dicembre, 2006 | Monte Cerignone e dintorni

Archivio di dicembre 2006

25 dicembre, festa dell'Anticristo

Io non sono quello che in Italia chiamano un "credente"; non mi identifico, cioè, con quell'antica e affascinante organizzazione multinazionale che ha sede in piazza del Vaticano a Roma.

Però questo fatto non mi impedisce di provare un senso di curiosità per quell'antico gioco che consiste nell'identificare l'Anticristo.

L'Anticristo, ricordiamo, non è affatto il diavolo, ma qualcosa che imita il Cristo, facendone una parodia.

Il segno dell'Anticristo non è la cattiveria, ma la falsificazione. L'Anticristo, come dicono alcuni, è cristomimetico.

L'Anticristo sarà sempre il più difficile dei nemici da combattere, perché non ha il viso feroce dell'Altro, ma è dentro di noi: si pone sempre come il simulacro dell'estrema, indiscutibile bontà.

A smascherarlo non può mai essere il fanatismo, perché più si è fanatici, più si finisce per lasciarsi irretire dall'aspetto mimetico.

A togliere il velo all'Anticristo servono l'ironia che sa cogliere il grottesco, l'intelligenza che sa cogliere la menzogna e il rifiuto viscerale, istintivo del falso. In questo senso, lo spirito autentico coincide con l'essere coscienti.

Il capitalismo assoluto non è altro che la falsificazione totale, l'infantilizzazione estrema, la sistematica distruzione di ogni valore umano, la generazione di uno stato ipnotico collettivo di falso benessere. In cui l'oppio dei consumi sostituisce la religione, diventando esso stesso religione.

L'esempio supremo, e anche il caso più antico, di falsificazione è certamente la Coca-Cola. Opera alchemica di un fondamentalista evangelico, che volle creare l'ennesimo falso rimedio alla malattia dilagante dell'allora nascente Impero, ciò che oggi chiamiamo lo "stress". Un rimedio, all'inizio, a base di quel noto stupefacente che è la coca e di noci di cola. Un rimedio poi puritanizzato in semplice acqua zuccherata e colorata, che non contiene nemmeno coca o cola.

Questo evanescente e frizzante nulla non serve per dissetare. E' in realtà semplicemente il riflesso della propria pubblicità; un nulla che però è fantasia di finta giovinezza, di allegria, di infanzia trasformata in prodotto, di socialità solitaria.

Nel 1971, mentre i piloti bevitori di Coca-Cola annientavano i villaggi vietnamiti con il napalm, la Coca-Cola raccolse duecento giovani sulla sommità di una collina toscana, a cantare il nuovo inno cosmico del prodotto:

I'd like to buy the world a home and furnish it with love
Grow apple trees and honey bees
And snow white turtle doves
I'd like to teach the world to sing in perfect harmony
I'd like to buy the world a Coke
And keep it company
That's the real thing
What the world wants today is Coca-Cola
Is the real thing
[1]

Ma il nulla si trasformò in divinità nel 1931, quando un grafico pubblicitario della Coca-Cola ebbe la brillante idea di unire due cose: la faccia di Lou Patience, un commesso viaggiatore suo amico, e la storia popolare di Santa Claus, un confuso miscuglio tra alcune usanze della cultura popolare olandese e San Nicola detto di Bari (ma i baresi in realtà si erano limitati a piratarne la salma da Mira nell'Asia Minore), passato a New York, dove fu trasformato all'inizio dell'Ottocento in un diffuso e ottimistico personaggio della subcultura commerciale statunitense.

Ma quello che conta è che fu la Coca-Cola a trasformare radicalmente Santa Claus, Babbo Natale, nel dio del commercio dei nostri tempi, dotandolo di un volto e di un accattivante abito rosso.

Nel dopoguerra, accompagnato dalle armi dell'Impero, Babbo Natale ha invaso l'Europa e poi il resto del mondo, polverizzando ogni ciclo festivo locale e annientando ogni tradizione con una determinazione che l'ateismo di stato sovietico avrebbe solo potuto invidiare.

Ci sono persone che lanciano sguaiati guaiti al pensiero delle "nostre radici" minacciate da un gruppo di operai musulmani che pregano privatamente in uno scantinato; ma questi stessi difensori della civiltà non hanno alzato un dito per la fine della Befana, di Santa Lucia e dello stesso San Nicola (per non parlare di Gesù Cristo), lo svuotamento dei luoghi di festa e la trasformazione dei centri commerciali in luoghi di culto perfettamente intercambiabili da Frosinone a Shanghai.

A quei laicisti che invece si rallegrano di una simile devastazione, sfugge il fatto che Babbo Natale, o se preferiamo la faccia del commesso viaggiatore Lou Patience, è diventato l'unico essere sovrannaturale universalmente riconosciuto; ed è curioso come abbia rubato persino la data tradizionale di nascita a Gesù Cristo.

Anzi, attorno al suo giorno di festa, si è ristrutturato l'intero calendario mondiale: dai bambini schiavi che producono per la Benetton nel Terzo Mondo, ai mentitori di professione che creano l'immagine della Benetton a Milano o a New York, tutti guardano al 25 dicembre come scadenza veramente cristomimetica.

Proprio perché la vendita è sempre una forma di seduzione, Babbo Natale non poteva che assumere la forma della bontà assoluta apparente.

Proprio qui sta la sua forza invincibile: immagine eternamente sorridente della divinizzazione del flusso delle merci, essere privo di ogni ragione o teologia, rimozione di ogni dolore, volgarità assoluta e vantata, menzogna dichiarata ma riprodotta in nome dell'innocenza dei bambini, logo di tutti i prodotti del pianeta e nel contempo inseparabile dall'impero che lo ha generato…

Alcune frange evangeliche molto minoritarie condannano Babbo Natale in quanto presunto "dio pagano": anche se gli autori di simili scritti non brillano per capacità raziocinante e quindi non si spiegheranno mai con chiarezza, sembra che credano davvero alla realtà sovrannaturale precristiana di Babbo Natale. Cosa che li rende decisamente ridicoli agli occhi dei bravi laicisti, che finiscono paradossalmente per trasformarsi in difensori del nuovo dio del denaro.

Nella loro ricerca di precedenti pagani, i critici evangelici sembrano perfettamente incapaci di cogliere la vera natura di Babbo Natale. Magari fosse un dio pagano…

Il male è il flusso corrosivo del capitale, del puro numero astratto, che annienta il mondo e chi vi abita. Babbo Natale, vuoto simulacro di plastica ghignante, è in sé nulla.

Proprio per questo, Babbo Natale è il dio dei nostri tempi.

P.S. Per scrivere questo post, ho attinto senza riserve da uno splendido libro di Nicola Lagioia, Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi Editore, 2005). Un piccolo tesoro, non solo di dati, ma di riflessioni sul senso dei nostri tempi.

[1] "Vorrei comprare una casa per il mondo e arredarla con amore / Coltivare alberi da mele e api da miele e tortore bianche come la neve / Mi piacerebbe insegnare al mondo a cantare in perfetta armonia / Mi piacerebbe comprare una Coke al mondo e tenergli compagnia / Ecco la cosa vera / Quello che il mondo vuole oggi è Coca-Cola / E' la cosa vera".

Miguel Martinez

Kelebek – 25 Dicembre 2005

Buon Natale da Giorgia, Roby e Riki

Happy Xmas
John & Yoko 1971

So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas
For weak and for strong
For rich and the poor ones
The world is so wrong
And so happy Xmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let's stop all the fight
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
And so this is Xmas
And what have we done
Another year over
A new one just begun
And so happy Xmas
We hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear
War is over, if you want it
War is over now
Happy Xmas

L’eredità del fascismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario in due parti sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, realizzato dalla BBC e mandato in onda nei giorni 1 ed 8 novembre 1989.

Fascist Legacy (L'eredità del fascismo), Regno Unito, BBC 1989. 2×50 minuti. Regia: Ken Kirby; consulente storico: Michael Palumbo; fotografia: Nigel Walters; montaggio: George Farley; voce fuori campo nella versione originale: Michael Bryant.

Trama

Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera.

La prima parte tratta dei crimini di guerra commessi durante l'invasione italiana dell'Etiopia e nel Regno di Jugoslavia. Enfasi vi viene posta sull'impiego dell'iprite, o gas mostarda, da parte del Generale Badoglio, sui bombardamenti di ospedali della Croce Rossa, e sulle rappresaglie dopo un attentato contro l'allora Governatore italiano dell'Etiopia. La sezione che esamina l'occupazione della Jugoslavia si concentra sulle testimonianze relative al campo di concentramento di Rab e sulle atrocità commesse nel villaggio croato di Podhum, presso Fiume.

La seconda parte tratta del periodo successivo alla capitolazione italiana nel 1943 e si rivolge principalmente all'ipocrisia mostrata tanto dagli USA quanto soprattutto dai britannici in questa fase. L'Etiopia, la Jugoslavia e la Grecia richiesero l'estradizione di 1,200 criminali di guerra italiani (i più attivamente ricercati furono Pietro Badoglio, Mario Roatta e Rodolfo Graziani), sugli atti dei quali fu fornita una completa documentazione. Entrambi i governi alleati videro però in Badoglio anche una garanzia per un dopoguerra non comunista in Italia, e fecero del loro meglio per ritardare tali richieste fino al 1947 quando i Trattati di Parigi restituirono la piena sovranità al paese: gli stati sovrani in genere non estradano i propri cittadini. L'unico ufficiale italiano mai perseguito e condannato a morte da un tribunale britannico fu un antifascista, Nicola Bellomo, responsabile della morte di prigionieri di guerra britannici.

Il documentario termina cinicamente con una citazione di Winston Churchill su the better tomorrow with a new world order ("un domani migliore in un nuovo ordine mondiale").

La televisione di stato italiana RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico televisivo del paese perché ciò avrebbe cambiato in maniera significativa l'idea che gli italiani hanno del proprio ruolo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il canale La7 trasmise degli ampi stralci di Fascist Legacy nel 2004.

Proiezioni del documentario vengono organizzate in Italia da parte di gruppi con un orientamento antifascista.

Collegamenti esterni

Italy's bloody secrets, BBC 1989 documentary Fascist Legacy, from The Guardian, London, UK, 25Jun03

Natale a Monte Cerignone

Alla radio lo avevano detto: avrebbe nevicato. Il vetro sottile delle finestre non bastava a fermare il freddo, e nemmeno la carta da pacchi con il quale avevano cercato di riparare uno spicchio di finestra dove il vetro non c'era più.

La neve cadeva in cima alla Rocca, imbiancava la salita fino alla Porta del paese, e s'ammucchiava lungo le scale e sui davanzali delle case, sui terrazzi dell'orto dove una fenditura del terreno era stata approntata a rifugio. Vorticava tra gli alberi fino al Santuario del Beato Domenico, ed il vento forte l'appiccicava come fosse intonaco sui cipressi che dalla strada principale accompagnavano il sentiero che porta al cimitero, e lì decorava gentile le tombe.

Guardavano con la testa girata verso l'alto i fiocchi grossi scendere obliqui, ed infilarsi nelle pieghe del cappotto mentre  a passo lento tornavano verso casa. Dal bar fino alla porta c'erano un centinaio di metri e riempivano quei passi di qualche parola, di qualche commento.

"Vedrai, l'inverno li avrà fermati". "Si, ma a primavera chi li ferma più?

La neve cadeva  e cadeva, e al bar si poteva godere un po' di quel caldo che a casa usciva alle prime pioggie di novembre per ritornare soltanto a primavera: il camino scaldava solo la cucina, e la legna raccolta qua e là andava risparmiata. Non erano notizie buone, no.

Sopra al tavolo, alle travi del soffitto era appesa un aringa salata, recuperata in qualche modo, tramite qualche amico, e al pane si poteva -sfiorando le fette tagliate sottili- dare un po'di sapore, la parvenza di una cena un po' più abbondante. I due bimbi giocavano a fianco del camino, in attesa di mangiare.

La porta s'aprì si chiuse in un attimo, accompagnata da qualche fiocco di neve lesto ad entrare.

La moglie appoggiò i piatti sulla tavola, lì riempì di un brodo lungo. Finirono di cenare prima che don Pietro suonando le campane chiamasse tutti alla Messa di Mezzanotte. Furono cantate le canzone, furono accese tutte le luci in chiesa. Tutto il paese -tranne gli uomini partiti per andare lontano, partiti e sparsi per il mondo- cantò e pregò, ed alla fine qualcuno aveva portato una bottiglia di vino per festeggiare. Dopo la Messa i bimbi andarono a letto felici, attendendo il risveglio ed i regali, e loro due si trattennero ancora un poco in cucina.

Mentre lei rigovernava, lui accese la pipa guardano fuori, seguendo una ad una con gli occhi le fioche luci rade nel buio della valle.

Si strinsero nel letto, e -mentre il ceppo nel camino diventava brace e cenere fredda si tennero caldo l'un altra col fuoco che ardeva nel petto.

Quella era la notte di Natale, un Natale così lontano in memoria di un tempo così lontano che ancora il Natale non era stato inventato.

Fu quella notte che con i fiocchi di neve, con i canti e qualche luce in più, che venne dal Cielo un altro fratellino, e senza che nessuno lo sapesse, senza che nessuno se ne accorgesse - nemmeno loro! nemmeno loro!- s'era accesa un'altra luce nel presepe di Monte Cerignone.

E' arrivata l'ADSL

Ieri sera torno a casa dal lavoro, accendo il modem per vedere se la spia si stabilizza ed ecco che dopo pochi secondi il led ADSL diventa fisso.
Evviva, mi hanno finalmente attivato l'ADSL!!!
Qualche ora più tardi mi chiama il Riccio (che evidentemente era già stato staccato e rimosso dai cavi elettrici) e incredulo mi dice che anche a lui avevano attivato l'ADSL.
Nel frattempo Ricky, a casa del quale mi trovavo in quel momento, inveiva sia contro di me che contro il povero Riccio.
Il fatto che il Riccio abbia la connessione già attiva significa che l'ADSL funziona anche giù a Pereto e questo mi fa ben sperare anche per tutti gli altri che vivono in campagna o lontano dal centro.

Siccome il Riccio mi chiedeva come fare per attivare la connessione, riporto di seguito alcuni link utili:

[1] Per chi ha un modem/router con scheda ethernet e sistema operativo Windows XP ecco il link dell'utilità che imposta automaticamente la connessione.

[2] Per chi ha un modem/router con scheda ethernet e sistema operativo Windows 98/Me/2000.

[3] Per chi ha un modem/router con scheda ethernet e sistema operativo Mac 9.x.

[4] [5] Chi usa Mac 10.x con modem/router ethernet può seguire queste due guide.

Per chi ha un MODEM USB è necessario prima installare i driver del modem e quindi creare una nuova connessione ADSL (click col destro su "risorse di rete>proprietà" quindi "crea nuova connessione"), inserire i dati come indicato di seguito e incrociare le dita.
Probabilmente vanno fatte modifiche anche all'interno della scheda "Impostazioni > pannello di controllo > opzioni internet" ma sinceramente ora non ricordo come (ci devo guardare).
Se avete bisogno di aiuto fate sapere.

Per chi invece, come il sottoscritto, usa Linux, l'impresa è leggermente più ardua ma alla fine spero di riuscirci anch'io.

A questo indirizzo comunque dovreste trovare la risoluzione alla maggior parte dei vostri problemi:

NB: Per connettersi, come nome utente e password bisogna inserire in entrambi i campi "aliceadsl".
Tali parametri servono per la prima connessione. Li si potrebbe usare anche per sempre ma fatta la prima connessione conviene registrarsi su www.alice.it e quindi, per le successive connessioni, utilizzare il nome utente e password così ottenuti che serviranno anche per configurare la posta elettronica.

Premiata Ditta Luminarie “Spadini Zerbini & C”

Come quest'anno mai l'illuminazione a Monte Cerignone è stata così curata.
Ed il merito è tutto della Premita Ditta Luminarie Zeno Zerbini e Riccio Spadini che munita di veicolo sollevatore FiatAgri con pala meccanica incorporata ha provveduto all'illuminazione del centro storico e del castello realizzando effetti mai visti in precedenza.
Un arricciato "AUGURI" all'imbocco più a valle del paese da inoltre il benvenuto ai visitatori e tanti piccoli abeti illuminati fiancheggiano gl'ingressi delle poche attività rimaste ancora in piedi.
Per non far torto a nessuno è corretto menzionare tutti coloro che hanno collaborato all'iniziativa così va detto che quel "& C." sta per Carlo Chiarabini, meglio conosciuto, negli ultimi tempi, come "CIAO" e che come sempre, anche questa volta ha dato prova di essere la trave portante di qualsiasi iniziativa in ambito locale… e poi ci sono i soliti noti: l'altro giorno ho visto adoperarsi nei vari angoli del paese Luca Cesarini, Fabio Lepri, Marcello Bonci, Marco Di Carlo, Alessandro Balchesini e qui mi fermo perché non ne ricordo altri…. comunque un grazie da parte mia e spero di tutti i cittadini a chi, come mai negli ultimi anni si è adoperato per rendere il nostro povero paese un po' meno desolato.

PS: fiore all'occhiello della Premiata Ditta è la sfera luminosa che troneggia su Piazza Clementina da cui s'irradiano, verso il perimetro della stessa, un'ondulata varietà di raggi luminosi.
Un capolavoro del Riccio qualcuno sostiene anche se non si conosce con precisione l'autore dell'opera pertanto, personalmente, ritengo e non certo senza buone ragioni, che sia addirittura riconoscibile la mano di Arnaldo Pomodoro.

Capodanno alla Rocca

E' tornata l'ora dell'ultimo dell'anno alla Rocca. A distanza d'un paio d'anni dall'ultimo veglione s'è infatti deciso di riorganizzare la festa di Capodanno nella plurisecolare fortezza.
Essendo però solo due anni che San Silvestro è latitante, l'ultima volta è stata infatti a cavallo tra il 2003 e il 2004 quando il Riccio, in un pomeriggio tra Natale e il 31 dicembre rischiò il suicidio dopo essersi accorto di essere stato derubato di tutti i soldi raccolti – ma per fortuna era solo uno scherzo – ebbene essendo latitante da solo due anni oserei dire che forse i tempi non sono, a mio avviso, ancora del tutto maturi.
Primo perché si era partiti con grandi idee creando altrettanto grandi aspettative e via via si è andato ridimensionando il tutto lasciando, alla fine, presagire il solito Capodanno tra noi soliti quattro gatti di cui ormai si conosce già in anticipo l'esito.
Secondo perché, detto tra noi, non se ne sentiva ancora la nostalgia.
Tuttavia Capodanno sulla Rocca resta sempre Capodanno sulla Rocca perciò, augurandomi che chi l'organizza ci metta anche un po' d'anima nel farlo senza troppo tirare a fare e cercando di curare anche i dettagli che alla fine sono quelli che rendono belle le cose, voglio davvero sperare che l'iniziativa riscuota il successo che merita…se se lo meriterà.
Non ricordo negli ultimi anni, un Capodanno all'altezza di quello che inaugurò il nuovo millennio però è sicuro che di veglioni, più o meno belli, la Rocca, insieme ai ragazzi di Monte Cerignone ne ha trascorsi davvero tanti.
E di ricordi in questi anni se ne sono accumulati parecchi.
Tutti per esempio serbiamo ancora viva nella memoria l'immagine dell'apparizione di Benigni accompagnato dal prof. Eco cui un incredulo Rufus apriva la porta e la strada durante il capodanno '97/98.
Indimenticabile anche l'immensa tavolata che riunì i ragazzi di Monte Cerignone e di Mercatino Conca nel capodanno '99/2000.
Ma di ricordi ce ne saranno certamente da vendere e chiunque voglia segnalare aneddoti curiosi è vivamente pregato di farsi avanti.
Intanto io riporto menù e programma qui di seguito e spero che chi abbia altre iniziative o intenzione di rovinare la festa non esiti a farlo o proporle ;)


Menù e Programma della serata:

Antipasti:
Trionfo di antipasti a buffet
Primi:
Risotto ai porcini
Mezzelune con pendolini e scaglie di grana
Secondi:
Coscio di maiale al forno con olive ed uvetta
Straccetti di vitello all'aceto balsamico
Contorni:
Verdure grigliate
Insalata di spinaci, noci e scaglie di grana
Dolci:
Semifreddo allo zabaione con salsa al cioccolato
Dolci secchi assortiti e vin santo

Acqua – Vino – Caffé – Digestivo

(il menù assomiglia un po' a quello dell'Osteria Clementina ma posso garantire che gli osti non c'entrano niente….a proposito, l'Osteria sarà chiusa)

Intrattenimento musicale durante la cena.
La serata proseguirà nei sotterranei della Rocca con musica revival del DeeJay Funny.

Quota di partecipazione: € 70.00 incluse due consumazioni per il dopocena nei sotterranei.
Iscrizioni entro il 28/12 con caparra di € 20.00

Ingresso senza cena a partire da mezzanotte e mezza: € 30.00
Prevendita entro il 28/12: € 25.00
Incluse nel prezzo 2 consumazioni.

Info e prenotazioni:
349/5823397
348/0419241

Organizzazione a cura dell' Associazione Calcio Monte Cerignone

La Cotta – azienda agricola ed agrituristica

Sabato sera siamo stati a magnà'lla Rupe.
Qualcuno però aveva proposto "La Cotta" ma in questi giorni, a distanza di nemmeno una settimana dall'apertura, la nuova birreria di Mercatale è praticamente gremita di prenotazioni perciò non è consigliabile neppure provarci. Così c'abbiamo fatto una capatina solo sul tardi.
Forse è proprio la novità a determinare tutta questa curiosità fatto sta che l'iniziativa ha riscosso un successo enorme. Sembra strano se si pensa che infondo si tratta solo di una birreria e che probabilmente la birra non è neppure così buona. Eppure i clienti non mancano e gli ingredienti del successo vanno, secondo me, ricercati nella bellezza del locale e nella nostalgia di un posto, in quel di Mercatale (che per tradizione ha raccolto la meglio gioventù notturna degli ultimi 20 anni) che appunto riuscisse a catalizzare ancora per una volta l'interesse dei ragazzi dei dintorni.
Il posto, a parte la stretta e ripida stradina che bisogna percorrere per arrivarci, è davvero bello, si trova in cima al colle che dalla parte opposta di Sassocorvaro sovrasta Mercatale.
Da lì si può ammirare un panorama piuttosto vasto e lo spazio intorno al locale è molto ampio con un verde praticello e diversi alberi illuminati, di notte, da accecanti faretti che creano proprio un bell'effetto.
D'estate sembrerebbe il luogo ideale per delle tranquille cene all'aperto.
Non avevo mai visto, almeno mi pare, di dover prenotare per andare a mangiare una pizza e probabilmente mai mi succederà di farlo perché come sempre aspetterò che la ressa si dissolva e poi farò anch'io la mia comparsa.
Ma in verità non è detto, magari la settimana prossima qualcuno deciderà di andare a mangiare la pizza alla birreria e ci sarò anch'io.
Devo dire che come locale è particolare, non so se sia volutamente così o se i gestori debbano ancora rendersi conto di cosa vogliano fare perché fa strano entrare in una specie di pub, con poca luce, con la musica anche piuttosto alta e poi salire le scale e ritrovarsi in un ristorante illuminato a giorno e animato da un intenso vociare e sforchettare.
Tuttavia queste atmosfere contrastanti non mi sono dispiaciute e non mi è stato difficile passare dall'una all'altra perché infondo chi sta di sotto manco si rende conto di quanto stia accadendo di sopra e lo stesso vale per chi si trova di sopra.
L'unica stranezza è il dover per forza passare attraverso il pub/birreria per poter raggiungere il ristorante o per poter, da questo, andare in bagno.
Ma devo anche dire di essere arrivato a "La Cotta" verso l'una di notte, quando il locale comincia ad attirare un genere diverso di clientela, probabilmente, in prima serata il piano terra si trasforma in un'accogliente bar dove consumare un aperitivo o qualcosa del genere.
Comunque, per concludere, se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, La Cotta mi da l'impressione di essere partita davvero bene.

La marcia degli incappucciati – Capitolo II

A volte ritornano…

Il mistero s'infittisce a Monte Cerignone.
Sabato due dicembre era un sabato come tanti, doveva essere verso le sei di sera perché mi stavo apprestando ad aprire l'osteria.
Davanti a questa un gruppetto di lupetti e coccinelle scalmanati, capitanati dalla Franci di Zimo, si stava predisponendo in fila per due per poter poi essere riconsegnato, presumo, ai propri genitori, in una marcia ordinata che sarà probabilmente proseguita di porta in porta.
Era presente una come sempre sorridente L. che ho salutato e a cui non ho potuto fare a meno di manifestare la mia impressione del momento ovvero che anche lei l'avrei vista bene a comandare quel piccolo plotone di scout perché certamente abituata a dei monelli che le si arrampicano addosso, che le tirano i candidi capelli e pronti ad imboccare la prima via traversa che venisse eventualmente incrociata.
Alla mia visione le balena in testa il ricordo di quello che era capitato a suo figlio qualche giorno prima, precisamente il martedì precedente, e non può fare a meno di raccontarmelo.
La vicenda si svolge, come si dice qui a Monte Cerignone, "tra lum e scur" ovvero all'imbrunire, al crepuscolo, sul far della sera.
Esattamente come stavo dicendo poc'anzi, suo figlio, insieme quel giorno ad un compagno di scuola loro ospite, "prende via" proprio per una di quelle traverse e così, a sua insaputa, i due s'avventurano "su per Conca".
L'avventura lungo il fiume deve però durare davvero poco perché nel giro di qualche minuto, la L. si ritrova a casa i due ragazzini che in maniera alquanto strana ed inspiegabile stanno diligentemente facendo i compiti.
Il dubbio che possa esser accaduto loro qualcosa o che abbiano combinato qualche marachella non tarda dunque a farsi strada tra i suoi pensieri e così decide d'indagare.
E' lecito pensare che in un primo momento i due abbiano probabilmente opposto qualche resistenza ma alla fine la verità salta fuori seza farsi attendere troppo.
Nei pressi del "butaccio" ma credo che la L., nel raccontarmelo, intendesse la cascatella che viene alimentata dal troppopieno del butaccio stesso (questo sarebbe altrimenti troppo vicino alle case) e che si trova qualche decina di metri a monte del punto in cui le Formelle esauriscono il loro percorso di nuovo nel butaccio, i due piccoli Giannino Stoppani avvertono un suono che mischiato al frastuono della cascata sembra lo stesso di quello descritto nel post di luglio relativo alla vicenda degli incappucciati svoltasi nei pressi delle briglie.
Dai ragazzini viene raccontato come una sorta di "schh…schh…schh…" e la madre, quando i due sostengono di aver visto i "buddisti", non tarda a ricollegarlo proprio con quel tipo di rumoreggiare: quando chiede loro di descriverle come fossero fatti questi buddisti, salta fuori infatti l'identikit d'un figuro vestito con una tunica completamente bianca ed un lungo cappuccio in testa.
E suo figlio se l'era trovato davanti, a pochi metri di distanza, a due passi da casa e perdipiù quasi in pieno giorno.
In realtà d'incappucciati, alla fine dell'interrogatorio, sembra che i due ragazzini ne abbiano visto uno soltanto, probabilmente solo il primo della fila mentre compariva da dietro una semicurva della stradina bianca che fiancheggia il fiume e dei due solo il figlio della L. pare averlo visto bene perché l'altro se l'era subito data a gambe ma entrambi, proprio come noi alle briglie, hanno avuto la chiara impressione che quegli uomini fossero di più, in tanti.
E così si chiude il secondo capitolo di questa storia, una vicenda di strani avvistamenti, di incontri singolari e destinata probabilmente a rimanere avvolta nel mistero.
Sabato scorso, mentre stavo concependo queste poche righe, avevo davanti a me, sedute ad un tavolo di fronte al bancone dell'osteria, G. e R. che ivi giunte per un insolito aperitivo a base di the nero, con i loro progetti ed il loro a tratti tranquillo, a tratti vagamente concitato ma di certo trasparente chiacchierare e i loro volti rassicuranti, mi hanno posto di fronte a due realtà completamente contrastanti che però possono coesistere parallelamente: una fisica, chiara, quasi borghese nella sua normalità e semplicità ed una esoterica ed occulta.
Due mondi che a quanto pare, quasi come in una pellicola di David Lynch riescono a convivere persino in un paese che conta poco più di 500 anime.

Proxy server anonimi e reti anarchiche ai confini della legalità

Risale al settembre scorso il sequestro, in Germania, di una serie di server TOR. Risale a un anno fa, massimo due, quello dei server Indymedia in Gran Bretagna.
Tutti suppongo sappiate cosa sia Indymedia, non so invece se abbiate idea di cosa sia TOR.
Sull'onda della spy-story di queste ultime settimane ho deciso di scrivere qualcosa riguardo al lato oscuro della rete.
Ma spieghiamo in due parole cos'è TOR (The Onion Routing): TOR non è altro che un sistema di anonimizzazione che si interpone tra due computer, il client ed il server, che possono così comunicare in maniera pressoché anonima per via del fatto che i vari nodi della rete TOR, dei veri e propri router (i router sono dei server che hanno la funzione di instradare il traffico sulla rete) che ricevono i dati in forma crittografata e possono venire a conoscenza dell'indirizzo del solo nodo che glieli ha recapitati senza peraltro conoscere il contenuto dei dati (essendo appunto crittografati) che li attraversano, provvedono a fare in modo che risulti difficile se non praticamente impossibile monitorare lo scambio di informazioni che avviene tra server e client.
Va aggiunto che la rete di onion router è attualmente completamente gestita da volontari facenti capo ad un'organizzazione denominata EFF (Electronic Frontier Foundation) ma inizialmente il progetto era supportato dall' US Naval Research Laboratory.
In seguito alla serie di sequestri, l'EFF, mostrando di voler vedere della vicenda esclusivamente il lato positivo, ha detto che quella sarebbe stata un'ottima maniera per testare la robustezza e l'efficienza del sistema.
La motivazione ufficiale del sequestro era il sospetto che tali server potessero ospitare materiale illegale. Questo era altamente probabile a mio parere ma vista la lotta da parte del governo tedesco all'uso di tali sistemi di anonimizzazione, ancor più sicuri dei classici proxy server classificati come altamente anonimi (elite proxy) il cui proliferare lo si era già cercato di contrastare in passato (vedi la vicenda ANON) direi che la preoccupazione principale sia il fatto che tali sistemi permettono una reale protezione dell'utente che così potrebbe comunicare liberamente senza essere continuamente monitorato o sottoposto ad un'analisi del traffico da parte di multinazionali o governi.
Ovviamente tale meccanismo, utilizzato spesso dai giornalisti e dai reporter per mantenere segrete le proprie fonti, può essere utilizzato anche da pedofili, gruppi terroristici, gruppi anarchici e soprattutto da gruppi che lottano per sovvertire l'attuale sistema e favorire lo sviluppo di una società basata su di un reale libero scambio delle idee.
Se consideriamo che per esempio il governo cinese applica una censura sui motori di ricerca e che persino la maggior parte delle nostre osannate democrazie occidentali, pur non facendo grossa pubblicità mantengono oscurati una certa parte dei nodi che costituiscono la rete internet e che dunque ogni paese decide cosa si possa vedere e cosa non a propria discrezione, questa, ribadisco, è secondo me la vera ragione che crea preoccupazione ai governi di quegli stati che hanno addottato una strategia repressiva.
In Italia è presente da qualche tempo una legislazione che obbliga i server pubblici, quelli dei service provider, a mantenere archiviati i dati degli utenti per un determinato periodo di tempo e per sicurezza, o meglio, per non saper né leggere né scrivere, non avendo ancora preso una decisione chiara in merito, anche per diversi anni. In tal modo la privacy degli utenti va praticamente a farsi friggere.
E' pertanto nato da qualche mese (non so se abbia neppure un anno d'età), proprio in Italia, un progetto che prende il nome orientaleggiante (ispirandosi forse alle censure cinesi) di Netsukuku. Si tratta di una rete anarchica, non basata su internet della quale può pertanto fare tranquillamente a meno ma con cui tuttavia non esclude un interfacciamento, che utilizza le nuove tecnologie wireless. In poche parole, ogni singolo utente funge da nodo, da router, e per connettersi a tale sorta di rete non è necessario adempiere a nessun tipo di sottoscrizione o formalità burocratica.
Tutto quello che serve è un router wifi e magari qualche antenna che funge da ripetitore nonché una connessione crittografata che faccia uso del nuovo protocollo ANDNA (Abnormal Netsukuku Domain Name Anarchy) sviluppato nell'ambito del progetto Netsukuku.
In un futuro abbastanza prossimo, date le esigue risorse in termini di memoria e potenza di calcolo richieste dagli algoritmi utilizzati che si rifanno a determinate teorie del caos e della matematica dei frattali (quest'ultima serve a minimizzare, all'ordine di qualche Kb, l'intera mappatura della rete costituita da una dimensione enorme di nodi ovvero di 2 elevato alla 128esima nodi), si prevede di spostare anche la rete della telefonia cellulare su un sistema gestito nella stessa maniera in quanto persino dei semplici cellulari saranno in grado di eseguire abbastanza rapidamente tali algoritmi. Essendo i privati non obbligati a mantenere archiviati i dati che transitano attraverso le loro apparecchiature, cosa permessa dall'attuale legislazione, questo è un possibile sistema attraverso cui, negli anni a venire, si potrà garantire quel livello di anonimato o meglio di privacy necessari al libero scambio di informazioni.
Il primo laboratorio Freaknet (Freaknet è il nome del gruppo che supporta tale iniziativa), quello in cui tale progetto è nato, ha sede a Catania, in Italia ve ne sono altri due ed un quarto è ora presente anche in Gran Bretagna.
La parola laboratorio può far pensare a qualcosa di asettico ma si tratta per lo più di server ubicati in scantinati, nei sottotetti, in luoghi che hanno strette analogie con le sedi dei centri sociali.
La mia perplessità più forte è dovuta all'ubicazione del quartier generale del progetto: Catania.
Sappiamo che la Sicilia è in mano alla mafia e il sospetto che questa possa fungere da sponsor e che tale mezzo possa divenire un modo per far si che i mafiosi possano svolgere indisturbati i loro traffici, è del tutto lecito anche se magari poco fondato.
Tornando a Netsukuku ricordo di aver letto qualche anno fa su punto-informatico.it un articolo di un "cybergiornalista" che si auspicava qualcosa del genere in seguito all'entrata in vigore della legge che obbliga i provider ad archiviare le informazioni sul traffico di rete relativo ai propri utenti. Come una sorta di preveggenza, direi che i suoi auspici stanno diventando realtà.
Ovviamente, nella stessa maniera di tutte quelle applicazioni che riguardano il mondo di internet, che si è sviluppato su server Unix o meglio Linux, tale tecnologia si avvale proprio di questo sistema operativo ma sono certo che ben presto verrà realizzato un porting anche per gli utenti Windows (o magari esiste già).
Non so quali potranno essere le prospettive future tuttavia, propendendo la mia ideologia politica per l'equità (che non vuol dire esasperazione dell'uguaglianza o comunismo) e la giustizia sociale nell'ambito di un mondo libero, magari anche liberale ma certamente privo di qualsiasi forma di dittatura (tra le prime quelle delle nostre eccessivamente idolatrate e false democrazie), mi auspico che la possibilità di scambiarsi informazioni senza dover subire il costante controllo da parte dei regimi sia, nonostante gli inevitabili risvolti negativi, un passo avanti per la crescita culturale del mondo intero.

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