Monte Cerignone e dintorni

L’occhio lungo di Google Maps

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Sinistre reali

fonte: http://kelebeklerblog.com/2013/01/29/sinistre-reali

 

Esistono alcune persone che soffrono quando usi in termini poco simpatici la parola “sinistra“.

Dicono, con toni assai vari – Pol Pot fu un delinquente, Lenin sbagliò tutto, D’Alema ha fatto la guerra, Vendola è un venduto, Il Manifesto è un salotto di borghesi buoni, la CGIL è una burocrazia che fa gli interessi dei padroni, le Brigate Rosse sono pazzi delinquenti… ma La Sinistra è cosa buona.

Evidentemente siamo davanti a un caso di attaccamento affettivo a una parola.

Li capisco: personalmente, sono attaccato alla parola lonfo (che, come è noto, non vaterca né gluisce, e molto raramente barigatta), e non saranno certi i fatti a farmi cambiare idea.

Invece, per me “La Sinistra” è quella che vedo realmente, non è un principio metafisico. E quella italiana del 2012 non è quella italiana del 1912, come non è quella indiana di oggi, né quella turca.

Certo, ci sono innumerevoli sinistrelle, ma parliamo della Sinistrona.

Quella che vedo realmente, è una massa ancora considerevole di persone, in larga misura residenti nell’Italia centrale, che ha interiorizzato molti doveri sociali – un modo complicato per dire che stanno attenti a riciclare i rifiuti più di altri, ci tengono alla scuola pubblica e così via.

Questa gente è rappresentata da una rete di amministratori locali, di cooperative, di organizzazioni sociali e imprenditoriali.

C’è gente che ci nasce e ci cresce e ci invecchia in quella rete, e per questo non fanno, in genere, sciocchezze clamorose. Però sono pericolosi, proprio perché pianificano con attenzione, e non conoscono confine tra pubblico e privato.

Recentemente, ho letto due articoli che dicono più o meno quanto ci sia da dire, a proposito della Sinistra Realmente Esistente.

Il primo si intitola Mps, la banca del Pd che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani. Più dei tagli della riforma Fornero, ma in realtà è molto di più: è un quadro molto lucido del sistema di potere del Pd.

Nel secondo articolo, Pd, Lega, Verdini: i dolori di “avere una banca”. Il “leghismo rosso” a Mps traspare una certa spocchia liberista, ma l’autore ha chiaramente capito il sistema toscano e la questione del Monte dei Paschi.

Ma un terzo articolo, ci svela un altro mistero.

Il Monte dei Paschi di Siena è la Sinistra Realmente Esistente, come – in maniera diversa – Mediaset è la destra realmente esistente.

Il resto è fuffa, come le chiacchiere sui matrimoni gay o sulle opinioni di Silvio Berlusconi sul fascismo.

Bene, Huffington Post ci spiega perché Silvio Berlusconi evita di dare il colpo di grazia alla Sinistra, da cui pure afferma di aver liberato l’Italia.

 

29/01/2013

Miguel Martinez


Kapiré che Natale

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Cari segretari, care segretarie

I segretari comunali in Italia sono circa 3.000, e devono controllare che i provvedimenti della giunta siano conformi alla legge. Il loro stipendio, a carico del Comune, raggiunge spesso cifre così sproporzionate da farli apparire una vera e propria casta.

 

Tratto da Rai Tre – Report del 7 Ottobre 2012

 

http://www.youtube.com/watch?v=-qdz1gdICb8

oppure

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-eca8e3ad-13ce-41f3-ac7b-61facca88160.html

Crepa che ti passa. Poco pronto soccorso al Pronto Soccorso di Villa Scassi.

Lunedì 17 settembre 2012, con fitte lancinanti nella parte sinistra dell'addome che perduravano dalla sera prima mi reco al Pronto Soccorso di Genova Sampierdarena.
Erano le 10 del mattino e poco dopo vengo visitato da un infermiere professionale che mi fa sdraiare su un lettino, mi visita e mi fa un prelievo di sangue riempendo alcune provette. Subito dopo mi consegna un foglio e mi invita ad attendere in sala di attesa. L'infermiere mi lascia in vena anche un bell'ago con rubinetto integrato con possibilità di tripla connessione. Rincuorato da tanta organizzazione ed efficienza cerco di sopportare i dolori convinto di un veloce prosieguo.
Il mio ottimismo termina quando mi rendo conto che l'infermiere mi ha assegnato il codice VERDE ed un vistoso tabellone avvisa che il mio turno verrà dopo i codici gialli e rossi. Naturalmente dalle ambulanze continuavano ad arrivare pazienti come minimo con codice giallo e dopo sei ore di attesa ero ancora lontanissimo dalla visita.
Mi sembrava impossibile che in un ospedale un paziente che accusa forti dolori potesse essere abbandonato senza il supporto di un antidolorifico oppure che non potesse essere rivisto il codice di ingresso visto il perdurare dei dolori.
Supero quindi la porta che divide la sala di attesa con la zona operativa ed in punta di piedi mi reco dove credo di arrecare meno disturbo. La targhetta sulla porta indica "caposala". Spiego la situazione, chiedo un antidolorifico e una rivalutazione del codice di ingresso.
La persona suddetta mi risponde che sono stato fatto codice verde perchè non sono in pericolo di vita e quindi i casi più urgenti hanno la precedenza. Chiedo gentilmente se bisogna crepare per farsi rivedere dal superinfermiere (non volevo scomodare medici sicuramente molto impegnati). La caposala (in vena di polemiche) insiste con la storia che non sono in pericolo di vita e che l'infermiere che mi ha visitato ha fatto un supercorso (Triage) ed è espertissimo. Chiedo se devo andare a cercare assistenza altrove. La risposta: "vuole andare via.. aspetti, le tolgo l'ago ed annoto l'ora di uscita" (ORE 16,10……. sei ore dall'entrata).

 

Al direttore responsabile consiglio:
accertarsi che le caposala abbiano letto il regolamento interno che vige in un pronto soccorso:

http://www.salute.gov.it/ProntoSoccorso118/paginaInternaProntoSoccorso118…

"gestione dell'attesa:
i pazienti in attesa della visita medica possono variare (migliorare o peggiorare) le proprie condizioni cliniche, è quindi parte integrante dell’intero processo di triage la rivalutazione periodica della congruità dei codici colore assegnati."

 

Alla caposala in servizio alle ore 16,10 auguro:
pari assistenza quando avrà bisogno di soccorso.

 

A chi interessa il seguito della storia:
-Uscito dal pronto soccorso ho acquistato un antidolorifico a caso (Buscopan) e ne ho fatto uso serata, notte e giorno successivo.
-l'indomani su consiglio del medico di famiglia ecotomografia reno-vescicale naturalmente a pagamento per abbreviare l'attesa.
-referto: calcolo che ostruisce l'uretere sinistro con idroureteronefrosi.
-terapia del caso prescritta da un urologo (naturalmente privato).

Un’opinione di Massimo Del Papa

Il silenzio dei decerebrati

A questo punto dovrebbe essere ufficiale: si voti come si voti, quando si voti, cambierà niente perché gli italiani sono ormai assuefatti a qualsiasi mostruosità. Escono notizie che ancora pochi anni fa avrebbero fatto scendere la gente in piazza con la bava alla bocca ma non succede niente, siamo tutti automi che hanno accettato il loro destino quale che sia. A Roma il consiglio regionale, della governatrice coatta Polverini, coatta e ipocrita, si dava alle spese più invereconde, roba incredibile non fosse per le facce e la stazza di chi mangiava. Milioni e milioni bruciati per sollazzi e corruzioni personali in tempi in cui la crisi fa due suicidi al giorno e i politici fingono compassione. Invece spendevano diecimila euro per cene di aragoste, ostriche, caviale, tutta la volgarità più conclamata, da cinepanettone più che Trimalcione. Silenzio generale, neanche un fremito di indignazione, si vede che a forza di sprecarla ce la siamo finita. Le donnine di Silvio organizzano festicciole squallide, da fine impero, dove i colleghi ballano “in jeans e camicia bianca fuori dai pantaloni”, informano i giornali. Che è un bel modo per dimostrare preoccupazione per le sorti del paese. Ce ne fosse uno che se ne sente preso per il culo. A Monza la scorta della madamin Fornero minaccia con la pistola la sicurezza che non vuole farli entrare fin dentro il circuito: e la madamin, invece di levarsi prontamente dai coglioni, ha il coraggio di protestare, è lei, capite, che manifesta insofferenza: “Mi hanno rovinato una bella giornata”. Subito ospite d'onore a un talk show servile. Emergono nuovi squallori sulla vicenda della Costa Concordia, la nave affondata da un comandante miserabile ma, apprendiamo, col valido concorso della compagnia, un disastro costato trentadue morti e un miliardo di danni che pagherà lo stato. Niente, silenzio di tomba, dovremo abituarci a rivedere Schettino in televisione a delirare le sue balle al modico prezzo di centomila euro. Fanno vedere le foto di un giovane nudo e laido, assolto ma pesantemente sospettato tuttora dell'omicidio di una compagna di università. Ha fatto un libro, Raffaele Sollecito, per dire che lui e l'amica Amanda si sballavano di marijuana mentre qualcuno, l'uomo nero o l'angelo della morte, stuprava e scannava l'unica ragazza che era in casa con loro. Silenzio, ammirazione, fotografie dei giornali. Sempre dal libro fondamentale esce che il pm Mignini avrebbe cercato d'incastrare l'americana ricattando il pugliese, accuse tremende che passano nella totale indifferenza. Monti, le cui misure checché ne dica l'informazione bancaria sono servite solo a distruggere il poco che restava, vara al colmo della disperazione un redditometro che fa impallidire il ficcanasare della polizia sovietica sotto Stalin. Silenzio, nessuna reazione. La benzina, con la crisi libica, sta per impennarsi a 3 euro. Silenzio, qualcuno la prende con stolida allegria, “Vorrà dire che nel serbatoio ci piscio”. Auguri. Liberano un giovane omicida, ha ucciso a bastonate uno sbirro e semiaccecato un collega, lo mandano a prendere il sole nella comunità di don Mazzi, questo sciacallo del “bene”. Nessuna reazione, neanche un fiato. Liberano un tesoriere ladro, lo mandano in convento dai frati, lui, che fino a ieri aveva negato tutto, sdegnato, promette di restituire dieci o venti milioni sull'unghia. Tutto normale. Il magistrato Ingroia, che tutto fa meno che restarsene in ufficio a lavorare, delira alle feste di un giornale di lunatici e gli fanno la ola. C'è un sindaco fiorentino che pare molto vago, molto approssimativo, gira l'Italia in lungo e in largo perché vuol comandarla lui, ma quando vi sta a Palazzo Vecchio, a fare il mestiere per cui è pagato? “Adesso”, per dire adesso arrivo, un po' di pazienza che debbo costruire la mia scalata al cielo. Tutto accettato, tutto subìto, come non ci riguardasse, come fosse un unico, gigantesco, allucinante reality. Gli unici a dar di matto sono i presuntuosi, gli alienati da twitter, i bambini narcisi che litigano sempre e solo per stronzate personali. A questo punto è chiaro che chiunque venga votato, Grillo, Monti, Berlusconi di gomma, Ingroia, Fabrizio Corona, don Mazzi, Schettino, i falliti che a Genova han gambizzato un manager dell'energia al culmine di una vita da fannulloni, è completamente irrilevante. Niente riesce più a scuotere gli italiani dalla propria narcosi. E perché i politici non dovrebbero approfittarne?
 
19 Settembre 2012 – fonte: Babysnakes
 
 
Giornalista, scrittore, editorialista principe della storico mensile "Il  Mucchio Selvaggio" (che, per capirci, sta all'Italia come Rolling Stone Magazine sta agli U.S.A., con la differenza che il "Mucchio" è una rivista indipendente, redatta da cooperativa apposita), e tante altre cose ancora. In verità non è facile descrivere, collocare Massimo Del Papa, un compito talmente arduo da risultare ostico persino a lui: "(…)Per non precipitare in uno specchio. Per non finire nell'imbuto dell'audience. Mi sono negato, fino a trasformarmi. In cosa non lo so. Ma in altro."

Massimo Del Papa, prossimamente al Kapiré.

Il re dei troll

"Con il termine troll, nel gergo di Internet e in particolare delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. Il termine deriva dal mitologico troll, creatura umanoide diffusa, secondo la leggenda, nell'Europa settentrionale, in particolare in Norvegia."

Fonte: Wikipedia


Altri mirabolanti esempi di idiozia, si trovano tra i commenti a questo post, e a quest'altro.

Qualcuno prima o poi doveva mettercele le mani

Ormai è cosa risaputa che la Fornero da vecchia sozzona qual è, non ami particolarmente i tabù. E Silvio, sebbene il suo target sia molto più terra a terra e assai più giovane, non si lascia comunque scappare l'occasione di lanciarle qualche ammiccante esca con messaggi decisamente "ermetici" del tipo: "l'art. 18 non sia un tabù!". Ok, dico io, tanto ormai è tutto un troiaio, tabù più o tabù meno cosa volete che sia! Nel frattempo però le operaie della Golden Lady, a Gissi, e della Omsa, a Forlì, stanno per terminare il loro periodo di cassa integrazione e con una media di 40 anni suonati ciascuna, dopo una vita passata a fare la calza, vengono dismesse come semplici scarpe vecchie per essere rimpiazzate con manodopera meno cara d'andare a sfruttare chissà dove. Del resto questo è il libero mercato, questa è la democrazia, questo è il mondo: il lavoro umano, nonostante le lotte e le battaglie, in economia continua ad essere considerato alla stregua di qualsiasi altro fattore, di una merce. Non a caso può essere venduto ed acquistato attraverso, appunto, il mercato del lavoro.

Che invenzione geniale il mercato del lavoro! Pensate, c'è un'intera branca della giurisprudenza che se ne occupa: il diritto del lavoro. Perché col tempo ci si è resi conto che nel "negozio giuridico" che deriva dalla compravendita di forza lavoro i contraenti non potevano essere considerati alla stessa maniera in quanto per una serie di ragioni che non sto ad elencare ma che potete immaginarvi tranquillamente (ne dico solo una: i lavoratori sono tanti e i padroni molti meno. La curva della domanda e quella dell'offerta si incontreranno pertanto sempre e soltanto in un punto molto a favore del padrone determinando un prezzo che oltre un certo livello non potrà mai salire …questa è una semplice legge dell'economia), ci si è accorti che il padrone, poteva fare il bello e il cattivo tempo come gli pareva e ciò in un contratto non va per niente bene perché è importante invece che la forza contrattuale delle parti sia bilanciata affinché le parti stesse rimangano entrambi soddisfatte ed il sistema in equilibrio: si è stabilito dunque che colui che poi sarebbe divenuto più politicamente corretto definire "datore di lavoro" fosse considerato parte forte mentre il lavoratore, anche per via del cosiddetto "timore reverenziale" (e qui entrava in gioco addirittura la psicologia), parte debole. Ne seguì così una serie di leggi, a tutela del contraente debole, destinate a colmare questo squilibrio. In estrema sintesi ecco dunque la nascita dell'art. 18 oltre che di tutte quelle norme che compongono lo statuto del lavoratore. Un successo importante se si considera quante famiglie, quanta gente sia stata annientata, dal punto di vista umano, dall'estenuante lavoro di fabbrica dei primi anni successivi alla rivoluzione industriale. Mariti ridotti all'alcolismo, che picchiavano le mogli e costretti a lavorare per una quantità disumana di ore ogni giorno. Famiglie che per questo si disgregavano. Malattie, incidenti, infortuni etc. etc. etc. Livello di vita insostenibile e criminalità dilagante. Non sono cose che mi sto inventando, le potete trovare scritte su ogni libro di storia.

Fu proprio per questo che col tempo si maturò la convinzione che se tutti quanti fossimo stati meglio, anche chi stava già meglio avrebbe potuto godere di un livello di vita migliore (in soldoni avrebbe potuto uscire per strada tranquillo). E così in qualche testa illuminata prese forma l'idea dello stato sociale, del cosiddetto welfare. Tale idea, sempre in soldoni, era quella di garantire un livello di vita accettabile a tutti quanti affinché nessuno rompesse troppo i coglioni. Poi ovviamente c'erano i soliti illusi che ci credevano davvero in stronzate quali giustizia sociale e via dicendo e da qui tutta una serie di ideologie strane e spettri che cominciarono ad aggirarsi per l'Europa. Ma questo è un altro discorso.

Tornando sui nostri binari direi quindi che è evidente come da una parte ci siano coloro che si auspicano una deregolamentazione del mercato del lavoro (la parte forte ovvero i datori di lavoro, gli industriali) e dall'altra i lavoratori che invece cercano di difendersi da quello che non potrebbe essere definito che un processo involutivo nell'ambito della cosiddetta civiltà industriale. Tuttavia, come abbiamo detto, esiste una parte forte che in virtù di tale posizione privilegiata è in grado di mettere insieme capitali, oltre che da investire in mezzi di produzione, da utilizzare anche per determinare le linee guida dei governi. Tale parte, ai giorni nostri è poi venuta a sua volta a trovarsi alla mercé di un'entità che col tempo ha assunto più forza di tutte, la finanza. Gli industriali, allo stato attuale delle cose sono stretti completamente nel pugno dei banchieri. Quindi sono questi ultimi, in realtà, a fare il bello e il cattivo tempo. Guarda caso, non s'è mai vista infatti una legge davvero decente sulla trasparenza bancaria dove un prodotto possa essere chiaramente paragonato con un altro anche in base alle semplici valutazioni di un comune cittadino. Ma anche questo è un altro discorso.

In ogni caso, il dato che sta emergendo è che questi potentati composti da industriali e banchieri, stanno facendo pressione affinché i diritti che i lavoratori hanno acquisito nel corso di processi durati decine e centinaia di anni, vengano di colpo spazzati via. Si sta cercando di determinare una involuzione di quelle che sono le norme che regolano il mercato del lavoro. Tutto ciò, attraverso l'ausilio di precise campagne mediatiche e una cortina invalicabile destinata a celare i dettagli importanti delle modifiche che verranno apportate le quali mirano a mascherare questa manovra con uso abbondante di termini come tabù, flessibilità, mobilità etc. etc. etc.

E questo governo, che solo col tempo e non senza difficoltà, riusciremo a capire da dove salti fuori, è evidentemente preposto a fare ciò con il sostegno di tutte le parti politiche in gioco, purtroppo anche di quelle che fingono palesemente di stare all'opposizione e sputare nel piatto in cui mangiano. Gli unici momenti in cui vacilla sono quelli in cui vengono toccati quei tabù che invece potrebbero produrre veramente una maggiore giustizia sociale: il tabù della giustizia, appunto, e quello dell'informazione (attraverso la rideterminazione degli assetti RAI). In tal caso, quindi, ciò che è tabù sembra purtroppo destinato a rimanere tale.

Ma allora sti sozzoni non sono poi così sozzoni perché nel culo, evidentemente, non amano prenderlo neppure loro!

Ok, mi rendo conto che ho di nuovo un attimino preso la tangente, vengo pertanto al dunque: credo che uno dei più grandi tabù da cominciare a scalfire, se si volesse davvero fare qualcosa di significativo, è il principio stesso su cui, attualmente, si fonda il mercato del lavoro ovvero bisogna iniziare ad ammettere che il lavoro non è una merce. Senza girarci troppo intorno. E' questo il discorso fondamentale che nessuno intende affrontare. Sono migliaia di anni che il fattore lavoro viene trattato in questo modo, anzi, nel passato più o meno recente (ed ancora oggi, per la verità, in alcune zone del mondo) oltre al lavoro di una persona si poteva addirittura comprare la persona stessa. Un passo significativo è stato fatto solo con l'abolizione della schiavitù ma quando saremo pronti per affontare anche questo ulteriore passo, questo ulteriore tabù? Quante piramidi dovranno ancora essere costruite? E poi dovranno passare altri sei o settemila anni?

Buona festa donne, buona festa umanità.

Neve: entro il 10 marzo il termine ultimo per la segnalazione di danni da parte dei privati

 

In questi giorni, il Comune di Montegrimano ha distribuito un avviso alla cittadinanza dove si invitano i privati cittadini che avessero subito danni dalle nevicate del mese scorso, ad eseguirne segnalazione attraverso apposita modulistica scaricabile dal sito internet del Comune stesso.

L'ininziativa parte dalla Regione Marche che pare intenda attivare il fondo di solidarietà dell'Unione Europea in base al regolamento CE n. 2012/2002.

Si suppone che analogo invito sia stato predisposto anche dagli altri Comuni coinvolti dal maltempo tra cui il nostro pertanto, seppure le scadenze dei vari Comuni potrebbero essere diverse, si fa comunque presente che il termine ultimo di presentazione delle domande, presso il Comune di Montegrimano, coincide con le ore 9.00 del 10 marzo prossimo (sabato mattina).

Non so quando sia arrivata l'eventuale circolare della Regione Marche ma come al solito bisogna dire che i tempi sono estremamente stretti.

Danni da neve, al via (e già al capolinea) le domande per i rimborsi

Scadono domani, 18 febbraio 2012, le richieste di rimborso (danno emergente e lucro cessante) rivolte a quelle aziende che hanno o ritengono di aver subìto danni causati dalle precipitazioni nevose dei giorni scorsi.

Molti Comuni si sono già attivati predisponendo dei moduli, per la verità piuttosto inadeguati (in fretta e furia, hanno messo a disposizione degli eventuali richiedenti, gli stessi moduli riepilogativi che i Comuni stessi dovrebbero inviare alla Regione Marche) da compilare a cura degli imprenditori.

La confusione tuttavia regna sovrana perché in realtà non si sa bene se le richieste siano obbligatorie e vincolanti in quanto ancora, a livello regionale, non è stato emesso proprio alcun bando.

Le varie organizzazioni, rappresentanti imprenditori e artigiani, e diversi consulenti si sono tuttavia già messi in moto invitando i propri "clienti" a compilare tale modulistica. Pare infatti che chi non la presenterà in tempo potrebbe essere escluso dal successivo bando che la Regione dovrebbe emettere entro breve. E probabilmente lo stesso discorso vale a livello di amministrazioni locali: quelle amministrazioni che entro il 18 febbraio non dovessero far pervenire alla Regione, la lista riepilogativa delle imprese e la relativa stima dei danni, saranno automaticamente escluse.

Ecco, la confusione forse sta proprio qui. La scadenza del 18 è forse una scadenza che riguarda in primo luogo le amministrazioni le quali, probabilmente, sono state invitate dalla Regione Marche a delineare un quadro della situazione in modo tale, che partendo da tale quadro, la Regione possa a sua volta avanzare determinate richieste allo Stato o al Fondo Nazionale di Solidarietà.

E' pertanto di un semplice monitoraggio che si tratta e ciò non dovrebbe essere vincolante per gli imprenditori ma è vero che se l'eventuale cifra stanziata dovesse rivelarsi insufficiente per via del fatto che le stime sono risultate inferiori, coloro che non avranno presentato questa prima domanda, potrebbero ritrovarsi esclusi dalla "spartizione" del bottino oppure potrebbe accadere che venga effettuata una sottostima dei danni con stanziamenti ben al di sotto dei reali danni subiti dalle singole imprese, da suddividere invece anche tra le imprese che in un primo momento non avevano fatto la richiesta di rimborso.

Tutto ciò è a dir poco ridicolo oltre che scandaloso. Un termine così breve, quando alcuni allevatori, ad esempio, non sono ancora neppure riusciti a raggiungere alcune delle stalle più isolate, è evidentemente volto a far sì che le domande pervenute siano il minor numero possibile.

D'altro canto, molte aziende staranno già pensando di "gonfiare" la stima dei danni subiti proprio al fine di ottenere l'effetto opposto. In mezzo a tutto questo subbuglio mi chiedo perché invece, io, che come lavoratore dipendente sono rimasto bloccato per ben 6 gg senza riuscire a raggiungere il posto di lavoro, non debba essere trattato allo stesso modo di chi ha un negozio o qualsiasi altro tipo di attività.

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