulla allo stesso modo con cui  appaiono, no? E' forse magia? Sia davvero così difficile individuarli e riuscire a risalire a chi li coordina? Dopotutto è dal 2001 che la polizia si "infiltra" indisturbata tra queste persone. Possibile che ancora non se ne sappia niente? Possibile che ancora non li conosciamo per nome uno per uno? E' molto, molto, molto, molto strano! E il copione sembra ripetersi anche fuori dall'Italia, Per esempio in Canada dove la polizia l'ha addirittura ammesso, forse per la prima volta al mondo, di aver infiltrato "qualche" uomo tra gli azionisti neri. Dico che è' strano anche perché ritengo improbabile riuscire a radunare 200 persone senza che queste abbiano alle spalle una qualche sorta di organizzazione. E perché solo a Roma poi? Oppure: perché proprio lì? Di manifestazioni ce ne sono state tante, in ogni parte d'Europa. E tutte sono state più o meno pacifiche. La domanda da porsi, dunque, è questa: a chi giovano i black bloc? E la risposta più semplice, la prima che uno può darsi: non certo a chi organizza le manifestazioni di protesta. Al tg1 di ieri sera, infatti, si è parlato quasi esclusivamente dei danni che hanno provocato questi facinorosi e della guerriglia da essi scatenata. Solo tra un lacrimogeno e l'altro s'è trovato spazio per parlare, a grandi linee, anche della protesta che volente o nolente è finita per passare in secondo piano. Se è vero che i black bloc hanno come obiettivo le grandi multinazionali, le banche e compagnia bella, credo che col loro operato non facciano altro che aiutarle pertanto o sono solo dei deficienti o i soliti ignoti li assoldano per fare ciò che fanno.

La tua radice

Niente… innanzitutto, voglio dirti che, riguardo quella faccenda là, ci siamo capiti, secondo me stai reagendo alla grande, da uomo vero, nel senso di persona matura. No, dai, lo penso sul serio: a mio parere, stai andando bene.

Poi, voglio farti presente che ho cambiato un po' idea a proposito della caccia: ad esempio, hai ragione da vendere quando sostieni che spacciarsi per illuminato difensore della Natura e proclamarsi paladino degli uccellini indifesi mentre, a tavola, carne e salumi non mancano mai, è cosa ipocrita e scorretta. E' un concetto talmente semplice eppure mi ci è voluto così tanto per capirlo. Ma alla fine ci sono arrivato, e tenevo a dirtelo.

Inoltre, voglio farti i complimenti: un milione e quattrocentomila firme sono un'enormità, un successo clamoroso, una cifra non preventivabile nemmeno dal più ottimista dei volontari. Comunque la si pensi e vada come vada, avete fatto un lavoro eccellente, su questo non vi è dubbio.

Tutto qui, amico mio: da tempo desideravo dirti queste cose. Grazie bello, a domani.

 

Approfitto per pubblicare l'indirizzo della mailing list a cui sei iscritto:

http://groups.google.com/group/acqua-urbino?hl=it

Non se ne viene fuori …parola di commercialista

L'articolo che segue non credo sia stato scritto da un "comunista" (lo lascia trasparire una scarsa obiettività di giudizio sull'ex ministro Visco: in merito alla finanziaria dell'ultimo governo Prodi si parla di vizi ideologici quando invece i dati di fatto e la contingenza, dovrebbero far pensare, piuttosto, che gli allora ministro e viceministro dell'Economia si trovavano praticamente di fronte agli stessi problemi cui si è trovato di fronte Tremonti qualche anno più tardi ovvero cercare di recuperare denaro per continuare ad alimentare un sistema marcio) pertanto l'analisi dell'operato dell'attuale governo è senz'altro "lucida" e affatto viziata da sentimenti partigiani o ideologismi (eventualmente lo sarebbe in senso opposto). Difficile, del resto, trovare un commercialista talmente idiota da lasciarsi condizionare da qualche stupida ideologia!

Lotta all’evasione poca, recupero di gettito tanto
di Enrico Zanetti
fonte: Eutekne.info
martedì 06 settembre 2011

Perché la lotta all’evasione fiscale non è stata fatta prima e ci si sveglia oggi? È questa la legittima domanda che molti cittadini pongono quando sentono proclami come quelli uditi in questi giorni. La risposta è nelle pieghe di una storia che ben conoscono coloro che, come i commercialisti, seguono da anni le vicende del Fisco italiano dal privilegiato punto di osservazione di chi è nei fatti il crocevia del rapporto tra Fisco e contribuente. Una risposta che, peraltro, induce a sua volta a chiedersi se la domanda iniziale, per quanto legittima, non sia forse mal posta. Perché, che ci si sia realmente svegliati, è tutto da vedere. Fino al 1993, il “rilassamento” dello Stato era dovuto al fatto che, tanto, c’era il deus ex machina rappresentato dal debito pubblico: tentazione irresistibile per chi ragiona pensando alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni. Dal 1994 al 1996, finita l’era della incoscienza più totale, alla semi-quadratura del cerchio dei conti pubblici contribuiva in modo significativo una crescita economica “drogata” dalle cosiddette svalutazioni competitive della moneta. Dal 1997, venuto meno anche questo jolly, con la fissazione definitiva dei cambi in vista dell’introduzione dell’euro, si rende necessario, finalmente, avviare una seria riflessione sul rapporto tra fisco e contribuente. Una riflessione che sfocia in alcuni provvedimenti oggettivamente importanti: la riforma del sistema delle sanzioni pecuniarie, ma anche l’introduzione del ravvedimento operoso; l’entrata in vigore degli studi di settore, ma anche il riconoscimento del diritto del contribuente di compensare debiti e crediti tributari. L’azione di efficientamento prosegue fino al 2000, con la riforma del sistema delle sanzioni penali, ma anche con l’introduzione dello Statuto del contribuente. Insomma, una sorta di promessa di primavera del Fisco, portata avanti con equilibrio da Vincenzo Visco, il cui diritto a rivendicare meriti per quegli anni deve però considerarsi completamente azzerato da quell’autentico atto di arroganza e follia legislativa unilaterale che fu l’introduzione dell’IRAP. Nel 2001 Visco cede la mano a Tremonti, il quale, seppur con una breve parentesi di Siniscalco, tira le fila fino al 2006. Sono gli anni del giustificazionismo, ma forse sarebbe meglio dire del vuoto pneumatico: prima (2002-2003) i mille e uno condoni fiscali che riportano la credibilità del sistema fiscale ai minimi storici; poi la legge delega per la grande riforma (2003), lasciata inspiegabilmente inattuata, salvo la parte riferita al reddito delle società di capitali; infine (2004-2005) l’inizio di sistematiche violazioni allo Statuto del contribuente sotto la crescente necessità di fare in qualche modo cassa. Nel biennio 2006-2007 torna Visco. La lotta all’evasione fiscale viene messa definitivamente al centro dell’attenzione, ma è un’attenzione negativa, ideologica e con la bava alla bocca: vengono varate norme ad categoriam (la tracciabilità a 100 euro solo per i liberi professionisti), viene quasi fatto saltare un intero settore economico (quello immobiliare), vengono inserite presunzioni di evasione e di elusione di ogni tipo e genere, viene nei fatti irriso, dal suo stesso “padre”, lo Statuto del contribuente. In pratica, la lotta all’evasione fiscale, da battaglia comune di tutti i cittadini per l’equità sociale tra i medesimi, viene definitivamente trasformata in battaglia tra categorie di cittadini, da parte di uno Stato che non vuole smagrire e combatte l’evasione solo per avere di più da tutti, invece che per far pagare tutti meno. Dal 2008, dopo il ritorno di Visco, è la volta del ritorno di Tremonti. L’inizio è di chi vuol tornare a suonare la sua musica, nel bene (eliminazione di alcune norme di oggettivo accanimento introdotte dal precedente Governo) e nel male (un nuovo scudo fiscale). Già dal 2009, però, la presa di coscienza che la festa è definitivamente finita e che solo un diluvio di maggiori entrate può farla continuare, porta a una radicale inversione di rotta, prudentemente tenuta sotto traccia. È l’inizio di quella che già abbiamo avuto modo di definire “fase Dottor Jekyll e Mister Hyde”. Tra il 2009 e il 2010 vengono introdotte una serie di norme a senso unico pro Fisco che potenziano la riscossione e l’accertamento come nemmeno il Visco “incattivito” del 2006-2007 aveva anche solo pensato di fare, con tanto di tentativo finale di addomesticamento pro Fisco della giustizia tributaria, denunciato senza mezzi termini dai suoi vertici istituzionali e sindacali: pazzesco. Verso la fine del primo trimestre 2011, con le elezioni amministrative alle porte, il colpo di teatro: la denuncia indignata del rischio di una deriva di oppressione fiscale, da parte dello stesso Ministro che ha avallato l’introduzione delle norme che rendono questa deriva un pericolo tutt’altro che infondato. Il resto è cronaca di queste settimane. Questo non si può fare, quello non si vuole fare, non resta che provare con un “dagli agli evasori” e sperare, contro ogni logica, che l’Unione Europea e i mercati ce la mandino buona. Norme anti-evasione realmente significative da mettere non ce ne sono, perché, tra il Visco del 2006-2007 e il Tremonti del 2009-2010, si è già fatto di tutto e di più. Non resta allora che puntare sugli effetti speciali di grande impatto emotivo (dichiarazioni on line, società di comodo e tintinnar di manette) e avviare una campagna mediatica con cui, tra l’altro, precostituirsi una legittimazione popolare, per quando le norme introdotte con furba discrezione in precedenza cominceranno a produrre i loro effetti (gli accertamenti esecutivi, ad esempio, divengono operativi dal prossimo 1° ottobre, mentre la giustizia tributaria è ancora in mezzo al guado). Il tutto, presumibilmente, in attesa di future scadenze elettorali, quando sarà di nuovo tempo di denunciare il rischio quanto mai reale di derive di oppressione fiscale e incrociare le dita. In definitiva, dunque, la risposta è che la lotta all’evasione fiscale non è mai stata fatta prima (e continua a non essere fatta oggi), perché allo Stato non interessa affatto ripristinare l’equità sociale tra i cittadini. Di contro, però, allo Stato interessa moltissimo aumentare il gettito e bisogna dare atto, sempre sia un merito, che, a partire dal 2006, questo obiettivo viene perseguito da entrambi i principali schieramenti politici con una determinazione feroce. Chi per fanatismo ideologico, chi per cinica disperazione. Uno degli ultimi emendamenti alla manovra promette ora che gli incassi derivanti dalla lotta all’evasione saranno destinati alla riduzione della pressione fiscale. Non, però, da subito e non per intero: solo dal 2015 e solo, eccezionale, al netto della parte necessaria per contenere deficit e indebitamento. Non vale nemmeno la pena commentare. Volteremo mai pagina?

L’ultimo giro di chiave

Ho chiuso la porta che mi è venuta dietro veemente quasi a volermi cacciar fuori con rabbia e risentimento. Per questo, una volta battuta, non ho potuto fare a meno di accarezzarla come in un assurdo tentativo di placarne l'ira. E subito dopo ho dato l'ultimo giro di chiave senza pensarci due volte, senza portare a compimento nessuna delle cerimonie che m'ero poc'anzi prefigurato. Fuori piovigginava e tirava vento.

Nei giorni e nelle ore precedenti non ero mai stato pervaso né dal rimpianto né dalla tristezza. Pregustavo, anzi, quel sapore di libertà di cui, ormai da anni, avevo perso il ricordo. Solo in quel momento, per un attimo, mi si è stretto un nodo alla gola. Una sorta di senso di colpa per aver tradito quella figlia cui non ho mai potuto né saputo dare la dovuta attenzione. E così quella stessa "creatura" ora mi sbatteva fuori piena di odio e rancore.

Spero soltanto che i nuovi genitori sappiano trattarla con tutto il riguardo che merita.

Oriente e Occidente in scena a Mons Cerignonis

Messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella città di Costantinopoli venuti da Vinegia con mercatantia, li qual erano nobili e savi sanza fallo. Dissono fra loro e ordinorono di volere passare lo Gran Mare per guadagnare, e andarono comperando molte gioie per portare, e partironsi in su una nave di Costantinopoli e andarono in Soldania.

“Il Milione”

 

Venerdì 8 die di Luglio iniziano le feste, si aprono le porte di Mons Cerignonis, con canti e balli nelle piazze e nelle taberne. Giovani delle Contrade amene si disputano, la sera, la partecipazione al Palio del dì di festa grande.

Sabato 9 die di Luglio scendono i cortei dallo castello et dame cavalieri assistono alli giochi, alle danze di deliziose donzelle e ai voli di falchi e di bandiere. Lauti banchetti, fresche bevande e caffè speziati li attendono nelle hostarie, lontano ma vicino è l’Orientale mondo.

Domenica 10 die di Luglio si disputa lo Palio dell’Uovo: tra squilli di trombe e rulli di tamburi gare di forza e destrezza. E strade e piazze vive di musica e di canti, e ancora magiche creature, bestie raminghe, predicatori, giocolieri et buffoni et genti venute di lontano. La sera tarda un magico spettacolo e Fuochi d’artificio a salutar le genti!

 

Mons Cerignonis 2011


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Memoria e oblio

Come tutti sanno anch’io ho un giornalino come le mie sorelle Ada, Luisa e Virginia. Loro, tutte le sere stanno a scrivere e scrivere per ore intere. Non so davvero dove trovino tante cose da scrivere, mentre io, niente, non so come riempire le pagine del mio giornalino…allora, ogni tanto copio da quello di mia sorella Ada, e non solo da lei. Questa volta ho copiato un articolo che ho trovato su una rivista, firmato da un certo Ascanio Celestini. Inizia così:
“Noi Italiani abbiamo uno strano rapporto con la memoria perché facciamo fatica a relazionarci con l’oblio. Ci dimentichiamo della seconda guerra mondiale e poi, d’un tratto, piazziamo una giornata della memoria a fine gennaio e la imponiamo a tutti. Poi qualcuno ci dice che quella giornata ricorda solo un pezzo della storia e così ci tocca mettere anche il giorno per ricordare le foibe… Come se fossero due squadre di calcio avversarie. Alla nostra memoria sta accadendo quello che succede per le notizie sui giornali. Il presidente del Consiglio organizza feste con giovani donne e per giorni parliamo solo di quello, il terremoto giapponese danneggia una centrale nucleare e diventa il primo argomento del bar, gli americani ci dicono di aver ucciso il più pericoloso terrorista del mondo e per una settimana non si parla d’altro. L’oblio sovrasta la memoria e la costringe a trasformarsi in una serie scoppiettante di notizie esplosive fatte di celebrazioni e santificazioni, di terrore mondiale e giustizia planetaria (vedi Bingel 20 marzo 2011).
Per qualcuno questa memoria corta come le micce brucia velocemente, ma almeno deve fare un bel botto
.”
Io non capisco molto di tutto questo, però non capisco nemmeno come abbiamo fatto a dimenticarci degli orrori della guerra, o come abbiamo fatto a  dimenticarci che la nostra Repubblica è nata da un referendum. Io non ci capisco niente davvero, non so  cosa vuol dire memoria e cosa vuol dire oblio. Chiedo a voi di spiegarmi il loro significato e di giudicare se ho fatto bene o no a copiare questo articolo.
Però una cosa la so, poiché la miccia è corta se continuiamo così, il botto avverrà tra le nostre mani…
Dico questo perché a me è successo. Il destino e la disgrazia ci mettono sempre la coda. Tempo fa avevo nascosto nel caminetto della sala, dei petardi e lì li ho dimenticati, ah, la memoria, e al ritorno a casa dal matrimonio di mia sorella Virginia con l’avvocato Maralli, mio padre ha avuto la brillante idea di riscaldare la casa, eravamo a dicembre, accendendo il caminetto, e… BOOOOOM. 

Me ne frego

Me ne frego di aver difeso le macerie dell'acqua pubblica perché qui da noi, quando si tratta di servizi primari e monopoli naturali, privato diventa sinonimo di lanzichenecco: un esempio su tutti, le Ferrovie dello Stato.
Me ne frego se il nucleare, come sostiene anche Veronesi, salverà il mondo: in Italia non si farà. Se questo fosse un Paese serio, si comincerebbe a sviluppare una nuova politica energetica domani stesso. Invece non andrà così ma, per quest'oggi, me ne frego.
Me ne frego se il mio voto non servirà perché "tanto Berlusconi non andrà in galera": non sono uno sprovveduto, non ci ho mai minimamente sperato e non ci crederei neanche se lo vedessi. Mi accontento di sapere che le fatiche di Minzolini sono risultate vane.
Oggi me ne frego e quel mio amico, quel nostro amico, che ha contribuito alla raccolta di un milione e quattrocentomila firme per i referendum sull'acqua sarebbe d'accordo e, facendo la linguaccia, se ne batterebbe le balle di gusto.

Nucleare, a chi conviene?

Facciamo un “breve” riepilogo:

- solo ieri, a 5 giorni dal voto, la Consulta ha approvato il nuovo testo del referendum sul nucleare riformulato dalla Cassazione (mi chiedo come faranno ad essere pronte le schede per domenica prossima). Ditemi voi se non è una vergogna.

- i tg pubblici, quelli che noi cittadini paghiamo di tasca nostra, boicottano, disinformando o omettendo e sàbotano, “sbagliando” persino le date. Nelle reti pubbliche la pubblicità è ridotta ai minimi termini.

- il governo legifera ad hoc per impedire al popolo di esprimere il proprio parere (quello stesso governo che fino a ieri non faceva altro che ripetere di essere l’unico legittimo rappresentante del popolo stesso).

- presso questo link una lista (non proprio breve però) in cui sono riportati alcuni degli incidenti avvenuti nel mondo a partire dagli anni ’50 fino alla data di redazione della lista stessa (luglio 2008) e l’Italia, che negli anni ’60, in quanto a nuclearizzazione, era terza soltanto dopo USA e Gran Bratagna, non ne è affatto esente.
. E’ lecito nonché doveroso chiedersi quante vittime avranno silenziosamente mietuto, tali incidenti, nel corso dell’ultimo mezzo secolo.
. E’ lecito domandarsi quale sia la probabilità che un incidente più o meno grave possa accadere a due passi da casa nostra quando in Europa, se non vado errato sono presenti i 3/5 di tutte le centrali nucleari sparse in giro per il mondo.
. E’ lecito domandarsi dove e come vengono o verranno smaltiti i residui radioattivi prodotti da tali centrali. Pensare alle famose carrette affondate al largo di Napoli dovrebbe essere sufficiente per farci smettere di mangiare pesce per il resto della vita ma soprattutto ad aprirci gli occhi su come anche i paesi più “perbene” smaltiscono tali scorie.

- il nucleare non conviene a meno che non sia supportato da denaro pubblico. Gli Stati Uniti sono anni che non investono più in tale settore perché lo stato là non tira fuori un quattrino, in tal senso non esiste, i soldi li devono tirare fuori tutti quanti i privati, gli investitori. Questo dato, da solo, la dice lunga su come andrà invece a finire in Italia. Tra i costi del nucleare dovrebbero tra l’altro, essere calcolate le cosidette esternalità ovvero tutti quei costi non direttamente imputabili alla produzione di energia ma che tuttavia esistono (smaltimento scorie, risarcimento vittime in caso di incidente, danni all’ambiente etc etc etc). A conti fatti, il nucleare non conviene a meno che tutti questi costi “invisibili” non sia il cittadino a sobbarcarseli ovvero non sia lo stato a finanziarli. Provo ad immaginare, poi, considerato come viene amministrata la cosa pubblica in Italia, come potrebbero essere gestite le scorie nucleari. Basta pensare nuovamente alle carrette affondate nel Mediterraneo o ancor prima (e sarà anche un luogo comune ma è verità) alla munnezza di Napoli.

- un incidente grave presso una sola centrale nucleare causa danni incalcolabili che coinvolgono l’intero pianeta. Lo ha dimostrato Chernobyl e lo sta dimostrando Fukushima.

In definitiva la domanda è questa: agli italiani, o meglio, ai normali cittadini di questo pianeta, conviene sobbarcarsi rischi e spese di una centrale nucleare? La risposta è semplice ed è NO.

A chi conviene allora? Come dice ogni notte Marzullo fatevi questa banale domanda e provate a darvi una risposta.

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