Mad World | Monte Cerignone e dintorni - Part 2

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Se canta e raspa come un gallo allora è un gallo!

Chi è veramente Andrea Rossi, un ingegnere o un imbonitore? Questo reportage di qualche mese fa realizzato dal solito Maurizio Torrealta mira a far luce sui trascorsi dell'imprenditore brianzolo. Come ho già detto è difficile fidarsi di una persona del genere in quanto anche in passato pare essere riuscito a "confondere" tecnici, istituzioni e accademici. Stando a quanto viene riportato nell'inchiesta di Torrealta, inoltre, sembra che neppure Focardi sia a conoscenza dell'ingrediente segreto dell'e-cat e la cosa mi lascia assai perplesso innanzitutto perché invece, in altre interviste, lo stesso Focardi lascia intendere tutt'altra cosa (e poi come avrebbe potuto fare da consulente a Rossi e rilasciare pareri, come nella stessa inchiesta viene affermato, senza neppure conoscere l'additivo?) , in secondo luogo perché se fosse vero i miei dubbi intorno alla figura di Rossi sarebbero destinati a crescere ulteriormente. Quale sarà allora la verità? Temo che lo scopriremo solo quando  l'e-cat verrà completamente svelato.
 

Fusione fredda: un breve punto della situazione

1989: Fleischmann e Pons annunciano al mondo la fusione fredda ottenuta tramite una cella di palladio e deuterio. La letteratura riporta, tuttavia, che con celle di quel tipo (basate sull'elettrolisi) erano già stati fatti esperimenti fin dai primi decenni del secolo scorso.

1991 o giù di lì: Piantelli, Habel e Focardi si trovano ad assistere ad una relazione sulla fusione fredda tenutasi a Trento e discutendo di un fenomeno estremamente singolare, osservato da Piantelli qualche tempo prima mentre stava lavorando ad un esperimento con idrogeno e nichel, decidono di costituire un gruppo di lavoro con base a Siena per studiare tale fenomeno e realizzare un nuovo esperimento che da li a qualche tempo, intorno alla metà degli anni '90 sarebbe divenuto noto come la cella all'idrogeno e nichel di Piantelli e Focardi (Habel nel frattempo aveva lasciato il gruppo).

2004 circa: Focardi è costretto ad abbandonare gli esperimenti a causa di una malattia e di conseguenza termina anche la collaborazione tra Siena e Bologna. Nel frattempo il gruppo di Siena va avanti per la propria strada e Piantelli, intorno al 2007 dichiara, in un'intervista rilasciata all'amico Krivit di New Energy Times (mi pare, se la memoria non m'inganna, si trattasse proprio di costui ovvero della stessa persona che sulle pagine web della citata rivista ha dato ampio spazio alle critiche di Ahern contro Rossi), che per l'occasione ha modo di visitare anche i laboratori del ricercatore senese, di aver in testa un nuovo procedimento per preparare il nichel che permetterebbe finalmente di ottenere risultati sfruttabili industrialmente e quindi commercialmente.

2008 circa: Rossi conosce Focardi (è interessante notare come la versione data dai due, sul loro incontro sia totalmente differente: Rossi dice che si sono incontrati casualmente in vacanza al mare mentre Focardi racconta che Rossi aveva chiesto in giro chi fosse il ricercatore italiano più quotato in campo di fusione fredda e gli fu dato il suo nome). Devo ammettere che ho avuto modo di constatare che Rossi qualche balla ogni tanto la racconta e se non fosse per la notevole affidabilità della gente che gli ruota intorno, pronta a garantire per lui, credo farei davvero fatica a fidarmi di un personaggio del genere. E' pur possibile però che alcune balle servano a proteggere il segreto industriale o, quantomeno, a tenere lontane le iene (anche se è vero che, per contro, alimentano una marea di critiche).
Devo dire poi che alcune balle mi hanno davvero infastidito. Si tratta di quelle rivolte ad attribuire esclusivamente a se stesso la paternità dell'invenzione quando lui per primo, invece, sa benissimo che senza l'intuizione di Piantelli e il duro lavoro di Focardi, del suo additivo se ne sarebbe potuto fare davvero ben poco: che il fatto di accollarsi tutta quanta la paternità sia volto dunque a scongiurare eventuali pretese di Piantelli (visto che Focardi pare, almeno ufficialmente, non averne)?
In ogni caso intorno al 2008, inizia la collaborazione dei due e da subito, stando alle parole di Focardi, la misteriosa sostanza introdotta nel processo dall'ingegnere chimico Andrea Rossi porta a risultati estremamente positivi. Il processo inoltre non si avvale più di barrette ma la nuova cella utilizza polveri di nichel.

2010: verso la fine dell'anno, Roy Virgilio, personaggio che ruota intorno agli esperimenti di Piantelli, pubblica un libro e diversi articoli sullo stato dei lavori del gruppo di Siena. Pare che sia imminente la realizzazione di un reattore in grado di moltiplicare di sette volte l'energia in ingresso (spero di ricordare bene le cifre). Già da qualche tempo Rossi ha presentato la propria domanda di brevetto. Piantelli presenterà la sua solo nel maggio 2011.

2011: risale a gennaio scorso l'ormai famosa dimostrazione (non è possibile parlare di esperimento) tenutasi a Bologna dove Rossi presenta al mondo il suo e-cat. Il blogger Daniele Passerini, amico d'infanzia del prof. Levi (fisico dell'Università di Bologna che si occupa delle rilevazioni) intraprende una sorta di maratona informativa sullo stato dei lavori per la realizzazione e commercializzazione dell'e-cat. Ad Ottobre scorso sembrava che il segreto che sta alla base del funzionamento di tale reattore dovesse essere svelato ma a quanto pare, invece, dovremo aspettare ancora qualche settimana (o più verosimilmente qualche mesetto) per vedere qual è il cuore che batte all'interno dell'e-cat.
Esiste un accordo di collaborazione, ancora inattivo, tra l'Università di Bologna e l'ing. Rossi che permetterebbe alla prima di eseguire delle sperimentazioni sul processo al fine di determinarne validità e veridicità e se possibile, di giungere ad una teoria in grado anche di spiegarlo. L'esperimento di gennaio scorso era stato in grado, se ricordo bene, di moltiplicare l'energia d'ingresso di almeno quindici volte (anche se il video dell'intervista a Focardi allegato al precente post parla di un fattore moltiplicativo, allo stato attuale dei lavori, di circa 200 …probabilmente o mi sono perso qualcosa o Focardi dà i numeri …o anche costui bluffa spudoratamente). Ma ovviamente non è solo il fattore moltiplicativo (il quale è tra l'altro legato a diversi parametri) a contare, la quantità di combustibile necessaria a produrre tot energia è un dato assai più importante: pare che un impianto da 1 MWatt necessiti di circa 1,5 Kg di nichel per funzionare circa 6 mesi.

2011, fine ottobre: Roy Virgilio, sul proprio blog annuncia i progressi del gruppo di lavoro di Siena e anche costui parla di un fattore moltiplicativo di 200. Non è che sta a sua volta bluffando? Non è che tale fattore lo si aggiusta un po' come fa più comodo? Afferma inoltre che entro breve partirà l'iniziativa di azionariato popolare già annunciata un anno fa.

7 dicembre 2011: è in programma una relazione del ricercatore americano Brian Ahern che afferma di avere elaborato una teoria in grado di spiegare i fenomeni che stanno alla base di tutte le LENR. Secondo costui si tratterebbe infatti di fenomeni legati essenzialmente al nanomagnetismo. Pare che insieme ad un altro ricercatore dell'Università dell'Illinois (certo prof. Miley) sia arrivato a risultati simili a quelli di Rossi lavorando su alcuni nanomateriali messi a punto nel corso degli ultimi mesi (anche se, stando a quanto afferma, le ricerche nel campo dei nanomateriali avevano evidenziato importanti prospettive di applicazione nell'ambito delle LENR, a partire già dal 1995).

E' singolare come nell'ultimo anno la corsa alla "fusione fredda" abbia improvvisamente subito un'accelerazione e come ora "tutti quanti" sembrino in grado di mettere in commercio dispositivi capaci di produrre energia derivante da LENR. Qualcosa non torna: qualcuno sta bluffando, qualcun altro probabilmente sta addirittura barando.

Fatto sta che Rossi, uscendo tanto allo scoperto, ha messo in moto la competizione e solo chi davvero sa il fatto suo, probabilmente, alla fine riuscirà a spuntarla.

N.B.: E' evidente come questa breve cronistoria tralasci volutamente il lavoro di altri importanti ricercatori, italiani e non. Preciso inoltre che sono andato a memoria e alcune cifre/date potrebbero non essere del tutto esatte.

Fusione fredda? Macché, è bollente!

Nel video allegato il prof. Focardi parla dell'e-cat, il reattore, o meglio, il catalizzatore messo a punto dall'ing. Andrea Rossi con la consulenza di Focardi stesso. L'invenzione è vista con notevole scetticismo dalla comunità scientifica per via del fatto che l'ing. Rossi non ha ancora svelato il funzionamento del catalizzatore e anche per via dei suoi trascorsi, legati alla vicenda della Petroldragon, che non sono del tutto limpidi.

Stando alle parole di Focardi, tuttavia, ci sarebbero dei risultati sperimentali incontestabili: il prodotto della reazione (che si presume di origine nucleare) sono isotopi, assai rari in natura, del rame (aggiungendo un protone al nucleo del nichel si ottiene il rame). La cella, inoltre, riesce a generare una quantità di energia che normali reazioni chimiche, a parità di massa, non sarebbero in grado di fornire. E questo fatto, sempre a detta di Focardi, è, sebbene inspiegabile (se non nel campo delle LENR o della fusione fredda …ma a dire il vero le teorie scarseggiano anche qui), un'evidenza "galileana" che dovrebbe mettere a tacere anche i più scettici.

Nonostante tutto, lo scetticismo che aleggia intorno all'invenzione non è destinato a placarsi e con esso le critiche.
Pare, tuttavia, stando alle ultime novità, che le critiche avanzate da determinate "web-riviste" d'oltreoceano non siano totalmente disinteressate in quanto un paio di sperimentatori americani (certo Ahern e certo Miley) avrebbero messo a punto una tecnologia simile a quella di Rossi basata su nanomateriali. E tali riviste, come è ovvio che sia, pare stiano velatamente appoggiando gli americani a discapito dell'italiano.

Scrive Daniele Passerini sul suo blog, riportando le parole preventivamente tradotte, di certo Ben, gestore del sito e-catsite.com (mi sono permesso di apportare alcune correzioni volte a rendere più chiara la traduzione): "È interessante notare come Ahern sia stato negli ultimi tempi uno dei massimi critici di Andrea Rossi, da lui accusato di frode in più di una occasione sulle pagine del New Energy Times. Sono accuse singolari, se si pensa che provengono da un individuo che ha lavorato a una tecnologia simile e si prepara ad annunciarla al mondo. Molte ipotesi sono state fatte sul perché Steven Krivit di New Energy Times abbia dato spazio a tali accuse e abbia permesso che venissero riportate sulle pagine del suo blog. Alcuni osservatori, tra cui il sottoscritto, erano del parere che egli fosse venuto meno alla sua oggettività e si fosse schierato con l'altro ricercatore italiano, Francesco Piantelli, nella corsa che, entro breve, dovrebbe portare sul mercato la fusione fredda. Pare ora che Krivit avesse davvero un secondo fine, ma rivolto, piuttosto, ad appoggiare il lavoro di Ahern e, per estensione, di Miley, apparentemente a detrimento di Andrea Rossi."

Quindi, stando a quanto scrive Passerini, ci sarebbero al momento almeno quattro competitors (la società greca Defkalion, collegata, se non erro, a Rossi, Rossi/Focardi, Piantelli e Ahern/Miley) che stanno lavorando alla commercializzazione di un apparato in grado di produrre energia derivante da fusione fredda e in questa competizione sembra non siano esclusi colpi bassi e carognate di ogni genere. Comincio a spiegarmi, dunque, anche la faccia schizzata di Rossi nelle scene finali del secondo video: Rossi è furbo e scafato e probabilmente sa come giocarsi le sue carte ma tenere segreto qualcosa che al contempo si vuole anche pubblicizzare non dev'essere cosa facile. Probabilmente sta cercando di commercializzare il macchinario ancora prima che venga approvato il brevetto proprio nel timore che il brevetto stesso possa non essere concesso.

 

 

Piove sul bagnato

D'accordo, è piovuta tanta di quell'acqua da pregiudicare persino l'efficienza dei pluviometri: pare più di mezzo metro in tre ore. E, anche se tutti ne sono a conoscenza, è bene ricordare che l'unità di misura delle precipitazioni è il millimetro.
D'accordo che una città costruita sui fiumi è destinata prima o poi ad allagarsi, anzi ad affondare.
E siamo d'accordo, con queste scuole non si sa mai come agire, però una volta ricordo che si chiudevano senza far storie e i genitori rimanevano a casa coi propri figli, tanto con un alluvione in corso, dove stracazzo volevi andare?
Però lo tsunami, no. Almeno quello risparmiatecelo. Sentire il terzo sindaco in tre settimane chiamare fatalmente in causa non meglio precisati tsunami di quartiere fa venir voglia di inserire nel codice penale il reato di stronzata aggravata dal ruolo di responsabilità: dopo cercheremo di risalire alle cause, individuare i colpevoli, l'iter giudiziario e tutto il resto ma per prima cosa ti fai subito sei mesi di galera, che un primo cittadino deve fare poco il furbo e adoperare le parole giuste. Da un grande potere derivano grandi responsabilità, diceva Ben, lo zio dell'Uomo Ragno.

Ecco, mentre accadeva tutto ciò, il piazzista che rappresenta, a mio avviso, degnamente questo Paese in cancrena, l'uomo che se il reato di stronzata fosse già in vigore guarderebbe non da oggi il suo Milan di mutanti dalle segrete di Regina Coeli, ha approfittato di una conferenza stampa al forum dei G20 (presto G19) per pronunciare testuali parole: "(…) la vita in Italia è la vita di un paese benestante, in tutte le occasioni questo si dimostra: …i ristoranti sono pieni, sugli aerei a fatica si trovano posti, i posti di vacanza nei ponti sono assolutamente iper-prenotati… ecco, non credo che voi vi accorgiate, andando a vivere in Italia di un qualcosa che possa assomigliare ad una forte crisi".
Questa incallita Wanna Marchi delle istituzioni si è espressa proprio in questo modo: "assolutamente iper-prenotati".
E dai, basta. E' ora di farla finita. Lo vedi che non sai più cosa dire? Le barzellette non funzionano più, peraltro il repertorio è esaurito. Sei stato bravo, bisogna riconoscerlo: diciassette anni di ininterrotte cazzate promozionali sono roba da Guinness della perseveranza. Chiunque sia stato a nominarti principe dei prestanomi -la mafia, la massoneria, l'Opus Dei, i raeliani o so'n cazzo chi- ha avuto la vista lunga ma ora, lo dico per il tuo bene, togliti dai coglioni. Su su da bravo, sparisci e porta via con te sia la claque personale, sia quelli che ti fischiano: ecco l'unico tsunami da invocare, da gustarsi con gli amici su youtube ma senza farsi troppe illusioni, tanto questo Paese, in mano agli italiani, è spacciato comunque.

Che giornata. Mi sa che ha ragione quel cronista, quel volpone di lungo corso: "non abbiamo alternative allo sfascio, e lo sfascio non ha alternative". Magari sono pessimista. Probabilmente esagero. Se però poi leggo che per "The Guardian" e Shimon Peres l'attacco all'Iran da parte delle "forze del Bene" è imminente, mi dite come faccio a non essere pessimista? Anzi, ipermegapessimista?


Lo sciopero della TV

Oggi, non so perché m'è venuta quest'idea. Visto che ormai esistono giornate dedicate praticamente a qualsiasi cosa, io credo che celebrarne una dove tutti insieme si decide di spegnere la TV per un giorno intero (fosse per me farei anche una "tre giorni" o una settimana o addirittura un mese), potrebbe essere oltre che una sfida al sistema (shock to the system), una gran bella iniziativa. La potremmo chiamare "giornata della TV spenta" e sarebbe uno sciopero non tanto di coloro che la TV la fanno, ma di coloro invece che la TV la guardano. Perché con tutta l'immondizia che ci viene somministrata oggigiorno, ad ogni livello, gli unici che hanno veramente diritto di scioperare sono i telespettatori. Cercando frettolosamente con Google, i primi risultati mi  pare non abbiano portato alla luce nulla di già esistente pertanto direi di cominciare ad immaginarci una "tre giorni" (ma sarebbe bello se fosse "per sempre"), possibilmente d'inverno, dove tutti quanti spegnerebbero la TV ed uscirebbero di casa per ritrovarsi (da mattina a sera) da qualche parte a fare cose interattive di qualsiasi tipo evitando di starsene passivamente seduti sul divano a fare zapping o trastullarsi col telecomando in mano sorbendosi le minchiate menzognere del TG1 (e compagnia bella) o le moderne carrambate della De Filippi.
Sarebbe meraviglioso.
Si potrebbero inoltre contattare quei pazzi di RADIO2 (Caterpillar) per sostenere l'iniziativa ed ottenere qualche notiza dal mondo. Oppure ci si potrebbe semplicemente aggiornare tramite Internet con una sorta di giornalismo partecipativo (per esempio un rappresentante per ogni provincia o qualcosa del genere …lo troveremo almeno uno studente di giornalismo coi controcoglioni per provincia!)
Ecco, mi chiedo se sia possibile organizzare una cosa del genere attraverso il semplice PASSAPOROLA, magari avvalendoci di Facebook.
Potremmo anche montare un sito in un paio di giorni (o settimane) e usarlo come punto di riferimento. Ritengo che la cosa potrebbe assumere le proporzioni di una protesta dalle capacità devastanti, senza black bloc, tuttavia, che rompano i coglioni (e se qualcuno prova a fregarci dovremo star ben in guardia a non permetterglielo). Dovrà essere quindi qualcosa di pacifico ma anche estremamente potente come lo furono a loro tempo, ad esempio, le proteste guidate dal Mahatma Ghandi. Ok, ora forse l'ho sparata un po' troppo grossa e posso già immaginare che qualcuno, dall'alto della propria pigrizia, mi starà già tacciando per pazzo delirante o visionario. Ma io intanto il sasso l'ho lanciato, se qualcuno ha qualche ulteriore idea non esiti a farsi avanti.

Ma chi cazzo sono sti black bloc?!

Chi trae vantaggio dall'operato dei Black Bloc? Questa è la solita domanda da porsi nel cercare di capire chi sia questa gente. E' strano che sbuchino fuori improvvisamente e riescano a dileguarsi nel nulla allo stesso modo con cui  appaiono, no? E' forse magia? Sia davvero così difficile individuarli e riuscire a risalire a chi li coordina? Dopotutto è dal 2001 che la polizia si "infiltra" indisturbata tra queste persone. Possibile che ancora non se ne sappia niente? Possibile che ancora non li conosciamo per nome uno per uno? E' molto, molto, molto, molto strano! E il copione sembra ripetersi anche fuori dall'Italia, Per esempio in Canada dove la polizia l'ha addirittura ammesso, forse per la prima volta al mondo, di aver infiltrato "qualche" uomo tra gli azionisti neri. Dico che è' strano anche perché ritengo improbabile riuscire a radunare 200 persone senza che queste abbiano alle spalle una qualche sorta di organizzazione. E perché solo a Roma poi? Oppure: perché proprio lì? Di manifestazioni ce ne sono state tante, in ogni parte d'Europa. E tutte sono state più o meno pacifiche. La domanda da porsi, dunque, è questa: a chi giovano i black bloc? E la risposta più semplice, la prima che uno può darsi: non certo a chi organizza le manifestazioni di protesta. Al tg1 di ieri sera, infatti, si è parlato quasi esclusivamente dei danni che hanno provocato questi facinorosi e della guerriglia da essi scatenata. Solo tra un lacrimogeno e l'altro s'è trovato spazio per parlare, a grandi linee, anche della protesta che volente o nolente è finita per passare in secondo piano. Se è vero che i black bloc hanno come obiettivo le grandi multinazionali, le banche e compagnia bella, credo che col loro operato non facciano altro che aiutarle pertanto o sono solo dei deficienti o i soliti ignoti li assoldano per fare ciò che fanno.

Non se ne viene fuori …parola di commercialista

L'articolo che segue non credo sia stato scritto da un "comunista" (lo lascia trasparire una scarsa obiettività di giudizio sull'ex ministro Visco: in merito alla finanziaria dell'ultimo governo Prodi si parla di vizi ideologici quando invece i dati di fatto e la contingenza, dovrebbero far pensare, piuttosto, che gli allora ministro e viceministro dell'Economia si trovavano praticamente di fronte agli stessi problemi cui si è trovato di fronte Tremonti qualche anno più tardi ovvero cercare di recuperare denaro per continuare ad alimentare un sistema marcio) pertanto l'analisi dell'operato dell'attuale governo è senz'altro "lucida" e affatto viziata da sentimenti partigiani o ideologismi (eventualmente lo sarebbe in senso opposto). Difficile, del resto, trovare un commercialista talmente idiota da lasciarsi condizionare da qualche stupida ideologia!

Lotta all’evasione poca, recupero di gettito tanto
di Enrico Zanetti
fonte: Eutekne.info
martedì 06 settembre 2011

Perché la lotta all’evasione fiscale non è stata fatta prima e ci si sveglia oggi? È questa la legittima domanda che molti cittadini pongono quando sentono proclami come quelli uditi in questi giorni. La risposta è nelle pieghe di una storia che ben conoscono coloro che, come i commercialisti, seguono da anni le vicende del Fisco italiano dal privilegiato punto di osservazione di chi è nei fatti il crocevia del rapporto tra Fisco e contribuente. Una risposta che, peraltro, induce a sua volta a chiedersi se la domanda iniziale, per quanto legittima, non sia forse mal posta. Perché, che ci si sia realmente svegliati, è tutto da vedere. Fino al 1993, il “rilassamento” dello Stato era dovuto al fatto che, tanto, c’era il deus ex machina rappresentato dal debito pubblico: tentazione irresistibile per chi ragiona pensando alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni. Dal 1994 al 1996, finita l’era della incoscienza più totale, alla semi-quadratura del cerchio dei conti pubblici contribuiva in modo significativo una crescita economica “drogata” dalle cosiddette svalutazioni competitive della moneta. Dal 1997, venuto meno anche questo jolly, con la fissazione definitiva dei cambi in vista dell’introduzione dell’euro, si rende necessario, finalmente, avviare una seria riflessione sul rapporto tra fisco e contribuente. Una riflessione che sfocia in alcuni provvedimenti oggettivamente importanti: la riforma del sistema delle sanzioni pecuniarie, ma anche l’introduzione del ravvedimento operoso; l’entrata in vigore degli studi di settore, ma anche il riconoscimento del diritto del contribuente di compensare debiti e crediti tributari. L’azione di efficientamento prosegue fino al 2000, con la riforma del sistema delle sanzioni penali, ma anche con l’introduzione dello Statuto del contribuente. Insomma, una sorta di promessa di primavera del Fisco, portata avanti con equilibrio da Vincenzo Visco, il cui diritto a rivendicare meriti per quegli anni deve però considerarsi completamente azzerato da quell’autentico atto di arroganza e follia legislativa unilaterale che fu l’introduzione dell’IRAP. Nel 2001 Visco cede la mano a Tremonti, il quale, seppur con una breve parentesi di Siniscalco, tira le fila fino al 2006. Sono gli anni del giustificazionismo, ma forse sarebbe meglio dire del vuoto pneumatico: prima (2002-2003) i mille e uno condoni fiscali che riportano la credibilità del sistema fiscale ai minimi storici; poi la legge delega per la grande riforma (2003), lasciata inspiegabilmente inattuata, salvo la parte riferita al reddito delle società di capitali; infine (2004-2005) l’inizio di sistematiche violazioni allo Statuto del contribuente sotto la crescente necessità di fare in qualche modo cassa. Nel biennio 2006-2007 torna Visco. La lotta all’evasione fiscale viene messa definitivamente al centro dell’attenzione, ma è un’attenzione negativa, ideologica e con la bava alla bocca: vengono varate norme ad categoriam (la tracciabilità a 100 euro solo per i liberi professionisti), viene quasi fatto saltare un intero settore economico (quello immobiliare), vengono inserite presunzioni di evasione e di elusione di ogni tipo e genere, viene nei fatti irriso, dal suo stesso “padre”, lo Statuto del contribuente. In pratica, la lotta all’evasione fiscale, da battaglia comune di tutti i cittadini per l’equità sociale tra i medesimi, viene definitivamente trasformata in battaglia tra categorie di cittadini, da parte di uno Stato che non vuole smagrire e combatte l’evasione solo per avere di più da tutti, invece che per far pagare tutti meno. Dal 2008, dopo il ritorno di Visco, è la volta del ritorno di Tremonti. L’inizio è di chi vuol tornare a suonare la sua musica, nel bene (eliminazione di alcune norme di oggettivo accanimento introdotte dal precedente Governo) e nel male (un nuovo scudo fiscale). Già dal 2009, però, la presa di coscienza che la festa è definitivamente finita e che solo un diluvio di maggiori entrate può farla continuare, porta a una radicale inversione di rotta, prudentemente tenuta sotto traccia. È l’inizio di quella che già abbiamo avuto modo di definire “fase Dottor Jekyll e Mister Hyde”. Tra il 2009 e il 2010 vengono introdotte una serie di norme a senso unico pro Fisco che potenziano la riscossione e l’accertamento come nemmeno il Visco “incattivito” del 2006-2007 aveva anche solo pensato di fare, con tanto di tentativo finale di addomesticamento pro Fisco della giustizia tributaria, denunciato senza mezzi termini dai suoi vertici istituzionali e sindacali: pazzesco. Verso la fine del primo trimestre 2011, con le elezioni amministrative alle porte, il colpo di teatro: la denuncia indignata del rischio di una deriva di oppressione fiscale, da parte dello stesso Ministro che ha avallato l’introduzione delle norme che rendono questa deriva un pericolo tutt’altro che infondato. Il resto è cronaca di queste settimane. Questo non si può fare, quello non si vuole fare, non resta che provare con un “dagli agli evasori” e sperare, contro ogni logica, che l’Unione Europea e i mercati ce la mandino buona. Norme anti-evasione realmente significative da mettere non ce ne sono, perché, tra il Visco del 2006-2007 e il Tremonti del 2009-2010, si è già fatto di tutto e di più. Non resta allora che puntare sugli effetti speciali di grande impatto emotivo (dichiarazioni on line, società di comodo e tintinnar di manette) e avviare una campagna mediatica con cui, tra l’altro, precostituirsi una legittimazione popolare, per quando le norme introdotte con furba discrezione in precedenza cominceranno a produrre i loro effetti (gli accertamenti esecutivi, ad esempio, divengono operativi dal prossimo 1° ottobre, mentre la giustizia tributaria è ancora in mezzo al guado). Il tutto, presumibilmente, in attesa di future scadenze elettorali, quando sarà di nuovo tempo di denunciare il rischio quanto mai reale di derive di oppressione fiscale e incrociare le dita. In definitiva, dunque, la risposta è che la lotta all’evasione fiscale non è mai stata fatta prima (e continua a non essere fatta oggi), perché allo Stato non interessa affatto ripristinare l’equità sociale tra i cittadini. Di contro, però, allo Stato interessa moltissimo aumentare il gettito e bisogna dare atto, sempre sia un merito, che, a partire dal 2006, questo obiettivo viene perseguito da entrambi i principali schieramenti politici con una determinazione feroce. Chi per fanatismo ideologico, chi per cinica disperazione. Uno degli ultimi emendamenti alla manovra promette ora che gli incassi derivanti dalla lotta all’evasione saranno destinati alla riduzione della pressione fiscale. Non, però, da subito e non per intero: solo dal 2015 e solo, eccezionale, al netto della parte necessaria per contenere deficit e indebitamento. Non vale nemmeno la pena commentare. Volteremo mai pagina?

Me ne frego

Me ne frego di aver difeso le macerie dell'acqua pubblica perché qui da noi, quando si tratta di servizi primari e monopoli naturali, privato diventa sinonimo di lanzichenecco: un esempio su tutti, le Ferrovie dello Stato.
Me ne frego se il nucleare, come sostiene anche Veronesi, salverà il mondo: in Italia non si farà. Se questo fosse un Paese serio, si comincerebbe a sviluppare una nuova politica energetica domani stesso. Invece non andrà così ma, per quest'oggi, me ne frego.
Me ne frego se il mio voto non servirà perché "tanto Berlusconi non andrà in galera": non sono uno sprovveduto, non ci ho mai minimamente sperato e non ci crederei neanche se lo vedessi. Mi accontento di sapere che le fatiche di Minzolini sono risultate vane.
Oggi me ne frego e quel mio amico, quel nostro amico, che ha contribuito alla raccolta di un milione e quattrocentomila firme per i referendum sull'acqua sarebbe d'accordo e, facendo la linguaccia, se ne batterebbe le balle di gusto.

Nucleare, a chi conviene?

Facciamo un “breve” riepilogo:

- solo ieri, a 5 giorni dal voto, la Consulta ha approvato il nuovo testo del referendum sul nucleare riformulato dalla Cassazione (mi chiedo come faranno ad essere pronte le schede per domenica prossima). Ditemi voi se non è una vergogna.

- i tg pubblici, quelli che noi cittadini paghiamo di tasca nostra, boicottano, disinformando o omettendo e sàbotano, “sbagliando” persino le date. Nelle reti pubbliche la pubblicità è ridotta ai minimi termini.

- il governo legifera ad hoc per impedire al popolo di esprimere il proprio parere (quello stesso governo che fino a ieri non faceva altro che ripetere di essere l’unico legittimo rappresentante del popolo stesso).

- presso questo link una lista (non proprio breve però) in cui sono riportati alcuni degli incidenti avvenuti nel mondo a partire dagli anni ’50 fino alla data di redazione della lista stessa (luglio 2008) e l’Italia, che negli anni ’60, in quanto a nuclearizzazione, era terza soltanto dopo USA e Gran Bratagna, non ne è affatto esente.
. E’ lecito nonché doveroso chiedersi quante vittime avranno silenziosamente mietuto, tali incidenti, nel corso dell’ultimo mezzo secolo.
. E’ lecito domandarsi quale sia la probabilità che un incidente più o meno grave possa accadere a due passi da casa nostra quando in Europa, se non vado errato sono presenti i 3/5 di tutte le centrali nucleari sparse in giro per il mondo.
. E’ lecito domandarsi dove e come vengono o verranno smaltiti i residui radioattivi prodotti da tali centrali. Pensare alle famose carrette affondate al largo di Napoli dovrebbe essere sufficiente per farci smettere di mangiare pesce per il resto della vita ma soprattutto ad aprirci gli occhi su come anche i paesi più “perbene” smaltiscono tali scorie.

- il nucleare non conviene a meno che non sia supportato da denaro pubblico. Gli Stati Uniti sono anni che non investono più in tale settore perché lo stato là non tira fuori un quattrino, in tal senso non esiste, i soldi li devono tirare fuori tutti quanti i privati, gli investitori. Questo dato, da solo, la dice lunga su come andrà invece a finire in Italia. Tra i costi del nucleare dovrebbero tra l’altro, essere calcolate le cosidette esternalità ovvero tutti quei costi non direttamente imputabili alla produzione di energia ma che tuttavia esistono (smaltimento scorie, risarcimento vittime in caso di incidente, danni all’ambiente etc etc etc). A conti fatti, il nucleare non conviene a meno che tutti questi costi “invisibili” non sia il cittadino a sobbarcarseli ovvero non sia lo stato a finanziarli. Provo ad immaginare, poi, considerato come viene amministrata la cosa pubblica in Italia, come potrebbero essere gestite le scorie nucleari. Basta pensare nuovamente alle carrette affondate nel Mediterraneo o ancor prima (e sarà anche un luogo comune ma è verità) alla munnezza di Napoli.

- un incidente grave presso una sola centrale nucleare causa danni incalcolabili che coinvolgono l’intero pianeta. Lo ha dimostrato Chernobyl e lo sta dimostrando Fukushima.

In definitiva la domanda è questa: agli italiani, o meglio, ai normali cittadini di questo pianeta, conviene sobbarcarsi rischi e spese di una centrale nucleare? La risposta è semplice ed è NO.

A chi conviene allora? Come dice ogni notte Marzullo fatevi questa banale domanda e provate a darvi una risposta.

Tempo di referendum: “divulgare”, la parola d’ordine

Sono passati quasi tre mesi dal giorno in cui in Giappone è scoppiata la terza bomba atomica. Questa volta non per colpa dei soliti Americani, almeno non in apparenza perché poi magari sono proprio costoro, i maggiori azionisti della società che gestiva le centrali nucleari giapponesi, e ne gestisce decine in tutto il mondo, chi lo sa. Ma questo poco conta, infondo.

Comunque sia, a tre mesi di distanza, si sta cominciando ad ammettere che il nocciolo di ben tre reattori è fuso o parzialmente fuso. E a distanza di tre mesi le falle che riversano quotidianamente scorie radioattive nell'oceano sono sempre aperte. Pensare che i giapponesi si erano dati tre mesi di tempo per chiuderle e nove mesi per riuscire a raffreddare completamente i reattori, ammesso che sia possibile farlo. Per bonificare la zona ci vorranno invece decenni. I danni in termini di vite umane sono e saranno incalcolabili. Nel vero senso della parola.

E la radioattività riversata nell'oceano contaminerà pesci, plancton, tonni che vengono esportati in tutto il mondo. Le vittime indirette, inconsapevoli e "silenziose" di questo incidente saranno migliaia nel corso dei prossimi venti o trent'anni. Un olocausto silenzioso che ucciderà senza suscitare particolare clamore.

Ebbene, tutto ciò rappresenta i rischi che bisogna conoscere e accettare quando si decide di costruire una centrale nucleare.
Rappresenta tuttavia solo una minima parte di tutto quello che c'è da sapere.
E l'avv. Giannino A. (vedi commento relativo), ad esempio, credo potrebbe illustrarci il resto visto che sembra saperla lunga in merito all'argomento.

Comunque, per farla breve, esprimo il mio pensiero e chi mi ama (o lo ama) mi segua e diffonda il più possibile questa voce perché è necessario divulgarla e farlo alla svelta: il gioco non vale la candela.

Se uno solo o pochi mostri del genere possono contaminare irrimediabilmente, per migliaia di anni, l'intero ambiente terrestre, devono essere estinti nel minor tempo possibile. Se è vero che non avere centrali nucleari nel territorio italiano non diminuisce il rischio cui anche noi italiani siamo, nolenti, sottoposti, è pur vero che questo deve essere un punto di partenza per un movimento che deve espandersi a macchia d'olio, a livello mondiale. Bisogna cominciare a liberare il mondo dall'immondizia e bisogna farlo alla svelta.
Altrimenti siamo destinati a soccombere, Tutti quanti.

E anche se sulla questione ci sarebbe da disquisire per ore intere, per adesso mi fermo qui.

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