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Europaperopoli
Mentre Zapatero si riduce lo stipendio e i politici di mezza Europa fingono di rinunciare a ridicoli privilegi quali le auto blu e minchiate del genere per convincere noi stupidi cittadini che ce la stanno mettendo tutta per combattere la nuova crisi che improvvisamente imperversa su Grecia ed Euro distogliendo la nostra attenzione dal ben più cospicuo malloppo che quotidianamente ci sottraggono; mentre la marea nera, anzi rossiccia, del golfo del Messico sembra destinata ad autoestinguersi solo allorché l'acqua di quella porzione d'oceano sarà talmente densa da autosaturare la falla apertasi nelle profondità marine al largo di Venice Beach; mentre in Italia si varano manovre da 24 miliardi di euro contando i pochi spiccioli recuperati attraverso lo scudo fiscale e progettando già ulteriori condoni edilizi, parandosi nel frattempo il culo attraverso leggi sulla privacy da far rabbrividire persino il caro Lucianone Moggi; mentre l'Eyjafjallajökul sta forse preparando la sua ultima zampata; mentre in Thailandia e Corea non si sa ancora bene cosa stia accadendo; mentre in questi giorni qualsiasi sia il canale su cui giri, mi ritrovo puntualmente di fronte quel bel faccione pulito e convincente di Maurizio Lupi pronto ad illustrare la truffa dell'ultimo minuto; ebbene, mentre accade tutto questo, George Soros e una manica di criminali di pari calibro, almeno stando alle parole di W. Tarpley, giornalista investigativo americano, stanno sgrafignando le proprie mani (oltre che i nostri soldi) dall'alto di qualche grattacielo di New York improvvisando un attacco senza precedenti all'economia di mezza Europa: http://www.youtube.com/watch?v=uMZY5yMmz9E (interessanti anche i commenti, a questo video).
Cucù, la crisi non c’è più
La crisi "is crazy" oppure ha bevuto. La crisi "is busy", ha altro da fare. La crisi si aspetta così, da seduto. La crisi, al di là del bene e del male. La crisi.
Magari è volata via assieme alle gengive degli operai.
Attenti a quel vaccino!
Cercherò di essere breve. Nonostante la mia nota predisposizione alle bronchiti, sono estremamente indeciso sul fatto di fare o meno il vaccino contro l'influenza suina in quanto, come tutti sappiamo i vaccini portano con se dei rischi. L'antisuina è prodotto da due case farmaceutiche: la Glaxo e la Novartis. L'ingrediente più controverso in esso contenuto è lo SQUALENE. Lo squalene usato e brevettato dalla Novartis è denominato MF59 mentre quello prodotto dalla Glaxo è denominato ASO3. Il primo, nonostante si sia fatto di tutto per dimostrare il contrario, è imputato di essere la causa principale che ha provocato la cosiddetta SINDROME del GOLFO nei militari americani di ritorno dall'omonima guerra e pertanto la Food and Drugs Administration statunitense non ne ha ancora autorizzato l'uso nei vaccini somministrati alla propria popolazione. Riguardo al secondo non mi sono ancora informato non credo tuttavia che possa avere un effetto diverso dal primo.
Lo squalene è una sostanza naturalmente presente nel corpo umano e viene assunta anche attraverso il cibo. E' un elemento fondamentale per il benessere del nostro corpo. Il problema allora qual è? Il problema sta nel modo in cui viene assunto: se mangiato o prodotto dal nostro organismo non c'è nessun problema, se iniettato invece succede che, come accadrebbe per qualsiasi altra sostanza, viene aggredito dai nostri anticorpi. E quando questi producono antigeni (o come cavolo si chiamano) lo fanno indistintamente andando a colpire anche lo squalene già presente nell'organismo e necessario per la nostra salute. In pratica quindi il nostro sistema immunitario potrebbe cominciare a produrre anticorpi oltre che contro il virus dell'influenza anche contro questa sostanza ed iniziare dunque a combatterla come se fosse un corpo estraneo provocando infezioni croniche di ogni genere. Una su tutte e neppure la peggiore, l'artrite reumatoide. Si tratterebbe, suppongo, di un processo estremamente assimilabile alle cosiddette malattie autoimmuni (è come diventare improvvisamente allergici a se stessi).
Non so se lo squalene sia usato anche nell'antinfluenzale normale(1) tuttavia suppongo di no in quanto è utile particolarmente nei vaccini antipandemia proprio perché è un immunostimulante e aiuta a ridurre la quantità di antigeni virali, e cioè di dosi di virus necessarie per produrre un vaccino, evitando in tal modo la necessità di effettuare successivi richiami. Quindi in pratica è usato per produrre molti vaccini ad un costo inferiore e diventa essenziale quando la richiesta di vaccini è estremamente elevata rispetto alle capacità produttive (eventualità che si verifica proprio nei casi di pandemia).
La conferma di un sospetto: Ho sentito con le mie orecchie affermare ripetutamente da tutti i TG nazionali che il vaccino è sicuro. Lo dicono altresì gli intervistati illustri che quasi ogni giorno sono ospiti degli stessi TG. Proprio l'altra sera uno di questi (nel caso specifico stiamo parlando di RAI1 e del TG delle 20.00) alla domanda che suonava più o meno così: "cosa ne pensa circa la polemica relativa allo squalene?" ha fermamente risposto: "lo squalene è una sostanza naturalmente presente nel corpo umano". Fino a lì avevo solo un forte sospetto, in quel momento sono finalmente riuscito a realizzare la certezza che qualcuno stia deliberatamente omettendo delle informazioni fondamentali. Nessuno parla mai infatti dei possibili effetti collaterali del vaccino e nessuno credo si sia mai addentrato nella questione "sindrome del golfo". Strano non vi pare? Potrebbero voler evitare allarmismo e inutili polemiche tuttavia questa "censura" non la ritengo affatto corretta.
Non so più cosa pensare. Non si capisce se la pandemia sia vera, se il rischio sia reale o fittizio e non si capisce neppure se le autorità stiano minimizzando soltanto per non indurre eccessivo allarmismo nella popolazione. D'altro canto non si capisce neppure se questa influenza di cui già qualche mese fa proprio al TG qualcuno aveva prospettato addirittura un'origine artificiale (un incidente di laboratorio, una fuga s'è detto ma nessuno può sapere se sia stata intenzionale o meno) sia stata creata ad hoc proprio da qualche casa farmaceutica. L'intervistato all'epoca pronunciò più o meno queste parole: "ha caratteristiche e ci sono elementi che inducono a pensare che abbia avuto origine in laboratorio". Le parole precise ovviamente non le ricordo ma in definitiva affermò che sembrava altamente probabile che fosse andata proprio così.
Per come la vedo io ritengo che il problema e ciò che si vuole combattere sia essenzialmente il rischio pandemia (con tutte le conseguenze che questa potrebbe provocare) e, intrinsecamente dunque anche la possibilità che il virus muti e diventi più aggressivo. La caratteristica infatti che induce a comportarsi diversamente di fronte a questa influenza rispetto alle altre sta proprio nel fatto che è altamente pandemica e si diffonde facilmente senza trovare barriere soprattutto nei giovani che non hanno mai avuto precedenti contatti con ceppi virali simili. Quanto appena esposto è anche quanto chiaramente affermato dai responsabili della nostra Sanità. Un'ipotesi per così dire più complottista potrebbe invece essere la seguente: si sta dando una mano alle case farmaceutiche ad inculcarci la cultura del vaccino antinfluenzale. I TG infatti ci sbarellano davanti morti in continuazione nonostante Fazio continui ad insistere col fatto che come influenza questa è ben 10 volte meno potente di una normale influenza stagionale. Ma allora perché si "contraddicono" continuamente? L'influenza è leggera ma è necessario vaccinarsi. Perché? Per evitare la pandemia? L'influenza è leggera e provoca meno vittime di una normale influenza stagionale tuttavia i TG continuano a seminare terrore. Perché? Per indurre la gente a vaccinarsi? Il vaccino contiene squalene (oltre ad altre sostanze non del tutto innocue che non ho neppure menzionato) ma tutti lo definiscono sicuro nonostante quei pazzi di americani abbiano decretato che nei loro vaccini lo squalene non ce lo vogliono. Perché? Per quel che ne sappiamo potrebbe essere solo un grosso esperimento (delle prove generali) o una possibile controffensiva cinese alla sars di qualche anno fa :) Se si trattasse di una sorta di "giochi di potere", di una guerra "biologica" combattuta in maniera fredda, allora ci sarebbe davvero da preoccuparsi.
Attenendoci tuttavia ai soli dati di fatto vien comunque da pensar male quando si vedono le autorità omettere o addirittura occultare informazioni critiche e contribuire a creare solo ulteriore disinformazione.
(1) Purtroppo non è così: in Europa lo squalene della Novartis (la prima a brevettarlo) è utilizzato nell'antinfluenzale stagionale a partire dal 1997.
Visioni oniriche – gabbato dal proprio inconscio
Sottotitolo: memento
Il Killer. Sono anni che non lo vedo, forse dieci o giù di lì.
Tranne nel sonno però perché a dire il vero, durante questi anni, un paio di volte l'ho incontrato ed è stato proprio mentre dormivo.
E' davvero strano: se a far da ambientazione alle mie visioni notturne è Sant'Arcangelo di Romagna, ecco che magicamente compare anche il Killer.
La prima volta è accaduto durante un sogno ambientato nel bel mezzo della fiera dei cornuti, il giorno di San Martino. Un'avventura alquanto surreale tornatami alla mente solo in seguito ad una seconda visione avvenuta pochi giorni or sono verso la fine del mese d'Agosto. Avventura, tuttavia, che non posso raccontarvi perchè l'allucinazione mi ha colto diverso tempo fa e purtroppo ormai la ricordo appena.
Il secondo incontro risale invece a quei giorni in cui il Jackpot del Superenalotto era salito talmente alle stelle che ogni volta che mi coricavo lo facevo con la speranza, spesso persino con l'intenzione, di sognare la sestina vincente. E di cifre, nel dormiveglia, quando la coscienza non era del tutto assopita e continuava a pregare il subconscio di servirle i numeri s'un piatto d'argento, me ne sono passate davanti davvero tante. La fregatura però era che transitavano con una velocità tale da essere impossibile acchiapparle: ricordo ad esempio degli enormi calendari (o forse si trattava di meridiane) appesi ai muri di caseggiati popolari ubicati in quartieri suburbani sui quali "sfarfallavano" rapidamente lettere, simboli e numeri un po' come accade presso le stazioni sui tabelloni degli orari dei treni o degli aerei.
Le tessere mutavano velocissime ed erano inafferrabili e ancorché riuscissi a fissarne qualcuna, puntualmente me la dimenticavo prima del risveglio.
Ebbene, tornando al nostro sogno, mi trovavo in un bar di Sant'Arcangelo. Lo arredavano una grande vetrata e delle poltronette sparse in qua e in là per il locale piuttosto affollato di gente che aveva più o meno la mia età.
Era inverno, dovevamo essere intorno alle quattro/quattr'e'mmezza del pomeriggio perché c'era ancora luce ma si capiva che mancava poco all'imbrunire.
Guardo fuori e dall'altro lato della strada, a qualche decina di metri di distanza, scorgo il Killer che cammina a passo spedito verso il bar e che ormai prossimo al locale, si accinge ad attraversare la strada.
In alcuni istanti è già dentro. Sono seduto su una poltrona, una ragazza si è appena accomodata di fianco a me e sembra voler attaccar bottone.
Mi alzo per dirigermi verso il Killer nell'intento di salutarlo. Mentre mi ricambia, tra reciproci convenevoli e qualche insulto da parte mia, ovviamente bonario, vede la ragazza che mi stava seduta accanto così la sua attenzione si focalizza totalmente su di lei.
Si conoscono e lei già ride mentre lo bacia e l'abbraccia: – Killer …ti calza a pennello! – gli dice. Aveva sentito che l'avevo chiamato così mentre ci salutavamo.
Non ricordo cos'altro sia accaduto in quel bar ma ho l'impressione che qualcosa c'abbia indotti ad andarcene presto.
Mi dirigo verso il campo arato, di cui ovviamente la superficie era già stata pareggiata, sul quale avevo parcheggiato la macchina.
Erano rimaste la mia e poche altre. Stava "sbuficchiando" ma con poca decisione. Le automobili erano solo leggermente "impolverate". Non c'era fango. Forse perché il terreno era gelato.
Un'auto parcheggiata perpendicolarmente alla mia fa retromarcia e con il culo la prende in pieno sul fianco ammaccandole entrambi gli sportelli laterali.
Mi metto a sbracciare e ad urlare ma dopo un'ulteriore retromarcia mi da un altro colpo nella fiancata e senza accennare a fermarsi si accinge a dirigersi verso l'uscita. Sono tranquillo perché anche se il coglione non s'è fermato, so che mi basterà annotare la sua targa e poi denunciarlo.
Aspetto dunque che l'auto si trovi con la parte posteriore di fronte a me affinché possa prenderle sta benedetta targa.
In quel momento la mia coscienza ha un sussulto e si rende conto che quel numero potrebbe tornare buono per essere giocato al superenalotto.
L'aspetto dunque con sempre più impazienza e quando riesco finalmente a vedere chiaramente il retro dell'automobile, mi accorgo che la targa è quasi completamente coperta dalla neve. Non potete immaginare lo sconcerto: la mia stessa mente che si prende gioco di me, riesce a sorprendermi e allo stesso tempo a beffarmi. Forse è il subconscio che ben consapevole delle risibili probabilità di vincita, schernisce la coscienza. Sembra impossibile eppure è andata esattamente così. Da lì ad un attimo mi sento perso, impotente. Tra l'altro la mia macchina non si voleva aprire e mentre ancora non ero neppure salito a bordo, l'altra auto, che mi pare fosse una vecchia Saab grigia decapottabile, stava già imbucando il primo incrocio. Era ormai piuttosto scuro e la luce dei lampioni si faceva di momento in momento più intensa.
Dopo un po' d'indecisione riesco finalmente a partire all'inseguimento scendendo in strada, alla "Starsky & Hutch", direttamente dal marciapiede ma superato a mia volta lo stesso incrocio ecco che dopo poco se ne ripresenta un altro e poi un altro ancora e quindi di nuovo un altro, una rotonda, un paio di saliscendi, un sottopassaggio ed infine un posto di blocco della finanza.
Per non essere trattenuto spiego rapidamente l'accaduto e domando se per caso avessero visto la Saab.
La risposta è negativa. A quel punto mi rendo conto di essere stato seminato e sebbene non mi arrenda, sono perfettamente consapevole che la macchina grigia sarà lontana ormai mille miglia.
Oltre la beffa dunque anche il danno. Per fortuna, è proprio il caso di dirlo, era solo un sogno o comunque poco di più, probabilmente un memento.
Gioco di squadra
Abbiamo scoperto in occasione dei tragici fatti di Viareggio che in Italia é normale che un treno con 14 carri cisterna pieni di GPL transiti a 90 km/h in una stazione ferroviaria dove, come anche i bambini sanno, il passaggio sui numerosi scambi provoca forti sollecitazioni alle meccaniche dei vagoni.
Ed abbiamo visto il ministro Matteoli tirare un sospiro di sollievo quando ha potuto comunicare al mondo che la colpa è della ruggine, per giunta tedesca. Mai una manovra atta a coprire le responsabilità per una tragedia era stata così ben recitata da tutte le parti in causa. Un perfetto gioco di squadra. Perfino Bertolaso che di solito dà qualche tiratina di orecchie a chi non rispetta le leggi o le regole del buon senso, ad esempio ai sindaci che hanno dato il permesso di costruire in zone alluvionali, alle falde dei vulcani, senza rispettare le leggi antisismiche…., questa volta, rivolgendosi ai disastrati di Viareggio ha esclamato: "il governo non vi lascerà soli". Un altro ha dichiarato che è stata una fatalità che il fatto sia avvenuto in stazione "avrebbe potuto accadere in aperta campagna senza provocare vittime".
Come se gli italiani non si fossero accorti che in Italia il deragliamento di un treno è un fatto all'ordine del giorno. Il buon senso non ha suggerito alle emerite "teste di cazzo" preposte alla sicurezza che con un carico del genere, anche se hai dei carri nuovi fiammanti devi pensare anche ad altri fattori, ad esempio la rottura di uno scambio oppure un ostacolo sui binari, quindi adeguare la velocità applicando la logica del buon senso.
P.S.
Scusate per il "teste di cazzo" che più sopra avete letto, ma è il grido dei morti arrostiti e dei feriti ustionati che ancora sono negli ospedali.
Che Brasil!
Chi di voi non si aspettava una rimonta del Brasile alla fine del primo tempo? Io, come tutti, non sapevo come sarebbe andata a finire tuttavia ero quasi certo, così come lo erano Marco Mazzocchi e quelli degli studi RAI e così come probabilmente lo eravamo tutti quanti, che questa squadra avrebbe saputo ribaltare il risultato.
Primo perché non ha smesso per un attimo di essere padrona della situazione. Secondo perché sa trasmettere quel senso di sicurezza come, nonostante due goal subiti in contropiede, nessun'altra squadra sa fare.
E questo significa semplicemente che questi brasiliani sono una spanna sopra tutti gli altri.
Forse solo la Francia di Zidane & C. di qualche anno fa sarebbe stata in grado di fare altrettanto.
Perché il Brasile non ha mai smesso per un attimo di attaccare e creare occasioni e la partita è stata praticamente un match a senso unico anche prima che gli USA si ritirassero tutti quanti nella loro metà campo.
E non importa che gli USA siano una squadretta perché se fosse accaduto a questa o a qualsiasi altra Italia (tranne forse quella dell'82) di prendere due goal nel primo tempo, probabilmente nel secondo ne avrebbe presi anche degli ulteriori.
Insomma, per il Brasile vincere non è qualcosa di occasionale, è la regola e ovviamente non c'è bisogno che sia io a dirlo, lo dimostrano semplicemente i risultati.
La solita Novartis
A solo pochi giorni dal primo decesso avvenuto in Europa di una partoriente scozzese e dalla dichiarazione di PANDEMIA da parte dell'OMS arriva la notizia che le grandi case farmaceutiche hanno già pronto il vaccino contro la nuova influenza H1N1 suinomexicana.
Glaxo, al contrario di Novartis ha fatto sapere che lo distribuirà gratuitamente alle popolazioni dei paesi più poveri.
Novartis dal canto suo ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di farlo anche se comunque lo offrirà a prezzi scontati.
Gli Stati Uniti intanto hanno già prenotato dosi di vaccino per un ammontare di 250 milioni di dollari (mi pare …dollaro più, dollaro meno).
Se consideriamo che l'Europa farà altrettanto così come tutto il resto del mondo, non è difficile immaginare quanti saranno i soldini che entreranno nelle casse di queste case farmaceutiche. Senza bisogno di fare conti direi dunque: semplicemente TANTI!
Sono passati un paio d'anni da quando Novartis ha perso la battaglia legale ingaggiata contro il governo indiano ma la lezione sembra non esserle affatto servita.
Talk Radio
Atmosfere da "lanterne rosse" e poesia pura, soprattutto quando è stata la volta delle contorsioniste.
Poi, di sfuggita, un brandello della rappresentazione di tre comici e musicisti travestiti da barbieri e "cavadenti".
Davvero spassosa, ma un po' troppo trascinata così ho finito per annoiarmi e siccome cominciavo a sentirmi stanco oltre che infreddolito, ho preso la strada di casa.
Durante il ritorno ho scoperto, ascoltando la radio, che esistono equazioni o forse algoritmi (così mi pare abbia detto lo speaker ma non prendetemi alla lettera) per spiegare ogni cosa, ce n'è uno dunque che prova a motivare anche il fatto che piova più spesso nel week-end piuttosto che negli altri giorni: sembra sia tutta colpa delle polveri sottili.
Giunto a Monte ho fatto un rapido passaggio all'Arcipikkia quindi tra una bevuta, l'estrema sintesi del finale di Anna Karenina, il riassunto dell'ultima puntata di "Lost" e quattro cazzate di Fabietto, l'estroso fisarmonicista'd Mungrimèn che dall'estate scorsa imperversa a Monte con la propria musica e le proprie barzellette, ho salutato tutti e ho di nuovo preso la strada di casa.
Accendo la macchina e la radio, come al solito, parte automaticamente. Su Radio2 c'è Veronica Pivetti che conduce una trasmissione notturna (o forse si tratta di una replica) e che come sottolinea un ascoltatore, con quella sua voce a tratti afona, quando fa la bambina indemoniata è davvero forte. A me MI fa morire.
Giro stazione per sbaglio e mi ritrovo un'altra grande voce roca, quella di Rino Gaetano che sta cantando "Ma il cielo è sempre più blu". Non posso fare a meno di fermarmi ad ascoltare questa stupenda canzone che in pochi versi condensa la quasi totalità degli usi e costumi della nostra Italia.
Non sono per gli assoluti ma almeno per quanto mi riguarda, credo sia una della canzoni più belle che abbia mai avuto modo di ascoltare così, prossimo alla discesuola di casa mia, decido di tirare diritto e giunto all'albergo faccio inversione, torno indietro e proseguo senza meta in direzione di Mercatino.
Non è la prima volta che mi succede.
Ad un tratto quando guardando il display arancione della mia Opel mi rendo conto che è il due di giugno, finisco per commuovermi un po' (sto esagerando ma al momento non trovo altre parole per descrivere il mio stato d'animo).
Terminata la canzone mi risintonizzo sulla Pivetti e dopo aver fatto un paio di volte su e giù da Monte fino al bivio di Savignano, imbuco finalmente la discesuola che mi porta a casa.
Ogni tanto mi capita di incrociare persone che sgranano gli occhi quando mi vedono ridere da solo come un matto o fare da una parte all'altra della strada mentre cerco di scovare la stazione che m'interessa, ma ne vale la pena: non c'è niente di più piacevole (sto di nuovo esagerando) che ascoltare qualche bella trasmissione radiofonica mentre si è in macchina che si sta viaggiando, in particolar modo di notte, con tutte le luci del cruscotto e dei vari display accese.
A proposito di LOST
Il testo però ha cominciato a dilatarsi e sono riuscito a completarlo solo ora così eccolo qua pronto per essere pubblicato, piuttosto che su un forum attinente, nel nostro blog.
Ma con Google forse non sarà difficile scovarlo neppure per i tanti appassionati.
Uno scontro tra due semidei, è così che termina la quinta serie di "Lost": Jacob, il tessitore, una sorta di Penelope al maschile che intreccia tele greco-egizie e che vive all'interno del piede a 4 dita intravisto in un episodio delle precedenti stagioni e l'uomo della "loop-hole" (l'espediente, il sistema, la scappatoia). Il piede è un rudere di un'antica statua dal corpo di uomo e la testa di coccodrillo recante due grosse croci ansate, una per mano, esattamente come nelle più classiche rappresentazioni egizie di tale simbolo sacro.
Il colosso infatti, costruito su di un piccolo scoglio a ridosso del mare, col piede sinistro leggermente proteso in avanti, il tipico copricapo delle divinità ed il caratteristico "gonnellino", assomiglia alla rappresentazione del Dio egizio Sobek dell'acqua e della fertilità e come il faro d'Alessandria pare in perenne scrutamento del mare antistante costituendo senz'ombra di dubbio un indiscutibile riferimento alla cultura dello straordinario popolo del mediterraneo.
La ABC afferma tuttavia trattarsi di Taweret ma evidentemente non conosce bene l'iconografia egiziana o assai più verosimilmente gli autori giocano a mischiare cose e culture diverse.
Rappresentare Taweret, con quel suo pancione da ippopotamo, del resto, sarebbe stato certamente meno suggestivo, anzi, probabilmente anche un po' ridicolo ed il riferimento alla cultura egizia, per noi profani, meno evidente. Tuttavia Taweret, nella trama di Lost, ci entra meglio del compagno Sobek ed ha maggiore ragion d'essere visto che rappresenta la Dea che protegge le donne incinte e visto che non si sa per quale arcano motivo, nascituri e puerpere sull'isola non hanno vita lunga.
La mia però è solo un'ipotesi ed il reale significato di quella statua per ora rimane ignoto.
La causa dello scontro tra i due semidei invece, almeno apparentemente, viene svelata da subito: la seconda semidivinità, proprio come Jacob, è un antico abitante dell'isola e ne rappresenta la fazione conservatrice, chiusa e tesa a mantenere segreto il proprio mondo mentre Jacob è un progressista aperto anche all'ambiente esterno e quando un bel giorno un veliero si affaccia all'orizzonte (presumibilmente si tratta della "Roccia Nera"), il misterioso uomo della "loop-hole" raggiunge Jacob ai piedi del colosso e gli manifesta, senza mezzi termini, la propria intenzione d'ammazzarlo per quanto aveva fatto, promettendogli che un giorno o l'altro avrebbe trovato una "loop-hole", appunto, ovvero uno stratagemma per ucciderlo davvero. Perché ovviamente è stato Jacob a fare in modo che quei navigatori scoprissero l'isola, altrimenti introvabile, e perché evidentemente Edom (chiamiamolo pure così l'uomo della loop-hole) non avrebbe potuto uccidere il fratello direttamente.
Avete letto bene, ho scritto proprio "fratello", perché questo nuovo personaggio potrebbe infatti essere un riferimento al biblico Esaù, Edom appunto, il fratello maggiore di Giacobbe (Jacob) cui quest'ultimo sottrasse sia la primogenitura che la benedizione del padre Isacco.
La perdita della primogenitura avvenne per via di un meschino baratto mentre la benedizione gli fu rubata tramite un perfido inganno per il quale Esaù cominciò ad odiare a morte il fratello rimanendo per lungo tempo determinato ad ammazzarlo.
Bisogna dire che anche il temperamento dei personaggi corrisponderebbe, Edom più irrequieto mentre Jacob tranquillo, riflessivo e pacifico.
Ma torniamo a "Lost": dal fatto che ad uccidere Jacob materialmente sarà poi Ben Linus, si evince che parte dello stratagemma consiste nell'indurre Ben a colpire Jacob al proprio posto in quanto, evidentemente, per ragioni che non ci sono ancora date sapere, non avrebbe potuto farlo di mano propria.
Edom, quando insieme a Ben entra nella dimora di Jacob ha però le sembianze di Locke che sembra essere tornato in vita dal momento in cui il secondo aereo, quello dell'Ajira precipita sull'isola.
Purtroppo invece non è così, in una delle scene finali, il corpo di Locke viene rovesciato per terra esanime da un contenitore d'alluminio trasportato fino al piede di Taweret da Ilana e dai suoi scagnozzi.
Ed ecco finalmente che si comprende lo strano comportamento del risorto Locke, un Locke più infido e calcolatore, un Locke che poi avrebbe ucciso Jacob ed intenzionato a riprendere il controllo dell'isola.
Ma Jacob è un abile tessitore e la tela di Penelope è pronta per essere disfatta e nuovamente tessuta, quindi quell'ultimo flashback che per l'ennesima volta ci riporta indietro di 30 anni e a seguire, l'esplosione atomica che pone fine alla V stagione, una stagione estremamente farraginosa dove i salti temporali dei primi episodi contribuiscono enormemente ad aggrovigliare l'intrico svelando trame ordite precedentemente e allo stesso tempo reintrecciandone di nuove, non possono rappresentare che il preludio per un'immediata "rinascita" (in base alle teorie di Faraday) e l'avvio di una stagione dove si combatterà finalmente la tanto preannunciata guerra tra fazioni.
La quinta stagione, come appena detto, è anche la stagione in cui si comincia a dare risposta agli innumerevoli interrogativi posti nel corso delle stagioni passate, è ovvio però che la soluzione dell'intero arcano la riceveremo soltanto alla fine della prossima serie e questo mi preoccupa alquanto per via del fatto che tenere alta la suspense, la tensione, il senso di mistero fino all'ultima puntata non sarà certo facile e allo stesso tempo, nel caso in cui gli autori dovessero riuscirvi, il finale, per potersi ritenere all'altezza, dovrà essere, a dir poco, esilarante, considerata l'aspettativa che si è andata creando finora e che andrà quasi certamente amplificandosi nel corso delle prossime puntate.
Non sempre infatti, quando si danno delle risposte queste si rivelano soddisfacenti.
Nonostante, devo dire, di essere assai fiducioso perché gli autori di Lost sono stati quasi sempre bravi a sorprenderci e sono pronto a scommettere, pertanto, che saranno in grado di farlo ancora. Aspetteremo impazienti dunque e staremo a vedere cosa accadrà nella convinzione che non potranno deluderci.
Per quanto mi riguarda mi auguro un finale altrettanto mirabolante quanto quello della 4^ serie. Potrebbe essere tuttavia anche uno di quegli epiloghi che lasciano aperta la possibilità per un "to be continued" ovvero per una ripartenza. In questo caso, dopo i titoli di coda, spegnerei comunque definitivamente il televisore.
Ma forse mi sto sbagliando a dare così tanta importanza a quelle che in pratica non sarebbero altro che poche scene se paragonate all'intera lunghezza del serial perché a detta di qualcuno non conta tanto la destinazione quanto piuttosto il viaggio. E Lost in questi anni ci ha regalato dei trip veramente fantastici. Quindi dovremmo forse rassegnarci all'idea che l'isola sia davvero tutta quanta un'invenzione della mente schizofrenica di Hurley, come del resto ci è già stato prospettato in un episodio della seconda stagione, o magari al finale scontato di un felice ritorno a casa senza ottenere risposta alcuna riguardo ai misteri dell'isola e dei suoi abitanti o ancora, una conclusione dove il tempo e la storia vengono mutati affinché tutto quanto è accaduto non accada mai e senza dunque che i personaggi si possano mai rendere conto di aver vissuto quest'assurda avventura. Chi lo sa, probabilmente meglio non pensarci e godersi i trip dei prossimi episodi fino alla fine dell'intero viaggio senza stare a preoccuparsi di come il viaggio stesso si concluderà.
Visioni oniriche – sottotitolo: il risveglio
L'altra mattina ho avuto la sensazione di essere pazzo (direte: "te ne sei reso conto solo adesso?"), un po' schizofrenico come lo è Hugo nel serial televisivo "Lost".
Perché il fatto che sto per raccontare è accaduto esattamente il giorno seguente alla visione di quella puntata della seconda stagione, dove Hugo è costretto a confrontarsi con l'immaginario Dave, una sorta di perfido alter ego creato dalla sua stessa mente.
Perciò temo che questa combinazione di eventi, incastrata con altre circostanze che ora non sto a raccontare, non sia avvenuta accidentalmente e mi abbia dato conferma, piuttosto, che nulla succede per caso.
L'altra mattina era martedì mattina ed è ben noto che il martedì è giorno di mercato a Macerata.
Come spesso accade, dunque, nel tratto di strada che a partire dall'ospedale termina di fronte alla ferramenta di Magi, mi sono ritrovato imbottigliato nel traffico che essendo tempo bello, tra un'imprecazione e l'altra tirata per via della fretta, proseguiva a singhiozzo e a rilento ancor più del solito.
Proprio quando mi trovavo in prossimità dello sbocco superiore del "Corso", la via principale dove il mercato ha luogo, una roscia con un completino rosa composto da un top ed una minigonna che le lasciava scoperto il lungo stacco di gambe, un po' magre forse, ma abbastanza sexy da far voltare tutti gli uomini presenti, sbucava improvvisamente fuori dalla calca e dalle bancarelle. Il top pareva sorretto unicamente da un meraviglioso paio di tette balzellanti che in tutta la loro libertà esibivano, in punta, due acuminatissimi capezzoli.
Trascinava, così discinta, un trolley scuro e sembrava diretta verso la sede della Comunità Montana (beato Maiani!) e la luce del sole, che rifletteva accecante dalle pareti delle case, dai sampietrini e dall'asfalto lisci, contribuiva, insieme al fatto che non ero ancora del tutto sveglio, a render persino più onirica tale visione.
Perché sarà una coincidenza ma quella roscia , non dico dove né in quali circostanze e in abiti del tutto diversi, morigerati e quasi castigati, l'avevo già incontrata qualche giorno prima e nonostante non mi avesse fatto particolarmente effetto, la notte successiva a tale incontro, me l'ero ritrovata in sogno.
E nel sogno era con le spalle al muro sopraffatta da non ricordo chi mentre incredulo la osservavo tirare fuori, guardandoci e invitandoci (eravamo in più di uno ad assistere alla scena) in tal modo verso se, due seni abbondanti ma ben fatti dalla carne a sua volta rossiccia e i capezzoli che lo erano ancora di più. Sfacciatamente mi avvicinavo a lei, anzi, mi ci avventavo come un avvoltoio, scalzando il tipo che le stava addosso, e agguantavo quelle due tette spostando di tanto in tanto, l'attenzione anche su di un paio di natiche tese e toniche come fossero di sasso (nei sogni può accadere davvero di tutto).
Mi sentivo però in imbarazzo: consumare quel rapporto in mezzo alla gente non mi metteva proprio a mio agio, quindi la invitavo a salire nella mia camera d'albergo.
Ma all'improvviso, un secco "no" come se volesse far marcia indietro, mi gettava nel più profondo sconforto. Sembrava di nuovo ripetersi la stessa storia di quasi tutti i miei porno-sogni dove ad un certo punto o mi sveglio oppure per un motivo o per l'altro, non me la da.
Insistevo allora e me la trascinavo dietro, su per le scale, prendendola per un braccio. Si lasciava condurre senza opporsi a dimostrazione che a volte le donne vanno prese, come dice Tinto (Brass), con determinazione.
Salendo le scale m'imbattevo in una ragazza di Monte (ovviamente non ne faccio il nome) che si vede ormai di rado in giro e che in quel sogno c'entrava ben poco, ma presumibilmente la trama del "film" richiedeva che in questa mia furtiva azione fossi beccato da qualcuno, così la mia testa ha ben pensato di ricostruire un incontro fortuito e inaspettato associandolo a quello che altrettanto inaspettatamente era realmente avvenuto qualche sera prima proprio con questa stessa persona. E allora ecco che mi sentivo nuovamente in imbarazzo per essermi lasciato sorprendere da costei durante tale impeto e per aver lasciato trapelare tanto fervore ed eccitazione.
Evidentemente perché sono solito tener ben in serbo le mie emozioni.
Da qui in avanti, purtroppo, ricordo ben poco, ad ogni modo direi sia il caso di sfumare e fermarci qua.
Il volto magro, quasi scarno, lo sguardo languido, i capelli non tanto lunghi che lasciavano scoperto invece un lungo collo esile, con quegli ampi boccoli artefatti, freschi di parrucchiere tanto quanto quel colore rosso così infuocato della sua tinta mi hanno dato l'impressione, fin da subito, che questa tipa così "conciata" fosse una donna assai lasciva e dissoluta. Magari non è affatto come mi è sembrato tuttavia resto fermo nella convinzione che sia la roscia più licenziosa che abbia mai "incontrato".
Perché la mia passione per le rosse ha origini lontane: comincia con la sorella maggiore di un mio vecchio compagno di classe e passa per l'evanescente e diafana Julianne Moore, la stupenda Angie Everart e quella sozzona della Brambilla, per finire con Marcia Cross, la casalinga disperata della famosa serie televisiva che nonostante quella faccia arcigna ed antipatica mi fa un sangue della miseria.
Dico "per finire" perché proprio l'altra sera, all'Arci, su un canale satellitare, mentre aspettavo che cominciasse Lost, la stavo ammirando in tutta la sua severa ed asettica bellezza lasciandomi andare a commenti di ogni genere.
Tornando alla roscia nostrana, non credo l'avessi mai vista precedentemente al giorno in cui l'ho incontrata per la prima volta altrimenti me ne sarei certamente ricordato. Tranne che per quel collo lungo e sottile e quel volto singolare che mi richiamava alla mente, sebbene non le assomigliasse affatto, Ornella Vanoni, non mi aveva, tuttavia, colpito neppure più di tanto. Tra l'altro in tale occasione, ribadisco, era abbastanza castigata, elegante più che altro, con scarpe basse e nulla di particolarmente seducente addosso.
Ma dopo il sogno dell'altra notte mi era rimasta inchiodata in testa come un uggioso e allo stesso tempo piacevole tormento e in più circostanze, nei giorni a seguire, mi sono chiesto come avrei potuto fare per rivederla.
La sera di Lost, all'Arci, mentre mi passavano davanti le immagini della roscia Marcia, essendomi tornato in mente, l'ho persino raccontato ai presenti di questo mio sogno fatto il giorno innanzi.
Quando il giorno successivo quindi me la sono ritrovata improvvisamente a sfilare sulle strisce pedonali, davanti alla mia macchina – proprio la mia e non quella, ad esempio, di colui che mi precedeva – vestita esattamente come nel sogno, mentre accennava addirittura uno sguardo verso di me, l'episodio mi è parso talmente improbabile che ho finito per convincermi che se lo sia inventato il mio subconscio.
Sono perplesso ed estremamente preoccupato.
PS: credo che questo sia il primo sogno erotico che faccio dal giorno della famosa promessa, una sorta di breve risveglio primaverile, in previsione del lungo letargo estivo/invernale, dei miei bassi fondi. Non prendetemi dunque per un maniaco.

