Archivio di gennaio 2007
Le studiano proprio tutte!
E' da qualche tempo che il Sor Berlusca ha a che fare con problemi di cuore.
Questa volta però si tratta di pene d'amore e non certo sue perché la moglie, la bellissima Veronica Lario, sembra improvvisamente diventata gelosissima ed ingovernabile.
Più o meno è da quando è avvenuto il famoso svenimento che il Sor Berlusca sta dando sfoggio delle donne di casa sua. Prima la madre, apparsa insieme a lui anche qualche giorno fa ed ora la stessa sig.ra Berlusconi che rimasta dietro le quinte per anni ha finalmente deciso di tornare a calcare le scene.
Chissà cosa staranno escogitando i geniacci che curano l'immagine del Sor!?
Io azzardo che le belle letterine d'amore che i due piccioncini si stanno segretamente inviando per posta ordinaria serviranno a far si che il nostro carissimo ex-primo-ministro sia ben presto ospite a "La vita in diretta". Prevedo scene d'affetto nonché lusinghiere monografie, nonostante tutto, del suo ruolo di bravo marito e buon padre di famiglia anche se, spesso e volentieri, costretto lontano da questa per via degli irrinunciabili impegni di lavoro. Quindi bravo marito, buon padre di famiglia nonché grande lavoratore.
E' necessario approfittare di questo momento "di vacanza", di relativa lontananza dal mondo della politca per rifarsi belli, ma è altresì necessario non essere dimenticati pertanto bisogna inventarsi qualcosa che faccia parlare di se. Mai dunque così facile unire l'utile al dilettevole.
Magari mi sto sbagliando e il Sor e la moglie può darsi che finiranno per prendersi a cazzotti come hanno fatto Albano e la Lecciso, chevvedevodì!!! Sempre pubblicità sarebbe.
Fatto sta che delle avances del Berlusca al galà dei Telegatti non se n'era accorto nessuno se non fosse che la sig.ra Berlusconi-Lario non avesse raccontato a "La Repubblica" delle marachelle di suo marito "autodenunciandolo".
Quindi vien da chiedersi per quale ragione l'eco delle scuse del Sor dovrebbe essere così sproporzionato rispetto alla notizia dello sgarbo fatto alla moglie passata pressoché inosservata
Che bravi attori!!! Che animali da palcoscenico!!! Che pena!!!
Osservatorio TFR
Con questo breve articolo tratto da Famiglia Cristiana si comincia a parlare anche su questo blog di Trattamento di Fine Rapporto: giusto per chiarirci un po' le idee e capire se abbiamo a che fare con una lucida riforma o con l'ennesimo, gravissimo, scippo effettivo.
Non c'è fretta: decidete con calma
di Giuseppe Altamore
Ci siamo: dal primo gennaio è scattata l’operazione Tfr (Trattamento di fine rapporto). Undici milioni di lavoratori hanno tempo sei mesi per decidere che cosa fare della liquidazione: lasciarla in azienda o alimentare da quest’anno un fondo per la pensione integrativa? Una prima precisazione: l’adesione a un fondo non è obbligatoria. Potete disporre che il Tfr rimanga in azienda e fra qualche anno, quando tutto, forse, sarà più chiaro, spostarlo. Ma se non decidete nulla o firmate per l’opzione fondo, la scelta è irreversibile. Dunque prendetevi tutto il tempo che occorre, firmando intanto per mantenere il Tfr tale e quale. Nessuno, nemmeno lo Stato, è più in grado di garantire una previdenza dignitosa alle prossime generazioni. Riusciranno i fondi pensione a integrare, almeno in parte, quel 40 per cento dell’ultima retribuzione che farà crollare il tenore di vita di chi lascerà il lavoro nei prossimi anni? Sicurezze ormai non ne offre più nessuno. Lo Stato, passando dal sistema a ripartizione a quello a capitalizzazione, ha già fatto crollare le certezze che hanno garantito assegni sicuri ai nostri padri. E i fondi, cari lettori, sono strumenti legati al rischio dei mercati finanziari.
I principali punti da tenere bene a mente
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Entro il 30 Giugno. I lavoratori devono scegliere se aderire a un fondo pensione o tenersi il Tfr (Trattamento di fine rapporto). La scelta riguarda il Tfr maturando. Si può anche decidere di non passare ai fondi, perché comunque è possibile aderirvi in un secondo tempo. Invece chi opta per il fondo pensione non può più tornare al Tfr.
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Aziende con più di 50 dipendenti. Se il lavoratore non sceglie di aderire al fondo pensione, le aziende dovranno destinare il Tfr al fondo dello Stato gestito dall’Inps. Ma per il dipendente non cambia nulla. Quando lascerà l’impresa, sarà quest’ultima a corrispondere il Tfr.
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Silenzio-assenso. Chi non esprime alcuna decisione destina automaticamente il Tfr al fondo pensione previsto dal contratto collettivo o individuato con un accordo aziendale.
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Da un fondo all'altro. Dopo due anni di iscrizione, è possibile trasferire l’intera posizione previdenziale presso un’altra forma pensionistica. Anche chi cambia azienda o attività può spostarsi da un fondo all’altro.
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Chi pagherà la futura pensione integrativa? Sarà una compagnia di assicurazioni convenzionata con il fondo pensione.
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Dopo quanto tempo si ha diritto all'assegno? Dopo almeno cinque anni di iscrizione al fondo si raggiungono i requisiti di accesso alla pensione obbligatoria. È possibile anche avere un 50 per cento di capitale e una rendita.
Materiale pubblicato:
Una legge assurda, inutile, controproducente
di Valerio Evangelisti
Apprendo dai giornali che presto, su iniziativa del ministro Mastella, sarà reato passibile di detenzione negare la Shoah, e cioè lo sterminio intenzionale degli ebrei da parte del Terzo Reich. Così ci conformeremmo alle legislazioni di altri paesi europei, tipo Francia, Austria e Germania. Potremo finalmente mandare in galera i “negazionisti” (che si definiscono “revisionisti”, nel tentativo di agganciarsi a Nolte o a De Felice) locali. Mai, secondo me, legge più assurda, idiota e pericolosa – sì, pericolosa! – fu concepita. Fa il paio con la Legge Mancino, che tentò di vietare in via giuridica le organizzazioni di estrema destra. Oggi esse proliferano, agganciate al centrodestra. Non è da profeti immaginare una proliferazione ulteriore, quando lo stesso bando riguarderà le idee.
Togliere per legge la parola di bocca ai “negazionisti” dell’Olocausto è superfluo. Sarebbe più utile contrastarne le tesi. Esiste un’ampia letteratura che al “negazionismo” ha reso la vita difficile. Da Valentina Pisanty, L’irritante questione delle camere a gas, Bompiani, 1998, a Valérie Igoune, Histoire du négationnisme en France, Seuil, Paris, 2000. Senza scordare il negazionista precursore, e tra tutti il più ambiguo, Paul Rassinier: Nadine Fresco, Fabrication d’un antisémite, Seuil, Paris, 1999. Non bastava questo? A cosa ci servirà sbattere in galera i dissidenti?
David Irving ha fatto i suoi mesi di prigione, in una delle tante carceri europee. Ciò forse lo ha spaventato, forse no. Non sembra affatto pentito. E’ più logico tenerlo dentro e trasformarlo in martire, in attesa di un pentimento che non viene, o è più razionale cercare di demolire le sue tesi? Può uno Stato fare propria un’interpretazione storiografica, e imporla per legge? Se la risposta è sì, la piantino i sedicenti “liberali” di criticare l’ex sistema sovietico, o il cubano, o il cinese, o il vietnamita. La logica che li ispira è la medesima.
Il “negazionismo” è una fanfaluca e va distrutto. Però è preliminare conoscerlo. E magari non dimenticare le prime vittime che finirono nei campi di sterminio nazisti: i comunisti, i socialisti, gli zingari, persino i Testimoni di Geova. Dubito che il ministro Mastella sia vicino a qualcuno di costoro. Senza sperarci molto, auspico che Mastella rinunci alla sua legge balorda. Renderebbe perseguibile persino un antinegazionista di ferro come Pierre Vidal-Naquet. Il suo libro Assassini della memoria si apre con un ridimensionamento del numero delle vittime ebraiche dell’Olocausto, che certo non furono i classici “sei milioni”. Se Vidal-Naquet dimezza la cifra, non sta dicendo che la Shoah non ci sia stata. Eppure, se la legge voluta da Mastella passerà, esiste il rischio concreto che chiunque tenti analogo ricalcolo vada in prigione.
Va poi considerato che, tramite Internet, ciò che non si può leggere in un luogo è perfettamente leggibile in un altro. Il più noto sito negazionista internazionale, sorto in Francia, dopo il divieto prospera sui server di altri paesi e qualsiasi cittadino francese ha la possibilità di leggerne i materiali. E non si può dire che in Francia o in Germania il negazionismo sia scomparso, una volta messo fuori legge.
La messa al bando dei negazionisti non farà sparire questi ultimi. Il rischio è che li moltiplichi. E’ poi curioso che l’attuale governo, desideroso di un ingresso della Turchia nell’Unione Europea, ignori che si tratta di uno Stato a sua volta negazionista, che colpisce duramente chi osi ricordare il massacro della popolazione armena. Qui vediamo all’opera la solita politica occidentale dei due pesi e delle due misure. In questo caso, forse cedendo a pressioni israeliane o filoisraeliane, finisce per riconoscere un solo genocidio nella storia, e per ignorare tutti gli altri. Posizione dagli esiti tragici nel caso del Ruanda. Proprio la mancata definizione di “genocidio” nei riguardi della strage dei Tutsi ad opera degli Hutu, da parte dell’ONU, contribuì a ritardare un intervento internazionale che avrebbe potuto salvare un milione di vite.
Si colpisca l’antisemitismo, se necessario (e a patto di non chiamare “antisemita” ogni critica alle politiche del governo di Israele: si veda il bel libro di Norman Finkelstein Beyond Chutzpah). Però, per favore, non si ricorra al bavaglio e alla galera, che finiranno per rafforzare ciò che si vuole reprimere. Di revisionismi, in giro, ce ne sono già troppi. Sarebbe stupido conferire, al più sordido fra i tanti, la palma del martirio e la derivante onorabilità.
24 Gennaio 2007
Onda araba
Finalmente, ecco a voi le immagini meno compromettenti della
festa araba di Sabato 13 presso l'"Osteria del cammello magico".
Le foto dell'orgia finale, che, fra le altre cose, ritraggono il
padrone di casa consenziente mentre, a turno, viene sodomizzato
da tutti i maschietti presenti, ve le ho risparmiate.
Nel ghetto di Hebron
Hebron, la brutalità dei coloni
di Elle Emme
Il filmato della colona israeliana di Hebron che molesta una ragazzina palestinese ha fatto il giro del mondo. Nel video, la colona insulta ossessivamente la ragazzina e la spinge dentro la sua casa, urlandole di non uscire dalla sua gabbia. Ma l'immagine che più disturba è forse quella del soldato israeliano che se ne sta lì di fronte a guardare senza far nulla. Il filmato ha creato enorme scalpore e innescato feroci discussioni sui media e nel mondo politico israeliano: ma il dato che emerge con chiarezza da queste reazioni è soprattutto la totale ignoranza che l'opinione pubblica israeliana dimostra riguardo alla situazione dei palestinesi nei Territori Occupati. Tra i vari commenti istituzionali alla vicenda, uno dei pochi sensati è stato quello del direttore del museo dell'Olocausto, che ha ricordato come “tali episodi di violenza e persecuzione fossero quotidianamente subiti proprio dagli ebrei europei durante gli anni trenta” e ora la storia sembra ripetersi al contrario.
Il premier Ehud Olmert ha “provato vergogna dinanzi a tanta malvagità” e il ministro della difesa Peretz si è dichiarato “preoccupato per l'immagine sbagliata dell'IDF che questo filmato trasmette al mondo: l'esercito israeliano verrà percepito come complice delle azioni dei coloni.” Le associazioni israeliane per i diritti umani gli hanno subito fatto notare che l'IDF in realtà complice lo è, e a tutti gli effetti, perché sulla carta il regolamento imporrebbe ai soldati di intervenire per proteggere i palestinesi dalle violenze dei coloni. Anche se ovviamente ciò che accade quotidianamente è il contrario.
L'episodio documentato dall'associazione israeliana B'Tselem si è svolto a Hebron, la città della West Bank che forse più di ogni altra vive quotidianamente la violenza del conflitto tra coloni israeliani e residenti palestinesi. Nella città vecchia, che si inerpica sulle colline attorno alla tomba dei Patriarchi, vivono circa ventimila palestinesi. Tra di loro, si sono insediati circa cinquecento coloni. Con la consegna ufficiale di proteggere questi ultimi, i soldati dell'IDF presidiano ogni angolo della città. Le strade del mercato, un tempo fiorente e rinomato in tutta la Palestina, sono da due anni sigillate da muri di cemento e filo spinato: i coloni hanno picchiato i negozianti palestinesi e bruciato i loro negozi, costringendoli ad andarsene insieme alle loro famiglie. Le strade della città vecchia sono quasi sempre deserte, a parte i bambini che, seduti sui muretti, guardano i soldati passare. Ma ciò che resta impresso in maniera indelebile nella memoria è soprattutto un particolare: tutte le porte e le finestre delle case palestinesi sono protette da griglie di ferro. Persino i terrazzini sono completamente chiusi da gabbie protettive e i bambini passano la giornata a guardare il mondo esterno attraverso le sbarre.
I residenti palestinesi della città, stanchi di trovare tutte le mattine i vetri spaccati a sassate dai giovani coloni (e di essere sbeffeggiati dalla polizia israeliana quando vanno a sporgere denuncia), hanno provveduto nell'unico modo possibile: non avendo altro posto dove andare, hanno deciso di proteggersi trasformando le proprie case in gabbie. Proprio come si vede nel video che ha sollevato le recenti polemiche. L'elenco delle violenze quotidiane inflitte dai coloni è senza fine. Intere famiglie palestinesi vengono spesso cacciate dalle loro abitazioni, che vengono poi occupate da giovani coloni. In genere, pochi giorni dopo l'avvenuta occupazione, pattuglie dell'IDF requisiscono anche le case vicine per “motivi di sicurezza” e vi si accampano stabilmente. Ogni anno, ettari di vigneti palestinesi vengono sradicati dai coloni, per impedirne la vendemmia. Innumerevoli sono poi le testimonianze filmate delle aggressioni che i bambini palestinesi subiscono all'uscita da scuola, dove insieme alle loro madri vengono picchiati da squadre di coloni, che poi fuggono all'arrivo dell'esercito, puntualmente in ritardo.
Di fronte a queste continue brutalità, fa quasi sorridere per la sua ingenuità il video della donna colona che insulta la ragazzina palestinese. Tuttavia, il cittadino medio israeliano è rimasto scioccato da quelle crude immagini: la percezione che egli ha dei Territori è annebbiata, gli hanno solo detto che è meglio non andarci, perché è pieno di terroristi. E comunque preferisce non pensarci. Vedere con i proprio occhi che il proprio esercito, di cui anch'egli ha fatto parte, è complice delle violenze e del disprezzo dei coloni, crea un senso di profondo disagio.
Il commento del ministro dell'interno, alla vista del video, dà l'idea dell'ignoranza, o forse malafede: il ministro ha affermato che “non è tollerabile che i coloni agiscano come dei fuorilegge, la legge deve essere uguale per tutti i cittadini israeliani.” Ma a quale legge si riferiva il ministro? Se si riferiva alle leggi israeliane, allora evidentemente crede che Israele abbia già annesso i Territori Occupati. Ma nella West Bank è in vigore la legge militare che regola lo stato di occupazione. Quindi a tutti gli effetti i coloni possono continuare ad agire indisturbati, come dei veri e proprio banditi legalizzati, anzi protetti dall'esercito del proprio paese. La stessa polizia di confine, di stazione a Hebron, ha confermato che le violenze dei coloni sui palestinesi sono molto frequenti, ma spesso vengono compiute da coloni ancora minorenni e quindi non perseguibili.
L'ignoranza sulla reale situazione nei Territori non riguarda solo gli israeliani che vivono al di qua della Linea Verde, ma anche i politici stranieri. Alcuni giorni fa, Xavier Solana, responsabile della politica estera dell'Unione Europea, ha avuto modo di rendersi conto di persona della situazione. In visita ufficiale per colloqui con Olmert e Abbas, è stato poi accompagnato in un insolito tour di Gerusalemme Est e dei vicini villaggi arabi. Al termine si è detto “profondamente scioccato” dal deteriorarsi della situazione, dall'estensione del Muro che taglia a metà interi villaggi palestinesi e dalla continua crescita delle colonie israeliane attorno a Gerusalemme, che stanno “di fatto rendendo impraticabile l'opzione dei due popoli-due stati”. Solana ha quindi invitato Israele a bloccare immediatamente l'ampliamento delle colonie e la costruzione del Muro, essendo ambedue i progetti contrari alla road map e alla legalità internazionale.
Le polemiche innescate dal recente video della colona israeliana, tuttavia, non porteranno probabilmente a nessun miglioramento tangibile. Nonostante l'indignazione politically correct del premier e di alcuni ministri, infatti, nessuno ha alzato un dito per fermare nemmeno una delle recenti leggi della vergogna approvate dal governo. Nessuno si è opposto all'estensione della legge che vieta il ricongiungimento familiare tra palestinesi che vivono nella West Bank e cittadini arabi-israeliani. Nessuno ha mosso obiezioni alla legge che vieta a cittadini israeliani e stranieri di trasportare nella propria macchina residenti della West Bank, a meno che non si tratti di datori di lavoro israeliani che trasportano propri impiegati.
Quest'ultima legge risulta particolarmente odiosa, in quanto sancisce legalmente il rapporto subalterno di classe tra occupanti e occupati. Resta da chiedersi quanti altri documenti sulle violenze dei coloni saranno necessari prima che la società civile israeliana apra gli occhi sulla brutalità dell'Occupazione e del criminale progetto della colonizzazione della West Bank, che sta minando sempre di più le flebili possibilità di soluzione del conflitto.
26 Gennaio 2007
http://www.informationguerrilla.org
L'autobiografia della nazione
Grande Fratello, mai così irreality
di Massimo Del Papa
Ho una vecchia amica, siamo cresciuti insieme a Milano, che poi ha preso strade opposte: si occupa del casting del Grande Fratello. In compenso rivedo ogni tanto il di lei fratello, rimasto piccolo, che mi racconta le pene di questa parente importante, ma stressata: le selezioni inutili, perchè i partecipanti vengono decisi, come si dice, “a monte”. Le pretese delle ragazzine che arrivano chiedendo “a chi la devo dare?”, con grande naturalezza, ma inutile perchè tutte son disposte a darla e nessuno ha bisogno di chiedere niente. Lo stress di restare a disposizione 24 su 24, perchè col Grande Fratello non si scherza, è una delle casseforti di famiglia, cotillons e calendari ai poveracci che partecipano, ma i conti veri si fanno a parte, sono quelli, plurimilionari in euro, degli sponsor, dell'indotto, dei rimbalzi come comparse da Costanzo che si tiene il grosso della torta e strangola con contratti capestro vincitori e vinti. Una torta colossale le cui fette finiscono all'azienda, all'emittente, agli sponsor e alla figlia di, Bettino Craxi, legale rappresentante in Italia della Endemol nel tempo vacante dall'attività di riabilitazione dell'illustre padre-predone, finito latitante in Tunisia non per accanimento dei giudici ma per una serie di ladrocinii definitivamente condannati, motivo per cui la politica, memore, gli dedica strade e piazze. Rimuovendo disinvoltamente che l'allegra gestione craxiana, indebitandoci per la stellare cifra di due milioni e mezzo di miliardi, ci ha reso dipendenti in eterno dalle altrui economie e pretese dalla Cina all'America.
Tra le indiscrezioni dal seno del Grande Fratello fuggite, la regola aurea: incrementare sempre, anno dopo anno, il livello di trash perchè il pubblico si abitua in fretta e gli sponsor non sentono ragioni. Se il Big Brother inglese escogita un reality con un cadavere che si decompone nella “casa”, se altrove le orgie si sprecano oppure si tiene una puerpera destinata a sgravarsi sotto le telecamere, gli autori italiani, superato lo sconforto per non averci pensato loro, debbono trovare qualcosa di diverso, se possibile più estremo.
Si vede che gli autori italiani sono gli stessi delle fiction, perchè il Grande Fratello sta finendo all'italiana, da fetenzia ad agenzia pubblicitaria. Dalle anteprime dell'edizione partita ieri [sette giorni fa. N.d.R] pareva di stare a una sfilata, tutto un carnevale di modelle, modelli, ex letterine, tronisti, cubiste, bellimbusti che si presentano “con tanto di book fotografico”, una marea di corpi nudi, culi invitanti, tette irresistibili, muscoli guizzanti, “curve esplosive”, “misure da capogiro”, che riuscivano a disinnescare perfino l'eros sordido, da puttanaio domestico, con cui il Grande Fratello aveva stordito le masse televisive. Un'atmosfera così patinata, così irreale, distante anni luce dagli epigoni, una barista, una bagnina, un vitellone casertano, un pizzaiolo. Adesso il Grande Fratello è la negazione di se stesso, la pantomima di uno spettacolo finto, chiamato “reality”, senza più alcuna pretesa di somigliare alla realtà. È una semplice occasione che la televisione fornisce alla televisione col suo indotto di griffes, di marche, di architetti, di stilisti, di giornali che rilanciano il gossip e la pubblicità mascherata, insomma di sponsor a matrioska, uno dentro l'altro. Niente più che una esplicita, clamorosa occasione per vendere per vendere per vendere. Sentite, per dire, come viene descritta la casa di cartone per i reclusi: “Design contemporaneo, luce naturale, spazi enormi (200 mq in più, per un totale di 1600, oltre 100 mq procapite), giardino rilassante con siepi di mirto, sauna in sexy cristallo trasparente, piscina nuova, tanto legno, acciaio, plexigas: la dimora del GF 7 è un'elegante oasi da ricchi svedesi”. Insomma una edizione riveduta e corretta della vecchia Milano 2, di cui riecheggia l'antica pubblicità degli anni Settanta. “Ma come in un film horror, la realtà non è solo quel che sembra e così nel corso delle puntate si scopriranno stanze nascoste, porte mimetizzate e un oscuro segreto, la discarica. Unica certezza: il confessionale, la stanza rosso-nera, casa nella casa”. Certo, gli ingredienti del polpettone televisivo sono immutabili: molta carne, molto lusso, molto look e una spruzzata di violenza, tanto per tenersi ancorati alla cronaca.
Sul sito di Mediaset hanno aperto addirittura un forum dove si legge: “Non vedo l'ora di scoprire il look della Marcuzzi”. Beato chi ci crede al reality.
19 Gennaio 2006
Secessione o tradizione?
M'ama o non m'ama? Essere o non essere? Cascione o cassone? Spignolo o prugnolo? "E' bičìr" o "el bichìr"? Insomma: pesaresi o riminesi?
Si vota fino alle 23 e 59 del primo Febbraio.
Prodi e Zapatero: per chi suona la campana?
Due premier, due paesi, gli stessi problemi. Ma uno ne ha già risolti la gran parte, l'altro non sembra averne la minima intenzione. José Luis Zapatero aveva in Spagna gli stessi oppositori che oggi si trova a fronteggiare Romano Prodi: la Chiesa cattolica in campo sociale, la sinistra interna nel campo delle riforme economiche. Uno – lo spagnolo – ha tirato dritto per la sua strada: ha allargato l'accesso al matrimonio alle coppie omosessuali, garantendo gli stessi diritti riservati alle coppie eterosessuali, tra cui ha fatto discutere quello di adottare dei figli, e allargando il diritto di adozione anche alle coppie di fatto. La Chiesa ha protestato, nei palazzi e nelle piazze: ha inviato persino il nunzio apostolico per operare una maggiore pressione. Zap ha fatto spallucce, non ha partecipato alla messa con il Papa (altro che il nuovo che avanza, Rutelli e Veltroni, riscopertisi cattolici o amici del Vaticano a gettone…), ed ha continuato a fare quello che aveva promesso agli spagnoli. Senza sottostare a ricatti interni o al terrorismo psicologico esterno. O, meglio, senza che questo modo di fare politica (quello del ricatto e del terrorismo), ce l'avesse vinta in qualche modo. Prodi prima ha promesso un modello francese per i conviventi e poi se lo è rimangiato, mentre le due ali della sua maggioranza continuano a scannarsi su Pacs e diritti civili. Zapatero aveva promesso una maggiore presenza femminile in Parlamento, come anche il suo collega italiano. Il primo ha un governo femminile esattamente per metà, senza quote rosa o roba simile. Il secondo ha 7 "ministre" su 26, e 5 sono senza portafoglio. Zapatero ha istituito il divorzio breve; se Prodi ci provasse, senza mezzi termini, cadrebbe. José Luis ha introdotto una legge sulla fecondazione assistita fortemente liberale: quando in Italia vi è stato un referendum in tal senso, il centro sinistra si è spaccato e ha vinto la maggioranza astensionista (e marittima?). I risultati sono che oggi, in Spagna, sono state ridotte molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull'uso di cellule staminali di origine embrionale ai fini della ricerca scientifica. Senza contare l'alleggerimento delle pratiche di modifica delle generalità per i transgender, e la legalizzazione della sperimentazione medica della cannabis. Livia Turco, in Italia, ha solo tentato di aumentarne la dose minima consentita ed è stata tacciata di qualsiasi cosa. Addirittura, ha pensato ai pendolari imponendo una legge che prevede il rimborso totale del biglietto se il treno dovesse giungere con più di cinque minuti di ritardo. Noi abbiamo Trenitalia quasi in fallimento, che diminuisce il servizio e aumenta i costi, e se ritarda di mezz'ora, massimo ti rimborsa metà biglietto. Ma non su tutti i treni. L'unica cosa che sia Zapatero sia Prodi hanno promesso e mantenuto è stata il ritiro dall'Iraq. Almeno quello.
E l'economia? Anche lì è possibile tracciare un confronto diretto, che parte dalle liberalizzazioni. Zapatero ha continuato sulla scia del governo Aznar, tracciando con questo una continuità che non ha comunque snaturato il suo operato: ha integrato la riforma pro-flessibilità attuata dal precedente governo con incentivi all'assunzione dei giovani e alla trasformazione di contratti precari a tempo indeterminato o a tempo procrastinato, per minimo 12 mesi. Ma, allo stesso tempo, ha ridotto i costi di licenziamento. In Italia ancora scotta la patata "Legge Biagi" (Che fare? Si toglie? Non si toglie? La incorniciamo? La bruciamo? Non se ne va da sola, vero?). Da noi basta dire "liberal…" che insorge chiunque: dai tassisti, agli avvocati, ai farmacisti, senza che nessuno abbia il coraggio di dire "stop" a certe forme di lobbying che francamente ormai vanno superate. Ne sa qualcosa Bersani. Ancora: Zapatero, tanto odiato dalla nostra opposizione, ha portato avanti il federalismo, ha stanziato 8 miliardi di euro per le case e mutui, ha riformato la RTVE (la nostra RAI è invece, tuttoggi, un campo di battaglia che ad ogni legislatura perde sempre un pò più di credibilità. E ancora aspettiamo Gentiloni). In ultimo, ha imposto per legge che per ogni casa che viene costruita o ristrutturata è obbligatorio installare dei pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua, per un risparmio energetico maggiore. In Italia, se dici risparmio energetico, tutti pensano a catastrofi ambientaliste e ti dicono NO prima ancora che tu apra bocca. Oggi i risultati di tutto questo si vedono: il prodotto interno lordo della Spagna crescerà ad una media del 4% annuo fino al 2010, raggiungerà il 3,4% nel 2007 dopo il 3,8% del 2006, uno tra i tassi di incremento più forti dell'eurozona. L'Italia si arrabbatta tra l'1,7% dell'anno passato e l'1,4% previsto di quest'anno, se tutto va bene. E così Zapatero può dichiarare "Siamo sicuri di superare Germania ed Italia in termini di Pil pro-capite nei prossimi due o tre anni". Prodi, invece, non può nemmeno dire "Siamo sicuri di superare i prossimi due o tre anni".
16 Gennaio 2007
E ci voleva Al Gore!
Avrete sentito parlare della pellicola ecologista di Al Gore "An inconvenient truth" sugli sconvolgimenti climatici in atto.
All'improvviso l'ex candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti sembra essersi accorto che il mondo è inquinato, che è affamato e sovrappopolato, che le strade sono abitate da senzatetto e barboni.
Strano non vi pare?…se solo pensiamo che sono decenni che si registrano piogge acide viene da chiedersi dove abbia vissuto Al Gore per tutto questo tempo.
Per restare in tema di ecologia ed effetto serra potremmo dire che quest'uomo vanta la pretesa di aver scoperto l'acqua calda!
Se così fosse nulla di male, meglio tardi che mai! Il punto è un altro: cosa bolle in pentola nei lontani States per muovere il nostro bravo democratico a darsi tanto da fare per dimostrare al mondo intero il suo impegno in materia ambientalista?
Si dice che a pensar male spesso ci s'azzecchi e io penso che questa gente sia talmente cinica da arrivare ad usare qualsiasi espediente per ottenere ciò che vuole, in questo caso consensi (e ovviamente anch'io non ho scoperto nulla di nuovo).
In una realtà dove veniamo bombardati quotidianamente da pessime notizie circa lo stato di salute del nostro pianeta e dove l'interesse per l'argomento viene continuamente ravvivato dai media, incentrare la propria politica sul tema scottante dell'ecologia ed ergersi a paladini della salvezza della Terra ritengo sia una tattica formidabile per proporsi come candidati alle primarie del 2008.
Ci avevano già pensato i verdi un paio di decenni or sono e anche da questo punto di vista Al Gore non ha inventato nulla di nuovo tuttavia, come si dice, bisogna cavalcare l'onda e mai come in questo momento il mare ha offerto onde tanto alte: il tempo sembra impazzito, le stagioni sono cambiate, i ghiacciai si stanno sciogliendo e sembra che anche le calotte polari si liquefaranno entro breve.
Se pensando tanto male non si sconfinasse nella fantascienza, oserei ipotizzare che anche questo pazzo inverno sia direttamente opera di questa gente (come l'infermiera che provoca danno al paziente per poi salvarlo e apparire in gamba)…ma se ciò significherebbe indiscutibilmente che avremmo proprio raschiato il fondo, d'altro canto sarebbe troppo bello per esser vero.
Boicottaggio di stato
di Lorenzo Guadagnucci
Diciamo le cose come stanno, sperando di essere smentiti tra un minuto con il ritrovamento delle molotov. Quello che sta accadendo è un attentato in piena regola all'esercizio della funzione giudiziaria. Chi ha fatto sparire o ha distrutto le due bottiglie incendiarie del processo Diaz, vuole portare fino alle estreme conseguenze, sperando nell'annullamento del procedimento, una strategia di sistematico boicottaggio dell'inchiesta cominciata la sera stessa del 21 luglio 2001.
Ora è chiaro: la polizia di stato ha agito, quella sera, promettendo l'impunità ai suoi uomini. Ai vertici dello stato si è decisa una "spedizione punitiva" contro il Genoa social forum e si sono usati i poliziotti come manovalanza. Gli agenti sono stati autorizzati a compiere i pestaggi a volto coperto, cosa proibita ai semplici cittadini e a maggior ragione ai rappresentanti dello stato; il pestaggio è stato mascherato come perquisizione ed è stato realizzato evitando di informare la magistratura, con l'espediente – previsto dal codice – della ricerca delle armi (in questo unico caso, vista l'urgenza, la polizia può agire senza autorizzazione preventiva del giudice); per giustificare l'arresto sono state costruite prove false (appunto le due molotov) offrendo ai media e ai giudici una ricostruzione dei fatti inventata: il possesso delle due bottiglie da parte di 93 persone, la resistenza opposta alla perquisizione, l'esistenza di ferite pregresse. L'operazione, per quanto maldestra – il ricorso alla finzione delle molotov è stato probabilmente improvvisato, mentre si sperava di "trovare qualcosa" (dei pregiudicati, qualche spranga o una molotov "vera") – è riuscita quasi perfettamente, visto che tutti gli esecutori materiali dei pestaggi sono sfuggiti alla giustizia, grazie all'accorgimento dei volti coperti, che ha impedito ogni riconoscimento: l'impunità promessa è stata effettivamente garantita. La politica dal canto suo ha rispetttato i patti: il premier Berlusconi e il ministro Scajola, a caldo, hanno avallato spavaldamente l'operazione, e l'hanno difesa anche negli anni seguenti, con l'opposizione ferma da parte del centrodestra all'idea di istuituire una commissione parlamentare d'inchiesta e con le promozioni dei dirigenti finiti sotto processo.
L'inchiesta della magistratura è stato l'unico intoppo di un piano perfetto, che ha prodotto tre risultati: la "punizione" mediatica del Genoa social forum e del movimento sceso in piazza a Genova; l'affermazione di una visione autoritaria dello stato; l'acquisizione della polizia di stato allo stesso modello autoritario. Quanto agli ostinati magistrati e alla loro inchiesta, l'amministrazione di polizia ha provveduto a boicottarli in ogni modo: ha inviato elenchi incompleti degli agenti impegnati nel blitz; ha fornito foto vecchie degli agenti, inservibili ai fini dei riconoscimenti personali; ha sostenuto, contro ogni evidenza, che non esistesse una catena di comando durante la perquisizione; ha rifiutato di fornire nome e cognome di agenti che si potevano identificare come responsbaili di azioni specifiche (quello con la coda di cavallo che ha trascinato una ragazza per le scale, quello con la camicia bianca che ha pestato e marchiato a vita con un manganello elettrico il sottoscritto).
L'inchiesta è andata avanti comunque, con altissimi dirigenti nazionali della polizia – i nostri migliori investigatori, come spesso si dice nel mondo politico – che hanno scelto una linea difensiva patetica e davvero poco marziale: ammettono d'essere stati lì, nel cortile della Diaz, ma dicono di non essersi accorti del trucco delle molotov e di avere fatto da spettatori, senza avere alcun ruolo operativo. Siccome questa farsa non è bastata e il processo continua, ecco il capolavoro: le prove chiave vengono soppresse. Come fu fatto con i tabulati dei radar di Ustica, con i nastri registrati del Watergate negli Usa e in altri scandalosi casi. Gli imputati non si accontentano di sapere che la prescrizione interverrà prima del terzo grado di giudizio, vogliono salvarsi anche dalla sentenza di primo grado.
Alla fine quel che resta è uno sconquasso delle istituzioni e dei diritti previsti dalla Costituzione, con la classe politica che assiste silenziosa e come impotente. L'ultima delle promozioni degli imputati al processo Diaz è del dicembre scorso, ed è stata registrata dal Palazzo senza battere ciglio, come avveniva nei cinque anni di governo della destra.
18 Gennaio 2007

