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Buon Natale
In un'epoca di spregiudicati, cinici e degenerati picconatori neoliberisti intenti a demolire ogni residuale retaggio socialdemocratico e ad accentrare il potere politico ed economico nelle proprie mani è difficile continuare a contemplare Dio e il Natale con lo stesso stupore e gli stessi occhi di un bambino innocente. Perché in questa festa, diventata così stucchevole nell'ultimo mezzo secolo, di innocente c'è rimasto ben poco e continuare a denunciarlo è cosa ancor più nauseante. E' la festa dei regali, ormai, e delle tavole imbandite che servono a far crescere il PIL o quantomeno a combattere la recessione, lo sappiamo bene, non lo neghiamo e se tutto ciò dovesse venire a mancarci ci sentiremmo senz'altro più tristi.
In quest'atmosfera natalizia voglio dunque farvi i miei auguri attraverso quest'affettato, costruito, lezioso, cerimonioso, manierato, artificioso e vezzoso "Closing Announcement" di Orson Welles diramato da Chicago la notte del 24 dicembre 1944 nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale e diffusosi "on-air", presumo, su tutto il territorio americano. E' con tale discorso che il disilluso ma non ancora pienamente consapevole regista di "Citizen Kane", 70 anni fa, invitava a rivivere il vero spirito del Natale ed è con le parole di quest'uomo dunque, il quale allora aveva già una chiara visione di come sarebbero andate a finire le cose, che voglio anch'io augurarvi solennemente e formalmente "Buon Natale":
Closing Announcement by Orson Welles
Le cerimonie tuttavia non sono mai state il mio forte, ecco pertanto qualcosa di più speziato, a tratti assai originale, a tratti estremamente banale. E' la canzoncina che sta spopolando sul web in questi giorni e rappresenta il mio semiserio augurio natalizio:
Ed infine ecco il mio augurio sincero, quello che arriva dal cuore. Il problema è che per credere nel Natale ed augurare a tutti un sincero "Buon Natale", uno dovrebbe come minimo avere fede in Dio e la fede o ce l'hai o non ce l'hai, non è che te la puoi far venire. E purtroppo mi sa proprio che io non ce l'ho, vorrei avercela, non lo nego ma da quando il prete mi raccontava le avventure di Gesù, a catechismo, io le ho sempre prese per delle favolette, le ho sempre messe in dubbio, anzi, per dirla tutta, non c'ho proprio mai creduto.
Questo allora può significare soltanto una cosa ovvero che i miei auguri di Natale in realtà non contano proprio un cazzo.
Comunque sia, infantili e semidemenziali considerazioni a parte, "Buon Natale" a tutti e "Tanti Auguri a Te Gesù Cristo"! Ti prego soltanto, qualora il Giudizio Universale dovesse prima o poi abbattersi su di noi, di agire con maggior equità di quanta non ne stia dimostrando il governo Monti e di avere un minimo di pietà anche per me.
Obbligo di catene e pneumatici da neve ma per ora a fioccare sono solo le multe
Il "nuovo" Codice della Strada prevede la possibilità per enti proprietari e gestori di emanare ordinanze che obblighino gli automezzi a circolare con catene o pneumatici da neve su determinate tratte per determinati periodi dell'anno.
E così quest'anno le ordinanze di sindaci, enti e società competenti non si sono fatte attendere. Allo stesso modo non si sono fatte attendere le sanzioni irrogate da parte delle forze dell'ordine dato che i Comuni, in special modo, ne hanno subito approfittato per fare cassa.
Ora non so se le vicende riportate siano leggenda metropolitana o realtà, fatto sta che si racconta di valanghe di multe strappate a Rimini, Pesaro e sulle strade delle due province quando le uniche vere valanghe che si siano mai viste da queste parti non sarebbero rappresentate altrimenti che dalle multe stesse.
Probabilmente gommisti, meccanici, produttori e commercianti di pneumatici e catene hanno contribuito ad ingigantire le cose, ammesso che un fondo di verità ci sia. Si racconta infatti di automobilisti costretti dalle forze dell'ordine a dimostrare di essere in grado di montare i dispositivi antisdrucciolevoli o che tali dispositivi, equipaggianti la vettura, fossero omologati e della corretta misura.
Non so dunque se quanto si dice sia vero o sia semplice frutto della "furberia" di alcune categorie interessate, in ogni caso bisogna considerare almeno un paio di cose:
- lo stesso articolo del Codice della Strada citato più sopra prevede che nelle tratte stradali soggette ai provvedimenti, gli automobilisti debbano essere informati dell'obbligo vigente tramite apposita segnaletica verticale.
- detta segnaletica, è assente nella maggior parte delle strade in quanto oltre a non essere sufficiente apporre un segnale all'inizio di una tratta, sarebbe necessario ripeterlo anche dopo eventuali intersezioni. Inoltre tale segnaletica è stata partorita nei primi mesi dell'anno ma pare sia ancora oggetto di discussione e modifiche per effettive difficoltà di rappresentare gli intervalli temporali di validità delle varie ordinanze in un linguaggio simbolico universalmente riconosciuto.
Tutto ciò, in soldoni, significa che se vigili, carabinieri o polizia c'avessero strappato una multa lungo una tratta priva di segnaletica, a meno che mi sfugga qualcosa, la multa dovrebbe non essere valida.
Siccome fatico a pensare che a Rimini siano presenti i tipici segnali rotondi di obbligo con simbolo bianco su sfondo blu raffiguranti il pneumatico catenato (presenti di solito, almeno in Italia, sulle tratte montane o pedemontane ma non di certo in riva al mare), in mancanza, per ora, di altra segnaletica più specifica, penso proprio che chi ha ricevuto delle multe su tali strade non dovrebbe avere difficoltà a contestarle.
Perché tra l'altro, la presenza del succitato segnale "obbligo di catene", obbliga gli automezzi a proseguire la marcia dal punto in cui è installato, con gomme da neve o catene ma il Codice stradale non specifica se tali dispositivi debbano essere montati o semplicemente far parte dell'equipaggiamento. Di tale segnale quindi se ne dovrebbe fare un uso limitato alle zone che realmente lo richiedono e anche in tali zone dovrebbe, a mio avviso, il suo uso essere eventualmente limitato nel tempo altrimenti gli automezzi che si trovassero a circolare su tali tratte, stando a quanto recita il Codice, dovrebbero essere dotati di pneumatici invernali e catene da neve anche durante tutto il periodo estivo, cosa che può andare bene in alta montagna ma non certo dalle nostre parti e specialmente a Rimini.
Quindi innanzitutto, prima di cominciare ad irrogare inutili sanzioni palesemente ingiuste ed evidentemente fuorilegge in quanto se è vero che la legge non ammette ignoranza è anche vero che in questo caso molti cittadini sono stati volutamente colti di sorpresa quando la legge stessa, prevede invece l'obbligo esplicito di informazione (tramite la segnaletica stradale) sarebbe meglio cominciare con l'aggiornare il codice della strada assimilando, ad esempio, alle catene, oltre che gli pneumatici invernali, anche le cosiddettte "calze da neve", facili e rapide da montare per tutti gli utenti, anche i più inesperti.
Mi provoca un certo disgusto infatti pensare a vigili che strappano multe per una norma appena entrata in vigore quando a distanza di diversi anni dall'introduzione di omologazioni come la Onorm 5121 (austriaca) o la corrispondente normativa francese (più recente), in Italia si insiste ancora con l'affermare che le calze da neve, in quanto non metalliche, non possono essere assimilabili alle catene da neve. Una motivazione di questo tipo, con tanto di chiarimento formale dell'autorità preposta, è degna solo di un paese come l'Italia perché stando ad essa, anche le gomme invernali, in quanto non metalliche dovrebbero allora non essere considerate valide.
Un esempio eclatante di calze da neve più che meritevoli di poter essere considerate equiparabili a delle vere e proprie catene sono le Easy Grip della Michelin (in materiale composito). Sarebbero facilissime da montare anche per le donzelle in tacchi a spillo e potrebbero essere smontate con altrettanta facilità laddove il manto stradale non fosse più ghiacciato o innevato.
Ma in Italia le cose semplici evidentemente non piacciono perché è ormai cosa nota che davanti all'interesse della collettività si preferisce porre il lucro e gli interessi di singoli o di pochi.
C’era una volta il Welfare

Ebbene si, esisteva un tempo in cui a metà strada tra sistemi comunisti e capitalisti si collocavano stati, capostipiti Germania e Inghilterra, dove ai cittadini erano garantite pensione, assistenza sanitaria e pubblica istruzione.
Si trattava del cosiddetto stato sociale, in inglese welfare, in tedesco sozialstaat.
A partire dagli anni '80 da quando la Thatcher, in perfetta sintonia con la politica di Reagan e la filosofia dei neoliberisti Milton Friedman e Friedrich von Hayek dichiarò guerra ai sindacati e all'elefantiasi derivata dal welfare, lo stato sociale cominciò via via a sgretolarsi in Inghilterra e in tutto il resto del mondo. Dall'Inghilterra prese via così un processo di privatizzazione che si espanse pian piano a livello globale e in Italia, come al solito, dove corruzione e mancanza di rigore sono cosa assai famigliare, le privatizzazioni, arrivate con una decina d'anni di ritardo, assunsero la ben nota connotazione che tutti conosciamo diventando ben presto malaffare.
Non so se sia colpa del thatcherismo o della cosiddetta reaganomics ad averci condotti dove siamo e non so dove tale politica tragga realmente origine ma l'impressione è che gli sforzi di Otto Von Bismarck, le idee di Frank Ward, le riforme di David Lloyd e William Beveridge siano solo antichi ricordi andati ormai quasi completamenti perduti.
Una delle prime cose che ho sentito dire a Monti questa sera, ospite di Bruno Vespa, è stata una frase che suonava più o meno così: "rischiavamo che salari e pensioni non potessero essere pagati". E allora giù mazzate. E il prossimo passo, almeno in Italia, sarà quello di attaccare i diritti dei lavoratori come già si era tentato di fare qualche anno fa.
Così, quella paventata dalla giornalista Naomi Klein che viene definita shock economy e le varie teorie della paura, già divulgate da Michael Moore attraverso i suoi film documentario, cominciano a farsi strada e sembrano sempre meno prive di fondamento.
Non lo so, questa è dietrologia. La nostra situazione è certamente drammatica ma la domanda da porsi è: lo è davvero fino a questo punto? E' assai strano che la tempesta si sia placata in quattro e quattr'otto e che in soli venti giorni sia tornato a splendere il sereno sui mercati finanziari. Viene da pensare che l'uragano possa essere stato cavalcato o peggio ancora, che possa essere stato generato ad hoc da qualche potente Eolo e Poseidone (non tutti lo sanno ma queste due divinità erano l'omologo greco di Standard & Poor's).
Certo è che ormai, in ogni caso, al ministro del welfare non resta che piangere, sian le sue lacrime vere o di coccodrillo.
Eh si! Mi sa proprio che sia un gallo!
Pare che Torrealta & C. abbiano fatto un passo indietro rispetto alla tesi che hanno voluto far implicitamente passare nella loro inchiesta andata in onda lo scorso maggio su RaiNews24.
In tale inchiesta (che trovate in allegato al precedente post), gli autori hanno rivisitato le vicende legate alla questione Petroldragon riportandole in maniera tale da dipingere Rossi come un truffatore, un abbindolatore in grado di fregare tutti, dalle istituzioni agli accademici che lo avevano sostenuto e che avevano lavorato a stretto contatto con lui.
La tesi che si voleva far passare era dunque questa: se già allora Rossi era riuscito a fregare le persone con cui aveva lavorato, figuriamoci ora che è addirittura l'unico a conoscere la formula segreta dell'additivo utilizzato nel processo dell'e-cat.
Peccato però che tale inchiesta prendesse in considerazione testimonianze (per la verità molto poche) e fatti che ponevano Rossi solo in cattiva luce senza minimamente indagare, invece, sui fatti e sulle circostanze che hanno portato alla quasi completa assoluzione di Rossi stesso e senza praticamente menzionare questo dettaglio non da poco.
Insomma, un'inchiesta che ruotava abbastanza evidentemente intorno ad un pregiudizio di fondo nei confronti di Rossi. Un'inchiesta abbastanza approssimativa perché ad esempio non ha fatto minimamente luce sulla validità o meno del processo di trasformazione dei rifiuti in petrolio (cosa di cui non si è praticamente parlato). Un'inchiesta dove nessuno degli abbindolati (forse per vergogna) è stato intervistato.
Ma anche ammesso che Rossi, con la Petroldragon, sia riuscito a compiere una colossale truffa, ciò non sarebbe sufficiente a far smettere di funzionare l'e-cat qualora, una volta tolto il velo, tale apparato dimostrasse di continuare a produrre energia anche senza palesare trucchi o inganni di sorta.
C'è da dire un'altra cosa tra l'altro, ovvero che nonostante l'ampia letteratura (almeno paventata) di "truffe" in ambito di fusione fredda, nessuno è ancora riuscito a spiegare con un minimo di chiarezza e in maniera articolata quella che potrebbe essere la truffa ordita da Andrea Rossi.
Quindi, anche chi pensa che sia un truffatore, non ha per niente chiaro in cosa tale truffa potrebbe consistere. Si parla di finanziamenti, di possibili raggiri a danno degli eventuali acquirenti etc. ma nessuno pare essere in grado di spiegare come ciò, concretamente, potrebbe accadere. Non che sia indispensabile ma il fatto, comunque, che non ci sia un'ipotesi precisa in merito, considerata la quantità industriale di informazioni che abbiamo a disposizione, mi fa ben sperare.
Ora, inoltre, come mi è stato riportato da Daniele Passerini, l'amministratore del blog "22 passi d'amore e dintorni", pare che gli autori di tale inchiesta abbiano fatto diversi passi indietro in merito alla posizione assunta tramite la stessa. Questo fatto e tanti altri dettagli fanno ulteriormente ben pensare anche se ovviamente non fugano completamente, dati i suoi trascorsi, i dubbi su Rossi.
Però vanno considerate anche le seguenti circostanze:
- dall' aprile scorso è in atto una sorta di guerra dei brevetti tra Rossi e Piantelli. Difficile pensare che siano entrambi dei truffatori e che si stiano scannando per il nulla.
- ormai i riflettori di mezzo mondo (una quantità imprecisata di personalità del mondo scientifico sono state scomodate per assistere alle dimostrazioni fatte con l'e-cat) sono puntati sulla vicenda e-cat e credo che in tali condizioni, portare a compimento una truffa divenga cosa sempre più ardua. Se Rossi dovesse riuscirci meriterebbe un Nobel soltanto per questo.
- gente del calibro di Focardi e Levi (uno professore emerito dell'Università di Bologna, l'altro a capo del Distretto di Fisica della stessa Università), del prof. Stremmenos etc., si sono dichiarate estremamente "fiduciose" e a mio parere, nonostante Focardi lo affermi da sempre, va contro ogni evidenza il fatto che costui non sia a conoscenza dell'additivo segreto (e un "no-comment" con cui Daniele Passerini ha risposto ad una mia domanda in merito a questa circostanza ha praticamente confermato la mia ipotesi). Del resto sarebbe stato praticamente impossibile, a mio avviso, per Focardi, costruire la schermatura di piombo e fare studi sulla sicurezza dell'apparato senza neppure sapere cosa aveva per le mani (quale pazzo avrebbe messo a repentaglio la propria sicurezza lavorando su un processo noto, si, ma su sostanze completamente ignote!?). E poi ci crediamo davvero che Rossi si sia rivolto a Focardi solo per farsi costruire il sarcofago di piombo?! Quel lavoro l'avrebbe potuto fare qualsiasi esperto di radioattività! Dunque: o anche Focardi è un buffone (cosa che non credo) o semplicemente vuole tenersi lontano dalle eventuali domande dei curiosi per paura (considerato il proprio carattere, l'età etc.) di farsi sfuggire dettagli importanti (questa verosimile ipotesi mi è stata suggerita da un "commentatore" incontrato sul blog di Passerini e onestamente mi chiedo come possa non averci pensato da solo). Affermare che Rossi è l'unico a conoscenza del segreto, pertanto, sarebbe solo un modo per tutelare ulteriormente il segreto stesso.
Ecco, la sfera magica non ce l'ho ma in base a tutti questi indizi penso proprio di non sbagliare nel sentirmi cautamente ottimista.
E ora voglio cominciare a pensare come potrebbe cambiare il mondo se una scoperta del genere fosse vera e non venisse affossata come probabilmente sarà già accaduto in passato:
- pare che le quantità di nichel e acqua necessarie ad alimentare gli e-cat utilizzati per soddisfare l'intero fabbisogno energetico dell'umanità sarebbero irrisorie. Il nichel è presente in abbondanza sulla terra, è forse uno dei metalli più abbondanti. Le riserve di acqua (da cui ricavare l'idrogeno) sappiamo tutti essere praticamente illimitate. Il consumo di acqua sarebbe ridicolo e praticamente si potrebbe andare avanti all'infinito ad estrarre idrogeno senza causare squilibri all'ambiente. Per quanto riguarda il consumo di nichel, invece, è vero che il processo ne usa quantità apparentemente non irrilevanti ma è anche vero che di un Kg di nichel, alla fine del ciclo ne rimarrebbe pressoché la stessa quantità e solo una minima parte risulterebbe trasformata in rame (cosa tra l'altro assai positiva data la richiesta di questo metallo). Tale materiale dunque non verrebbe "bruciato" come accadrebbe se si trattasse di una reazione chimica ma opportunamente lavorato, sarebbe possibile reimmetterlo nel ciclo.
- le scorie prodotte (isotopi del rame) risulterebbero radioattive solo per pochi minuti. Eventuali nanomateriali usati nel processo, se se ne farà un uso coscienzioso, potranno/dovranno essere riciclati senza essere dispersi nell'ambiente.
- mettendo nel computo l'energia richiesta per estrarre le materie prime e per smaltire/riciclare le scorie, avremmo ancora un notevole scarto in termini di energia utile.
- questa tecnologia è solo agli albori e se ora garantisce un cop di 15 o 30 o giù di lì, in futuro il rapporto tra energia necessaria al processo ed energia prodotta dal processo sarà certamente destinato ad aumentare.
- entro breve le emissioni di CO2 potrebbero essere drasticamente abbattute ed il petrolio rimasto (ancora tanto) potrebbe essere usato solo per lo stretto indispensabile (combustibile per aerei, plastica e altre cose utili). Il sollievo più grande sarebbe quello di poter tornare a vedere le stagioni ripetersi al ritmo regolare di un tempo.
- centrali energetiche come quelle attuali (centralizzate per l'appunto) non sarebbero più necessarie e gli attuali gestori dovrebbero trovare altri modi per spillarci soldi.
- le centrali nucleari verrebbero tutte quante definitivamente chiuse.
- si potrebbe cominciare a pensare alla desalinazione dell'acqua del mare per l'irrigazione del Sahara (non mi addentro negli squilibrii che ciò potrebbe comportare).
- dato il costo relativamente basso ci sarebbe energia per tutti, anche per i più poveri (e questo, cosiccome il punto precedente, significherebbe risolvere problemi come quello della fame nel mondo …anche se non oso pensare ai risvolti negativi).
- tanto tanto altro ancora.
Ecco, io mi immagino già gli eschimesi con le luci dell'igloo tutte quante accese anche a mezzogiorno per l'intero perido della lunga notte polare, sdraiati con le palle all'aria a "prendere il sole" sotto qualche potente ecolampada agli ultravioletti, in "atmosfera controllata" con 30 gradi "all'ombra" e una Iacuzzi ricolma d'acqua perennemente effervescente e riscaldata.
Si, lo so, probabilmente finiremmo per comportarci davvero così e questo potrebbe rivelarsi un drammatico effetto collaterale.
Altri effetti collaterali potrebbero derivare dall'enorme ripercussione economica e politica che avrebbe la dismissione della quasi totalità di quello che è il processo legato all'estrazione, produzione e commercializzazione del petrolio. Ma quanti sarebbero però i benefici!
E che bello, comunque, pensare che questo potrebbe, entro breve, divenire realtà. Stento quasi a crederci. Ha ragione Focardi, la sua, quella di Habel, di Piantelli e di Rossi e di tanti altri prima di loro, sarebbe (anzi, se non si sbaglia lo è già) la più grande scoperta dell'umanità ed io mi sentirei estremamente fortunato ad averne potuto beneficiare oltre che averla potuta vedere nascere. Talmente fortunato, appunto, che solo per questo, mi pare estremamente improbabile possa essere vera, tanto improbabile quanto fare sei al superenalotto anzi, a pensarci meglio, molto molto di più.
Poi mi pare impossibile che non ci sia proprio nessun effetto collaterale di rilievo. Mi sembra troppo!
Pertanto ora smettiamo di fantasticare, torniamo con i piedi per terra e aspettiamo che l'e-cat venga svelato e che l'eventuale rovescio della medaglia si palesi.
Una cosa è certa, se i poteri oscuri o l'impero del male o la morte nera dovessero in qualche modo decidere di impedire rivoluzioni di questo tipo, bisognerà trovare il modo di sbarazzarci di costoro evitando che ci riescano.
Se canta e raspa come un gallo allora è un gallo!
Chi è veramente Andrea Rossi, un ingegnere o un imbonitore? Questo reportage di qualche mese fa realizzato dal solito Maurizio Torrealta mira a far luce sui trascorsi dell'imprenditore brianzolo. Come ho già detto è difficile fidarsi di una persona del genere in quanto anche in passato pare essere riuscito a "confondere" tecnici, istituzioni e accademici. Stando a quanto viene riportato nell'inchiesta di Torrealta, inoltre, sembra che neppure Focardi sia a conoscenza dell'ingrediente segreto dell'e-cat e la cosa mi lascia assai perplesso innanzitutto perché invece, in altre interviste, lo stesso Focardi lascia intendere tutt'altra cosa (e poi come avrebbe potuto fare da consulente a Rossi e rilasciare pareri, come nella stessa inchiesta viene affermato, senza neppure conoscere l'additivo?) , in secondo luogo perché se fosse vero i miei dubbi intorno alla figura di Rossi sarebbero destinati a crescere ulteriormente. Quale sarà allora la verità? Temo che lo scopriremo solo quando l'e-cat verrà completamente svelato.
Fusione fredda: un breve punto della situazione
1989: Fleischmann e Pons annunciano al mondo la fusione fredda ottenuta tramite una cella di palladio e deuterio. La letteratura riporta, tuttavia, che con celle di quel tipo (basate sull'elettrolisi) erano già stati fatti esperimenti fin dai primi decenni del secolo scorso.
1991 o giù di lì: Piantelli, Habel e Focardi si trovano ad assistere ad una relazione sulla fusione fredda tenutasi a Trento e discutendo di un fenomeno estremamente singolare, osservato da Piantelli qualche tempo prima mentre stava lavorando ad un esperimento con idrogeno e nichel, decidono di costituire un gruppo di lavoro con base a Siena per studiare tale fenomeno e realizzare un nuovo esperimento che da li a qualche tempo, intorno alla metà degli anni '90 sarebbe divenuto noto come la cella all'idrogeno e nichel di Piantelli e Focardi (Habel nel frattempo aveva lasciato il gruppo).
2004 circa: Focardi è costretto ad abbandonare gli esperimenti a causa di una malattia e di conseguenza termina anche la collaborazione tra Siena e Bologna. Nel frattempo il gruppo di Siena va avanti per la propria strada e Piantelli, intorno al 2007 dichiara, in un'intervista rilasciata all'amico Krivit di New Energy Times (mi pare, se la memoria non m'inganna, si trattasse proprio di costui ovvero della stessa persona che sulle pagine web della citata rivista ha dato ampio spazio alle critiche di Ahern contro Rossi), che per l'occasione ha modo di visitare anche i laboratori del ricercatore senese, di aver in testa un nuovo procedimento per preparare il nichel che permetterebbe finalmente di ottenere risultati sfruttabili industrialmente e quindi commercialmente.
2008 circa: Rossi conosce Focardi (è interessante notare come la versione data dai due, sul loro incontro sia totalmente differente: Rossi dice che si sono incontrati casualmente in vacanza al mare mentre Focardi racconta che Rossi aveva chiesto in giro chi fosse il ricercatore italiano più quotato in campo di fusione fredda e gli fu dato il suo nome). Devo ammettere che ho avuto modo di constatare che Rossi qualche balla ogni tanto la racconta e se non fosse per la notevole affidabilità della gente che gli ruota intorno, pronta a garantire per lui, credo farei davvero fatica a fidarmi di un personaggio del genere. E' pur possibile però che alcune balle servano a proteggere il segreto industriale o, quantomeno, a tenere lontane le iene (anche se è vero che, per contro, alimentano una marea di critiche).
Devo dire poi che alcune balle mi hanno davvero infastidito. Si tratta di quelle rivolte ad attribuire esclusivamente a se stesso la paternità dell'invenzione quando lui per primo, invece, sa benissimo che senza l'intuizione di Piantelli e il duro lavoro di Focardi, del suo additivo se ne sarebbe potuto fare davvero ben poco: che il fatto di accollarsi tutta quanta la paternità sia volto dunque a scongiurare eventuali pretese di Piantelli (visto che Focardi pare, almeno ufficialmente, non averne)?
In ogni caso intorno al 2008, inizia la collaborazione dei due e da subito, stando alle parole di Focardi, la misteriosa sostanza introdotta nel processo dall'ingegnere chimico Andrea Rossi porta a risultati estremamente positivi. Il processo inoltre non si avvale più di barrette ma la nuova cella utilizza polveri di nichel.
2010: verso la fine dell'anno, Roy Virgilio, personaggio che ruota intorno agli esperimenti di Piantelli, pubblica un libro e diversi articoli sullo stato dei lavori del gruppo di Siena. Pare che sia imminente la realizzazione di un reattore in grado di moltiplicare di sette volte l'energia in ingresso (spero di ricordare bene le cifre). Già da qualche tempo Rossi ha presentato la propria domanda di brevetto. Piantelli presenterà la sua solo nel maggio 2011.
2011: risale a gennaio scorso l'ormai famosa dimostrazione (non è possibile parlare di esperimento) tenutasi a Bologna dove Rossi presenta al mondo il suo e-cat. Il blogger Daniele Passerini, amico d'infanzia del prof. Levi (fisico dell'Università di Bologna che si occupa delle rilevazioni) intraprende una sorta di maratona informativa sullo stato dei lavori per la realizzazione e commercializzazione dell'e-cat. Ad Ottobre scorso sembrava che il segreto che sta alla base del funzionamento di tale reattore dovesse essere svelato ma a quanto pare, invece, dovremo aspettare ancora qualche settimana (o più verosimilmente qualche mesetto) per vedere qual è il cuore che batte all'interno dell'e-cat.
Esiste un accordo di collaborazione, ancora inattivo, tra l'Università di Bologna e l'ing. Rossi che permetterebbe alla prima di eseguire delle sperimentazioni sul processo al fine di determinarne validità e veridicità e se possibile, di giungere ad una teoria in grado anche di spiegarlo. L'esperimento di gennaio scorso era stato in grado, se ricordo bene, di moltiplicare l'energia d'ingresso di almeno quindici volte (anche se il video dell'intervista a Focardi allegato al precente post parla di un fattore moltiplicativo, allo stato attuale dei lavori, di circa 200 …probabilmente o mi sono perso qualcosa o Focardi dà i numeri …o anche costui bluffa spudoratamente). Ma ovviamente non è solo il fattore moltiplicativo (il quale è tra l'altro legato a diversi parametri) a contare, la quantità di combustibile necessaria a produrre tot energia è un dato assai più importante: pare che un impianto da 1 MWatt necessiti di circa 1,5 Kg di nichel per funzionare circa 6 mesi.
2011, fine ottobre: Roy Virgilio, sul proprio blog annuncia i progressi del gruppo di lavoro di Siena e anche costui parla di un fattore moltiplicativo di 200. Non è che sta a sua volta bluffando? Non è che tale fattore lo si aggiusta un po' come fa più comodo? Afferma inoltre che entro breve partirà l'iniziativa di azionariato popolare già annunciata un anno fa.
7 dicembre 2011: è in programma una relazione del ricercatore americano Brian Ahern che afferma di avere elaborato una teoria in grado di spiegare i fenomeni che stanno alla base di tutte le LENR. Secondo costui si tratterebbe infatti di fenomeni legati essenzialmente al nanomagnetismo. Pare che insieme ad un altro ricercatore dell'Università dell'Illinois (certo prof. Miley) sia arrivato a risultati simili a quelli di Rossi lavorando su alcuni nanomateriali messi a punto nel corso degli ultimi mesi (anche se, stando a quanto afferma, le ricerche nel campo dei nanomateriali avevano evidenziato importanti prospettive di applicazione nell'ambito delle LENR, a partire già dal 1995).
E' singolare come nell'ultimo anno la corsa alla "fusione fredda" abbia improvvisamente subito un'accelerazione e come ora "tutti quanti" sembrino in grado di mettere in commercio dispositivi capaci di produrre energia derivante da LENR. Qualcosa non torna: qualcuno sta bluffando, qualcun altro probabilmente sta addirittura barando.
Fatto sta che Rossi, uscendo tanto allo scoperto, ha messo in moto la competizione e solo chi davvero sa il fatto suo, probabilmente, alla fine riuscirà a spuntarla.
N.B.: E' evidente come questa breve cronistoria tralasci volutamente il lavoro di altri importanti ricercatori, italiani e non. Preciso inoltre che sono andato a memoria e alcune cifre/date potrebbero non essere del tutto esatte.
Fusione fredda? Macché, è bollente!
Nel video allegato il prof. Focardi parla dell'e-cat, il reattore, o meglio, il catalizzatore messo a punto dall'ing. Andrea Rossi con la consulenza di Focardi stesso. L'invenzione è vista con notevole scetticismo dalla comunità scientifica per via del fatto che l'ing. Rossi non ha ancora svelato il funzionamento del catalizzatore e anche per via dei suoi trascorsi, legati alla vicenda della Petroldragon, che non sono del tutto limpidi.
Stando alle parole di Focardi, tuttavia, ci sarebbero dei risultati sperimentali incontestabili: il prodotto della reazione (che si presume di origine nucleare) sono isotopi, assai rari in natura, del rame (aggiungendo un protone al nucleo del nichel si ottiene il rame). La cella, inoltre, riesce a generare una quantità di energia che normali reazioni chimiche, a parità di massa, non sarebbero in grado di fornire. E questo fatto, sempre a detta di Focardi, è, sebbene inspiegabile (se non nel campo delle LENR o della fusione fredda …ma a dire il vero le teorie scarseggiano anche qui), un'evidenza "galileana" che dovrebbe mettere a tacere anche i più scettici.
Nonostante tutto, lo scetticismo che aleggia intorno all'invenzione non è destinato a placarsi e con esso le critiche.
Pare, tuttavia, stando alle ultime novità, che le critiche avanzate da determinate "web-riviste" d'oltreoceano non siano totalmente disinteressate in quanto un paio di sperimentatori americani (certo Ahern e certo Miley) avrebbero messo a punto una tecnologia simile a quella di Rossi basata su nanomateriali. E tali riviste, come è ovvio che sia, pare stiano velatamente appoggiando gli americani a discapito dell'italiano.
Scrive Daniele Passerini sul suo blog, riportando le parole preventivamente tradotte, di certo Ben, gestore del sito e-catsite.com (mi sono permesso di apportare alcune correzioni volte a rendere più chiara la traduzione): "È interessante notare come Ahern sia stato negli ultimi tempi uno dei massimi critici di Andrea Rossi, da lui accusato di frode in più di una occasione sulle pagine del New Energy Times. Sono accuse singolari, se si pensa che provengono da un individuo che ha lavorato a una tecnologia simile e si prepara ad annunciarla al mondo. Molte ipotesi sono state fatte sul perché Steven Krivit di New Energy Times abbia dato spazio a tali accuse e abbia permesso che venissero riportate sulle pagine del suo blog. Alcuni osservatori, tra cui il sottoscritto, erano del parere che egli fosse venuto meno alla sua oggettività e si fosse schierato con l'altro ricercatore italiano, Francesco Piantelli, nella corsa che, entro breve, dovrebbe portare sul mercato la fusione fredda. Pare ora che Krivit avesse davvero un secondo fine, ma rivolto, piuttosto, ad appoggiare il lavoro di Ahern e, per estensione, di Miley, apparentemente a detrimento di Andrea Rossi."
Quindi, stando a quanto scrive Passerini, ci sarebbero al momento almeno quattro competitors (la società greca Defkalion, collegata, se non erro, a Rossi, Rossi/Focardi, Piantelli e Ahern/Miley) che stanno lavorando alla commercializzazione di un apparato in grado di produrre energia derivante da fusione fredda e in questa competizione sembra non siano esclusi colpi bassi e carognate di ogni genere. Comincio a spiegarmi, dunque, anche la faccia schizzata di Rossi nelle scene finali del secondo video: Rossi è furbo e scafato e probabilmente sa come giocarsi le sue carte ma tenere segreto qualcosa che al contempo si vuole anche pubblicizzare non dev'essere cosa facile. Probabilmente sta cercando di commercializzare il macchinario ancora prima che venga approvato il brevetto proprio nel timore che il brevetto stesso possa non essere concesso.
Lo sciopero della TV

Oggi, non so perché m'è venuta quest'idea. Visto che ormai esistono giornate dedicate praticamente a qualsiasi cosa, io credo che celebrarne una dove tutti insieme si decide di spegnere la TV per un giorno intero (fosse per me farei anche una "tre giorni" o una settimana o addirittura un mese), potrebbe essere oltre che una sfida al sistema (shock to the system), una gran bella iniziativa. La potremmo chiamare "giornata della TV spenta" e sarebbe uno sciopero non tanto di coloro che la TV la fanno, ma di coloro invece che la TV la guardano. Perché con tutta l'immondizia che ci viene somministrata oggigiorno, ad ogni livello, gli unici che hanno veramente diritto di scioperare sono i telespettatori. Cercando frettolosamente con Google, i primi risultati mi pare non abbiano portato alla luce nulla di già esistente pertanto direi di cominciare ad immaginarci una "tre giorni" (ma sarebbe bello se fosse "per sempre"), possibilmente d'inverno, dove tutti quanti spegnerebbero la TV ed uscirebbero di casa per ritrovarsi (da mattina a sera) da qualche parte a fare cose interattive di qualsiasi tipo evitando di starsene passivamente seduti sul divano a fare zapping o trastullarsi col telecomando in mano sorbendosi le minchiate menzognere del TG1 (e compagnia bella) o le moderne carrambate della De Filippi.
Sarebbe meraviglioso.
Si potrebbero inoltre contattare quei pazzi di RADIO2 (Caterpillar) per sostenere l'iniziativa ed ottenere qualche notiza dal mondo. Oppure ci si potrebbe semplicemente aggiornare tramite Internet con una sorta di giornalismo partecipativo (per esempio un rappresentante per ogni provincia o qualcosa del genere …lo troveremo almeno uno studente di giornalismo coi controcoglioni per provincia!)
Ecco, mi chiedo se sia possibile organizzare una cosa del genere attraverso il semplice PASSAPOROLA, magari avvalendoci di Facebook.
Potremmo anche montare un sito in un paio di giorni (o settimane) e usarlo come punto di riferimento. Ritengo che la cosa potrebbe assumere le proporzioni di una protesta dalle capacità devastanti, senza black bloc, tuttavia, che rompano i coglioni (e se qualcuno prova a fregarci dovremo star ben in guardia a non permetterglielo). Dovrà essere quindi qualcosa di pacifico ma anche estremamente potente come lo furono a loro tempo, ad esempio, le proteste guidate dal Mahatma Ghandi. Ok, ora forse l'ho sparata un po' troppo grossa e posso già immaginare che qualcuno, dall'alto della propria pigrizia, mi starà già tacciando per pazzo delirante o visionario. Ma io intanto il sasso l'ho lanciato, se qualcuno ha qualche ulteriore idea non esiti a farsi avanti.
Ma chi cazzo sono sti black bloc?!
Chi trae vantaggio dall'operato dei Black Bloc? Questa è la solita domanda da porsi nel cercare di capire chi sia questa gente. E' strano che sbuchino fuori improvvisamente e riescano a dileguarsi nel nulla allo stesso modo con cui appaiono, no? E' forse magia? Sia davvero così difficile individuarli e riuscire a risalire a chi li coordina? Dopotutto è dal 2001 che la polizia si "infiltra" indisturbata tra queste persone. Possibile che ancora non se ne sappia niente? Possibile che ancora non li conosciamo per nome uno per uno? E' molto, molto, molto, molto strano! E il copione sembra ripetersi anche fuori dall'Italia, Per esempio in Canada dove la polizia l'ha addirittura ammesso, forse per la prima volta al mondo, di aver infiltrato "qualche" uomo tra gli azionisti neri. Dico che è' strano anche perché ritengo improbabile riuscire a radunare 200 persone senza che queste abbiano alle spalle una qualche sorta di organizzazione. E perché solo a Roma poi? Oppure: perché proprio lì? Di manifestazioni ce ne sono state tante, in ogni parte d'Europa. E tutte sono state più o meno pacifiche. La domanda da porsi, dunque, è questa: a chi giovano i black bloc? E la risposta più semplice, la prima che uno può darsi: non certo a chi organizza le manifestazioni di protesta. Al tg1 di ieri sera, infatti, si è parlato quasi esclusivamente dei danni che hanno provocato questi facinorosi e della guerriglia da essi scatenata. Solo tra un lacrimogeno e l'altro s'è trovato spazio per parlare, a grandi linee, anche della protesta che volente o nolente è finita per passare in secondo piano. Se è vero che i black bloc hanno come obiettivo le grandi multinazionali, le banche e compagnia bella, credo che col loro operato non facciano altro che aiutarle pertanto o sono solo dei deficienti o i soliti ignoti li assoldano per fare ciò che fanno.
Non se ne viene fuori …parola di commercialista
L'articolo che segue non credo sia stato scritto da un "comunista" (lo lascia trasparire una scarsa obiettività di giudizio sull'ex ministro Visco: in merito alla finanziaria dell'ultimo governo Prodi si parla di vizi ideologici quando invece i dati di fatto e la contingenza, dovrebbero far pensare, piuttosto, che gli allora ministro e viceministro dell'Economia si trovavano praticamente di fronte agli stessi problemi cui si è trovato di fronte Tremonti qualche anno più tardi ovvero cercare di recuperare denaro per continuare ad alimentare un sistema marcio) pertanto l'analisi dell'operato dell'attuale governo è senz'altro "lucida" e affatto viziata da sentimenti partigiani o ideologismi (eventualmente lo sarebbe in senso opposto). Difficile, del resto, trovare un commercialista talmente idiota da lasciarsi condizionare da qualche stupida ideologia!
Lotta all’evasione poca, recupero di gettito tanto
di Enrico Zanetti
fonte: Eutekne.info
martedì 06 settembre 2011
Perché la lotta all’evasione fiscale non è stata fatta prima e ci si sveglia oggi? È questa la legittima domanda che molti cittadini pongono quando sentono proclami come quelli uditi in questi giorni. La risposta è nelle pieghe di una storia che ben conoscono coloro che, come i commercialisti, seguono da anni le vicende del Fisco italiano dal privilegiato punto di osservazione di chi è nei fatti il crocevia del rapporto tra Fisco e contribuente. Una risposta che, peraltro, induce a sua volta a chiedersi se la domanda iniziale, per quanto legittima, non sia forse mal posta. Perché, che ci si sia realmente svegliati, è tutto da vedere. Fino al 1993, il “rilassamento” dello Stato era dovuto al fatto che, tanto, c’era il deus ex machina rappresentato dal debito pubblico: tentazione irresistibile per chi ragiona pensando alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni. Dal 1994 al 1996, finita l’era della incoscienza più totale, alla semi-quadratura del cerchio dei conti pubblici contribuiva in modo significativo una crescita economica “drogata” dalle cosiddette svalutazioni competitive della moneta. Dal 1997, venuto meno anche questo jolly, con la fissazione definitiva dei cambi in vista dell’introduzione dell’euro, si rende necessario, finalmente, avviare una seria riflessione sul rapporto tra fisco e contribuente. Una riflessione che sfocia in alcuni provvedimenti oggettivamente importanti: la riforma del sistema delle sanzioni pecuniarie, ma anche l’introduzione del ravvedimento operoso; l’entrata in vigore degli studi di settore, ma anche il riconoscimento del diritto del contribuente di compensare debiti e crediti tributari. L’azione di efficientamento prosegue fino al 2000, con la riforma del sistema delle sanzioni penali, ma anche con l’introduzione dello Statuto del contribuente. Insomma, una sorta di promessa di primavera del Fisco, portata avanti con equilibrio da Vincenzo Visco, il cui diritto a rivendicare meriti per quegli anni deve però considerarsi completamente azzerato da quell’autentico atto di arroganza e follia legislativa unilaterale che fu l’introduzione dell’IRAP. Nel 2001 Visco cede la mano a Tremonti, il quale, seppur con una breve parentesi di Siniscalco, tira le fila fino al 2006. Sono gli anni del giustificazionismo, ma forse sarebbe meglio dire del vuoto pneumatico: prima (2002-2003) i mille e uno condoni fiscali che riportano la credibilità del sistema fiscale ai minimi storici; poi la legge delega per la grande riforma (2003), lasciata inspiegabilmente inattuata, salvo la parte riferita al reddito delle società di capitali; infine (2004-2005) l’inizio di sistematiche violazioni allo Statuto del contribuente sotto la crescente necessità di fare in qualche modo cassa. Nel biennio 2006-2007 torna Visco. La lotta all’evasione fiscale viene messa definitivamente al centro dell’attenzione, ma è un’attenzione negativa, ideologica e con la bava alla bocca: vengono varate norme ad categoriam (la tracciabilità a 100 euro solo per i liberi professionisti), viene quasi fatto saltare un intero settore economico (quello immobiliare), vengono inserite presunzioni di evasione e di elusione di ogni tipo e genere, viene nei fatti irriso, dal suo stesso “padre”, lo Statuto del contribuente. In pratica, la lotta all’evasione fiscale, da battaglia comune di tutti i cittadini per l’equità sociale tra i medesimi, viene definitivamente trasformata in battaglia tra categorie di cittadini, da parte di uno Stato che non vuole smagrire e combatte l’evasione solo per avere di più da tutti, invece che per far pagare tutti meno. Dal 2008, dopo il ritorno di Visco, è la volta del ritorno di Tremonti. L’inizio è di chi vuol tornare a suonare la sua musica, nel bene (eliminazione di alcune norme di oggettivo accanimento introdotte dal precedente Governo) e nel male (un nuovo scudo fiscale). Già dal 2009, però, la presa di coscienza che la festa è definitivamente finita e che solo un diluvio di maggiori entrate può farla continuare, porta a una radicale inversione di rotta, prudentemente tenuta sotto traccia. È l’inizio di quella che già abbiamo avuto modo di definire “fase Dottor Jekyll e Mister Hyde”. Tra il 2009 e il 2010 vengono introdotte una serie di norme a senso unico pro Fisco che potenziano la riscossione e l’accertamento come nemmeno il Visco “incattivito” del 2006-2007 aveva anche solo pensato di fare, con tanto di tentativo finale di addomesticamento pro Fisco della giustizia tributaria, denunciato senza mezzi termini dai suoi vertici istituzionali e sindacali: pazzesco. Verso la fine del primo trimestre 2011, con le elezioni amministrative alle porte, il colpo di teatro: la denuncia indignata del rischio di una deriva di oppressione fiscale, da parte dello stesso Ministro che ha avallato l’introduzione delle norme che rendono questa deriva un pericolo tutt’altro che infondato. Il resto è cronaca di queste settimane. Questo non si può fare, quello non si vuole fare, non resta che provare con un “dagli agli evasori” e sperare, contro ogni logica, che l’Unione Europea e i mercati ce la mandino buona. Norme anti-evasione realmente significative da mettere non ce ne sono, perché, tra il Visco del 2006-2007 e il Tremonti del 2009-2010, si è già fatto di tutto e di più. Non resta allora che puntare sugli effetti speciali di grande impatto emotivo (dichiarazioni on line, società di comodo e tintinnar di manette) e avviare una campagna mediatica con cui, tra l’altro, precostituirsi una legittimazione popolare, per quando le norme introdotte con furba discrezione in precedenza cominceranno a produrre i loro effetti (gli accertamenti esecutivi, ad esempio, divengono operativi dal prossimo 1° ottobre, mentre la giustizia tributaria è ancora in mezzo al guado). Il tutto, presumibilmente, in attesa di future scadenze elettorali, quando sarà di nuovo tempo di denunciare il rischio quanto mai reale di derive di oppressione fiscale e incrociare le dita. In definitiva, dunque, la risposta è che la lotta all’evasione fiscale non è mai stata fatta prima (e continua a non essere fatta oggi), perché allo Stato non interessa affatto ripristinare l’equità sociale tra i cittadini. Di contro, però, allo Stato interessa moltissimo aumentare il gettito e bisogna dare atto, sempre sia un merito, che, a partire dal 2006, questo obiettivo viene perseguito da entrambi i principali schieramenti politici con una determinazione feroce. Chi per fanatismo ideologico, chi per cinica disperazione. Uno degli ultimi emendamenti alla manovra promette ora che gli incassi derivanti dalla lotta all’evasione saranno destinati alla riduzione della pressione fiscale. Non, però, da subito e non per intero: solo dal 2015 e solo, eccezionale, al netto della parte necessaria per contenere deficit e indebitamento. Non vale nemmeno la pena commentare. Volteremo mai pagina?

