Archivio di marzo 2005
Protezione Civile
Ho appena sentito dire su Porta a Porta che l'Italia dispone del miglior sistema di protezione civile esistente al mondo.
Lo ha detto il presidente dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia ovvero il professor Enzo Boschi che non è la prima volta che lo dice, anche se a guardarlo e ad ascoltarlo sembra una persona coi piedi ben piantati per terra, un antiallarmista, una persona che piuttosto preferisce minimizzare. Quando tutti parlavano oltre che di Tsunami, di spostamento dell'asse terrestre, dello scivolamento di alcune decine di metri di Isole grosse come quella di Sumatra etc. etc. quando tutti polemizzavano sulla responsabilità e negligenza dei governi asiatici, su quei Nostradamus della sismologia hawaiiani che sebbene al corrente di tutto non sarebbero riusciti a comunicare in tempo le loro pesanti consapevolezze a causa della mancanza di un interprete, ebbene, quando tutti inneggiavano alla catastrofe, questa persona, dai modi di Bossi e l'aspetto e la chioma bianca e rassicurante di Lippi, ci riportava alla reale entità delle conseguenze che su scala mondiale il maremoto che ha colpito un'area vasta come quasi l'intero Oceano Indiano, che certamente rimane una catastrofe di dimensioni enormi, ha provocato ovvero praticamente nessuna.
La stessa persona ora mi viene a raccontare che la nostra protezione civile è destinata a fare invidia a quella di stati come la Germania, la Francia, la Svezia, il Giappone, etc. etc.
Questo solo pensiero mi fa già scoppiare a ridere.
Poi se penso ai vagoni destinati ai terremotati delle Marche e dell'Umbria che sostano da anni sugli stessi binari coperti dalle ortiche il riso si trasforma in lacrime; se penso alle frane che almeno una volta all'anno inghiottiscono qualche "belpaese" del Sud Italia mi vien voglia di farmi una pugnetta.
Se penso a Napoli, al Vesuvio e alle case che si inerpicano fin quasi sulla sua cima mi vien da cagare; se penso alle varie inondazioni che da una decina d'anni a questa parte colpiscono il nostro paese come il Nilo l'Egitto durante le annate di vacche grasse mi vien voglia di urinare; se penso al nostro sistema di protezione dai maremoti, mi vien da pensare che tra noi e il Siam la differenza è praticamente nulla, pur essendoci in Sicilia e in tante altre regioni italiane una possibilità tutt'altro che remota di Tsunami.
E questi non sono solo che alcuni brevi pensieri. Se mi mettessi a fare un elenco chissà cosa ne verrebbe fuori.
Insomma, va bene che siamo in piena campagna elettorale e che Berlusconi per il 2006 ha promesso un ulteriore drastico taglio delle tasse, ma che cazzo ci raccontano questi cazzo di mass media?
Sono comunista
Ogni tanto qualcuno mi prende da parte e mi dice: ”Ma lo sai che ti accusano di essere comunista?” Io mi metto a ridere e chiedo sempre: ”E l’accusa quale sarebbe?“
Comunque, è vero: sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx.
La domanda mi è stata posta anche dalla mia mamma, sul letto di morte, all’età di quasi cento anni. Mi disse: ”Andrea, è vero che sei comunista?”.
Per lei, che era una cattolica all’antica, deve essere stata una domanda difficile da fare.
Le risposi: ”Si, mamma“.
Dopo qualche istante di silenzio, lei replicò: ”Non è vero. Tu sei figlio di don Bosco“.
“Si, mamma“.
Don Andrea Gallo
Angelicamente Anarchico
Mondadori
Prefazione di Vasco Rossi
La peste emozionale
Il termine di << peste emozionale >> non ha un significato diffamatorio. Non riguarda la malvagità conscia, la degenerazione morale o biologica, l’immoralità e così via. Un organismo a cui è stata tolta la possibilità sin dalla nascita della locomozione naturale, sviluppa forme artificiali di locomozione. Un simile organismo zoppica oppure si serve di grucce. Allo stesso modo un individuo si muove nella vita servendosi dei mezzi della peste emozionale, se sin dalla nascita sono state soppresse le naturali manifestazioni vitali dell’autoregolazione. L’appestato emozionale zoppica caratterialmente. La peste emozionale è una biopatia cronica dell’organismo… Essa fece la sua comparsa nella società umana insieme alla prima repressione a livello di massa della vita amorosa genitale; essa divenne un’endemia che flagella la popolazione della terra da migliaia di anni. Gli effetti della peste emozionale sono riscontrabili sia nell’organismo che nella vita sociale. La peste passa periodicamente dallo stato endemico a quello epidemico, allo stesso modo di qualsiasi altra pestilenza, come per esempio la peste bubbonica o il colera. Le esplosioni epidemiche della pestilenza emozionale si manifestano in gigantesche esplosioni di sadismo e di criminalità, in piccolo e grande stile. L’Inquisizione cattolica del Medioevo rappresentò una simile esplosione epidemica, il fascismo internazionale del XX secolo un’altra. Se non considerassimo la peste emozionale come una malattia nel senso stretto della parola, rischieremmo di mobilitare il randello della polizia anziché la medicina e l’educazione. E’ tipico della peste il fatto che essa renda necessario il randello e che in questo modo riproduca se stessa. Nonostante la minaccia della vita che rappresenta, non verrà mai domata dal randello della polizia…
Un comportamento naturalmente sano non può essere disturbato o annientato da nessun intervento veramente terapeutico. Non esiste ad esempio nessun mezzo di tipo razionale per << guarire >> , cioè disturbare, un felice rapporto amoroso. Ma si può eliminare un sintomo nevrotico;…
Si può quindi guarire l’avidità di denaro, che è un tratto caratteriale tipico della peste emozionale, ma non si può guarire la generosità pecuniaria. Si può guarire l’atuzia subdola, ma non si può guarire la franchezza caratteriale. La reazione della peste emozionale è paragonabile, sul piano clinico, alla impotenza, difetto che si può eliminare, quindi guarire. Invece la potenza genitale è << inguaribile >>….
L’appestato emozionale si differenzia dall’individuo sano per il fatto che pretende che la realizzazione delle sue esigenze di vita non sia compiuta da lui stesso, ma soprattutto dal mondo che lo circonda…
Vediamo subito che la peste emozionale infuria proprio nei campi vitali più importanti: il misticismo nella sua forma più distruttiva; la mania passiva e attiva di autorità; il moralismo; il politicantismo partitico; la peste familiare; le misure educative sadiche, la sopportazione masochista di simile misure educative oppure la ribellione criminale verso di esse; il pettegolezzo e la diffamazione; il burocratismo autoritario; l’ideologia imperialistica della guerra; racket; l’asocialità criminale; la pornografia; l’usura; l’odio razziale. Vediamo che il campo della peste emozionale coincide pressappoco con il vasto campo dei mali sociali che sono stati combattuti da tutti i movimenti per la libertà sociale.
Con una leggera imprecisione si potrebbe mettere allo stesso livello la peste emozionale e la << reazione politica >> e forse addirittura il principio della politica in genere. Per fare questo in modo corretto bisogna applicare il principio fondamentale di tutte le politiche, e cioè la sete di potere e gli imbrogli, a tutti i diversi campi vitali dove non si parla di politica nel senso comune della parola. Per esempio, una madre che si serve dei metodi della politica per estraniare suo figlio dal marito, rientrerebbe in questo concetto ampliato della peste emozionale politica; lo stesso dicasi di uno scienziato che avanza socialmente nella sua carriera non per le sue conquiste obiettive, ma ricorrendo agli intrighi, per occupare un posto sociale che non corrisponde in alcun modo alle sue realizzazioni… il nocciolo biofisiologico comune a tutte le forme di peste emozionale è l’ingorgo sessuale biologico…
Wilhelm Reich
Rum, cocaina e alfabeto
Una breve storia della controrivoluzione cubana
di Michael Moore
Quante volte ci siamo chiesti come ha fatto Fidel Castro per restare tanto tempo al potere? Nessuno – eccetto il re di Giordania – è rimasto al governo per un periodo così lungo di tempo. Quest’uomo è sopravvissuto a otto presidenti statunitensi, dieci giochi olimpici ed al ritorno della cometa di Halley. Senza tener conto di quanto fa per destituirlo il governo degli Stati Uniti. Ha più vite che i ritorni di Cher.
Non si può affatto dire che i nostri leaders non si siano sforzati di destituirlo, anzi! Da quando Castro ha liberato il suo paese dal corrotto regime di Fulgencio Batista (appoggiato dagli Stati Uniti e dalla Mafia) Washington ha provato una svariata quantità di metodi per destituirlo. Tentati omicidi (pagati con i soldi dei contribuenti), invasioni, blocchi economici, embarghi, minacce di distruzione nucleare, atti tesi a creare instabilità interna, guerra biologica ( la Cia lanciò germi di febbre porcina africana sul paese nel 1971, obbligando i cubani ad uccidere 500 mila maiali).
E – ciò che sempre mi è parso strano – c’è pure una base navale statunitense sull’isola di Cuba! Provate ad immaginare se dopo aver sconfitto i britannici nella nostra guerra di indipendenza, gli avessimo lasciato mantenere un migliaio di soldati ed un pugno di corazzate nella baia di New York. Incredibile! Il presidente Kennedy che eseguì il piano già preparato dal suo predecessore Eisenhower per invadere Cuba alla Baia dei Porci, ordinò alla Cia di uccidere Castro, tentandole tutte, a cominciare da una penna avvelenata per finire con un sigaro esplosivo. (Non ho ottenuto informazioni da Maxwell Smart [noto comico americano n.d.t.]; è tutto scritto nell’informativa del Comitato Church in congresso del 1975).
Naturalmente tutto questo non ha funzionato, Castro è divenuto più forte e gli Stati Uniti si sono coperti di vergogna. Cuba era vista come il paese che ci sfuggiva di mano. Cominciò ad essere una molestia per noi. Abbiamo nelle nostre tasche ogni nazione di questo emisfero eccetto questi “maledetti cubani”. Non va bene. Come quando tutta la famiglia va a cena fuori e la pecora nera, il piccolo Billy, non si mette quieto sulla sedia e non fa come gli viene detto. Tutti nel ristorante guardano i genitori e si chiedono che tipo di educazione stanno dando al bambino. La peggiore umiliazione è che loro appaiono come genitori incapaci di educare il ragazzino. Quindi cominciano a picchiare il piccolo Billy il quale si dimentica di terminare la sua cena.
Così idioti noi appariamo al resto del mondo. Come fossimo diventati pazzi per questa piccola isola a 90 miglia dalle nostre coste. Eppure non ci sentiamo di fronte ad una minaccia reale per l’umanità, come potrebbe essere stato il governo cinese! Ci parlavano di una banda di assassini ed ora vogliono metterci nella stessa stanza. Washington ha speso 23 anni a metterci contro i cinesi ed ora, velocemente, in un giorno ci sono diventati amici! Sembra che i Repubblicani e i propri compari industriali non stanno realmente contro i dittatori comunisti, ma solo contro quelli che vanno in Cina a far soldi. E questo è stato, naturalmente, l’errore di Castro: una volta preso il potere ha nazionalizzato tutte le aziende americane e scacciato la mafia dall’Avana. È stato come se si fosse seduto sulla faglia di Sant’Andrea, perché l’ira dello zio Sam cascò dura su di lui e non lo ha lasciato in pace per più di 37 anni. Nonostante tutto però Castro è sopravvissuto. Solo per queste cose e nonostante i suoi difetti (repressione politica, discorsi di quattro ore e un tasso di alfabetizzazione al cento per cento) devo ammirare questo ragazzo. Perché continuiamo a combatterlo nonostante sia terminata la guerra fredda? La risposta la ritroviamo tutta dentro una città chiamata Miami. È lì che un pugno di esuli cubani, pazzi manipolatori, controllano la politica estera degli Stati Uniti verso questa poco importante isola. Questi cubani, molti dei quali accoliti di Batista, che hanno vissuto tranquillamente mentre la banda al governo sottometteva il paese, sembrano non aver chiuso occhio fino a che non hanno arraffato il loro denaro e se ne sono fuggiti in Florida.
Dal 1960 hanno continuato a contagiarci con le proprie follie. Perché in ogni incidente o crisi nazionale che il nostro paese ha dovuto sopportare nei tre decenni passati (l’assassinio di Kennedy, Watergate, il caso Iran-Contras, il traffico di droga e la lista prosegue…) troviamo sempre gli esuli cubani presenti e implicati? In primo luogo i rapporti tra Lee Harvey Oswald con i cubani di New Orleans. Furono gli esuli cubani ad uccidere Kennedy o fu lo stesso Castro ad ordinare il suo omicidio per vendicarsi del fatto che Kennedy voleva destituirlo? In entrambe le ipotesi ci sono i cubani a menare il can per l’aia.
Inoltre, la notte del 17 giugno 1972 tre cubani, Bernard Barker, Eugenio Martinez e Virgilio Gonzalez (insieme ai nordamericani Frank Sturgis e James McCord Jr.) furono arrestati negli uffici del presidente del Partito Democratico nell’affare Watergate. Questa operazione coperta causò le dimissioni di Richard Nixon ma Barker e Gonzalez sono considerati eroi dalla comunità cubana di Miami. Martinez, che più tardi fu perdonato da Ronald Reagan, è l’unico a soffrirne ancora “Io non desideravo essere implicato nella caduta del Presidente degli Stati Uniti” ha detto, che carino da parte sua!
Quando Oliver North ha avuto bisogno di un gruppo coperto per entrare in armi in Nicaragua con l’obiettivo di destituire il governo sandinista a chi ha potuto ricorrere se non ai cubani di Miami? I veterani di Baia dei Porci Ramon Medina e Rafael Quinterno erano gli uomini chiave nella compagnia aerea che destinava le armi ai Contras. La guerra dei Contras, appoggiata dagli Stati Uniti, causò la morte di 30 mila nicaraguensi.
Uno dei premi maggiori che abbiamo ricevuto dal nostro investimento sugli esuli cubani è stato l’aiuto che ci hanno dato nell’introdurre droghe illegali negli Stati Uniti, distruggendo famiglie e inquinando quartieri interi delle nostre città. Già agli inizi degli anni sessanta, una quantità di cubani (che avevano partecipato all’invasione della Baia dei Porci) cominciò ad ingrossare le fila del narcotraffico nel nostro paese. La DEA non ebbe nessun appoggio dal governo federale per infiltrarsi tra gli esuli cubani poiché essi si erano ben mimetizzati sotto la bandiera di “gruppi per la libertà”. Di fatto non erano altro che gruppi che facevano massicce operazioni di traffico di droga. Gli stessi che più tardi misero in piedi il contrabbando di armi verso i Contras del Nicaragua.
Le organizzazioni terroristiche cubane radicate negli Stati Uniti sono responsabili della collocazione di più di 200 bombe e di almeno un centinaio di omicidi dopo il trionfo della rivoluzione di Castro.
Sono tutti occupati ad appoggiarli che io dovrei preoccuparmi e non dovrei scrivere queste cose. Ma io non mi preoccupo, sono realmente una manica di cacasotto. Sapete perché dico questo? Perché quando a qualcuno non piace l’oppressore del suo paese resta lì a combatterlo. E questo può essere fatto sia attraverso la forza (vedi la Rivoluzione Americana o Francese) sia attraverso mezzi pacifici (Gandhi in India o Mandela in Sud Africa). Però non si può mettere la coda tra le gambe e correre, come vorrebbero fare questi cubani.
Immaginate se tutti i coloni americani si fossero sistemati in Canada ed avessero insistito perché fossero i canadesi a cacciare gli inglesi dall’America. I Sandinisti non avrebbero liberato il paese da Somoza se fossero stati tutti seduti su una spiaggia in Costarica, a bere margarita o a far soldi. Mandela se ne stette in carcere non in Libia o a Londra. I cubani ricchi invece se ne sono venuti a Miami… il 90% di loro sono di pelle chiara mentre la maggioranza dei cubani (62%) sono neri o meticci. Questi bianchi sapevano di non poter restare a Cuba perché lì non godevano di nessun appoggio da parte del popolo. Per cui sono venuti qui, sperando che fossimo noi a combattere la loro battaglia. E noi, come deficienti, la stiamo combattendo.
Non che questi bambini piagnucoloni dei cubani non abbiano provato ad aiutarsi da soli. Un rapido sguardo ai loro sforzi e sembra di vedere un vecchio film comico muto. La Baia dei Porci è il fiasco più noto, c’erano tutti gli elementi di una gran commedia comica: navi sbagliate, spiaggia sbagliata, senza munizioni per le armi, nessuno ad attenderli e -infine- furono condannati a morire vagando per una zona della loro isola completamente sconosciuta (gli autisti delle loro limousines non erano mai stati, nei vecchi bei tempi, da quelle parti). Un fiasco così monumentale che il mondo ancora ride mentre i cubani di Miami non hanno ancora dimenticato né perdonato. Prova a dire “Baia dei Porci” a qualcuno di loro e li vedrai saltare come se un dentista gli trapanasse il nervo di un dente.
Si potrebbe pensare che “Baia dei Porci” fosse loro servita come una lezione, che li facesse desistere con queste attività. Non per questa banda. Dal 1962 diversi gruppi di esuli hanno tentato incursioni per “liberare” la propria patria. Vediamo le più salienti:
nel 1981, un gruppo di esuli cubani di Miami sbarcò sull’isoletta di Providenciales, nel Caribe, preparandosi ad invadere Cuba. La loro nave, l’unica di quattro partite dal Rio Miami (le altre tre furono fatte tornare indietro dalla Guardia Costiera perché imbarcavano acqua, avevano problemi di motore e assenza di giubbotti salvavita) andò in secca su una scogliera nei pressi di Providenciales. Scesi sull’isola senza vitto e senza ripari, i cubani cominciarono a litigare tra di loro. Chiamarono quindi Miami implorando di essere ricondotti lì e presto, nel giro di tre settimane, furono rimpatriati in Florida per via aerea. L’unico che arrivò in acque territoriali cubane, Gerardo Fuentes, ebbe un attacco di appendicite in mare e fu trasportato dalla Guardia Costiera alla base di Guantanamo.
Nel 1968 un gruppo di cubani di Miami seppe che una nave polacca era attraccata al porto e che una delegazione cubana poteva trovarsi a bordo. Come riferito dal “St Petersburg Times”, gli esuli cubani hanno sparato con un bazooka fatto in casa ed hanno colpito lo scafo della nave.
Le procurarono un’ammaccatura e il leader del gruppo, Orlando Bosch, fu arrestato e condannato a 10 anni di prigione, ma fu rimesso in libertà nel 1972. Bosch spiegò che aveva sperato di causare un grave danno alla nave però si scusò: ”Era una nave grande”. Bosch era stato già arrestato prima per aver rimorchiato una torpedine per le strade di Miami nell’ora di punta, un’altra volta era stato arrestato con 600 minibombe aeree caricate a dinamite nel cofano della sua cadillac. Nel 1990 l’amministrazione Bush lo fece uscire di prigione, dove si trovava di nuovo, per scontare una pena per violazione alla libertà condizionale.
D’accordo con il “Washington Monthly” tra l’estate e gli inizi dell’autunno del 1963, furono lanciate 5 incursioni di commandos contro Cuba con la speranza di destabilizzare il regime. La rachitica “quinta colonna” in Cuba fu istruita per sabotare gli interruttori e lasciare accese le lampadine per consumare energia… Nel 1962, secondo il “San Francisco Chronicle”, l’esule cubano José Basulto, in una missione che godeva dei favori della CIA, sparò dalla sua lancia veloce un colpo di cannone da 20mm contro l’Hotel Inca, nella baia dell’Avana, nella speranza di uccidere Fidel Castro. Il proiettile fallì l’obiettivo e Basulto, vedendo che sulla sua lancia si spargeva benzina, ripiegò verso la Florida. “Una delle nostre taniche di plastica di combustibile cominciò a sgocciolare” spiegò Basulto più tardi “il combustibile si sparse sulla coperta. Non sapevamo cosa fare”.
Anni dopo Basulto formò gli “Hermanos al Rescate”, un gruppo di esuli che già da un anno effettuava voli su Cuba ronzando con i suoi aerei sulle città, lanciando volantini e più in generale cercando di intimidire il governo cubano. Nel febbraio del 1996 Castro si stancò ed ordinò l’abbattimento di due aerei al compiersi della 25^ violazione in un anno dello spazio aereo ad opera degli “Hermanos”.
Nonostante gli “Hermanos al Rescate” per volare nello spazio aereo cubano violassero anche la legge statunitense, l’amministrazione Clinton, vicina alle sragioni degli esuli, emanò un decreto per rafforzare l’embargo contro Cuba.
Questo embargo produce ancora oggi l’ira del resto del mondo contro noi americani. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato 117 a 3 a favore della condanna degli Stati Uniti per la sua politica economica violenta nei confronti di Cuba. Così è in ogni votazione sul tema da quando è stato attuato l’embargo.
La settimana successiva all’abbattimento dei due aerei, gli esuli sollecitarono agli Stati Uniti una azione militare contro Castro. Annunciarono che il sabato successivo avrebbero fatto salpare una flottiglia di imbarcazioni dalla Florida fino alla costa cubana per protestare contro l’abbattimento dei due aerei. Clinton decise la messinscena della più grande prova di forza contro Cuba dalla Crisi dei Missili e inviò uno squadrone di caccia F15, 11 lance della Guardia Costiera, due incrociatori con missili della Marina, una fregata, due C130, uno stormo di Choppers, Awaks, e 600 guardiamarine per appoggiare la flottiglia.
L’unica cosa che dimenticò di inviare fu un buon rimedio contro il mal di mare, che, in fin dei conti, era l’unica cosa di cui necessitavano veramente i cubani di Miami. A sole 40 miglia da Key West, i cubani nei canotti cominciarono ad avere mal di mare, a vomitare ed a chiedere ai piloti di far tornare indietro quei maledetti motoscafi e tornarsene a Miami. Mentre il mondo intero stava a guardare, tornarono indietro con la coda tra le gambe. Appena in porto diedero una conferenza stampa per spiegare la ritirata. Il portavoce tuttavia era ancora sotto gli effetti del mal di mare ed era curioso vedere come i giornalisti lo tenessero a debita distanza temendo uno spruzzo di vomito addosso alla “Linda Blair nel film l’esorcista”.
“Una terribile tormenta si è alzata in mare” disse il leader della fuga cubana mentre impallidiva velocemente “Le onde erano alte più di dieci piedi, siamo stati di fronte alla scelta di tornare o di perdere le nostre imbarcazioni!” Mentre parlava, però, un genio creativo della CNN mandò in onda immagini aeree della flottiglia diretta a Cuba. Il sole brillava, il mare era calmo piatto e il vento soffiava gentile, se proprio soffiava… I cronisti dissero che il maltempo era giunto dopo che se ne erano andate le telecamere della CNN. Sicuro, era per le sghignazzate di Fidel che se la stava facendo sotto per le risate…
fonte: RadioCittàAperta
Due squadre, due costituzioni
di Beppe Grillo
Immaginatevi, come fa oggi Nando Dalla Chiesa nell’articolo pubblicato su L’Unità, i costituenti come una squadra di calcio, di cui allo stadio gli altoparlanti leggono la formazione.
La squadra del 1948: De Gasperi, Moro, La Pira, Dossetti, Lazzati, Croce, Einaudi, Valiani, Calamandrei, Parri, Nitti, Saragat, Pertini, Nenni, Togliatti, Amendola, Terracini.
La squadra del 2005: Berlusconi, Previti, Dell’Utri, Tremonti, Berruti, Bondi, Schifani, Sgarbi, Bossi, Borghezio, Calderoli, Castelli, La Russa, Fini, Nania.
Buona parte dei nomi della prima squadra sono nelle enciclopedie, non solo in quelle italiane.
Buona parte dei nomi della seconda sono negli elenchi degli indagati, dei patteggiati, dei condannati.
In un Paese normale i giocatori della prima squadra sarebbero custoditi nella memoria e nella stima di ogni cittadino.
In un Paese normale molti dei giocatori della seconda squadra sarebbero custoditi da guardie o da infermieri professionisti.
Un italiano famoso disse che un tempo il 10% dei parlamentari erano il meglio del Paese, il 10% il peggio e il resto rappresentava il livello medio della popolazione.
E’ curioso che la costituzione del 1948 sia stata scritta dal 10% dei migliori e quella del 2005 dal 10% dei peggiori.
Nell’Italia della ricostruzione gli Italiani c’erano: leggevano più giornali di oggi, gli iscritti ai partiti erano il triplo di oggi.
Nell’Italia della demolizione, gli Italiani sembrano assenti.
L’Italia da patria del diritto è diventata la patria del rovescio, gli avvocati giudicano i giudici, i fuorilegge scrivono le leggi.
E adesso anche la Costituzione.
Ma delle regole della Costituzione sembra interessare poco non solo a Porta a Porta ma anche a metà degli Italiani.
Le uniche regole che interessano sembrano essere: paghi due, prendi tre. Soddisfatti o rimborsati.
Forse basterà questa come Costituzione del 2020.
Fonti:
http://www.beppegrillo.it
http://www.unita.it/index.asp??SEZIONE_COD=&TOPIC_ID=41664
La cena del blog
Voglio lanciare la strepitosa idea di organizzare la "CENA del BLOG" presso l'agriturismo il "Castello di Valle di Teva" il giorno Venerdì , 1 aprile 2005, ore 21,00; menù con tagliatelle e carne alle brace, vino a stuffo, dolci fatti in casa. Per chi vuole ci sono anche le camere a disposizione.
Chi aderisce può comunicarlo qui.
Nota bene: non è un pesce d'aprile, è vero.
L’oste secco
Tanti aspiranti sommelier hanno ricevuto il diploma Ais
Ieri, presso le cantine della Guido Berlucchi, leader nella produzione di spumanti, aspiranti sommelier della provincia hanno ricevuto il diploma dell'A.I.S. di terzo livello, dopo tre anni di studio e d'impegno. Oltre ai partecipanti al corso, erano presenti il sommelier Giuseppe Cristini, Delegato A.I.S. per la provincia, e Lorenzo Paolini, agente di zona della Guido Berlucchi.
Questi i nomi dei neo-sommelier: Cappelli Omar, Sant'Agata Feltria; Semprini Fabio, Novafeltria; Ceccarini Bruno, Urbino; Bettini Fulvio, Sant'Agata Feltria; De Silvestri Riccardo, Pennabilli; Cirone Francesca, Novafeltria; Piva Fausto, Novafeltria; Biagetti Federico, Urbania; Celli Domenico, Novafeltria; Varotti Lucio, Novafeltria; Fabrizio Rossi (NdR: padre, con Roberto Martelli e Tiziano Chiarabini, della "Osteria Clementina", grazioso e allettante ristorantino di Monte Cerignone dove, si dice, servono una "tagliata" talmente buona che il goloso cliente è costretto a prenotare con due settimane di saggio anticipo); Molari Stefano, Novafeltria; Cottini Danilo, Mercatello sul Metauro; Ciaroni Paolo, Novafeltria; De Nunzio Francesco, Talamello; Ugolini Graziano, Colbordolo; Arseni Luigi Maria, Urbino; Maroncelli Angelo, Urbino; Paoloni Michele, Fermignano; Gaudenzi Andrea, Pesaro; Papi Raffaele, Cagli; Bernardini Maurizio, Acqualagna; Bernardini Cristina, Acqualagna; Valli Giovanni, Macerata Feltria; Rossi Giuseppe, Lunano; Salciccia Giordano, Acqualagna; Fanelli Giangiacomo, Fossombrone; Santi Francesco, Borgo Pace; Rossi Sauro, Fermignano; Paiardini Gionata, Urbania; Fucili Domenico, Urbino; Forlucci Daniele Urbania.
7 Luglio 2003 – Corriere Adriatico Online
Obiettivo Repubblica
Nessun regime nasce d'emblée, ma si forma nel tempo.
Mancato l’obiettivo che era stato fissato per l’8 marzo (le donne non avrebbero gradito) il Senato voterà la nuova Costituzione mercoledì prossimo, che una volta si chiamava mercoledì santo. Ciò facendo il Senato voterà non solo contro l’ordinamento della Repubblica, per dare vita a un nuovo regime, ma voterà anche contro se stesso; infatti nel nuovo sistema il Senato non avrà più alcuna funzione politica di controllo del governo del Paese, e perderà anche il suo ruolo nella formazione delle leggi, tranne di quelle che, attraverso un complicato gioco di competenze gli verrebbero ancora date in esame in quanto interessanti le regioni.
Il Senato pertanto, benché col nuovo nome pretenzioso di “Senato federale”, diverrebbe una “Camera muerta”, come ha detto il sen. D’Amico della Margherita, alludendo al nome irriverente con cui è chiamata la seconda Camera spagnola. Forse è per questa riluttanza al suicidio che i senatori hanno fatto mancare più volte il numero legale, provocando l’ira di Calderoli e facendo scattare l’ennesimo ricatto della Lega, che vuole a tutti i costi la riforma prima delle elezioni regionali, e perciò prima di Pasqua.
Se dunque anche questa volta il ricatto funzionerà (“bastano cinque ore e mezzo di lavoro”, ha detto Berlusconi), la nuova Costituzione completerà tra poche ore la sua prima lettura parlamentare, quella nella quale le storture più vistose della riforma potevano ancora essere corrette. Dopo il voto del Senato, o la nuova Costituzione, con la sua seconda parte interamente rifatta, arriverà fino in fondo in questa forma, o non ci arriverà affatto.
Ma quando questo avverrà dipende esclusivamente dai calcoli elettorali del presidente del Consiglio (si chiama ancora così) che deciderà se accorciare o allungare i tempi della seconda lettura parlamentare, da tre mesi ad un anno, unicamente in base a quelle che ritiene le sue convenienze, come del resto accade per tutto il resto, truppe in Iraq, tasse, ponte sullo Stretto ecc., che andranno avanti o indietro a seconda dei sondaggi e dei supposti vantaggi elettorali per il cavaliere. Così anche la Costituzione della Repubblica è pronta ad essere scambiata per un piatto di lenticchie; se sarà elettoralmente conveniente, il trofeo sarà consegnato a Bossi prima dell’estate, così che il referendum costituzionale si svolgerebbe prima delle elezioni politiche del 2006; altrimenti i tempi della seconda lettura saranno ritardati, e la Lega continuerà a minacciare sfracelli.
Questo gioco sui tempi, che agita le acque della maggioranza di governo, è molto significativo, perché vuol dire che l’illusione della destra di un cambio di regime indolore, fatto senza che la gente se ne accorga, senza rischiare l’impopolarità, sta tramontando.
La tattica dell’occultamento, del silenzio, della dissimulazione del sovvertimento della Repubblica dietro la maschera della “devolution” e del federalismo, ha funzionato per mesi, per anni, grazie anche alla complicità, o alla trascuratezza, o alla incredulità dei giornali, della TV, e della stessa sinistra; ma basta che il velo si squarci, che la vera natura della riforma si venga a sapere, perché l’opinione pubblica si allarmi, chieda di essere informata, si accorga di avere nella Costituzione un bene che sta per perdere e si prepari a combattere nel referendum, come possono attestare tutti quelli che in questi giorni girano l’Italia per difendere la Costituzione, a cominciare dal presidente Scalfaro, gratificato dal più totale silenzio-stampa.
E mentre la gente si sveglia, l’operazione coperta, clandestina, intrapresa dalla destra si rivela perdente e indifendibile. Una clamorosa conferma di ciò si è avuta nelle reazioni furenti che si sono scatenate contro Prodi quando infine ha denunciato questo “assalto alle istituzioni” proprio perché “nessuno possa dire domani che non sapeva, che non vedeva, che non capiva”.
La virulenza delle contumelie rovesciate su Prodi, l’irrisione, la caricatura, la volontà di screditarlo e delegittimarlo, senza in nessun modo entrare nel merito della sua critica, da Berlusconi a Fini a Schifani, sono state così esacerbate e adirate da mostrare che non ce l’avevano con quello che Prodi aveva detto, ma col fatto che l’avesse detto, cioè che avesse rotto l’omertà, la finzione, l’inganno, e avesse detto: il Re è nudo. Dunque è essenziale che si faccia chiarezza su quello che è il vero obiettivo della riforma: questo obiettivo è la Repubblica. Si è creduto o si è fatto finta di credere che la Lega avesse rinunziato al suo proposito di scardinare lo Stato, passando dal programma secessionista ai più miti consigli del federalismo.
Ma il 12 marzo scorso Bossi ha detto al Corriere della Sera: “La devoluzione è la leva per scardinare il sistema. Fatto il federalismo politico, sarà difficile tornare indietro. Quando la gente potrà decidere i programmi, reclamerà i soldi per realizzarli”. Il fisco come tessuto connettivo dello Stato moderno; distrutto il fisco, è distrutto lo Stato. E nella manifestazione leghista di Verona contro il giudice Papalia, una lapide in marmo celebrava insieme la morte metaforica del procuratore-capo Guido Papalia, “con la morte della Repubblica italiana”. Berlusconi invece non vuole dividere la Repubblica, ma unificarla sotto il proprio potere sovrano.
Tale è la riforma che, proprio come ha detto Prodi, esautora il Presidente della Repubblica, umilia le Camere, limita il ruolo delle istituzioni di garanzia, espropria le opposizioni (perfino del voto in Parlamento), instaura la dittatura del primo ministro, e insomma trasforma la Repubblica parlamentare e rappresentativa nel feudo inalienabile di un monarca, benché ancora formalmente elettivo. Sicché non sarà nemmeno proponibile il paragone tra la nuova Costituzione e quella del 47 oggi vigente; il vero confronto dovrà farsi per analogia col precedente della legge 24 dicembre 1925 in cui venne istituito “il governo del re” esercitato dal “capo del governo, primo ministro, segretario di Stato”, che sanciva la subordinazione del Parlamento al potere esecutivo, sicché il capo del governo, primo ministro e segretario di Stato (e Mussolini aggiunse di suo: duce del fascismo), poteva far di nuovo votare e approvare senza discussione una proposta di legge rigettata da una Camera; fu quello l’inizio del regime.
Quando Brecht si chiedeva nel suo dramma come era potuta avvenire “la resistibile ascesa di Arturo Ui”, ecco, era avvenuta così. E a chi non vuol sentir parlare di regime, basti dire che secondo la nuova Costituzione i poteri del primo ministro non incontrerebbero limiti istituzionali; e ciò è tanto vero che un difensore della riforma, il senatore di Forza Italia Vizzini, intervenendo al Senato ha esortato a non preoccuparsi per la “deriva bonapartista”, perché in ogni caso a frenare “il potere governante” interverrebbero “altri fattori di natura extraistituzionale, quale ad esempio la cultura politica dominante nel Paese”.
Questo è dunque l’avversario nei cui confronti vuole affermarsi il nuovo potere, questo è l’antagonista contro cui la riforma è fatta: “la cultura politica dominante”, cioè la cultura democratica del Paese. E in effetti è proprio questa che deve salvare la Repubblica. Anche ricordando che c’è uno specifico divieto costituzionale che rende radicalmente illegittima la riforma in corso d’opera: è l’art. 139 della Costituzione, l’ultimo, il quale stabilisce che ”la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Ciò non riguardava i Savoia, a cui pensava un’altra norma, transitoria e finale, della Costituzione.
Riguardava la forma repubblicana, cioè parlamentare e rappresentativa dello Stato, che è appunto quella che la riforma demolitrice, il cui obiettivo è la Repubblica, verrebbe a travolgere.
Fonte: Liberazione del 21/3/2005
La morte del telefono
Sul sito di Beppe Grillo alla voce INFORMAZIONE trovi le istruzioni per accedere a Skype e telefonare gratis dal tuo pc a chi vuoi. Io ho provato e non so come mi sono registrato. Provate anche voi e poi fatemi sapere….
Sei tutto quel che ho
Come un prato intero dentro un fiore
come un piccolo raggio di sole
o lacrime di temporali
sei arrivata tu
sei tutto quel che ho
per le mie paure i miei dolori
sei il disinfettante dei miei mali
ma di quelli che non fan bruciare
mi curi bene sai
ti curo anch’io se vuoi
forse sei soltanto il sogno che vorrei
e allora dormo e non mi sveglierò mai più
forse questo spazio è piccolo per te
ma il mio cuore è da ristrutturare un po’
sei tutto quel che ho
ma che bella questa vita
se mi fai ridere così
sei il mio pianeta
sei tutto quel che
sei tutto quel che ho insieme
è una splendida giornata
se stiamo insieme ancora un po’
sei il mio segreto
sei tutto quel che ho
sei tutto quel che basta a vivere
come un raggio di cuore
come un piccolo sole
se la notte non ci sei sto male
ma se ascolto il tuo respiro volo
se ti metti il mio maglione rido
non ti arrabbiare dai
sei bella più che mai
forse sei soltanto il sogno che vorrei
e allora dormo e non mi sveglierò mai più
forse questo posto è piccolo per noi
ma è l’amore che ci stringe insieme
se tutto quel che ho
ma che bella questa vita
se mi fai ridere così
sei il mio pianeta
sei tutto quel che ho
sei tutto quel che ho insieme
è una splendida giornata
se stiamo insieme ancora un po’
sei il mio segreto
sei tutto quel che ho
sei tutto quel che basta a vivere
come un raggio di cuore
come un piccolo sole
sei tutto quel che ho
Stadio – Sei tutto quel che ho (Occhi negli occhi, 2002)

