fioreselvaggio | Monte Cerignone e dintorni - Part 2

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A Kama Ado non è successo niente

"A riferire l'incidente, stavolta, sono addirittura fonti dell' Alleanza del Nord, secondo le quali i B-52 avrebbero centrato il villaggio di Kama Ado, «uccidendo almeno venti civili»."

2 Dicembre 2001 – Il "Corriere della Sera"
 

Kama Ado non è solo sparito dalle mappe geografiche: per noi italiani, pare proprio non essere mai esistito. Qualche riga sui quotidiani e poco altro. Nessuna giornata della memoria, ora della reminiscenza o week end del ricordo anche perché se si dovesse dedicare una ricorrenza ad ogni innocente che crepa in qualche guerra bisognerebbe studiare un calendario apposito, un altro almanacco mondiale degli olocausti e delle vergogne da dimenticare, proprio come Kama Ado. Ho cercato informazioni in idioma italico a mezzo Google ma l'esito è stato deludente.
Sono pochi i siti che ricordano Kama Ado e i suoi centoquindici morti: vorrà dire che da oggi c'è un blog in più.


Il villaggio in cui non è successo niente

 

Il comandante dell’esercito parlò con i media
disse,  “La nostra è una nazione che si basa sul diritto
non prendiamo di mira i civili
e bombardiamo solo se c’è motivo”
e fissando la telecamera con uno sguardo
freddo da gelare le ossa, disse
“Per quanto riguarda il villaggio di Kama Ado
lì non è successo niente”

Nel villaggio in cui non era successo niente
la maggior parte della gente si era alzata da letto
le donne si apprestavano a cucinare
ad assicurarsi che ogni bocca sarebbe stata sfamata
appena  prima dell’inizio di Ramadan
l’acqua fu messa fuori a bollire
piccoli fuochi scaldavano pentole di latta
sul secco suolo afghano

Nel villaggio in cui non era successo niente
i bambini giocavano per strada
gli uomini erano chini a pregare
alcuni senza scarpe ai piedi
era un altro giorno come tanti altri
che erano tramontati prima
e nessuno aveva detto a Kama Ado
quali orrori si stavano preparando

Nel villaggio in cui non era successo niente
nessuno sapeva
che questo posto sarebbe stato cambiato per sempre
da un B-52 americano
le bombe caddero tutt’attorno a loro
tanti scoppi assordanti
e la gente di Kama Ado
imparò che la vita poteva finire così presto

Nel villaggio in cui non era successo niente
le case crollarono una mattina
nemmeno un terrorista morì lì
ma forse ne nacque qualcuno
nel villaggio di Kama Ado
non ci sono grotte sotterranee
ci sono solo ruderi e polvere e crateri
e centoquindici tombe fresche.


David Rovics


La canzone si può ascoltare su "Kelebleker", il blog di Miguel Martinez.

Massaggiare l’anima

Per ingrandire, clicca sull'immagine


Una serata dimostrativa con il Prof. Gilberto Bianchi e Fabio Lepri per introdurre e conoscere i contenuti dei trattamenti individuali e dei corsi relativi alle tecniche create da Jack Painter.

Una poesia di Sandro Penna

Amore, gioventù, liete parole,

cosa splende su voi e vi dissecca?

Resta un odore come merda secca

lungo le siepi cariche di sole.

 

da "Croce e delizia"

Le radici dell’odio

Anche in quell'occasione non riuscii a scrivere: dopotutto, a inoculare stronzate nei cervelli della gente ci avevano già pensato altri. E poi, perché violentarsi e sfuggire alla propria natura di spettatore/lettore passivo e impotente?
Quando non trovi le parole per raccontare il tuo disgusto; quando provi così tanta rabbia che ti riesce impossibile spiegarne il perché; quando ti maledici perché hai capito che, per l'ennesima volta, stanno giocando sporco e ti stanno prendendo in giro, dai un'occhiata alla rete: troverai sicuramente qualcuno in grado di schiarirti le idee. E magari ti sentirai pure meno solo.

 

Dal retropensiero al giallo all'incontrario

6 Dicembre 2010 - http://ilblogdilameduck.blogspot.com

Una ragazzina manca da casa da giorni e non si sa che fine abbia fatto ma questo è un giallo alla rovescia, un giallo il cui nastro sta scorrendo all'indietro, facendo percepire suoni sinistri ed inquietanti, come quei rock satanici che si dice siano nascosti nelle innocue canzonette.

L'unica cosa certa è che la ragazzina è sparita, non si trova. Non abbiamo ancora formalmente un delitto né un movente preciso perché manca la cosa più importante,  la vittima, il cadavere.

Ma è poi così importante avere un cadavere se questo è un giallo all'incontrario, dove si parte dalla pena di morte inflitta all'indiziato anzi, a tutta la categoria alla quale appartiene e, con il tasto premuto del rewind, scorrendo tutta la vicenda all'indietro, forse ad un certo punto troveremo il momento del delitto? Ma ci importa veramente di sapere come è andata se sappiamo già chi è stato?

Questo è un giallo all'incontrario perché tutti sapevano già chi erano i colpevoli prima ancora che fosse stato commesso il delitto. Qualche giorno fa, era appena scomparsa Yara, l'adolescente casa-scuola-palestra molto tranquilla di Brembate, provincia di Bergamo, e qualcuno dalle frequenze di Radio Padania aveva già scritto il finale del giallo. 

“I lavoratori extracomunitari sono senz’altro persone oneste, ma siccome il sospetto per il diverso è sempre un sospetto radicato, qualcuno di loro si faccia avanti per togliere questi retropensieri”. 
Non hanno pensato che, purtroppo, a fare del male ai bambini non sono più solo gli uomini neri delle favole ma uomini (e donne, a volte) di tutti i colori della tavolozza e di tutti i gradi di rispettabilità e sospettabilità. Senza contare che, in casi come questi, il colpevole è spesso molto vicino a casa, scuola o palestra, più vicino di quanto si immagini. Ti ha osservato a lungo, magari, prima di colpirti ma siccome la mancanza di sospetto per l'uguale è sempre un non sospetto radicato, nessuno soffre di questi retropensieri.
 
Ad ogni modo, se il cadavere non si trova,  i  media necrofili, deamicisiani e astuti si portano avanti con il lavoro e si cucinano il colpevole o presunto tale di un delitto che ancora formalmente non c'è. I media ci raccontano cosa vogliono che sia successo. Cosa sarebbe meglio che fosse successo per poter giustificare il nostro sempre più feroce razzismo. 
Così ci raccontano un brutto film, un film dell'orrore metropolitano di quelli che ci fanno più paura. "Loro vengono qui a rubarci il lavoro e a violentarci le donne", scrivono le braccia rubate a Farmville su Facebook. E i media annuiscono: "E' proprio così". Raccontano di misteriosi furgoni bianchi che girano per le strade guidati da uomini che molestano le minorenni. 
Uomini che molestano le minorenni. Roba proprio solo da marocchini. Ci vorrebbe un bell'esercito per strada, magari gli squadroni della morte.
Combinazione, e si dirà che quelli della radio avevano visto giusto, come i precog della precrimine, c'è un extracomunitario indiziato di sequestro, omicidio ed occultamento di cadavere. Si, è vero, assieme a lui sono indiziati un paio di italiani ma questo, nel nostro giallo all'incontrario, è un dettaglio. Non perdiamo di vista il principale sospetto, anzi la categoria alla quale appartiene. Gli altri sospetti non contano. Non distraiamoci.
 
Ma è veramente andata così? 
Mentre scrivo pare che la posizione del marocchino indagato stia alleggerendosi fino ad una possibile scarcerazione per mancanza di prove.
Forse il nastro si è inceppato, bisogna riguardare il film dall'inizio. Da quando forse una ragazzina tranquilla  ha seguito  persone da lei ritenute innocue perché erano, ad esempio, persone che conosceva o aveva visto spesso negli ambienti che frequentava. Gente che non avrebbe avuto problemi a seguire perché di loro si fidava e che mai avrebbe creduto potessero farle del male. Magari dei coetanei o quasi.
 
Una sola preghiera. Vorrei sentire, chiunque sarà il colpevole finale, straniero, italiano o padano, comunque qualche parola forte contro una società che titilla il retropensiero pedofilo di tanti potenziali stupratori proponendo sui media adolescenti ancora bambine come prede sessuali ad ogni ora del giorno. Contro una società assetata di sangue che richiede la sua dose giornaliera di vittime femminili come un drogato all'ultimo stadio. Un paese dove il gettare le donne nei pozzi o nei fossi dopo averle usate sta diventando terribilmente frequente. 

Vorrei, una volta che fossero identificati i responsabili di un delitto che ancora non c'è, se per pura ipotesi fossero italiani, anzi padani, magari tranquilli borghesi e "bravi ragazzi di famiglia", che nessuno passi dall'impiccalo più in alto al chiamarli semplicemente "balordi". Che non venga a nessuno in mente di far diventare un atroce delitto, siccome è stato commesso dai nostri figli, una "bravata".  Lo so che i media e i bravi cittadini padani non lo farebbero mai ma non fateci caso, è solo un mio retropensiero.

La pozza dei desideri

per gentile concessione di S.P.

Il sonetto mancato

Un opera minore e poco riuscita del poeta Valdemiro Rossi che non mancherà di suscitare polemiche.

 

Grandi e piccole realtà

 

Dio ha creato il sole caldo e lucente

Ha creato la luna alta e splendente

Poi ha creato gli "interisti"

Una stronzata doveva pur farla!

 

Valdemiro Rossi

Monte Cerignone for sale

Italia segreta: ecco i luoghi appena scoperti dal jet set

Le nuove tendenze per i vip in cerca del relax discreto ed esclusivo.

8 Settembre 2010

L’Italia è bella, bellissima, ma quando si pensa al ‘Bel Paese’ quasi sempre vengono in mente cinque, o al massimo dieci località, considerate come le più famose e amate da italiani e stranieri. Parlando di seconde case, ad esempio, la mente corre subito alla Toscana o alla Sardegna (ma è naturale, in fondo sono ambedue magnifiche..).

Eppure, al giorno d’oggi, con la privacy diventata un valore da difendere con le unghie e con i denti, il jet set è alla continua ricerca di luoghi particolari, sconosciuti ai più e magari difficili da raggiungere. Ecco dunque la nuova tendenza, illustrata anche da ‘Panorama’, di alcuni personaggi della moda, dell’arte e dello spettacolo, volti alla ricerca di località amene nelle Marche, in Sicilia e ancora (ma non è cosa nuovissima) nel Salento.

Recentemente le Marche sono state definite ‘la nuova Toscana’ (o anche ‘la nuova Umbria’) perché vengono scelte da inglesi e americani alla ricerca del ‘buen retiro’ dove trasferirsi una volta andati in pensione. Qui hanno comprato una dimora sia il designer Hani Rashid, che ha una casa a Pagino (vicino ad Urbino), sia l’intellettuale Umberto Eco, che a Monte Cerignone possiede un ex convento all’interno del quale si dice abbia concepito il best-seller ‘Il nome della rosa’.

La Toscana, comunque, è tutt’altro che dimenticata dai vip, i quali però ora scelgono località abbastanza note ma non ancora diventate meta del turismo di massa, come San Casciano dei Bagni, dove ha casa il giornalista Giampaolo Pansa e dove forse comprerà anche Walter Veltroni.

Tra le mete più ambite e per il momento ancora poco ‘battute’ vanno forte anche molte località siciliane, come Trapani (sembra che Erice abbia stregato pure Naomi Campbell che vorrebbe sposarsi proprio in Sicilia, forse a Taormina o alle Eolie), e Menfi, al confine con Agrigento, dove troviamo personaggi importanti come le sorelle Oldenburg, cugine della regina di Svezia, il giornalista Paolo Panerai e ancora il garden designer Giulio Crespi.

A Vendicari ha la sua dimora il designer Rodolfo Dordoni, mentre a Castelluccio, vicino a Noto, la stilista Luisa Beccaria e il marito Lucio Bonaccorsi hanno ristrutturato un borgo. Anche le Eolie sono molto amate: una delle ‘ospiti’ più illustri di Filicudi è Belquis Zahir, principessa e nipote dell’ultimo re dell’Afghanistan, che per arredare la sua villa ha dovuto far arrivare i mobili con un elicottero.

Continua infine la sua ascesa il Salento, scoperto alcuni anni fa dal jet set e ancora in cima alle preferenze di tanti che lì hanno comprati casa e vi trascorrono buona parte dell’anno. Alcuni esempi? L’ex Presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d’Estaing, arrivato in Puglia più di vent’anni or sono, ma anche l’attrice Helen Mirren, che possiede una splendida tenuta a Tiggiano, la conduttrice Serena Dandini, che ha una casa a Marettima, nel Basso Salento, e da un paio di mesi a questa parte anche Francis Ford Coppola che, dopo anni di ricerche, ha finalmente trovato casa ad Ugento, in provincia di Lecce.

http://www.trendystyle.it

Paolo Rossi Superstar

 

Paolo Rossi, il gol è sollievo

«Lo 0-1 era nato da un mio errore: mi sentivo in colpa»

di Paolo Negri

FERRARA. Un'esultanza rabbiosa, per lui inusitata. Il coro acclamante della Ovest. Il peso del secondo gol personale in stagione. Insomma, una bella domenica per Paolo Rossi. Ma, per lui, soprattutto un sollievo. Il gol, intendiamo. Paolino l'ha vissuto quasi più con sollievo che con gioia. Questione di un senso di colpa che lui stesso ha spiegato nel dopo-partita: «Mi sentivo addosso la responsabilità per il gol segnato dallo Spezia – dice Paolo Rossi -. Ero stato io, infatti, a battere frettolosamente quella punizione da cui poi è nato il contropiede dei liguri». Oddio, colpevolizzarsi per questo ci sembra francamente

foto: Telestense

eccessivo. Non è che lo Spezia abbia preso palla e sia andato a fare gol. C'è stata un'azione, un errato disimpegno difensivo, l'occasione per Herzan col salvataggio di Belleri e da lì il corner per il colpo di testa vincente di Casoli. Insomma, dopo la punizione sprecata da Rossi, ne è passata di acqua… Ma lui non sente ragioni: «Ho sbagliato la scelta, era una situazione che andava gestita meglio. Confesso che per me sono stati minuti molto difficili. Mi sarebbe dispiaciuto rovinare la partita, avevo la sensazione di aver macchiato la prestazione della squadra. Il mio gol è stato bello ed importante. Sono contentissimo, ma per la squadra più che per me». Paolo Rossi sul match ha idee chiare: «La prova della Spal è stata fantastica, al cospetto di una squadra di qualità come lo Spezia, che alla fine arriverà in alto. La miglior Spal della stagione? Concordo, il primo tempo è stato sopra le righe. Li abbiamo surclassati, avremmo meritato due gol di vantaggio». Poi, Rossi regala un pensiero ai tifosi della Ovest: «Contare sul loro ritorno e sul loro appoggio è stato importantissimo. In campo il sostegno della Curva si sente tanto, e posso garantire che giocare così è tutta un'altra cosa».

8 Novembre 2010

tratto da: La Nuova Ferrara

La società dei magnaccioni

Fin dalla nascita, su questo sito hanno trovato spazio cialtroni di varia natura: dal più piccolo, al più grande. Oggi è il turno della Polverini, presa elegantemente a sberle dal blogger Miguel Martinez. Vi auguro una buona e proficua lettura.

Renata Polverini, palloni e lager, saluti e divieti

Renata Polverini è una nota coatta, che si è trovata tra le mani il grande tesoro della Regione Lazio, grazie alle spettacolari disavventure erotiche del suo predecessore e alle trasversali abilità del di lei manager, Claudio Velardi, che l’ha mandata a tradire la sua Roma, spingendola a esibirsi tra i laziali della Curva Nord.

Renata Polverini è reduce dei campi di concentramento nazisti, nel senso che ha portato in un’allegra gita in Polonia i giocatori di Fiumicino Calcio e Roma Futbol Calcio.

I partecipanti sono stati scelti con un vero e proprio torneo, in base al principio, chi vince finisce ad Auschwitz, che sembra una barzelletta del Presidente del Consiglio, ma non lo è. Comunque, hanno avuto l’onore di viaggiare in compagnia non solo della laziale pentita, ma anche di due individui di nome Adriano e Rocchi, che i media definiscono testimonial.

Il primo è un extracomunitario, molto rispettato però dai souchien italici perché, come ci informa Wikipedia, ha “un tiro estremamente potente, limitato però al piede sinistro“. Infatti,  il suo piede è stato venduto all’asta alla cifra di 15 milioni di Euro, un po’ come avveniva ai suoi meno fortunati avi neri in Brasile.

Tommaso Rocchi, invece, come molti di coloro che lo hanno preceduto sulla via dei lager, ha sofferto nella vita: nel 2008, ha avuto una microfrattura al perone.

La ragioniera Polverini si è esibita sui prati di Birkenau in un poderoso calcio a un pallone, davanti allo sguardo compiaciuto di Riccardo Pacifici.

La signora Polverini ha inoltre approfittato della gita per dire che è d’accordo con la proposta di Storace di istituire una fascia per la presidente della Regione: «Ottima idea. L’arancione mi piace, ma sul colore vedremo. Si applica un articolo dello statuto. E non sarò più invidiosa di Alemanno e Zingaretti che nelle cerimonie ufficiali indossano sempre la fascia».

L’atmosfera della gita ce la rende questa foto. Tutto sommato, un po’ meno peggio dello stile sadomaso-lapdance di certi turisti inglesi da quelle parti.

polverini-in-gita-a-birkenau "Fatece largo che passamo noi, li giovanotti de sta Roma bella…" La ragioniera Polverini in gita calcistico-memoriale

Comunque, dalla gita la signora Polverini ritorna con l’idea, non molto originale, di dare un ulteriore giro di vite alla libertà di espressione in Italia. Facendo seguito al noto discorso dell’africanista marxista, Claudio Moffa (vedere qui e qui), sul revisionismo storico,[1] la Polverini ha inventato una nuova competenza per la Regione Lazio:

Leggiamo infatti:

Politica | 19/10/2010 | ore 12.35 »

Shoah: Polverini, da Giunta appoggio a legge reato di negazionismo

Auschwitz, 19 ott. – (Adnkronos) – “Domani formalizzero’ per iscritto la posizione della Giunta a sostenere con forza il percorso per arrivare ad una legge che istituisca il reato di negazionismo, come proposto dal presidente della Comunita’ ebraica di Roma, Riccardo Pacifici“. Lo ha detto la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, in occasione della visita ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, insieme a un gruppo di ragazzi che, dopo aver partecipato al ‘Trofeo della memoria’, un torneo di calcio dilettantistico sono risultati vincitori e per questo sono venuti a visitare i luoghi dell’Olocausto in Polonia.

“Dobbiamo introdurre questo tipo di reato anche in Italia -ha sostenuto Polverini- come gia’ accade in Francia, Germania e Austria, perche’ abbiamo avuto una parte di storia molto brutta, come il fascismo, e per questo dobbiamo sostenere con forza una proposta del genere che faccia diventare reato il negazionismo”.

Qui sotto vediamo la signora Polverini in una foto ripresa qualche mese prima della gita pallonara.

La faccia triste sotto la Polverini, ovviamente, è il nostro vecchio amico Andrea Ronchi detto amichevolmente Gollum.

saluto-romano-polverini_fondo-magazineNota:

[1] La nostra posizione in merito a tutte le leggi di questo tipo è ben nota, e coincide con quella di Pierre Vidal-Naquet. Un signore che sarà meno bravo a tirare calci ai palloni, ma è più ferrato in storia della ragioniera Renata Polverini.

Miguel Martinez

fonte: Kelebekler Blog

Nella circoscrizione Marche del Belpaese

Così va in Italia. Quella parte d'Italia che, a parole, non tollera Berlusconi e combatte il cosiddetto "berlusconismo".

Un circolo Arci che, senza fini di lucro, ci lucra alla grande.
Una polizia tributaria tipicamente italiana, forte con i deboli e debole con i forti che, tradotto, significa: o spietata o corrotta.
Il ricorso dei "compagni che incassano", benedetto dall'onorevole di zona, il quale, va detto, non fa particolari pressioni, che atterra, con rotta privilegiata, sul tavolo della commissione giudicante. Ma, piccolo colpo di scena, viene bocciato.
La morale, qual è, tutto bene quel che finisce bene? No, la morale non c'è. Fatti loro. C'è di peggio nella vita. Così va il mondo. E io non sono un moralista. Sono soltanto un porco invidioso.

 
Fiscopoli, nelle carte spunta anche il nome del deputato Vannucci
 
 
Nell'inchiesta sulle tangenti esce anche il nome dell'onorevole Pd che avrebbe speso una parola per fare cestinare un'accertamento
 

Pesaro, 21 settembre 2010 – C’è anche il nome dell’onorevole Massimo Vannucci tra le carte dell’inchiesta sulla commissione tributaria di Pesaro. Premessa: il deputato non è indagato né ha preso soldi né si è fatto annullare un accertamento fiscale a suo carico. Detto questo però, gli inquirenti hanno ritenuto 'interessante' ciò che hanno scoperto. Che si riassume in questo: Vannucci avrebbe speso una parola buona per far gettare nel cestino un accertamento da 10mila euro nei confronti del circolo Arci di Rio Salso.
 
Era il 10 maggio 2010. I carabinieri (e la Finanza) tenevano sotto controllo già da mesi il segretario della 4° sezione della commissione tributaria Beniamino Mensali. Gli intercettavano le telefonate, gli spostamenti, le chiamate che faceva dalla cabine pubbliche. Nel pomeriggio del 10 maggio, Mensali accompagna in auto a casa a Fano il giudice tributario Vladimiro Grinta, il quale gli dice di aver ricevuto la visita a casa sua dell’onorevole Vannucci, visto che si conoscono da vent’anni, sentendosi chiedere di fare qualcosa contro l’accertamento fiscale nei confronti del circolo Arci di Rio Salso. In quel viaggio verso Fano, il professor Grinta prega il segretario Mensali di far sapere ad un altro giudice tributario, Giuliano Mensà di Cantiano, a cui era stato affidato il fascicolo, di trattare al meglio il ricorso del circolo Arci per il quale l’onorevole Vannucci ha speso il suo tempo e la sua parola.
 
Nella carte dell’inchiesta, i carabinieri sintetizzano quella conversazione in auto così: «…Grinta dice a Mensali di avere già il ricorso che gli ha portato l’onorevole Vannucci. Grinta dice che Vannucci gli aveva portato il ricorso a casa dicendogli di fargli questo piacere nel caso fosse affidato a lui». Poi le voci diventano sussurri e allora Mensali commenta: "..Nooo, cosa c’entra, se uno può fare un favore. Nei limiti». Grinta poi dice «se si può», nel senso che se lui legge le carte e dice che si può, bene, altrimenti basta. Mensali commenta che «dev’essere una cosa nei limiti della fattibilità". Grinta commenta "che con Vannucci ho un rapporto ormai da vent’anni, infatti lui è di Macerata Feltria». Grinta afferma che insieme a Vannucci sono stati revisori dei conti e poi i due, Grinta e Mensali, scherzano sul fatto che quando Vannucci era povero, lo portava a mangiare al Pesce Azzurro ma ora quando vanno a mangiare fa pagare a lui (cioè a Vannucci). Grinta conferma che ha visto che il fascicolo è affidato a Mensà, relatore".
 
La presunta 'raccomandazione' di Vannucci però non è andata lontano: la terza sezione della commisione tributaria nell’udienza del 20 luglio scorso, due giorni prima del blitz che ha portato in carcere Mensali e altri cinque oltre ad aver messo sott’inchiesta 12 persone per concussione, ha respinto all’unanimità il ricorso presentato dal circolo Arci di Rio Salso confermando in pieno l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Che aveva stabilito semplicemente questo: in quel circolo si somministravano bevande a chiunque incassando come un bar qualunque con la differenza però che i circoli non pagano le tasse «normali», anzi praticamente non le pagano. I giudici Lucio Mazzara, Giuliano Mensà e Romeo Carloni non hanno avuto dubbi nello stabilire che il circolo deve pagare quelle tasse (per il 2004). Ma in questi mesi l’onorevole Vannucci ha plaudito all’inchiesta, promettendo un intervento in Parlamento per rivoluzionare la giustizia tributaria perché «così non funziona». A pensarci bene, non è proprio tutta da buttare.
 
Roberto Damiani
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