2008 luglio | Monte Cerignone e dintorni

Archivio di luglio 2008

Banda Osiris a Carpegna

La comicità musicale della Banda Osiris a Carpegna con lo show ‘Superbanda’

Dal 2004, stralunata colonna sonora live del salotto di ‘Parla con me’ condotto da Serena Dandini, la Banda è considerata la massima espressione in Italia della comicità nel teatro musicale. Appuntamento giovedì nel centro storico, alle 21.30

fonte: Il Resto del Carlino

Carpegna (Pesaro Urbino), 29 luglio 2008 – Il festival Crocevie – promosso dalla Provincia di Pesaro e Urbino, dal Teatro Stabile delle Marche e dall’Amat – entra nel vivo con la scatenata Banda Osiris che si esibirà nello spettacolo Superbanda, nel centro storico di Carpegna, giovedì 31 luglio, alle 21.30.
Composta da Sandro Berti (mandolino, chitarra, violino, trombone voce, sax, flauto), Gianluigi Carlone (trombone, basso, tastiere), Roberto Carlone (percussioni, batteri) e Giancarlo Magrì (bassotuba), la Banda Osiris nasce nel 1980 a Vercelli.

Dal 2004, stralunata colonna sonora live del salotto di Parla con me condotto da Serena Dandini, la Banda è considerata la massima espressione in Italia della comicità nel teatro musicale. Il dispendio di energie, il ritmo vorticoso e le continue sorprese sono la cifra stilistica del gruppo, la musica l’asse portante e al tempo stesso collante drammaturgico. Musica di tutti i generi (classica, rock, folk, jazz) miscelata con ironia e una buona dose di dissacrazione.

Lo spettacolo che viene proposto a Carpegna, Superbanda, è un concerto e una conferenza al tempo stesso. Il tema è la storia della musica e i suoi protagonisti, ma lo svolgimento della Banda Osiris è una sorta di viaggio virtuale nel quale autori, strumenti, brani conosciuti e non, vengono mescolati nel gran calderone della confusione musicale. 

Un mix di divertente, intelligente, frizzante, rinfrescante comicità e di musica che spazia in ogni direzione, da Vivaldi a Carosone, In occasione del concerto l’Amministrazione Comunale di Carpegna allestisce – in Piazza dei Conti, su cui si affaccia il bel Palazzo dei Principi – il curioso e ricco Mercatino del Solito e Insolito.
L’ingresso è libero. In caso di maltempo lo spettacolo si terrà presso il Palatenda

Per informazioni, prenotazioni e biglietti telefonare a
Teatro Stabile delle Marche, Uffici di Fano
tel. 0721.830145 dalle 17.00 alle 19.30

Stefano Disegni, gigante della satira

Ora et labeuros

Scriveva il buon Voltaire, nel lontano 1763: «Esiste in Francia un libro che contiene l’obiezione più terribile che si possa fare contro la religione: è il quadro dei redditi del clero, quadro troppo bene conosciuto, anche se i vescovi hanno rifiutato al re di fornirgliene un esemplare». Oltre due secoli dopo, nonostante l’illuminismo, la Rivoluzione francese, la laicità degli Stati, la secolarizzazione delle società occidentali (e non solo), in Italia siamo sostanzialmente allo stesso punto: lo Stato finanzia copiosamente una Chiesa ricchissima, senza che quest’ultima ci tenga troppo a farlo sapere in giro.

Nel 2007 Curzio Maltese ha pubblicato su Repubblica una serie di articoli che hanno avuto il merito di portare alla luce quantomeno una parte della gigantesca massa finanziaria, prelevata dalle tasche dei contribuenti, che la casta politica trasferisce con regolarità alla casta religiosa. La stima del giornalista è di 4 miliardi e mezzo di euro l’anno: più del costo della stessa casta politica, e quasi un’intera manovra finanziaria. La valutazione è peraltro fin troppo cauta, a mio parere, perché non tiene in debito conto quanto le amministrazioni locali (regioni, comuni, le inutili province e perfino le comunità montane e le circoscrizione) corrispondono alla Chiesa o ai suoi enti e associazioni sotto forma di contributi a fondo perso, oneri di urbanizzazione, prestazioni per servizi di volontariato prestati in luogo delle strutture pubbliche. Un flusso enorme, ricostruire il quale è impresa letteralmente impossibile: occorrerebbe spulciare tutte le delibere di migliaia e migliaia di istituzioni. E, come ricorda l’autore, in Italia manca una tradizione di inchieste serie nei confronti del business ecclesiastico.

Incommensurabili sono del resto anche le proprietà della Chiesa cattolica italiana: rappresentino esse un quarto o un quinto del patrimonio immobiliare italiano, come sostengono alcune stime non tacciabili di anticlericalismo, siamo comunque in presenza di un’entità economica in grado di condizionare pesantemente la società; travolgendo le regole di mercato, approfittando delle esenzioni fiscali di cui dispone e riversando i profitti così conseguiti nelle attività più disparate. Come potrebbe il movimento laico, privo anche solo di una sede, fronteggiare tale massa d’urto?

Di fronte a questi numeri, non si capisce proprio per quale motivo uno Stato in gravi ambasce come il nostro debba devolvere la gran parte dell’8 per mille del gettito IRPEF alla maggior potenza economica presente sul territorio. Gli apologeti cattolici rivendicano la democraticità di tale meccanismo: la decisione sull’utilizzo dei fondi è stabilita dai cittadini. In realtà il meccanismo è ancor meno trasparente del finanziamento pubblico ai partiti: la Chiesa (a differenza delle altre confessioni) riscuote i fondi in anticipo; inibisce, attraverso il cospicuo manipolo di parlamentari a lei devoti, che nuovi concorrenti accedano alla ripartizione; protesta vivacemente se lo Stato, che non ha mai fatto alcuna propaganda a proprio favore, anche solo lontanamente si azzarda a concepire un utilizzo dei fondi di propria pertinenza dotato di un qualche appeal nei confronti dei contribuenti. E, come se non bastasse, diffonde spot ingannevoli: le somme spese per le faraoniche campagne pubblicitarie superano le somme effettivamente stanziate per i progetti caritatevoli che fungono da testimonial.

Del resto, che il meccanismo non piaccia affatto ai cittadini è dimostrato dagli stessi dati: solo una minoranza della popolazione, a stento vicina al 40% e comprendente anche molti laici, sceglie di destinare l’8 per mille al momento della dichiarazione dei redditi. Tale percentuale si innalza al 60% quando si tratta di 5 per mille, e dunque di finanziamento di iniziative concrete: i tanti vituperati abitanti della Penisola si rivelano molto più pragmatici degli amministratori che li governano. Vi è peraltro un’altra dimostrazione indiretta della scarsa propensione dei cittadini al finanziamento della Chiesa cattolica: le offerte per il sostentamento del clero, fiscalmente deducibili, sono clamorosamente insufficienti alla bisogna. Le gerarchie ecclesiastiche lo sanno benissimo: si introducesse il sistema tedesco, come propugnato anche dall’UAAR, e tutti i fedeli (ma solo loro) fossero costretti a finanziare la confessione religiosa di appartenenza, con tutta probabilità assisteremmo alla più spettacolare apostasia di massa della storia del genere umano.

E l’otto per mille è solo la più nota forma di finanziamento statale a favore della Chiesa. Vogliamo parlare degli insegnanti di religione? Oppure del turismo religioso: tanto privilegiato, quest’ultimo, rispetto a quello artistico e naturalistico da aver fatto precipitare la nostra nazione dal primo al quinto posto nelle classifiche delle mete più frequentate. La Chiesa opera liberamente nello Stato, dunque, ma lo Stato è ritenuto sempre meno libero di mettere il naso nelle attività della Chiesa: lo IOR può operare in barba a qualsivoglia normativa antiriciclaggio e fare da punto di riferimento finanziario per la malavita, ma nessun giudice ha il coraggio di far notare agli extracomunitari di Oltretevere come l’investimento concreto dei profitti dei corleonesi andrà a discapito della sicurezza della società italiana.

La questua è costituito soprattutto dagli articoli pubblicati a suo tempo, e ha dunque il merito di non far cadere nel dimenticatoio un’inchiesta documentata e, per quanto era possibile, esauriente. Altri temi, come il racconto sulla mancata visita papale alla Sapienza, al di là di mostrare una “diabolica” capacità di creare casi politici in grado di far cadere un governo sembrano un’aggiunta poco convinta (a maggior ragione in presenza di un’introduzione scritta da Ezio Mauro, che in quell’occasione se ne uscì con affermazioni decisamente poco ragionevoli). Nel complesso, stiamo parlando di un libro da conservare con cura nella propria libreria.

«In questo Paese la libertà di un laico è considerata inferiore a quella di un cattolico», scrive Maltese: inevitabile, visto che una classe politica miope si lascia abbacinare dalla sovradimensionata visibilità mediatica della Chiesa che essa stessa ha generato. Un atteggiamento di favore giustificato, a destra come a sinistra, con la caritatevole sussidiarietà messa in atto da una sedicente disinteressata organizzazione evangelicamente ispirata. Il Vaticano, ci ricorda Maltese, vanta il reddito pro capite più alto del mondo. Ricordiamoci di ricordarglielo.

Raffaele Carcano,
Circolo UAAR di Roma,
giugno 2008

Imminente la morte di Internet libero e gratuito

25 Luglio 2008 – fonte: EFFEDIEFFE.com

Il Canada farà da cavia

Negli ultimi 15 anni o giù di lì, grazie ad Internet, la nostra società ha avuto accesso a più informazione che in tutto il resto della precedente storia moderna. C'è approssimativamente un miliardo di utilizzatori di Internet in tutto il mondo, ed ognuno di essi può teoricamente comunicare in tempo reale con chiunque altro sul pianeta. Internet è stato, fino ad oggi, la più grande conquista tecnologica del XX° Secolo, e come tale è riconosciuto dalla comunità globale.

Il libero trasferimento di illimitate informazioni non censurate e non manipolate, tuttora sembra essere un sogno, se ci pensate bene. Di qualunque cosa si parli, istruzione, commercio, governo, notizie, svago, politica, ed un'infinità di altre aree, tutto è stato radicalmente influenzato dall'introduzione di Internet. E, per la maggior parte, si tratta di un'ottima notizia, salvo quando si danno giudizi scadenti e si prende in giro la gente; in tal caso è bene verificare e controllare, specialmente se ci sono coinvolti bambini.

Purtroppo però, quando ci sono possibilità di profitto aperte alle grandi imprese, le esigenze della società non contano. Prendete il recente caso in Canada dei colossi Telus e Rogers che, senza alcun preavviso al pubblico, hanno applicato un costo ad ogni spedizione di messaggi di testo. E' stata una mossa arrogante e rischiosa per questi giganti delle telecomunicazioni, perché gli è esplosa in faccia. La gente, in effetti, ha utilizzato la tecnologia di Internet per trasmettere un messaggio forte e chiaro a queste aziende, cioè di buttare nella spazzatura quell'extra costo; la gente ha utilizzato la potenza di Internet contro i ragazzi grandi, e così i piccoli hanno vinto.

Comunque, il caso dei messaggi di testo è soltanto un piccolo segnale sugli schermi radar di Telus e di un'altra compagnia, la Bell Canada, i due maggiori Internet Service Providers (ISP's) di tutto il Canada. Il nostro paese viene usato come cavia per cambiare, radicalmente e per sempre, la fornitura dell'accesso a Internet; e il cambiamento sarà così radicale da avere il potenziale per rimandarci indietro ai tempi del cavallo e della condivisione dell'accesso all'informazione (circa 35 anni fa, prima dei mini-elaboratori e delle reti di computers, n.d.t.).

Nelle settimane a venire tenete d'occhio un articolo di Time Magazine che tenterà di smussare gli angoli molto vivi di un diabolico complotto, portato avanti dalla Bell Canada e dalla Telus, volto a cominciare ad applicare canoni d'accesso alla maggior parte dei siti Internet. Il piano è quello di trasformare Internet in un sistema tipo TV via cavo, dove i clienti si iscrivono a determinati siti Web e devono poi pagare per visitare siti ulteriori.

Grazie al mio attuale navigare (su questo Internet ancora gratuito) ho scoperto che la "dismissione" dell'accesso gratuito ad Internet è prevista, in Canada, per il 2010, e due anni più tardi nel resto del mondo. Il Canada è considerato una buona scelta per rendere effettivo un cambiamento così vergognoso e sinistro, perché i Canadesi vengono visti come accomodanti, politicamente disinformati e perciò facili bersagli. Gli sciacalli aziendali faranno prima in modo di lisciare l'eventuale pelo arruffato dei canadesi, e poi diffonderanno la nuova versione castrata di Internet nel resto del mondo, probabilmente senza molta fanfara, se si eccettuano alcuni foschi avvertimenti circa i pericoli di Internet (gratuito) e lo sproloquiare degli amministratori delegati a proposito della "sicurezza". Normalmente queste fumosità funzionano bene.

A cosa somiglierà Internet in Canada nel 2010? Sospetto che gli ISP forniranno un programma "pacchetto", come fa attualmente la Cogeco (società televisiva via cavo, n.d.t.); i clienti dovranno pagare per una serie di siti Web, esattamente come fanno adesso per i canali televisivi. Le stazioni televisive saranno disponibili on-line come parte di questi "pacchetti", cosa che renderà felici i networks televisivi, dato che hanno perso gran parte del mercato dei giovani che invece, di sera, naviga e chiacchiera sul proprio computer. In questo modo comunque, come nel caso della televisione via cavo, se scegliete qualcosa che non fa parte del pacchetto, sapete quello che accade: pagate un extra.

Ed è qui che l'Internet (gratuito) che conosciamo sarà quasi immediatamente strangolato economicamente; migliaia e migliaia di siti Internet non faranno parte dei pacchetti, e così quindi gli utenti dovranno pagare costi addizionali per visitare quei siti. In appena un'ora o due è possibile visitare 20, 30 o più siti, cercando informazioni. Immaginate quanto alti saranno i costi

Attualmente il mondo condanna la Cina perché impedisce l'accesso a certi siti Web: "Sono anti-democratici, tolgono la libertà al popolo, non rispettano i diritti dell'individuo, censurano l'informazione." Questi sono alcuni dei commenti che sentiamo. Ma quello che la Bell Canada e la Telus hanno programmato per noi Canadesi è di gran lunga peggio di questo: stanno pianificando la morte dell'Internet (gratuito/libero) così come noi lo conosciamo, ed io temo che difficilmente i Canadesi si lamenteranno. Fa tutto parte del piano aziendale per il Nuovo Ordine Mondiale e, virtualmente, è un colpo da maestro che porterà alla creazione di miliardi e miliardi di dollari di profitti aziendali a spese delle classi medie e lavoratrici.

Ci sono così tante altre implicazioni come risultato di questi cambiamenti, fin troppi per poterne discutere qui. Siate coscienti del fatto che perderemo tutta la nostra privacy perché di tutti i siti web ci sarà traccia nel processo di fatturazione, e saremo letteralmente tagliati fuori dal 90% delle informazioni a cui abbiamo accesso oggi. I piccoli della Rete cadranno come mosche; i bloggers e gli operatori dei piccoli siti faranno una rapida morte perché la gente non pagherà per visitare i loro siti e leggere le loro pagine.

Per ironia della sorte l'unico mezzo che può salvarci è proprio quelle che stiamo cercando di salvare: Internet libero/gratuito. Questo articolo verrà postato sul mio blog www.realitycheck.typepad.com e vorrei incoraggiare singoli e gruppi a documentarsi maggiormente su questo argomento. I Canadesi possono mantenere libero e gratuito Internet proprio come hanno mantenuto gratuiti i messaggi di testo. Non state ad aspettare i politici federali: non faranno niente per aiutarci.

Vedrei con piacere una lettera di un portavoce ufficiale della Bell Canada o della Telus all'editore dello Standard Freeholder in cui si affermasse che tutto quello che ho scritto è completamente erroeno, che non è previsto alcun cambiamento di tal genere nell'accesso ad Internet e che l'accesso a tutti i siti rimarrà LIBERO E GRATUITO negli anni a venire. Contemporaneamente vorrei invitare tutti voi a scrivere ai media, a fare domande, a telefonare alle stazioni radio, agli amici, o a pensare qualunque altra cosa che possa contribuire ad evitare ciò che a me sembra inevitabile.

Mantenere libero e gratuito l'accesso a Internet è l'unica occasione che abbiamo di contrastare la scalata globale, l'Unione Nord-Americana ed una lunga lista di altre fatali appropriazioni che le elites della società hanno programmato a nostro danno. Ieri era già troppo tardi per tentare di proteggere i nostri diritti e le nostre libertà; dobbiamo raddoppiare gli sforzi per far sì che i nostri figli ed i nostri nipoti abbiano un'occasione di combattere per il proprio futuro.

(N.d.t.: l'aggettivo inglese "free" indica sia libero che gratuito; in questo caso il gioco di parole è traducibile solo nel contesto della frase ed a questo è dovuto il doppio aggettivo in italiano.)

Kevin Parkinson per Global Research

Tradotto per EFFEDIEFFE.com da Arrigo de Angeli

Fonte >  Global Research | 23/7/2008

 

Copyright © – EFFEDIEFFE – all rights reserved.

Vladimir Luxuria, in arte "Guadagno"

In un recente passato che, a dir il vero, mi sembra lontanissimo mi capitò persino di prendere le sue difese: dopotutto, il sedicente transgender sosteneva opinioni spesso condivisibili e più intelligenti di quelle della maggior parte dei politicanti di casa nostra. Poi, le elezioni: il transgender è eletto onorevole e la poco onorevole carriera artistica di uno dei più popolari soldatini del fronte per la rifondazione della nazionale comunista subisce un'impennata da urlo. Lui è dappertutto: Rai, Mediaset, La7; Vespa, Chiambretti, Mentana, Simona Ventura, Pippo Franco e tanti altri sgomitano per averlo in trasmissione. Sebbene, il valore dell'artista sia pari a quello del politico, cioè zero, il firmamento televisivo è ai suoi piedi: roba da far venire le vertigini ad un aquila reale. Conosciamo bene anche il seguito della storia: il governo Prodi crolla ma in pochi restano sepolti sotto le macerie e fra questi, purtroppo, Wladimiro Guadagno detto "Luxuria" non c'è, vanificando così due anni di moccoli, accidenti e imprecazioni quotidiane (di solito concentrate in quel quarto d'ora di ghezziano Blob che tanto mi piace e che, allo stesso tempo, tanto nuoce alle mie coronarie) rivolte allo statista da marciapiede da parte del sottoscritto.
Vorrei concludere questo breve pezzo con un sentito appello: Pivetti, Mussolini, Carfagna, Montesano, Barbareschi, Ombretta Colli, Gerry Scotti e tutti gli altri, vi prego di seguire l'esempio di Vladimir Luxuria. Siete famosi, andatevene sull'isolotto.
Una bomba al plutonio farà il resto.

Di seguito, a proposito della partecipazione di Luxuria all'Isola dei Famosi, le considerazioni di Massimo Del Papa, straordinariamente espresse in un articolo dal titolo:

Il furbo e gli idioti

24 Luglio 2008 – fonte: Babysnakes

Tenetevi forte: Luxuria va all'Isola dei Famosi, come un qualsiasi guitto in disarmo. Per soldi, naturalmente, mica per amore: un miliardo di vecchie lire, o giù di lì. Verrà anche lui considerato, come tutti gli altri, un disperato profeta d'imbecillità, una delle tante figurine che peggiorano una televisione già al di sotto di ogni sospetto, uno che, al capolinea di una parabola non irresistibile, tenta come può di risalire la corrente? Oppure, essendo il signor Vladimiro Guadagno un transgender e per giunta comunista, per lui varrà la franchigia dell'intelligenza, dell'ironia, della coerenza? Luxuria segue passo passo le orme di un altro travestito, Irene Pivetti, che da parlamentare, di più, presidente della Camera, era mascherata da bigotta vandeana leghista salvo denudare completamente l'anima, vendendola a Lele Mora quando il bel gioco politico è finito. Che diranno adesso i profeti di Luxuria, uno transitato dalla strada – sono parole sue, da Vespa e altrove – al Parlamento al Reality? Vladimiro ha trovato modo di difendere la vendita di se stessi mentre pretendeva d'incarnare il moralismo femminista; da onorevole ha lasciato modeste e ridicole tracce, confermando la sensazione che anche quello era un mestiere come un altro, finchè durava; adesso, fresco di lifting come una velona, sbarca in uno dei programmi votati al consumismo becero, oseremmo dire: berlusconiano, con la leggerezza di chi non ha niente da dire: “Tanto anche Montecitorio è un reality”. Dichiarazione poco trasgressiva, ma molto qualunquista. E ipocrita: che ne è, allora, dell'impegno fino a ieri sbandierato? La verità, che si conferma inesorabile, è che per certa gente a caccia di una carriera, cui si vuole consegnare una medaglia d'intelligenza al valor di militanza ideologica o sessuale, la missione politica è una presa per i fondelli di chi la vota (e niente di meglio si meritava); la sostanza è assai più terra terra: privo di conferma parlamentare, un né carne né pesce come Luxuria ha il problema di sopravvivere nel sottobosco dello spettacolo: fa niente se la soluzione scelta (e, fino a ieri, ripetutamente smentita) capovolge ogni valore in cui si sosteneva di credere. Luxuria è un transgender, ma della coerenza e della morale: politica e personale. Ma, come lui stesso ha scolpito, a futura memoria, “non siamo tutti transgender dentro?”

Grandi domande

Ehi tu! Sì, proprio tu, brutto spione della SOGEI: si può sapere cosa cacchio vai cercando? Ti piace questo blog? Chi ti manda? Parla! Forse, Brunetta? O, magari, Tronchetti Provera? Questo blog ha una sua dignità: gli spioni non sono graditi. Sparisci!

Paese che vai, autovelox che trovi

Nell'intento di far cosa gradita, ho deciso di pubblicare la mappa degli autovelox di Monte Cerignone (uno ogni 300 abitanti; due in 2,7 km) in modo da ricordare agli automobilisti delle nostre lande che "chi va piano, va sano, va lontano e al portafoglio non mette mano".


Grazie alle segnalazioni dei lettori, ben presto avremo la mappa di tutti gli autovelox situati tra Pesaro, Rimini e San Marino giusto per farci passare la voglia di correre ed aumentare l'effetto deterrente dei tanto temuti congegni laser.
Il blog con le immagini e le informazioni relative agli autovelox della nostra regione si trova all'indirizzo:

Luttazzi's digest

Israele e Hamas si offrono di mediare fra Berlusconi e i giudici.
(10 Luglio 2008)

Le famiglie italiane risparmiano sui beni di lusso, ad esempio il pane.
(11 Luglio 2008)

Amhadinejad rinnova le minacce contro gli Stati Uniti e Israele, poi chiude il suo negozio di kebab e torna a casa.
(12 Luglio 2008)

Funari manda a cagare San Pietro.
(13 Luglio 2008)

«La guerra in Iran è inevitabile», dicono gli esperti, già venduti gli spazi pubblicitari.
(13 Luglio 2008)

Serial killer ricorda i vicini come gente tranquilla e insospettabile.
(13 Luglio 2008)

D’Alema fonda Red, Marini fonda White, Rutelli fonda Beige.
(15 Luglio 2008)

La pace in Medio Oriente più vicina, i palestinesi hanno finito i sassi.
(15 Luglio 2008)

Miss Universo, vince di nuovo una terrestre.
(15 Luglio 2008)

Borse, è un momento fantastico per essere presi dal panico, dicono gli esperti.
(16 Luglio 2008)


Daniele Luttazzi

www.ilmanifesto.it

Pessimi segnali

Una banda di criminali, cialtrona, corrotta e puttaniera, ha deciso di schedare la popolazione tramite il prelievo delle impronte digitali di ciascuno di noi. Avete capito bene: dei malfattori hanno stabilito che quelli da immatricolare siamo noi. Naturalmente, dicono, è una misura a fin di bene ma, da che mondo è mondo, le limitazioni delle libertà imposte dall’autorità sono sempre camuffate da opera buona: si conia uno slogan di sicuro effetto (di solito basta suonare un campanello d’allarme a caso o parlare di fantomatiche "emergenze" dai contorni molto vaghi), lo si ripete all’infinito e la plebe è bella che defraudata. Questo provvedimento, che contribuisce alla progressiva sudamericanizzazione del Paese, fa il paio con l’impunità per le più alte cariche dello stato ("tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri"), il divieto alla stampa di pubblicare le intercettazioni che toccano i padroni del vapore, la repressione violenta, o semplicemente mediatica, di chi manifesta pacificamente le proprie idee (dove l’unica vera colpa dei "ribelli" è quella di non allinearsi al pensiero unico), l’acquiescenza nei confronti della tortura, la militarizzazione delle aree urbane (un’altra misura, dicono, a favore del cittadino).
La verità è che il popolo delle libertà non è mai esistito: siamo, tendenzialmente, una massa di poveri imbecilli governata da un manipolo di pericolosi imbecilli. Temere l’instaurazione di un regime è soltanto un inutile spreco di risorse perché il totalitarismo è una pratica politica che in Italia trova terreno fertile da tempo immemore: è questo l’unico vero teorema e, a mio modesto parere, dimostrarlo è persino superfluo.

***


(
16/07/2008, Ansa) – Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. E’ quanto prevede un emendamento al decreto legge sulla manovra che ha ottenuto il sì bipartisan nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Si tratta di una modifica all’articolo che raddoppia la validità della carta d’identità, primi firmatari: Marco Marisilio, Fabio Rampelli e Massimo Enrico Corsaro (Pdl).

"La carta di identità ha durata dieci anni e deve essere munita dalla fotografia e delle impronte digitali – si legge – della persona a cui si riferisce". Plauso dei deputati del Pd che spiegano come questa modifica "disinnesca (ma nella nota Ansa c’è scritto erroneamente: "dissenesca" e naturalmente i professionisti del TGCOM la riportano tale e quale, N.d.MG [1]) la questione Rom. Ora le impronte – dice Antonio Misiani – saranno prese a tutti". Anche se in realtà, spiega Giulio Calvisi, esiste una direttiva comunitaria che porterà prima o poi tutti i Paesi Ue a introdurre questa novita’. Si tratta soprattutto di "una vittoria simbolica significativa", insistono i deputati del Pd. Lo spazio per le impronte è già previsto comunque sulle attuali carte d’identità. "Il nostro via libera all’emendamento – spiegano i deputati del Pd Antonio Misiani e Giulio Calvisi – che prevede che dal 2010 le impronte digitali debbano essere sulla carta d’identità è stato dato perché in linea con un progetto dell’Ue. La direttiva ancora non c’é ma é una questione che sta maturando in Europa". In ogni caso i due deputati sottolineano come "non venga certo meno la gravità della discriminazione nei confronti dei bambini rom. Le impronte ai minori – dicono – non si prendono neanche in America".

[1]
Nota del Magnifico Gestore

Massacro senza colpevoli


A Bolzaneto una pagina nerissima, l’Italia è ancora una democrazia?

Un totale di “soli” 24 anni di pene per i maltrattamenti fisici e morali inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto è certamente poco, ma intanto il tribunale ha condannato 15 persone, fra agenti e personale sanitario, confermando che in quella caserma è stata scritta una delle pagine più nere nella storia recente delle nostre forze dell’ordine. Quel che emerge e spaventa è come il nostro paese considera le violazioni dei diritti fondamentali: un reato lieve e destinato alla prescrizione per i tribunali, niente di rilevante per la politica, incapace in questi anni di approvare una legge sulla tortura e di sospendere dal servizio i funzionari (spesso addirittura promossi!) imputati nei processi seguiti al G8 di Genova. A Bolzaneto furono commessi abusi inaccettabili: i maltrattamenti dei detenuti sono del tutto incompatibili con una democrazia. In questi anni è stato favorito in modo irresponsabile un clima di impunità. Alle forze politiche e al parlamento chiediamo: l’Italia è ancora una democrazia?

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