Il colonnello che danzava il moonwalk

Gheddafi è un dittatore ma avrebbe potuto benissimo fare anche l'attore o il cantautore. Non so perché, a me ricorda Michael Jackson. Sono consapevole che i due non s'assomijano pe'nniente ma a fare il moonwalk o a cantare in coppia con Cat Stevens, ce lo vedrei proprio bene. Certo, anche come narcotrafficante colombiano non sfigurerebbe. La sorte invece ha voluto che facesse il dittatore.
Come tutti i dittatori non può starmi certo simpatico. Nell'immaginario collettivo, sono gente crudele, persone senza scrupoli che confondono la cosa pubblica con la proprietà privata. Gheddafi è al potere da circa una quarantina d'anni in Libia e nel primo periodo del suo "mandato", come si può leggere nella pagina in italiano di Wikipedia, "…fece approvare dal Consiglio una nuova Costituzione, da lui definita araba, libera e democratica. In nome del nazionalismo arabo, egli nazionalizzò la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, espropriò ed espulse la comunità italiana e quella ebraica residenti nel paese, chiuse le basi militari statunitensi e britanniche, in special modo la base "Wheelus", ridenominata "Oqba bin Nāfi", dal nome del primo conquistatore arabo-musulmano delle regioni nordafricane. La politica della prima parte del governo Gheddafi può essere definita come una "terza via" tra comunismo e capitalismo nella quale egli cercò di coniugare i principi del panarabismo con quelli della socialdemocrazia. Espose, in maniera più organica, i suoi principi politici e filosofici nel Libro verde (che rimanda al Libro Rosso di Mao Tse-tung), pubblicato nel 1976. Dal titolo prenderà spunto il colore della seconda bandiera libica gheddafiana, (ma terza per lo stato libico) che infatti è completamente verde, e che richiama la religione musulmana, dato che verde era il colore preferito di Maometto ed il colore del suo mantello…".
A partire dagli anni '90, Gheddafi ha cambiato registro e si è riavvicinato all'occidente ottenendo nel '99 il ritiro dell'embargo proclamato dall'ONU, nei confronti della Libia, una decina di anni prima in occasione della strage di Lockerbie. Ora, da qualche settimana, il nostro irrequieto colonnello si trova a dover fronteggiare una rivolta, nata inaspettatamente, che lo ha colto completamente di sorpresa. Una rivolta, tuttavia, a guardarla bene, strana, poco realista, affatto in grado di autosostenersi. Eppure è scoppiata ed accampa la pretesa di ribaltare il regime. Un regime, almeno in apparenza, nettamente superiore in termini di forze. Le rivolte popolari, per quel che ho imparato sia a scuola sia dall'osservazione diretta, seppur molto distratta, degli eventi succedutisi in questi ultimi vent'anni, raramente nascono in maniera spontanea, quasi sempre sono fomentate da qualcuno, da pochi personaggi che al contrario della maggioranza dei rivoltosi, hanno capacità e competenze per sostituirsi ai governi in carica. Questa ristretta cerchia di persone, spesso e volentieri, va a cercare finanziamenti e sostegno all'estero, ancor più spesso qualche paese straniero si fa avanti spontaneamente per offrire tali finanziamenti o per fomentare gli stessi fomentatori. La Libia, come ben sappiamo, dispone di una notevole riserva di risorse naturali. In primo luogo il gas e in secondo luogo il petrolio. Per come la vedo io, rientra dunque a far parte di quel progetto di neocolonizzazione occulta che l'occidente persegue nei confronti dei paesi arabi produttori di tali materie prime ed è per questo che, casualmente, mezza Europa e i soliti Stati Uniti, in quattro e quattr'otto hanno deciso di partire all'arrembaggio. Probabilmente ci renderemo conto che non basteranno pochi giorni e quattro raid aerei per mettere KO il leader libico; è possibile che ci vogliano mesi, forse anni. Può darsi addirittura che si debba intervenire con l'esercito. Potrebbe succedere esattamente quello che è già accaduto in Iraq. E allora mi fermo a riflettere un attimo: possibile che i rivoltosi siano così stupidi? A guardarli quando sparano per aria coi loro fucili mentre i cameramen li riprendono, semprerebbe proprio di si. Ma forse, chi diffonde tali immagini, vuole che noi che le vediamo, pensiamo esattamente questo. Più la rivolta, infatti, ci sembra inefficace e scoordinata, più l'intervento militare da parte nostra appare giustificato. E infatti questa volta nessuno ha detto niente. Quando andammo in Iraq, Afghanistan o Kossovo, qualche inutile protesta vi fu. Ora non gliene frega più niente a nessuno, un po' perché ci siamo rassegnati, in quanto nessuno ci ascolta, un po' perché questa volta combattiamo a fianco del popolo, un po' perché le decisioni sono state divulgate solo alla vigilia dell'inizio delle operazioni e probabilmente in questo ha avuto la sua parte anche la vicenda giapponese che è servita a distrarci. Ma sarà vero che il nostro interesse è la tutela del popolo libico? Io ci credo poco, anzi proprio per niente, sono convinto anzi, che i libici, per quante ricchezze Gheddafi possa aver loro usurpato in questi ultimi 40 anni, siano più tutelati da un'unica o poche sanguisughe nazionali che da un insieme non ben identificato di parassiti stranieri. Non che xeno-parassiti in campo libico non siano già presenti, in questa vicenda l'Italia, per esempio, è stata presa alla sprovvista tanto quanto il colonnello. Ci troviamo, pertanto, coi piedi su due staffe. Da una parte i nostri "alleati" ci costringono a mettere a loro disposizione le nostre basi per favorire il loro intervento militare, dall'altra preferiremmo non intervenire direttamente e neppure indirettamente per via della nostra posizione privilegiata che nell'ultimo decennio, con un'attenta opera di diplomazia, siamo riusciti ad assicurarci nei confronti della Libia. Perché se il colonnello sarà costretto a sloggiare, noi dovremo accontentarci delle briciole che ci lasceranno Stati Uniti, Francia e Inghilterra. Alla luce di queste evidenze, posso tranquillamente affermare che fosse per noi italiani, ce ne sbatteremmo alla grande del popolo libico, le nostre scelte dipenderebbero più che altro da quello che più ci converrebbe fare e inoltre la massa di profughi libici non sarebbe certo un problema che affliggerebbe le coste francesi quanto piuttosto le nostre. Ed è lecito pensare, dunque, che francesi, inglesi e americani non siano tanto più sensibili di quanto lo siamo noi alla causa libica. Del resto basta dare uno sguardo indietro alla storia per rendersi conto che a seconda della contingenza i governi di questi stati si sono schierati sia dalla parte dei dittatori che da quella dei rivoltosi oppure se ne sono stati tranquilli e beati ad assistere a massacri senza muovere manco un dito, quando non avevano alcun interesse a farlo. Sta tutto scritto nero su bianco, carta canta. E' ora di smetterla quindi, con la storiella ipocrita dei terroristi e dei salvatori dell'umanità.
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Bingo, di conforto alle tue impressioni riguardo la somiglianza fra Gheddafi e Jackson, ho aggiunto un'immagine che potrebbe essere d'aiuto. Il Magnifico Gestore.
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:)
non so come tu li possa paragonare, l’unica cosa che li accomuna sono le mostrine. A parte questo, Michael è unico. Gheddafi no comment
Va beh, Bingo… a parte le mostrine, riflessione condivisibile. Non ho ancora capito se l’industria bellica meriti un discorso a parte oppure non rappresenti nient’altro che il distaccamento militare delle compagnie petrolifere.
In ogni caso, siamo in buone mani.
Semplice associazione inconscia di pensieri, bisognerebbe chiedere a Freud.
…e cmq anche Michael ne ha combinate di cotte e di crude, chissà che costui nascendo nel posto giusto non avesse potuto diventare colonnello o magari dittatore! :-)
per Bingel
Michael non sarebbe mai potuto diventare un dittatore e poi prima di spararle giusto perché sei alquanto disinformato fatti un giro sul web o guardati THIS IS IT..te ne farai un’idea. Così la prossima volta saprai cosa dire…e non parlerai più per sentito dire!
Santi numi. Quando il saggio indica la luna, cosa fa quell’altro?
Guarda Ale, qui non è di una popstar che si sta discutendo né di quello che presumo essere il tuo idolo, a me di Michael nummenepoffregàddemeno. Io non intendevo certo paragonare costui ad un dittatore ma, casomai, il contrario ovvero un dittatore ad un cantante, ad un illusionista, ad una sorta di attore, ad uno showman, ad un animale da palcoscenico …e chi più ne ha più ne metta. Pertanto ti restituisco il tuo bravo M.J. bello lindo esattamente così come l’ho preso. Contento?
P.S.: detto tra me e te di idee a dir poco bizzarre ne aveva eh!
Per quel bischero di moderatore. Ho bisogno di qualche informazione,puoi scrivermi al mio indirizzo email?
Quale sarebbe il tuo indirizzo email?
lapappacolpomodoro@gmail.com
Ok ti ho scritto…
Ne sei sicuro? Io non ho ricevuto niente.