2011 marzo | Monte Cerignone e dintorni

Archivio di marzo 2011

Il colonnello che danzava il moonwalk

Gheddafi è un dittatore ma avrebbe potuto benissimo fare anche l'attore o il cantautore. Non so perché, a me ricorda Michael Jackson. Sono consapevole che i due non s'assomijano pe'nniente ma a fare il moonwalk o a cantare in coppia con Cat Stevens, ce lo vedrei proprio bene. Certo, anche come narcotrafficante colombiano non sfigurerebbe. La sorte invece ha voluto che facesse il dittatore.
Come tutti i dittatori non può starmi certo simpatico.  Nell'immaginario collettivo, sono gente crudele, persone senza scrupoli che confondono la cosa pubblica con la proprietà privata. Gheddafi è al potere da circa una quarantina d'anni in Libia e nel primo periodo del suo "mandato", come si può leggere nella pagina in italiano di Wikipedia, "…fece approvare dal Consiglio una nuova Costituzione, da lui definita araba, libera e democratica. In nome del nazionalismo arabo, egli nazionalizzò la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere, espropriò ed espulse la comunità italiana e quella ebraica residenti nel paese, chiuse le basi militari statunitensi e britanniche, in special modo la base "Wheelus", ridenominata "Oqba bin Nāfi", dal nome del primo conquistatore arabo-musulmano delle regioni nordafricane. La politica della prima parte del governo Gheddafi può essere definita come una "terza via" tra comunismo e capitalismo nella quale egli cercò di coniugare i principi del panarabismo con quelli della socialdemocrazia. Espose, in maniera più organica, i suoi principi politici e filosofici nel Libro verde (che rimanda al Libro Rosso di Mao Tse-tung), pubblicato nel 1976. Dal titolo prenderà spunto il colore della seconda bandiera libica gheddafiana, (ma terza per lo stato libico) che infatti è completamente verde, e che richiama la religione musulmana, dato che verde era il colore preferito di Maometto ed il colore del suo mantello…".
A partire dagli anni '90, Gheddafi ha cambiato registro e si è riavvicinato all'occidente ottenendo nel '99 il ritiro dell'embargo proclamato dall'ONU, nei confronti della Libia, una decina di anni prima in occasione della strage di Lockerbie. Ora, da qualche settimana, il nostro irrequieto colonnello si trova a dover fronteggiare una rivolta, nata inaspettatamente, che lo ha colto completamente di sorpresa. Una rivolta, tuttavia, a guardarla bene, strana, poco realista, affatto in grado di autosostenersi. Eppure è scoppiata ed accampa la pretesa di ribaltare il regime. Un regime, almeno in apparenza, nettamente superiore in termini di forze. Le rivolte popolari, per quel che ho imparato sia a scuola sia dall'osservazione diretta, seppur molto distratta, degli eventi succedutisi in questi ultimi vent'anni, raramente nascono in maniera spontanea, quasi sempre sono fomentate da qualcuno, da pochi personaggi che al contrario della maggioranza dei rivoltosi, hanno capacità e competenze per sostituirsi ai governi in carica. Questa ristretta cerchia di persone, spesso e volentieri, va a cercare finanziamenti e sostegno all'estero, ancor più spesso qualche paese straniero si fa avanti spontaneamente per offrire tali finanziamenti o per fomentare gli stessi fomentatori. La Libia, come ben sappiamo, dispone di una notevole riserva di risorse naturali. In primo luogo il gas e in secondo luogo il petrolio. Per come la vedo io, rientra dunque a far parte di quel progetto di neocolonizzazione occulta che l'occidente persegue nei confronti dei paesi arabi produttori di tali materie prime ed è per questo che, casualmente, mezza Europa e i soliti Stati Uniti, in quattro e quattr'otto hanno deciso di partire all'arrembaggio. Probabilmente ci renderemo conto che non basteranno pochi giorni e quattro raid aerei per mettere KO il leader libico; è possibile che ci vogliano mesi, forse anni. Può darsi addirittura che si debba intervenire con l'esercito. Potrebbe succedere esattamente quello che è già accaduto in Iraq. E allora mi fermo a riflettere un attimo: possibile che i rivoltosi siano così stupidi? A guardarli quando sparano per aria coi loro fucili mentre i cameramen li riprendono, semprerebbe proprio di si. Ma forse, chi diffonde tali immagini, vuole che noi che le vediamo, pensiamo esattamente questo. Più la rivolta, infatti, ci sembra inefficace e scoordinata, più l'intervento militare da parte nostra appare giustificato. E infatti questa volta nessuno ha detto niente. Quando andammo in Iraq, Afghanistan o Kossovo, qualche inutile protesta vi fu. Ora non gliene frega più niente a nessuno, un po' perché ci siamo rassegnati, in quanto nessuno ci ascolta, un po' perché questa volta combattiamo a fianco del popolo, un po' perché le decisioni sono state divulgate solo alla vigilia dell'inizio delle operazioni e probabilmente in questo ha avuto la sua parte anche la vicenda giapponese che è servita a distrarci. Ma sarà vero che il nostro interesse è la tutela del popolo libico? Io ci credo poco, anzi proprio per niente, sono convinto anzi, che i libici, per quante ricchezze Gheddafi possa aver loro usurpato in questi ultimi 40 anni, siano più tutelati da un'unica o poche sanguisughe nazionali che da un insieme non ben identificato di parassiti stranieri. Non che xeno-parassiti  in campo libico non siano già presenti, in questa vicenda l'Italia, per esempio, è stata presa alla sprovvista tanto quanto il colonnello. Ci troviamo, pertanto, coi piedi su due staffe. Da una parte i nostri "alleati" ci costringono a mettere a loro disposizione le nostre basi per favorire il loro intervento militare, dall'altra preferiremmo non intervenire direttamente e neppure indirettamente per via della nostra posizione privilegiata che nell'ultimo decennio, con un'attenta opera di diplomazia, siamo riusciti ad assicurarci nei confronti della Libia. Perché se il colonnello sarà costretto a sloggiare, noi dovremo accontentarci delle briciole che ci lasceranno Stati Uniti, Francia e Inghilterra. Alla luce di queste evidenze, posso tranquillamente affermare che fosse per noi italiani, ce ne sbatteremmo alla grande del popolo libico, le nostre scelte dipenderebbero più che altro da quello che più ci converrebbe fare e inoltre la massa di profughi libici non sarebbe certo un problema che affliggerebbe le coste francesi quanto piuttosto le nostre. Ed è lecito pensare, dunque, che francesi, inglesi e americani non siano tanto più sensibili di quanto lo siamo noi alla causa libica. Del resto basta dare uno sguardo indietro alla storia per rendersi conto che a seconda della contingenza i governi di questi stati si sono schierati sia dalla parte dei dittatori che da quella dei rivoltosi oppure se ne sono stati tranquilli e beati ad assistere a massacri senza muovere manco un dito, quando non avevano alcun interesse a farlo. Sta tutto scritto nero su bianco, carta canta. E' ora di smetterla quindi, con la storiella ipocrita dei terroristi e dei salvatori dell'umanità.

***

Bingo, di conforto alle tue impressioni riguardo la somiglianza fra Gheddafi e Jackson, ho aggiunto un'immagine che potrebbe essere d'aiuto. Il Magnifico Gestore.

Nippon

Quando ho visto per la prima volta le immagini del terremoto giapponese, il pensiero che mi è balenato in testa è stato: se una cosa del genere fosse accaduta in Italia si sarebbe verificata l'apocalisse. Ho inoltre pensato: grande popolo questi giapponesi. Sono veramente forti, hanno uno stato solido, robusto, in grado di fronteggiare persino le conseguenze di un terremoto di tale intensità, di un'emergenza di simili dimensioni. Ho quindi immaginato: probabilmente non vedremo gente lamentarsi perché costretta a vivere per anni in container o politici inscenare le solite commedie all'italiana mentre si sbranano mediaticamente anche solo per ricostruire si e no un paio di quartieri di una città manco tanto grande come può essere L'Aquila. Non avevo ancora idea però che di li a poco ben tre centrali nucleari affacciate sulla costa nordorientale del paese avrebbero cominciato a diffondere il loro veleno radioattivo sulle aree limitrofe. Non avevo ancora intuito che quella era già l'apocalisse. Quando mi sono reso conto che i motori diesel che avrebbero dovuto provvedere al raffreddamento d'emergenza, non erano potuti partire per via dell'onda che li aveva soffocati, ho pensato: ma come possono concepire di costruire barriere alte anche alcuni metri proprio a ridosso del mare e non pensare affatto di posizionare tali motori in zone rialzate (sarebbe bastato una decina di metri per stare sicuri, tuttavia collocare l'intera centrale in una zona alta 50/100 metri, sarebbe stata la soluzione ideale). Ovviamente però, queste sono idee di un profano che non immagina assolutamente quanto poi possa essere complicato, magari, far arrivare l'acqua del mare a tale altitudine. Mi chiedo tuttavia come sia possibile che quei motori non fossero stati almeno pensati per lavorare anche sott'acqua. E a questo punto la mia fiducia nei giapponesi comincia a vacillare e realizzo subito che evidentemente anche questo popolo, o meglio, coloro che governano questo popolo si sono presi i loro rischi, belli grossi, in nome del "progresso". Rischi che a mio avviso, quando si parla di nucleare, dovrebbero invece rasentare il livello zero. Rischi che andavano evitati in un territorio come il loro dove terremoti di questa intensità non si potevano certo prevedere ma neppure escludere. E mentre io ero intento a riflettere, le immagini e le cronache avevano già cominciato ad invadere le emittenti televisive e soprattutto il web. Proprio ieri sera ho sentito l'intervista di un nostro connazionale che si trova con la famiglia (moglie e figlia di pochissimi anni) poco distante dalla centrale di Fukushima. I tre erano ricoverati alla meglio presso un rifugio di fortuna e l'indomani, cioè oggi, sarebbero stati evacuati, per non si sa dove, proprio mentre le previsioni mettevano neve. Una nevicata radioattiva che il padre si preoccupava di evitare alla figlioletta chiedendo aiuto all'ambasciata italiana la quale, in maniera vile, si è persino rifiutata di mandare un'auto a prenderli adducendo che le strade erano impercorribili quando invece una giornalista americana aveva potuto constatare coi propri occhi che non era affatto così. Le tv trasmettono immagini di persone apparentemente tranquille che con le loro mascherine che spesso portano anche nella vita quotidiana, vengono sottoposte a test di radioattività, dove operatori protetti integralmente dalla testa ai piedi, con diabolici marchingegni rilevatori, le "perquisiscono" sommariamente sottoponendole ad una tortura che dal mio punto di vista sarebbe insopportabile. Eppure queste persone, almeno in apparenza, se ne stanno buone buone e tranquille. Una signora, affiancata dal marito racconta che in seguito ad un primo esame risultava un po' radioattiva ma che dopo essersi lavata per bene, la radioattività che aveva addosso risultava notevolmente calata. Era così serena anche perché gli operatori sanitari l'avevano tranquillizzata assicurandole che le particelle radioattive non potevano essere entrate all'interno dell'organismo. Mi chiedo io però come potessero dirlo con certezza (quelle persone bevono, mangiano e respirano) e quindi quella donna mi ha fatto quasi pena, un po' perché non si rendeva conto di quello che potrebbe aspettarle e un po' perché probabilmente preferiva credere a quello che le raccontavano i medici sebbene persino lei, quasi certamente, in fondo alla propria coscienza era consapevole del fatto che non fosse esattamente così. Il mio pensiero allora è rimbalzato ai nostri genitori, ai nostri vecchi, che volenti o nolenti sarebbero costretti a reagire allo stesso modo: innocenti e inconsapevoli, come bambini che aspettano di essere presi per mano e portati via in un posto più sicuro. Nei dintorni delle centrali, intanto si distribuisce iodio perché il tumore alla tiroide, in questi casi, è quello più frequente. Si aumenta il raggio della zona off-limits di giorno in giorno. Le autorità minimizzano come è logico che si faccia in situazioni del genere per non creare il panico. Molti stanno cominciando a valutare anche l'ipotesi di andarsene al sud. Vi immaginate se Tokio sfollasse tutta quanta come potrebbe essere un esodo di tali proporzioni? File chilometriche per le autostrade mentre già da ora code lunghissime cominciano a formarsi per davvero nei pressi dei distributori che entro breve finiranno le scorte di carburante. Persino l'elettricità viene centellinata. Eppure la vita a Tokio e dintorni scorre via ancora apparentemente tranquilla tra uno scossone di terremoto e l'altro mentre a Fukushima una cinquantina di tecnici ed ingegneri dal coraggio e la tenacia di kamikaze e samuraj messi insieme lottano tra un'esplosione e l'altra per scongiurare il peggio: la fusione del nocciolo d'uranio. Parte del nocciolo tuttavia è già compromessa, si è fusa con l'involucro esterno generando scorie radioattive che stanno già diffondendosi nell'atmosfera. Fortunatamente però, gli elementi prodotti fin'ora, non possiedono ancora quella "carica contaminante" che potrebbero raggiungere gli elementi prodotti da un eventuale processo di fusione. Il problema è che le notizie, oltre che confuse, non sono affatto incoraggianti in quanto pare che il sistema di raffreddamento si dimostri di ora in ora sempre meno all'altezza. Il pensiero allora corre di nuovo a quei 50 tecnici che incessantemente lavorano per "spegnere l'incendio". Immagino il discorso di chi li ha convinti o forse obbligati o forse semplicemente benedetti prima di prendere parte all'operazione. Immagino a come potranno capacitarsi, una volta che le operazioni saranno concluse (ammesso che riescano a venirne a capo), del fatto che le loro vite sono praticamente finite e che del loro sacrificio saranno gli unici a non poterne beneficiare. Penso alla disperazione e al dramma che staranno vivendo le loro famiglie. Ma il pensiero corre anche allo scenario peggiore, alla fusione del nocciolo. Immaginiamo, inoltre, uno scoppio dovuto all'idrogeno prodotto, che sarebbe assai probabile: il disastro assumerebbe proporzioni inimmaginabili. Un incubo interminabile, dunque, quello che stanno vivendo coloro che hanno già perso i propri cari sotto le macerie o spazzati via dalla marea, un incubo che non dà tregua. Una marea tra l'altro talmente sporca ed inquinata che probabilmente lascerà un segno profondo anche in termini di contaminazione chimica. Una marea tuttavia mai tanto velenosa quanto le ceneri e le piogge che ricadrebbero a centinaia e migliaia di chilometri dal nocciolo del reattore nel caso in cui questo fondesse e quindi esplodesse contaminando coltivazioni, persone, terreni e falde acquifere. Ebbene, se quei tecnici non riuscissero nell'impresa sarebbe una catastrofe che si abbatterebbe sopra un'altra catastrofe. Non ci voglio ulteriormente pensare perché mi torna il voltastomaco proprio come quando nel lontano maggio di 25 anni fa i telegiornali annunciavano piogge radioattive sul territorio di mezza Europa. La cosa che tuttavia mi fa più paura è l'indifferenza e l'inconsapevolezza generale. Nessuno si preoccupa più di tanto perché comunque il Giappone è lontano, la cosa non ci riguarda direttamente. E allora vi invito a provare a mettervi nei panni di quei giapponesi su cui piove cesio, a provare a rivivere l'incubo di 25 anni fa immaginando però di vivere in Ucraina o in Polonia. Cominciate a pensare che siamo circondati da quasi 200 centrali atomiche alcune delle quali, le più pericolose, a due passi dai nostri confini. Destatevi dal vostro cazzo di torpore, provate a farvi venire un po' di mal di stomaco anche voi e provate ad immaginare il brivido che correrebbe lungo la vostra schiena se una mattina ci dovessimo svegliare con la notizia riportante lo scoppio di una centrale slovena o francese. Cominciate a riflettere, divenite consapevoli e sappiate che l'attuale governo, in sordina e senza far troppo rumore ha già avviato il progetto di costruzione di ben 4 centrali nucleari sul territorio italiano quando in Europa invece si sta cominciando a concepire, seppur molto lontanamente, l'idea di staccare la spina a tutte quante. E' questione di numeri, è un dato statistico: prima o poi un incidente è destinato a verificarsi nuovamente e prima o poi riguarderà nuovamente anche noi. Tanti, meno gravi di quello di Chernobyl o delle centrali giapponesi, ne saranno già successi in passato senza che se ne sia saputo niente. I nostri governanti hanno venduto l'anima. Si sono venduti e ci hanno venduto, dobbiamo ricordarci tuttavia che il popolo è sovrano, le decisioni spettano a noi. Destiamoci prima di essere costretti a farlo e facciamo in modo, piuttosto, che anche il resto d'Europa intraprenda un cammino diverso.

Il Saviano quotidiano

Saviano è depresso. Saviano è triste. Saviano ha fatto boxe. Saviano di nuovo sul ring. Saviano è minacciato, Saviano è sotto scorta. Saviano spacca il culo a tutti, anche a Chuck Norris. Saviano non perde occasione. Saviano ricorda Taricone. Saviano scrive agli studenti. Saviano è imbavagliato. Copyright Roberto Saviano. Maradona dietro, Saviano e Lionel Messi di punta. Saviano è tanto amico di Gratteri, quindi sa come vanno le cose. Saviano è oltre. Saviano è sexy. Saviano è nel presepe.

Nel 2004, Saviano firma l'appello per la liberazione di Cesare Battisti. Nel 2006 esce Gomorra. Saviano pretende ed ottiene la rimozione della propria firma dall'appello per la liberazione di Cesare Battisti. Lo so bene perché a quella stupida petizione ho aderito pure io però il mio nome è ancora lì.

Saviano ha plagiato, in un senso e nell'altro. Saviano has a dream. Saviano scrive che è ovvio. Saviano è contro l'egemonia del libero mercato ma quando va da Fazio è a favore perché il compenso milionario lo stabilisce il mercato. Saviano auspica un'Italia migliore ma non sa come spiegarsi così nello stesso pezzo si affida, nell'ordine, a Salvemini, Guicciardini, Don Milani, Monicelli, Gobetti, Falcone, Chinnici, Livatino, Dalla Chiesa, Siani, Pippo Fava e De Mauro, fino ad Albert Camus. Un po' distratto, si dimentica di Little Tony, Paco Peña, Fidel Castro, Mario e Pippo Santonastaso, Barbara D'Urso e i fratelli Abbagnale.

Allora penso ciò che sostengo da un po' di tempo ovvero che Saviano non abbia più un cazzo da dire, se n'è accorto anche Aldo Grasso.

Sono tanti gli artisti e gli uomini di cultura che amo e per questo chiedo mi sia concesso di odiare quest'individuo senza essere scambiato per un camorrista. Il libro sull'esperienza a Vieni via con me è un segnale non trascurabile: quando inciderà un disco con Vecchioni, verrà sparato sull'isola dei Fetusi assieme al collega di bluff Luxuria o si candiderà con qualche maledetto partito di casa (cosa?) nostra, forse mi sentirò meno solo. Invece, nella suggestiva e accattivante ipotesi che la tributaria bussi alla sua porta, potrei persino macchiare gli slip.

Saviano resta, Saviano via va. Firulì firulà.

 

Segue la trascrizione di uno scambio di amorosi sensi fra il sottoscritto ed una povera cretina sul fondamentale Facebook:
 

  • Povera Cretina: mafioso del cazzo saviano è un grande

  • Invidioso Intransigente: Manca la punteggiatura.

  • P.C.: testa di cazzo invidioso. se hai il pisello piccolo e saviano molo grande non te la prendere con lui

  • I.I.: Ecco brava, vedo che gli argomenti non ti mancano. Come l'educazione, del resto. Hai imparato a scrivere leggendo Saviano?

  • P.C.: piccolo invidioso

  • I.I.: Tutto qua?

  • P.C.: si si vede…un poveraccio fallito che se la prende con chi emerge dalla mediocrità

  • I.I.: "Sì", con l'accento. Lo insegnano alle elementari. Lo sanno pure i Saviani.

  • P.C.: povero coglione intanto saviano è uno scrittore di fama mondiale e tu un povero coglione che nessuno pubblica

  • I.I.: Ah ecco… adesso ho capito…
    Ma come mai sei così offensiva? E poi scrivi così male… non sei andata a scuola? Leggi solo Saviano?

  • P.C.: perchè odio gli orrendi cazzoni come te che lo invidiate. tanto a voi resta la bile e lui parla a milioni di persone.
    faccia di merda

  • I.I.: Una ragazza come te, così intelligente, così di sani principi, garbata d'educazione e antimafia per vocazione, come può odiare un orrendo cazzone, rancoroso, faccia di merda come me? Comprendimi, salvami, savianizzami, ti prego! Voglio diventare come te, anzi come Lui, dimmi come si fa. Mi impegnerò tanto, te lo giuro fin da ora: perderò i capelli, mi farò trapiantare il monociglio e pure un pisello nuovo di zecca, una pertica di carne approvata da Saviano con il glande antiproiettile e quattro testicoli, due di serie e due di scorta. Rispondi appena puoi, te ne prego.

  • P.C.: e tra l'altro saviano si è scopato anita caprioli [ebbene sì, sono un suo ammiratore. N.d.R.] ..e tu ci fai le seghe sopra…

  • I.I.: Quello che più mi piace di Anita è il coraggio…

  • P.C.: povero coglione

  • I.I.:  L'hai già detto.
    Che peccato, una ragazza dalle nobili intenzioni ma dotata (?!?) di un vocabolario così misero, noioso, volgare, da poco. Anche se credo ti rispecchi fedelmente.

  • P.C.: invidi saviano vero fratello sfigato? cesso che sei o invidi pechè bello colto coraggioso…. faccia di merda…

  • I.I.: No, lo invidio perché ha tanti, tanti soldi. E ha tanti soldi perché un sacco di gente gli dà retta, qualsiasi cosa dica o scriva. Quelli più stronzi poi, per qualche oscuro motivo, sono capaci persino di romperti i coglioni in privato, inviando strane mail scritte alla cazzo di cane, un po' come i libri (anzi, il libro) di Saviano.

  • P.C.: faccia di merda i soldi (non tanti quanti ne meriterebbe) li fa con onestà e gran pezzo di merda tu non riuscirai mai a farli con onestà ma solo rubando. invidioso. il libro di saviano gomorra lo invidi eh? sei il solito sfigato che non viene pubblicato che rosica? a fratello se sei più bravo di lui dimostralo, alza il culo e fai…e invece solo pugnette. mi fanno cacare i cazzoni come te.se ei così bravo pechè invece non parli tu a milioni e milioni e milioni di persone dai riescici? se è così semplice. faccia di merda.

  • I.I.: Va bene, ora vado e parlo davanti a milioni e milioni e milioni di persone. Oppure vado a rubare. Ciao. E' stato bello discutere con te. Credo tu abbia ragione. Sei davvero intelligente. Mi hai aperto gli occhi, grazie. Farai tanta strada nella vita: me lo ha detto Saviano, percio è vero.

 

Dedicato a tutti coloro che meriterebbero una platea e mai l'avranno.

Meteo
Fiera

Tophost
 

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
blog search directory
Aggregatore
blogarama - the blog directory
Regional blogs & blog posts
technorati
SEO Directory - Indicizza GRATIS il tuo sito Web nei motori di 
ricerca
Tophost

Switch to our mobile site